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Recuperare una rottura relazionale

Riparare le ferite per recuperare una rottura relazionale

La resilienza e l’arte del Kintsugi

Riparare le ferite per recuperare una rottura relazionale. Quando una storia d’amore (d’amore!) si interrompe, è inevitabile che ci sia un periodo di sofferenza. Si potrebbe anche tentarne un recupero ma, è possibile recuperare una storia d’amore che si spezza?

Proviamo a descrivere con una metafora la situazione ove uno dei due partner abbia spezzato un equilibrio (un tradimento, un gesto egoistico, una inadempienza importante, …) e poi tenti il recupero chiedendo scusa. Basta chiedere scusa?

Facciamo un esempio limite:  

  • prendi un piatto e buttalo in terra.
  • Fatto
  • Si è rotto?
  • Si
  • Adesso chiedigli scusa.
  • Scusa
  • E’ tornato come prima?
  • No

Ora capisci cosa è realmente successo?

Ecco questa è la situazione reale che chi ha commesso il ‘danno’ fa fatica a realizzare.

I tentativi di recupero

Ma, è possibile superare una delusione di tal portata?

Certo, HOMO è in grado di superare tutto. Il suo apparato psicofisico è una delle cose più complesse e funzionali dell’universo. Tutto è virtualmente possibile ma, sono necessarie alcune accortezze, tra cui:

  • non comunicare più con l’ex;
  • non uscire più con il tuo ex; 
  • prenditi cura di te;
  • dopo questa relazione ne avrai un’altra;
  • se non ce la fai, fatti aiutare;
  • se stai male, ammettilo a te stesso; 
  • ti viene da piangere? Fallo;
  • ti senti solo e soffri? Affrontalo con coraggio.

Il tempo è un gran ruffiano, anche il più atroce dolore, passa.

Non dimenticare chi e cosa sei, perché dopo un necessario tempo fisiologico, tornerai ad essere ciò che eri, recupererai la tua forza e il tuo spirito combattivo.

Colui o colei che ha amato, amerà ancora. Questa capacità tornerà e prima o poi sarà in grado di innamorarsi ancora, anche se ora potrebbe sembrare impossibile.

Questo rapporto, appena finito, magari bruscamente, non deve MAI essere considerato un errore. Questa esperienza, come del resto tutte le esperienze, insegnano sempre qualcosa.

Prova a valutare cosa ti ha insegnato, cosa hai appreso e cosa ti ha tolto, cosa ti ha dato …

ha da passà a nuttata

in questo caso non si applica. Non basta ‘dormirci sopra’.

Ti devi dare tempo, sarà una nottata un po’ più lunga ma alla fine, tornerà a splendere il sole.

Riparare le ferite – un esempio dal Kintsugi

Riparare le ferite per recuperare una rottura relazionale utilizzando la metafora di un’arte antica giapponese, quella del Kintsugi.

Attraverso questa arte, un artigiano esperto di Kintsugi, è in grado (metaforicamente) di ‘aggiustare il piatto rotto’ dell’esempio sopra descritto.

Attraverso questa capacità, l’artigiano, lavorando sui frammenti rotti di un vaso o di un piatto, è in grado di creare un oggetto ancor più bello, esaltandone le caratteristiche e rendendolo ancora più forte.

Allo stesso modo, operando su se stessi un analogo ‘lavoro’, ogni individuo potrebbe essere in grado di riparare le ferite per recuperare una rottura relazionale (non solo amorosa, ma ad esempio con gli amici, nel lavoro, in famiglia, etc.).

Cosa è il Kintsugi.

Il Kintsugi, permette di riparare oggetti danneggiati grazie all’uso di una lacca chiamata urushi. Questa lacca è in grado di saldare i vari frammenti. In seguito vi si passa sopra una polvere d’oro.

Il Kintsugi è un termine composto da due parole: ‘kin’ che vuol dire oro, e ‘tsugi’ che vuol dire: riparazione. Dal dizionario giapponese-italiano il termine Kintsugi vuol dire appunto ‘giunzioni in oro’.

E’ un lavoro tutt’altro che semplice, occorre una certa pazienza e maestria. Lo si lavora con il cesello.

Il risultato è un vero lavoro artistico dal momento che l’oggetto restaurato è comunque unico e le crepe, che con qualsiasi altra tecnica, resterebbero comunque la parte più fragile dell’oggetto restaurato, con questo metodo, quelle crepe, che altrove evidenzierebbe un difetto, vengono rinforzate e valorizzate grazie alla polvere d’oro.

Cosa facciamo quando ci si rompe un oggetto? Un piatto, un vaso, … quasi sempre ci si rassegna e lo si getta via.

Il Kintsugi invece ci da un altro insegnamento e ci permette di cambiare la prospettiva. Impariamo ad accettare i ‘pezzi rotti’ e ad esaltarli.

Aggiustando il ‘pezzo rotto’,  il valore dell’oggetto non diminuisce ma anzi acquista ulteriore valore.

Questa prospettiva, credo, esprime al massimo il concetto di resilienza.

Cosa è la resilienza

La resilienza ci permette di riparare le ferite per recuperare una rottura relazionale ed esprime lo sforzo di affrontare le intemperie della vita senza farsi travolgere.

La capacità di affrontare situazioni percepite come complesse, problematiche, apparentemente insormontabili, sfruttando le proprie risorse.

Il termine viene preso in prestito dagli studi sui materiali, ed esprime la capacità dello specifico materiale di resistere, senza spezzarsi, ad eventuali urti accidentali.

Quante volte abbiamo ‘sbattuto la faccia contro un muro’ e abbiamo fatto fatica a riprenderci?

Ecco che la resilienza ci viene in aiuto, benché non sia una cosa innata, ognuno di noi può apprendere e raffinarla sempre di più ottimizzando le nostre reazioni.

Non sempre abbiamo soluzioni, ma, come diceva qualcuno, l’uomo di successo è colui che ha beneficiato delle circostanze positive e laddove queste circostanze positive non c’erano, le ha create.

Come accettare la transitorietà delle cose

L’esempio del Kintsugi ce ne da un ottimo esempio. Invece di gettare l’oggetto frantumato, lo si aggiusta non nascondendo le fratture ma esaltandole.

Le cose nella vita (amori, amicizie, lavoro, ….) sono tutte transitorie e imperfette ma anche uniche, perché il tempo vi ha lasciato comunque un segno.

Prendiamo ad esempio un amore spezzato che non è possibile ricomporre perché ci si lascia; invece di logorarsi pensando a cosa è andato male proviamo a pensare invece a cosa ci ha lasciato.

Pensiamo a cosa vuol dire rischiare di perdere un lavoro e tentare di migliorarlo; una lite famigliare che si ricompone generando una maggiore comprensione e quindi donando una maggiore e rinnovata serenità.

Tutto questo è resilienza, ovvero la capacità di esprimere una risposta adattiva.

Resilienza e Kintsugi

Riparare le ferite per recuperare una rottura relazionale attraverso la resilienza con la metafora del Kintsugi,   

Ogni individuo può superare le proprie ferite interne (frantumi) ad esempio non nascondendole, ma usando quelle cicatrici perché sono una testimonianza evidente di una vita spesa costantemente nella ricerca di ragioni per rinascere.

Com’è il vaso dopo il Kintsugi.

E’ come prima, svolge la stessa funzione ma, non è lo stesso vaso di prima. Ha cambiato conformazione ma è fatto proprio di quei pezzi. Nonostante si sia rotto (trauma) attraverso un lavoro paziente, è tornato più bello e forte di prima.  

Allo stesso modo, dopo una ferita, ognuno di noi, anche se si sente a pezzi, ha la possibilità di rinascere (resilienza). Nel ricostruire i ‘pezzi’, nel rimetterli al loro posto originario, la resina e l’oro (la nuova consapevolezza) danno loro una struttura diversa, migliore, più solida, più consapevole.

Per guarire le ferite, i pezzi non devono essere nascosti perché, prima o poi tornerebbero e le ferite si riaprirebbero.

Guarire non una questione di una notte, non basta dormirci su.

Per capire come siamo fatti (i nostri limiti) veramente, chissà, forse dovremo romperci e guardarci dentro.

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