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Sostegno alla genitoralità

La famiglia si configura come un sistema di relazioni in costante trasformazione. Essa si fonda su meccanismi di trasmissione di modelli, regole, norme e valori ritenuti funzionali rispetto agli eventi che la vita propone. In ogni transizione si alternano momenti di crisi a momenti di arricchimento e crescita, che richiedono una continua ricerca di equilibrio tra bisogni interni ed esigenze esterne alla famiglia stessa.

La genitorialità si mescola con le fasi del ciclo di vita della famiglia e, nei delicati momenti di transizione, si carica di dubbi, incertezze, paure. Un sostegno alla genitorialità si rivela estremamente necessario in questi periodi. Non sempre è possibile fare riferimento ai modelli appresi: abitudini e stili educativi delle proprie famiglie e culture di origine risultano spesso inappropriati. I genitori possono essere pertanto alla ricerca di esperti cui chiedere consigli e di luoghi in cui dibattere problemi relativi al rapporto con i figli di tutte le fasce di età. Talvolta i genitori appaiono incerti nell’esercizio della loro funzione, soprattutto quando si tratta di dare regole e stabilire limiti. Lo psicologo in questo caso ha il compito di recuperare, accrescere e rafforzare le competenze genitoriali, fornendo a  genitori in difficoltà, anche single o divorziati o componenti di famiglie allargate, gli strumenti di aiuto alla realizzazione del progetto educativo dei figli. Un sostegno che può essere dato anche dal semplice aiuto a rendere consapevole una competenza già presente o potenziale e, dunque, fornendo la possibilità di utilizzarla più opportunamente. Il sostegno può servire a supportare i genitori nello sviluppo di un proprio intuito educativo, ad assumere atteggiamenti appropriati e ad arrivare ad una consapevolezza e ad un atteggiamento emotivo che risultino positivi sia per il genitore ed il figlio come individui singoli, sia per il loro rapporto.

Gli incontri, della durata di circa 60 minuti, hanno lo scopo di permettere al genitore di esternalizzare il proprio modo di sentirsi nel ruolo rivestito, confrontandosi e condividendo ansie, paure e aspettative, oltre che lo scopo di favorire il benessere familiare a livello relazionale e comunicativo.

Il lavoro di consulenza si riferisce alle due fasce dell’età evolutiva:

  1. consulenza per l’infanzia: si rivolge a genitori con figli piccoli e ha lo scopo di educare alla comunicazione e al dialogo. Il fine è quello di promuovere un armonico sviluppo dei bambini, di migliorare la qualità delle relazioni, di gestire le difficoltà eventualmente presenti nelle diverse aree evolutive (sonno, regolazione emotiva, alimentazione, linguaggio, etc.), le difficoltà nell’acquisizione delle varie competenze relative all’età (es. abbandono del pannolino, eliminazione del ciuccio, rispetto delle regole, condivisione con i pari, autonomia, ecc.) o nella gestione di particolari cambiamenti di vita (gelosia per nascita di un fratellino/sorellina, inserimento nella scuola dell’infanzia o primaria, ecc.).
  2. consulenza per la preadolescenza e l’adolescenza: ha lo scopo di fornire strumenti per prevenire o riconoscere precocemente sia segnali indicanti situazioni di rischio comportamentale (opposizione e violazione delle regole dentro e fuori casa, bullismo, aggressività, disordini alimentari, dipendenze da droghe, alcol e fumo, etc.), sia situazioni di “rischio relazionale” (dipendenza affettiva, conflitti emotivi, ecc). La necessità di un supporto ai genitori in questa fase spesso si presenta come necessario visto il caotico vissuto da parte dei ragazzi nei riguardi degli emergenti cambiamenti di tipo fisico e psicologico legati al passaggio dall’infanzia all’età adulta.
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