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Il malessere psicologico e il sogno

il sogno e il sintomo nella interpretazione del malessere psicologico

Malessere e benessere psicologico

Il sintomo alla base del malessere psicologico. Il malessere e il benessere psicologico sono due condizioni psichiche. Sono legate al principio di equilibrio. Ognuno di noi ha un suo proprio equilibrio che gli permette di relazionarsi con il mondo.

Benessere psicologico

Il benessere psicologico definisce uno stato ove il soggetto è caratterizzato dalla completa soddisfazione di tutti i bisogni affettivi di cui  generalmente si ha bisogno. I sentimenti sono positivi, sempre, anche in caso di difficoltà. Quindi avremo sentimenti caratterizzati da autostima, ottimismo, fiducia, buone relazioni, curiosità, …

Malessere psicologico

Quando il benessere di cui sopra è compromesso, oppure perturbato ad esempio dalla difficoltà a gestire il ciclo sonno veglia, da un’alimentazione errata, dalla difficoltà a concentrarsi, da un calo del desiderio sessuale, oppure assistiamo a sintomi fisici quali emicrania, difficoltà digestive, tachicardia, … I sentimenti sono caratterizzati da umore depresso, ansia, pessimismo, insofferenza, apatia, …

Il linguaggio del malessere psicologico

Abbiamo quindi compreso che il malessere psicologico si manifesta attraverso un linguaggio. Un linguaggio simbolico caratterizzato da dolore fisico e/o da prostrazione psicologica.

Il linguaggio che il nostro apparato psichico usa per comunicare va ascoltato e il suo simbolismo comunicativo, interpretato.

Soluzione e guarigione non possono prescindere da questa comprensione.

I segnali del malessere psicologico

I segnali del malessere psicologico (sia fisico che psicologico) che possiamo trovarci ad affrontare nel corso della nostra vita, vengono vissuti come ‘spiacevoli inconvenienti’ da superare al più presto e perché no, anche aiutandoci con farmaci specifici.

Una possibile conseguenza (alta probabilità) è la dipendenza farmacologica che non risolve il nostro star male, non lo sconfigge, al massimo lo stordisce momentaneamente.

Storia ed evoluzione del sintomo

Quando nasciamo siamo dominati esclusivamente dagli istinti. Tutto il nostro comportamento è finalizzato alla soddisfazione dei bisogni primari e naturalmente alla sopravvivenza. Quindi all’inizio abbiamo l’istinto alla vita e siamo dominati dal principio del piacere.

Crescendo, aumentiamo l’interazione con il mondo e il principio del piacere comincia a piegarsi al principio della realtà sotto la spinta educativa dei genitori. La realtà sociale esige un pegno che il bambino non sempre è disposto a pagare ma è necessario giungere ad un compromesso.

Ecco che comincia a delinearsi la ‘nostra storia’ diversa da tutte le altre. La diversità è dovuta all’ambiente che ci accoglie.

Potremmo avere genitori realizzati, oppure sofferenti. Genitori con desideri appagati oppure, al contrario con desideri mai realizzati. Insomma potremmo trovarci in un ambiente ostile oppure conflittuale e pieno di tensioni.

Ambiente di crescita

In questi ambienti, il bambino avrà maggiori difficoltà ad essere ascoltato e sostenuto. Potrà trovare poco spazio, poca comprensione, poca accettazione, … quindi tutti i suoi bisogni potranno essere deformati e forse anche celati, oppure addirittura ignorati.

Che fine farà il principio del piacere schiacciato da quello della realtà? Nella migliore delle ipotesi si adatterà ad un altro principio, quello che ci richiede la società, ovvero l’adattamento.

Ma l’adattamento metterà in cantina il desiderio, che però come tale rimane. Da li continuerà a farsi sentire anche se il principio della realtà sarà sempre vigile in misura relativa. Tale principio era generato inizialmente dai genitori ora dalla società.

Qui, su questo punto, si incardinano le differenze individuali. Il grado di adattamento è relativo, relativo ad ognuno di noi. Ognuno di noi reagirà in funzione delle proprie difese, dei propri bisogni, della propria personalità, dei propri condizionamenti, delle proprie sofferenze, delle proprie frustrazioni, …

I sintomi del malessere

Ora ci sono tutte le condizioni che generano il malessere psicologico, tutti quei sintomi di cui abbiamo accennato sopra.

Da una parte abbiamo in cantina un recluso che urla e strepita per la soddisfazione delle sue esigenze (ricordate il lattante che quando ha fame oppure è sporco,, oppure non riesce a dormire, richiama l’attenzione piangendo?), dall’altra parte l’Io, ovvero il soggetto obbligato ad adeguarsi al principio della realtà, che li reprime o li ignora.

In questo caso esplosivo, quindi, l’Inconscio (per intenderci quella parte che abbiamo relegato in cantina), comunica il suo disappunto attraverso il sintomo.

Tra due forze opposte, abbiamo, come ci insegna la fisica, una risultante. La risultante è il malessere psicologico. Tale malessere è inconscio, quindi poco interpretabile. Parla una lingua sconosciuta a cui però occorre fare attenzione e tentarne in tutti i modi una possibile interpretazione.

I farmaci possono allontanare il problema, possono offuscarlo ma non eliminarlo e con il rischio di diventarne dipendenti.

La psicoterapia e il sintomo

In psicoterapia ci si presenta un soggetto con una sintomatologia più o meno conclamata: ansia, depressione, attacco di panico, … Ci arriva la risultante.

Dobbiamo comprenderne le cause, il percorso a cui il principio del piacere ha dovuto sottostare forzatamente e nevroticamente a quello di realtà. Non si sa perché ma è quello che è accaduto.  

Il contratto terapeutico permette la scoperta di quei processi che ci hanno costretti ad adeguarci ad un principio di realtà anomalo, incongruente (soddisfare bisogni non realizzati del genitore ad esempio).

Rivivere e recuperare quei passaggi distorti, adattivi in una fase originale (i bambino non ha la forza e la capacità di contrastare divieti o suggestioni negative genitoriali), ma nevrotici oggi. Il processo terapeutico permette appunto di rianalizzare quei contenuti assorbiti passivamente per riadattarli alla vita da adulto.

Durante la terapia quindi, il sintomo deve essere ascoltato e una volta svelato, lentamente sparirà. Oppure si trasforma in altro per poi, alla fine, una volta esaurito il suo compito, finalmente abbandonerà la scena.   

L’importanza del sogno per sconfiggere il sintomo

Il sintomo, come abbiamo visto, è una risultante. Simbolizzano tutti (o almeno i più importanti) i nostri bisogni affettivi negati. Bisogni negati in famiglia (perché sovraccarica di problematiche non risolte, etc.) e ovviamente, nel tessuto sociale.

Abbiamo visto che questi bisogni, non soddisfabili, verranno relegati nell’ombra e restare inconsapevoli (messi in cantina, come dicevamo prima). Da quell’ombra (inconscio), prima o poi, cominceranno a mandare segnali, usando un linguaggio da interpretare, sempre più incalzanti.

Come dicevamo, il linguaggio usato sarà poco comprensibile, dal momento che la loro rimozione è avvenuta attraverso i meccanismi di difesa. Tale linguaggio sarà necessariamente compatibile con le due istanze psichiche in gioco: l’inconscio e la coscienza.

Di giorno il sintomo si esprimerà attraverso le due istanze e con le sue modalità: in modo lucido e razionale l’Io; attraverso il sintomo, l’inconscio. Di notte, attraverso il sonno, il sintomo.

Il contributo del sogno

Il sogno e la sua interpretazione, resa possibile grazie al lavoro pionieristico di Freud, ci ha permesso di gettare un po’ di luce su una parte della nostra vita psichica prima di allora imperscrutabile.

Allora come oggi, la tendenza a sottovalutarne gli aspetti qualificanti è ancora diffusa. Pochi di noi infatti danno importanza e quindi attenzione ai contenuti dei nostri sogni.

Nulla di più sbagliato. Nei nostri sogni viviamo come fossimo in una vita parallela. I nostri sogni sono in realtà ingegnosi e ci offrono una infinità di possibilità di conoscenza e quindi enormi spunti di cambiamento.

Infatti, tra le altre cose, il sogno ci permette di focalizzare  tutto l’irrisolto. Ovvero tutto ciò che ha radici lontane e i cui contenuti sono stati oggetto di rimozione. I sogni attingono alla nostra memoria storica.

Peccato, diranno quasi tutti, che il linguaggio del sogno è quantomeno strano, incomprensibile (ho sognato di uccidere il mio cane, incredibile io adoro il mio cane, … ho sognato di rubare, ho sognato di morire, che è morto mio zio che in realtà è venuto meno 20 anni fa, …).

Durante il sogno, l’Io dorme e quindi tutte quelle parti ‘nascoste’ escono allo scoperto e hanno temporaneamente la possibilità di esprimersi ma, non totalmente. Infatti molte cose, attraverso il lavoro onirico, vengono represse. Quindi, durante il sogno quei contenuti possono uscire ma, solo se sono abilmente mascherati.  

Un bel problema direte voi, ma grazie a Freud, sappiamo come interpretare i sogni.

Il linguaggio del sogno

Il linguaggio del sogno è simbolico. Non usa parole ma immagini. Le immagini non fluiscono razionalmente ma, appunto, simbolicamente. Il soggetto quindi, quando ricorda il sogno, raramente riesce a capirlo.

Il sogno ha un significato manifesto (quello che il sognatore racconta) e un significato latente (quello che l’analista interpreta).

Vedete bene quindi che il sogno è spesso la via maestra per aiutare a svelare e disinnescare il sintomo. Una volta svelato, il contenuto viene reintegrato nella coscienza e finalmente rielaborato.

Un po’ come quando si scopre un dipendente disonesto. Una volta scoperto viene messo nell’impossibilità di commettere altre azioni nocive all’azienda.

Obiettivo ultimo del processo, anche grazie al contributo onirico, sarà quella di liberare il soggetto da questi ‘nemici’ e permettendogli quindi di poter utilizzare tutte le energie in precedenza impegnate a gestire questi risvolti negativi, acquistando nuove forze  e con essa, una maggiore stima e una maggiore considerazione di se stessi e delle proprie potenzialità

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