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Il ruolo dell’uomo moderno

E’ innegabile il fatto che le donne stentano a comprendere l’uomo, ma, forse, è altrettanto evidente che l’uomo fa una certa fatica a … comprendere se stesso.

Anche se nella sfera pubblica l’uomo detiene ancora un certo ‘potere’ , è nel privato che il suo potere si erode sempre più.

Di fronte alla crisi, vengono messe in atto tre differenti tipi di reazione: l’uso della violenza; dell’apatia e del pensiero.

Con la violenza all’interno della coppia e della famiglia; con l’apatia, in contrapposizione alla tradizionale e ormai quasi dimenticata intraprendenza maschile e infine con il pensiero ove si tenta di ridefinire e reinventare quello che può essere chiamato, lo spazio uomo.

La donna di oggi è sicuramente meno depressa di ieri, forse perché è molto più occupata di una volta: il lavoro, la famiglia, i figli, i genitori da accudire, etc.

Per l’uomo invece assistiamo ad una caduta dei classici ruoli. Oggi lo vediamo spesso furioso per aver perso i propri privilegi  e sempre più frequentemente, attacca la donna non per sopraffarla ma per dimostrare chi è il più forte.

I propri ruoli vengono ricercati, ad esempio nel sottrarsi alle proprie responsabilità, restando il più possibile in uno stato di perenne pseudo adolescenza; adolescenti di mezza età, dai 35 ai 45 anni, inquieti, insoddisfatti, ma con la voglia di giocare sempre e comunque. In alternativa c’è chi gioca il ruolo dell’uomo obbediente e romantico laddove invece, la donna vuole un uomo tenero e gentile e non debole e remissivo.

Nel corso dei secoli l’uomo ha ricoperto svariati ruoli; agli albori dell’umanità era coltivatore, allevatore, cacciatore e chiamato anche in difesa della propria tribù; nel corso dell’impero romano, il patrizio conduce una vita elegante, buon cibo e cultura; nel medioevo tornano le fatiche, ed essere uomo significa ancora una volta essere valoroso, battagliero e pieno di iniziativa; nel Rinascimento diventa un cavaliere di buone maniere e gentile, un uomo romantico che non nega i propri sentimenti; successivamente diviene un uomo serio, misurato, austero e dove l’autocontrollo e la disciplina sono le sue virtù primarie; sostituito prima dall’uomo illuminista, attento alla moda e alle buone maniera e poi dal colonialista o dall’uomo d’affari vittoriano, che incarnano il maschio deciso, coraggioso e determinato.

Insomma, in tutta questa carrellata, il fil rouge è la stretta connessione tra virilità e utilità sociale. Chi realizza i propri doveri verso la comunità e la famiglia è una persona da ammirare e un vero maschio.

Mentre il nostro antenato godeva di vantaggi dovuti alla forza dei suoi muscoli e ai privilegi sociali della cultura maschilista, nel nostro mondo fatto di internet e tecnologia, una donna è in grado di fare le stesse cose che fa un uomo. Gli uomini, insomma, brancolano nel buio alla ricerca di una mascolinità da reinventare. Mentre una volta un uomo doveva temere solo un altro uomo nella conquista di una donna, oggi, non di rado, accade che un uomo può trovarsi a competere con una donna.

Per non parlare della sfera sessuale perché in passato l’uomo deteneva il monopolio decidendo quando fare sesso mentre oggi la donna reclama il proprio diritto al desiderio.

Alcuni studi dimostrano che donna prova il piacere clitorideo all’età che va dai 6 ai 12 anni mentre nessun ragazzo arriva all’orgasmo e all’eiaculazione prima della pubertà. Inoltre, se la donna viene opportunamente stimolata può avere una risposta multi orgasmica mentre l’uomo ha un periodo ‘refrattario’ che va dai 15 minuti negli adolescenti, fino alle 24 ore nelle persone anziane (con le ovvie differenze individuali).

Dunque la liberazione sessuale è stata vantaggiosa soprattutto alle donne, mentre l’uomo tende ad allontanarsi dalla sessualità coniugale e non solo.

Oggi dunque, il maschio si trova intrappolato nei ruoli tradizionali, sempre più rigidi rispetto ad un mondo che cambia e contemporaneamente sempre più attento a salvaguardare il fragile piedistallo sul quale si regge una virilità ferita. Anche perché le personalità troppo caratterizzate come quelle del supermaschio, sono messe in crisi dalle gattine che hanno tirato fuori gli artigli e sono diventare pantere.

L’uomo e la crisi di identità

L’identità maschile non  è scontata. Nasciamo tutti da una madre (che può essere buona o cattiva, fata o strega, accogliente oppure divoratrice). Negli anni dell’infanzia che precedono l’Edipo il bambino deve separarsi dalla figura materna e acquisire una propria identità e diventare maschio. Lo studio della storia e della mitologia insegna però che l’uomo ha sempre avuto un certo timore delle donne.

Salomè, ad esempio, bella e graziosa, chiede e ottiene la testa mozzata di Giovanni Battista;  Giuditta che voleva salvare la sua città dall’assedio di Nabucodonosor, re degli Assiri e dal suo generale Oloferme, riesce, con la complicità del sesso e del vino, a tagliargli la testa; la Sfinge, uccideva i passanti sulla strada di Tebe che non erano in grado di risolvere i suoi enigmi, la cui unica soluzione era sempre la stessa: l’uomo; Scilla, che più che donna era un mostro marino usciva da un antro dello stretto di Messina solo per uccidere e distruggere tutto ciò che capitava a tiro; le Gorgoni, con chiome di serpenti e grosse zanne simili a quelle di cinghiali; la Medusa, che sicuramente è la più famosa rappresentazione della donna castrante e divoratrice pietrificava tutti coloro che la guardavano.

Le Valchirie, creature femminili e crudeli, vergini guerriere che cavalcavano nell’aria e sull’acqua per scegliere i destinati alla morte. La seduzione che uccide è descritta anche dal mito di Pandora e dal suo vaso che viene, incautamente (o fin troppo volutamente) aperto, portando distruzione e morte, come punizione di Zeus  sugli uomini per aver scoperto il fuoco. Inoltre chi non crede che la donna sia falsa e bugiarda potrebbe andare a rileggersi il mito di Dalila che tradì Sansone. Quante mamme usano i propri figli come giocattolo psicologico, impedendogli di essere sufficientemente autonomo per diventare uomo?

Altre donne usano il loro potere non all’interno del ruolo materno ma nel rapporto con gli uomini come Caterina di Russia, Messalina o Cleopatra (Antonio ne risultò schiacciato – Non  così Cesare che aveva una tempra ben diversa da quella del povero Antonio). Concludo con le Amazzoni che si accoppiavano con gli uomini solo per avere figli: i maschi erano destinati a diventare schiavi e le femmine venivano istruite nell’arte della guerra. Chi vinse la regina delle Amazzoni Pentesilea? Achille! Cosi come Cesare vinse Cleopatra. Achille, Cesare, Perseo (il vincitore di Medusa), cioè l’EROE;  ecco cosa si chiede agli uomini, essere eroi

 Se poi invece vuoi approfondire qualche punto con me, scrivimi: info@studiobumbaca.it oppure chiamami al 366 2645 616

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