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Psicodinamica del pensiero ossessivo

il pensiero ossessivo in una prospettiva psicodinamica

Come spiegare il pensiero ossessivo in una prospettiva psicodinamica

Una possibile spiegazione sul pensiero ossessivo, potrebbe essere quello di vederlo come una difesa dalla perdita di qualcosa (oggetto) di buono, attraverso il controllo ossessivo e quindi costante di tale oggetto all’interno della propria mente.

Ciò che caratterizza il pensiero ossessivo è rappresentato dal fatto che chi ne soffre ha una sorta di preoccupazione, prevalentemente mentale, che può essere compulsiva e quasi sempre ripetitiva, relativamente a immagini, parole, idee, azioni che sfuggono al controllo.

Il pensiero ossessivo, interferisce con la normale quotidianità, il suo automatismo imprigiona il soggetto in una spirale di pensieri senza fine, impossibile da neutralizzare e che getta la persona in uno stato di prostrazione e angoscia debilitanti.

Le nevrosi ossessivo compulsive hanno avuto scarsa attenzione da parte della ricerca, dal momento che è veramente difficile trovare strategie di intervento e di neutralizzazioni che possano risultare efficaci.

Il paziente ossessivo, osservato nella mia pratica psicoterapeutica, quando guarisce,  guarisce perchè semplicemente smette di ‘fare quelle cose’.

Chi guarisce, mi dice semplicemente che, ascoltando le mie parole, a loro avviso autorevoli, si sono convinte che avevo ragione, non è necessario fare quei pensieri, oppure compiere quei gesti, anche se ci pensavano, ma solo per poi dimenticarsene e vivere la giornata seguendo i ritmi che imponeva.

Io non credo che la soluzione sia stata nella mia autorevolezza, penso piuttosto che la vera causa vada cercata nel fatto che il paziente ha smesso di oscillare tra l’oggetto buono e quello cattivo. Ha smesso di oscillare tra due poli ma semplicemente si è stabilizzato. E’ la frustrazione che ci fa oscillare, una volta elaborata, l’oscillazione e quindi le ossessioni, terminano.

Questo concetto lo si comprenderà meglio qualche rigo sotto.

Cosa dice la teoria in merito alla nascita del pensiero ossessivo

Ma tornando alle cause di questo disturbo, Freud ed altri (che pongono l’origine nella fase dello sviluppo psicosessuale in quella fase che Freud ha chiamato sadico-anale, a cavallo tra la orale e l’anale, circa verso i 2- 2,5 anni) suggeriscono che il contenuto di tali pensieri siano di natura sessuali ma anche aggressivi e ovviamente (data l’età) primitivi.  

L’oggetto di tale aggressività è quasi sempre (sempre in virtù dell’età) da ricercare in un parente (spesso l a madre) ma anche un altro membro della famiglia oppure da un bambino, ad esempio il fratellino appena nato.

I pensieri ossessivi possono anche convertirsi, stranamente, nel suo contrario. Ad esempio, amo A mentre in realtà quella persona è detestata. I pensieri relativi ad A possono essere relativi alla paura che possa accadergli qualcosa, …

Tra tutte le terapie, sicuramente quella di tipo analitico, offre una maggiore chance di successo perché ci si focalizza sulla soluzione definitiva. In altre parole, se ne cercano le cause, che sono molto primitive, come abbiamo detto, e ci si focalizza non sullo ‘spostamento ‘ del sintomo ma sulla sua soluzione definitiva.

Anche altre terapie sono efficaci, ma mai come in questa situazione è necessario andare alla radice del problema. La soluzione non sta nel hic et nunc, ovvero sul ‘qui e ora’, ovvero, trovando il modo per eliminare questa ossessione, bensì, cercando cosa le genera.

La ricerca ha indicato un limitato successo di questa sintomatologie trattate con terapie diverse da quelle psicodinamiche, i cui successi, al contrario, sono di gran lunga più significativi.

Ipotesi teorica psicodinamica delle ossessioni

In tale ambito, il pensiero ossessivo viene fatto risalire a relazioni poco significative con le figure parentali.

Il bambino vivrebbe in una situazione emotiva con le figure di accudimento vuote o con poco significato controbilanciato dal tentativo di crearsi un mondo alternativo più vivace atto a colmare un mondo interiore denutrito.

Vivendo in un mondo ove le figure di attaccamento sono pressoché assenti,  per non soccombere, mette in atto delle strategie che gli permettono di non essere annientato. Il bambino ricorre a meccanismi di difesa estreme e primitive, ovvero la scissione e l’idealizzazione.

Se un padre è assente, il bambino difficilmente svilupperà sentimenti negativi verso la madre, essendo un ‘oggetto’ buono farà di tutto per preservarlo.

La rabbia e l’ostilità verso il padre assente  verrà scissa e si farà di tutto per tenere separate le due cose proprio allo scopo di preservare ciò che ci da gioia.

Queste difese, ovviamente primitive, innescano una esagerata intellettualizzazione (ricordiamoci che stiamo parlano di un bimbo di pochissimi anni) che impoverisce la sfera emotiva.

L’ossessivo ha una struttura ove il meccanismo di difesa della scissione, stabilisce un’oscillazione tra il positivo e il negativo di se stessi verso gli altri.

Questa continua dialettica tra i due opposti fanno si che l’oggetto buono non venga lasciato anche se non può neanche essere mantenuto.

Da tutto ciò si evince che il pensiero ossessivo è un modo per difendersi dalla perdita di una cosa buona attraverso un controllo mentale relativamente ad esso.

Poiché il mondo viene percepito come pericoloso, incerto, indefinito, … mi difendo al fine di non perdere l’unica cosa buona che ho, che viene simbolicamente rappresentata dal sintomo ossessivo.

Il tratto compulsivo (un qualcosa fuori controllo) significherebbe che il soggetto prova la sensazione di essere fuori controllo proprio nel momento in cui sta tentando di difendersi dal vero problema, quello centrale, che ancora gli sfugge.

L’approccio dinamico potrebbe non essere adatto a tutti ma il terapeuta è formato per gestire, anche in modo diverso, queste sintomatologie con tutti i tipi di pazienti.

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