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Narcisismo

Jung è raramente esplicito sull’argomento narcisismo, essendo generalmente teso a dimostrare come questo termine attinente alla psicopatologia sia stato scorrettamente applicato a una sana attività psicologica. Per esempio, la meditazione e la contemplazione sono decisamente non narcisistiche nel senso patologico e, per quanto riguarda l’accusa agli artisti di essere narcisisti, certo “…ogni individuo che persegue la propria meta è narcisista…”.  In breve, Jung accetta che vi sia un’accezione patologica (con la quale aveva peraltro familiarità) ma cerca di restringerla a quello che descrive come autoerotismo onanistico.

Per Freud, il narcisismo primario è un amore per se stessi, o un investimento di libido sul proprio corpo, che precede la capacità di mettersi in relazione con e di amare gli altri. Il narcisismo secondario è la raccolta del se sull’intero mondo oggettuale, o l’incapacità di riconoscere la separatezza tra se e gli altri. Questo giustificherebbe la concezione popolare del narcisista come persona tagliata fuori dai rapporti con gli altri, assorta in se stessa, autocompiaciuta, e con un modo di fare improntato ad un certo senso di superiorità. Spiega anche perchè a tale condizione sia stato dato un nome che richiama il bellissimo giovinetto greco che si innamorò del suo riflesso, credendolo un’altra persona. Naturalmente, se usato in senso clinico, il termine narcisismo secondario (o disordine narcisistico della personalità) si riferisce al vissuto fantastico non meno che al comportamento osservabile. Molti pazienti narcisisti sembrano a prima vista avere un funzionamento adeguato a livello sociale.

 

 

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