Effetto Dunning Kruger, ovvero la competenza dell’incompetente

incompetenza e sindrome dell'impostore

L’incompetente che non sa di esserlo

Questo effetto prende il nome da due ricercatori di una università americana (Cornell) che lo hanno descritto nel 1999.

Questo effetto, per la verità molesto e insidioso, descrive l’incompetente come una persona incapace di accorgersi di quanto lo è.

Questa sindrome (si, è una sindrome) è accentuata dalla rete che offre a tutti, proprio tutti, quindi pure agli imbecilli, di dire la propria, che a volte (per qualcuno molto frequentemente) è frutto di una credenza, oppure di una opinione, che però vengono spacciate per verità scientifica. Quindi, questo effetto, diventa sempre più pervasivo.

Lo diventa ancora di più se viene manipolato ai fini politici, per cui alla fine non si sa se la sbandierata incompetenza sia reale oppure strumentalizzata.

L’incompetenza nella storia

Questo fenomeno ovviamente non è nuovo. Già Socrate sosteneva che il sapiente è colui che sa di non sapere e non chi invece sa tutto su tutto  ma ignora la propria ignoranza.

Anche in Egitto, nel 1400 a.c.  il faraone affermava che il folle non ha dubbi, dal momento che conosce tutto, fuorchè la propria ignoranza.

I risultati dello studio sulla incompetenza

I due ricercatori (Justin Kruger e David Dunning) hanno studiato, avvalendosi della sperimentazione, il modo con cui gli incompetenti tendono a sopravvalutarsi.

Un fatto di cronaca ha stimolato il loro studio.

Un tale, avendo letto che l’invisibilità è una caratteristica del succo di limone, decise di spalmarlo sul suo viso convinto che nessuno lo avrebbe visto.

Pensava che, poiché il succo di limone può essere usato per scrivere cose che poi risultavano invisibili, sicuramente la stessa cosa sarebbe accaduta al suo viso.   

Questo stratagemma, veniva usato magari da piccolini per mandarci messaggi ‘segreti’, ma di certo non per rapinare banche. Quindi, pensò che se avesse spalmato il suo viso di succo di limone, non sarebbe stato visto dalle telecamere (utili per la videosorveglianza e presenti in ogni banca).

Il tizio però non lo ha solo pensato, lo ha messo anche in pratica e ovviamente è stato scoperto e quindi arrestato.

Dunning, dopo aver letto la notizia, ha pensato che fosse un po’ stupido ma, anche al fatto che forse era troppo stupido per rendersi conto di essere stupido.

Ecco che scatta la molla della curiosità e mette su una sperimentazione che gli permette di misurare la capacità di valutazione. Mette insieme degli studenti di varie aree e li sottopone ad una serie di valutazioni di varie materie (grammatica, matematica, ragionamento logico, etc). I risultati vengono poi correlati  con la precisione e la competenza e il giudizio sulla propria prestazione.

Incompetenza e supponenza vanno a braccetto

I risultati chiari e netti, inequivocabili. Gli incompetenti sovrastimano le proprie prestazioni e sottostimano quella dell’intero gruppo.

La propensione ad errare, per gli incompetenti risultò palese.

Alcuni dati:

il 42% del gruppo di ingegneri, pensa di far parte del 5% dei più bravi;

l’88% degli automobilisti è convinto di essere più bravi (automobilisti) della media.

Quindi, incompetenza e supponenza coesistono; gli incompetenti hanno una esagerata (e immotivata) fiducia nelle proprie capacità (quasi inesistenti).

Ignorano i loro sbagli, non percepiscono i propri limiti, non vedono la competenza altrui e in alcuni casi tendono anche a disprezzarla.

Ci sono però anche buone notizie. Man mano che l’apprendimento progredisce, il senso di superiorità tende a decrescere anche velocemente.

Cosa accade nella vita reale

L’incompetente non ha nessuna intenzione di apprendere di più, sa già tutto.

Il livello di fiducia è talmente elevato che non viene raggiunto neanche dal più esperto degli esperti (che notoriamente hanno la percezione di quanto le cose possono essere complicate).

La conseguenza di questo effetto è che offre poche soluzioni perché una correzione è difficilissima anche perché il confronto (eventuale) tra esperti ed incompetenti viaggia su due diversi livelli comunicativi.

Gli esperti entrano nel merito, mentre gli altri, gli inesperti non ne hanno bisogno (sanno tutto) e quindi, il livello comunicativo scelto tende a mettere in discussione, banalizzando, la credibilità degli esperti. Insomma, non se ne esce.

Inoltre, gli esperti, coloro che ne sanno un po’ e quindi sanno di non sapere, tendono a sottostimare le proprie conoscenza (del resto anche il più grande genio ignora una infinità di cose).

Se queste persone trovano estremamente facile fare cose complicatissime, hanno l’abitudine a pensare che la stessa cosa accade anche agli altri e quindi non si danno il giusto peso. In questo caso soffrono della sindrome dell’impostore.

Questa sindrome prevede che chi ne soffre teme che le loro conoscenze e capacità, anche se obiettivamente elevate, non sono mai abbastanza.

La sindrome dell’impostore

L’effetto Dunning è la faccia opposta della sindrome dell’impostore, di coloro cioè che pur valendo molto non si stimano.

Una penalizza gli esperti e l’altra da vantaggi agli inesperti.

L’effetto Dunning Kruger  esprime una distorsione cognitiva che impedisce una corretta valutazione della situazione ed è frutto di una serie di processi mentali che a dir poco sono frettolosi e che oltre ad essere inadeguati, sono anche basati su fraintendimenti e pregiudizi.

Tutti noi possiamo sbagliare, possiamo fare ragionamenti errati (errori cognitivi), possiamo anche autoingannarci. Esistono gli errori del giudizio e dovremmo imparare a coltivare quello che chiamo il ‘sacro tarlo del dubbio’, e inserire un pizzico di sano equilibrio, realismo e umiltà.

 

Sicuramente sbaglieremo di meno.

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