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Attacchi di panico

Crisi di attacco di panico

Attacchi di panico – Come riconoscerli

Indice

I sintomi

A cosa servono

Le cause

La paura

Il controllo

La psicoterapia

Cosa sono gli attacchi di panico

Cosa sono gli attacchi di panico e quali sono le  cause scatenanti.

Una crisi di attacco di panico si riconosce perchè ci sono sintomi fisici specifici.

Improvvisamente, ovvero come un fulmine a ciel sereno, si prova paura (in assenza di un reale pericolo) e si percepisce un disagio molto forte, che ha, il più delle volte, un inizio improvviso; dura mediamente meno di mezz’ora.  

Quindi cosa fare quando abbiamo un attacco di panico, in particolare quando abbiamo un attacco di panico notturno o in generale la nostra ansia diviene talmente ingestibile che ci porta a sperimentare quanto possa essere devastante.

Quali sono i sintomi di un attacco di panico

Quando abbiamo un disturbo di panico, ci sono sintomi specifici che includono tremore, respirazione superficiale, sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, parestesie (sensazione di formicolio), tachicardia, sensazione di soffocamento o asfissia.

La manifestazione di un attacco di panico è significativamente diversa da quanto avviene negli altri tipi di disturbi di ansia, in quanto gli attacchi di panico sono improvvisi, non sembrano provocati da alcunché e spesso sono debilitanti.

Un episodio è spesso categorizzato come un circolo vizioso, dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici e viceversa.

In questo video sugli attacchi di panico, ne faccio una breve esposizione

La maggior parte delle persone che ha un attacco di panico, poi ne ha altri in seguito. Se una persona ha attacchi ripetuti, oppure sente una forte ansia riguardo la possibilità di avere un altro attacco, allora si dice che ha un “disturbo da attacchi di panico” o DAP.

Ma, l’attacco di panico ha un suo risvolto positivo, anche se sembra incredibile da credere.

A cosa servono gli attacchi di panico

L’attacco di panico è una potenzialità, perchè ci offre delle informazioni vitali su di noi.

Insomma, anche se può sembrare un paradosso, potrebbe essere una OPPORTUNITA’.

Se poi pensiamo al primo attacco di panico ci rendiamo conto che questa ipotesi potrebbe avere senso.

La febbre è il sintomo evidente di una malattia virale o batterica. L’AdP è il sintomo evidente di un disagio interiore.

Se, ad esempio, non riusciamo a prendere la metro per andare al lavoro, potremmo scoprire ad esempio, che quel lavoro non ci piace.

Oppure, ad esempio un attacco di panico che prende ad un giovane manager all’indomani di una possibile assegnazione all’estero, che in termini di carriera vorrebbe dire un grosso salto in avanti.

Ebbene, l’attacco di panico lo protegge da una sfida, che in quel momento era inaccettabile.

Oppure la paura che si manifesta nel parlare in pubblico, sintomo, forse di una paura ancora più penetrante, dovuta alla necessità di fare sgradite confessioni alla propria moglie, oppure ai propri genitori, etc.

Insomma, il Panico, a volte, può essere il nostro migliore amico: ci indica qualcosa.

Le cause psicologiche degli attacchi di panico

Quali sono le cause psicologiche degli attacchi di panico? Cerchiamo di chiarire questo aspetto, affrontando il problema dei così detti psicofarmaci.

Non dobbiamo demonizzare nulla, infatti ci sono momenti (c’è il tempo per tutte le cose) dove può essere necessario ‘staccare’ e andare a prendersi un caffè perchè necessario, come necessario potrebbe essere  prendere uno psicofarmaco, perché in quel momento, è proprio necessario.

Però, il soggetto, in quel momento, offre al mondo un disturbo e quel disturbo non dovrebbe essere risolto minimizzandone il senso attraverso l’uso del farmaco.

Il paziente ci chiede di curare i suoi attacchi di panico, ci chiede insomma di afferrare il grande messaggio psicologico; se si ignora questo messaggio, non possiamo pretendere che il farmaco risolva tutto, dal momento che fa solo poche cose ovvero attutire, sostenere.

Quando in casa abbiamo un corto circuito, si stacca la corrente. Se non c’è la corrente, vuol forse dire che il corto circuito non c’è più? Insomma, abbiamo tolto il corto circuito ma anche tutta la corrente.

La “nevrosi” e l’attacco di panico è una nevrosi, che poi altro non è che un  disturbo della nostra personalità, che va ascoltato con molta attenzione. Quel disturbo altro non è che una ‘vibrata protesta‘ e quando si protesta, ascoltare è fondamentale. Ignorarla serve solo a peggiorare la situazione.

La paura che segue dopo una crisi di AdP

Ma, cerchiamo di fare l’anatomia dell’attacco di panico.  Insomma, perchè alcune (molte, troppe) persone ne hanno?

Il tutto parte dalla paura,  che è una delle emozioni primarie, forse anche la più primitiva; coinvolge mente e corpo così velocemente da battere sul tempo qualsiasi pensiero ed elaborazione mentale (la prima reazione parte dall’amigdala e solo in seguito dalla elaborazione corticale).

Ci sono tante possibili reazioni per evitare la paura, alcune funzionali altre meno.

Nelle sua estrema conseguenza, le azioni messe in atto per evitare la paura, e tutta la sua sintomatologia, sia emotiva che somatica, paradossalmente, ne provoca la reazione opposta: aggrava la sintomatologia

A questo punto, il soggetto si rende conto di essere assolutamente impotente, realizza che non è più in grado di controllare gli eventi, percepiti appunto come incontrollabili e quindi estremamente limitanti.

Quando la persona si trova in questa situazione, può reagire in vario modo, ad esempio con una depressione, oppure con un senso di persecuzione oppure, tentando di difendersi con una serie di rituali di evitamento.

In tal modo, il soggetto, tenta continuamente di controllare (magari evitando) tutte quelle situazioni che potrebbero determinare un attacco vero e proprio.

Paradossalmente cercando di avere il controllo … si perde il controllo.

L’esigenza di controllare tutto

Il soggetto, per controllare il proprio stato di allerta, interferisce su tutti i parametri fisiologici alterando così il loro normale e spontaneo funzionamento (se uno ascolta la propria respirazione, il battito del cuore, etc, ne altera l’equilibrio).

I parametri fisiologici così sollecitati, provocano l’innalzarsi del livello di ansia (lucidità mentale, battito cardiaco, senso di equilibrio, ritmo respiratorio, ecc); cioè, sotto queste sollecitazioni volontarie, se ne altera la naturale espressione.

Il circolo vizioso degli attacchi di panico

Il soggetto entra in un circolo vizioso, percepisce questa alterazione e si spaventa; i parametri fisiologici si alterano ancor più, il livello di paura aumenta. Se non si interrompe questo loop, è molto probabile che avremo un attacco di panico.

Le tipiche reazioni sono: evitamento e ricerca di aiuto da altre persone.

Se una persona evita situazioni a rischio (cinema, ristorante, guida solitaria, ascensore, etc), provoca esattamente il suo contrario.

Perchè la situazione temuta conferma la sua pericolosità e aumenta l’idea di non essere capace di affrontare la situazione evitata. Insomma, si sfiduciano le proprie risorse.

Se invece ci si affida ad altri, accade la stessa cosa. Ci si depersonalizza e dimostriamo di non essere capaci, rinforzando la situazione.

In sintesi, un piccolo (o grande) momento critico (creatosi magari perchè l’apparato psichico si rifiuta di continuare in modo unilaterale a supportare i comportamenti del soggetto – in questo senso l’attacco di panico potrebbe essere visto come una opportunità), si palesa la percezione della perdita del controllo.

Il soggetto attiva le difese (evitamento, controllo dei parametri fisiologici, etc) che, come chiarito sopra, incrementano invece di ridurle, le relative sensazioni. A questo punto non rimane che chiedere aiuto oppure evitare; tutte tattiche che enfatizzano il senso di insicurezza  e deprimono le proprie risorse. Tutto ciò porta alla convinzione che la minaccia è reale. Continuando in questo iter, nel giro di poco tempo esploderà un attacco di panico.

La psicoterapia di un attacco di panico

Dalla mia esperienza clinica, ho rilevato che le sindromi fobico-ansiose e in particolare l’attacco di panico, dipendono anche da conflitti psicologici (rimossi) che si pongono come irresolubili.

La psicoterapia ha allora lo scopo di rendere coscienti questi conflitti, con il fine di permettere una rielaborazione e di conseguenza una nuova sintesi  che viene tollerata dalla coscienza.

Questi conflitti di solito generano molta ansia che, una volta superato il livello di guardia, diviene insopportabile e  provocano il collasso del sistema: la fenomenologia di questo collasso é appunto l’attacco di panico.

In quest’ambito esistono una serie di modi giuste ed altri sbagliati per gestire gli attacchi di panico che permettono, se opportunamente utilizzate, di gestire meglio la sintomatologia.

Come si curano gli attacchi di panico

Leggi anche un articolo che spiega cosa succede quando si va dallo psicologo, e come si curano gli attacchi di panico

 

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