Infertilità maschile – quali rimedi

Infertilità maschile ridotta del 50%

Sembra che, a causa di alcuni fattori, tra cui la scarsa prevenzione, l’inquinamento e stili di vita discutibili, siano alla base del calo di infertilità (ben oltre il 50%) dei maschi italiani.

Infertilità maschile

La infertilità maschile si riferisce al fatto che viene ridotta la capacità riproduttiva dei maschi.

Tale riduzione avviene per una scarsa qualità degli spermatozoi  (morfologia alterata, per scarsa motilità, problemi al DNA) oppure per una ridotta produzione degli stessi, oppure per entrambi.

Il fumo (sigarette oppure cannabis) ha effetti molto gravi, dal momento che potrebbero danneggiare l’integrità del DNA, ridurne il numero e la motilità. 

Se dopo un anno di rapporti liberi (ovvero senza precauzioni) una coppia non riesce ad avere figli, allora ci si trova in una situazione di infertilità di coppia. Se l’uomo non ha mai generato un figlio, ci troviamo in una situazione di infertilità primaria, in caso contrario, cioè l’uomo ha altri figlio, allora l’infertilità è secondaria.

I ‘numeri’ della infertilità maschile

Secondo l’ISS (Istituto Superiore Sanità) la fertilità maschile è calata in modo significativo.

Tra tutti coloro che si affidano agli istituti specializzati per la procreazione assistita, ci sono moltissimi uomini infertili (il 29,3%) e l’età del soggetto non è un fattore significativo. La qualità degli spermatozoi è peggiorato, riducendone la fertilità e il numero al 50%.

Tra le cause, lo stress, il tipo di lavoro (ad es. maggiore esposizione alle radiazioni), i  microtraumi, le sostanze tossiche, l’alcol, l’aria inquinata, il fumo, etc.  

Risultati clinici ed epidemiologici

E’ stata fornita un’analisi  (pubblicata da Human Reproduction Update) ove si afferma che il numero degli spermatozoi si è ridotta da 99milioni (nel 1973) per millilitro a 47milioni (nel 2011).

Non c’è che dire: un bel crollo. Un uomo su 10 non è fertile. Una vera e propria malattia sociale.  

Le patologie della infertilità

Il varicocele (quando le vene del testicolo di dilatano), la fimosi (il prepuzio si restringe), l’idrocele (relativa al liquido del testicolo), etc. negli uomini tra i 16 e i 35 anni, rappresenta circa il 30-40% dei maschi con questi problemi.

Sono anche in aumento i tumori del testicolo. Tutte cose che influenzano la fertilità maschile.  

L’infertilità di coppia per il quasi 50% ha cause maschili

Se dopo 12-18 mesi una coppia non ha una gravidanza, allora la coppia è infertile. In Italia accade al 10-15% delle coppie. Circa il 40-50% di tale infertilità è attribuibile ai maschi. Ci troviamo quindi in una situazione doppia rispetto a soli 20 anni fa.

Cause della infertilità maschile

Tra le tante cause, alcune citate sopra, quelle ambientali tra cui inquinamento (piena di agenti chimici) influiscono moltissimo sulle dimensioni, motilità e numero.

Diversi studi hanno evidenziato che chi vive in ambienti molto inquinate come la Terra dei Fuochi, Taranto e zone limitrofe, evidenziano dati molto allarmanti rispetto a chi vive nella stessa regione, ma in aree con un tasso di inquinamento minore. I soggetti presi a campione e che vivono nelle zone citate hanno un danno nel DNA, maggiore degli altri.

Infertilità maschile sottovalutata

Si rileva che li uomini hanno una scarsa sensibilità al problema, in particolare i giovani. L’uomo si preoccupa di più ai problemi legati alle tipiche disfunzioni sessuali, come l’erezione, oppure alla eiaculazione precoce che ad altri fattori come ad esempio l’autopalpazione (quella che le donne fanno del proprio seno). 

Quando il problema della infertilità diviene attuale, si tenta solo allora di porvi rimedio, ovvero quando tentano di avere un figlio (sempre più tardi) e non ne vengono. In molti casi però, è già troppo tardi.

Se ci fosse una prevenzione in età giovanile, i problemi potrebbero essere risolti, e in exstremis si potrebbe pure pensare al congelamento del seme per usi futuri.

La prevenzione e lo screening giovani rappresenterebbe una buona pratica che però raramente avviene

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Autore dell'articolo: domenico bumbaca