Omosessualità e psicoanalisi

Omosessualità e psicoanalisi

Prima di discutere di omosessualità e psicoanalisi, in ottica psicoanalitica, è bene ricordare che l’omosessualità è stata vista come una “devianza“, se non addirittura dichiarata “malattia mentale“. Solo da poco pare esserci più apertura spirituale e intellettuale per contemplare l’omosessualità nella sua normalità e “adeguatezza” alla vita.

Omosessualità e psicoanalisi – definizione del DSM

Si ricorda che l’omosessualità era stata inclusa nel primo DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) fra i “disturbi sociopatici di personalità.
Nel 1968 il DSM II la classificava come “deviazione sessuale” .
Nel 1974 fu eliminata l’omosessualità ego-sintonica (la condizione dell’omosessuale che accetta la propria tendenza e la vive con serenità) dal DSM III, ma vi fu aggiunta l’omosessualità ego-distonica (il caso della persona omosessuale che non si accetta come tale); a questa persona i terapeuti potevano continuare a proporre cure mirate alla trasformazione in eterosessuale. Il DSM R cita: “pag. 357 ” …. persistente o mancato disagio a riguardo del proprio orientamento sessuale“.
Dal DSM, che fa testo in tutto il mondo, l’omosessualità ego distonica sarebbe stata cancellata soltanto con decisione presa il 7 maggio 1990, destinata ad entrare in vigore a partire con la promulgazione della nuova edizione del DSM IV, il 1 gennaio 1994″ (Wikipendia).

Omosessualità e psicoanalisi – il pensiero di Freud

Ma per Freud, come va intesa l’omosessualità? Come e che significato darle?

Illuminante un’intervista che Cristina Allegretti ha fatto Ada Cortese che alla domanda:

‘L’omosessualità nella storia della psicoanalisi come è stata interpretata?’

Risponde:” … Come fissazione ad una fase pulsionale. Freud presenta la sua teoria dell’omosessualità nel suo “Tre saggi sulla teoria sessuale” nella quale ipotizza la relazione tra omosessualità e fissazione alla fase edipica come conseguente concretistico innamoramento della figlia per il padre e del figlio per la madre. Questa fissazione impedirebbe il completamento e l’attraversamento della sequenza omosessuale a livello simbolico: impossibilità di incontrarsi a livello simbolico col genitore dello stesso sesso e così ricercarlo nelle facce dei futuri partners, per garantire l’altro genitore, quello con cui la figlia/figlio è affettivamente “invischiato”, che non lo si abbandonerà mai. Come se interiormente e inconsciamente questi figli dicessero “Cara mamma non ti lascerò mai, quindi non ti tradirò mai con nessun altra donna, perciò potrò andare solo con quelli del mio stesso sesso, che il tuo amore invischiante mi impedì di conoscere nella persona di mio padre, l’ uomo che mi è stato sottratto”.
“Cara madre (a volte “padre”) non ti lascio mai né mai ti tradirò con un altro uomo, perciò posso andare solo con quelle del mio stesso sesso come fedeltà a te e come segno indelebile di quel mancato incontro con me stessa che il tuo amore invischiante mi tolse
“, Cfr: http://www.geagea.com/58indi/58_09.htm

Omosessualità e psicoanalisi – il pensiero di Jung

Per Jung, l’omosessualità si inserisce in quella che chiama psicologia dello sviluppo,   “La deviazione verso l’omosessualità ha tuttavia molti precedenti storici. Nella Grecia antica, come anche in altre collettività primitive, omosessualità ed educazione erano per così dire la stessa cosa. Sotto questo aspetto l’omosessualità dell’ adolescenza è il bisogno della presenza di un uomo  (dal greco antico παις- pais/paida, “ragazzo”, e ἐραστής erastès, “amante”, citato sopra),  frainteso certo, ma comunque utile” ( “Lo sviluppo della personalità`” Ed. Boringhieri).

Omosessualità e psicoanalisi – opinione pubblica

Inoltre, andrebbe correttamente evidenziato che la condanna dell’ omosessualità, attribuita inopinatamente a Freud, va ricercata altrove e in tempi più recenti. Ad esempio, al clima puritano e maccartista degli Stati Uniti. Quando nel 1935, una mamma americana, chiese una terapia per il figlio, Freud, rispose affermando che l’omosessualità non è né una malattia né una colpa, ma una «variante della funzione sessuale».

La psicoanalisi, ha come compito primario sin dai tempi delle prime formulazioni freudiane, quello di far sviluppare la flessibilità nella valutazione delle proprie domande interne e non quello di cambiare i comportamenti degli uomini (come forse, avrebbe desiderato quella mamma). Quindi, poiché la omosessualità ha un suo itinerario ed una sua storia,  non dovrebbe mai essere considerata una ‘devianza’ del ‘naturale’ sviluppo sessuale.

Omosessualità e psicoanalisi – cosa è giusto e cosa non lo è

Quindi alla domanda: cosa è più giusto, l’etero, l’omo o il bsx, la risposta più immediata è che esiste solo una cosa: la sessualità che ogni essere umano interpreta, trova o ritrova come specifica forma di espressione.

Quindi, poiché non esiste un criterio di normalità e di anormalità, la psicoanalisi non si lascia coinvolgere (Freud – Psicopatologia della vita quotidiana) e il tutto va considerato come un qualcosa di presente nell’universale familiarità del quotidiano, eliminando  così la tentazione,  di proiettarla nell’altrove e nel diverso. 

Omosessualità e psicoanalisi – correlazione con il disagio

Tutto questo vuol forse dire che gli omosessuali sono scevri dai disagi psicologici? Ovviamente no, gli omosessuali sono esattamente come gli etero. Il problema non è la scelta di genere ma dalla constatazione che la sessualità può rappresentare un problema per tutti, indipendentemente dall’orientamento preso; ognuno di noi può aver bisogno di aiuto. Un buon intervento quindi, non prende minimamente in considerazione l’ipotesi di cambiare orientamento ma solo quello di cercare una sintesi con la personalità del soggetto.

La psicoterapia e in particolare quella psicoanalitica, ci porta lungo un cammino che tende a liberare l’ombra, ovvero il lato oscuro dell’uomo (sia gay che etero) il cui obiettivo ultimo è e deve essere, la piena accettazione della propria personalità, incluso il proprio orientamento sessuale.

Leggi anche :  A proposito di omosessualità ,  e cosa succede quando si va dallo psicologo e perchè fare una psicoanalisi

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