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La Sindrome di Hikikomori

la sindrome di hikikomori

Foto di cocoparisienne da Pixabay

La Sindrome di Hikikomori 

Il significato letterale della Sindrome di Hikikomori, ovvero il terrore di fallire (引きこもり o 引き籠もり), ed è caratterizzato da soggetti che tendono ad: isolarsi, stare da parte, ritirarsi dalla vita sociale per più di 6 mesi,  e viene da hiku , che vuol dire “tirare”  e da  komoru , che invece vuol dire “ritirarsi“.

E’ un termine giapponese e definisce una condizione di isolamento psicologico estremo.

Gli hikikomori sono prevalentemente adolescenti oppure giovani adulti che si allontanano dalla vita di relazione, per periodi di tempo che vanno dai sei mesi ed oltre. 

Laddove il soggetto percepisce una pressione percepita come intollerabile in merito alla realizzazione sociale, decide che la fuga e l’isolamento diviene l’unica risposta possibile. 

La Sindrome di Hikikomori – boom in Italia

E’ un fenomeno che colpisce, oramai anche in Italia (sarebbero circa cento mila), che colpisce soggetti da 14 ai 25 anni che non lavorano, non studiano, non hanno amici, e stanno tutto il giorno chiusi nello loro camere.

 Non parlano con nessuno e con i loro genitori non vanno oltre l’essenziale.

Trascorrono buona parte del giorno a dormire, tendono, per non entrare in rapporto con nessuno, a restare quindi in totale solitudine. Vivono di più durante le ore notturne. Si creano falsi profili social e con quello entrano in relazione con una società (prevalentemente di simili) da cui sono fuggiti.

Anche se in Giappone riguarda moltissimi giovani, sarebbe un errore pensare che sia un fenomeno relegato solo a quella società, dal momento che coinvolge quasi tutti i paesi le cui economie sono iper-sviluppate.

Paesi ove la competizione è altissima e non tutti sono in grado di ‘reggere’, infatti qualcuno cede e preferisce ritirarsi. Anche in Italia, il fenomeno esiste ed è in espansione. Sono in molti a chiedere aiuto, in particolare i genitori. 

Quali sono le cause della Sindrome di Hikikomori  

Il fenomeno ha i  contorni ancora non ben definiti.

Molte associazioni stanno tentando di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma, come al solito, vedi ad esempio il caso della sindrome di affaticamento cronico, il disagio viene confuso per qualcosa di altro (in questo caso per inettitudine, svogliatezza, fragilità, mancanza di iniziative, nuove generazioni prive di spina dorsale, …).

I ‘bamboccioni’ oppure i giovani “choosy” (schizzinosi), per giungere a coniare per loro un acronimo ovvero ‘Neet’ (acronimo che sta per Not in Education, Employment or Training, ovvero tutti quei giovani che rifiutano qualsiasi forma di inserimento sociale, educazione, lavoro, … tutta gente cioè che rifiuta percorsi formativi, non lavorano, ….).

Definizione clinica della Sindrome di Hikikomori – 

Non esiste una classificazione definita. Nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è definito ancora come ‘sindrome culturale giapponese’ che oltre a non voler dire nulla, è di per se pericolosa.

Tende a sottostimare il problema (sta esplodendo in tutto il mondo e quindi, non è relegato solo al Giappone).

E’ possibile diagnosticare la sindrome di Hikikomori, in quelli ragazzi adolescenti o giovani uomini, quando si è superato almeno 6 mesi, ove si è versato in uno stato di completo isolamento con il mondo esterno (amici, scuola, attività ricreative, …) mantenendo però una relazione (minima) con la sola famiglia.

Sindrome di hikikomori e depressione

Viene spesso confusa con sindromi depressive, oppure, visto che il ragazzo è ‘incollato’ ad internet, lo si etichetta con la dipendenza da internet, causando quasi immediatamente la confisca del pc e quindi chiudendogli l’unica finestra (anche se virtuale) sul mondo.

In alcuni casi si sono anche riscontrati sintomatologie di tipo ossessivo compulsivo, ma non si esclude che tali manifestazioni rappresentano solo un effetto dell’autoisolamento.

La Sindrome di Hikikomori – approccio terapeutico

L’adolescente si rifugia nella solitudine ma interagisce con  il mondo tramite internet. La difficoltà ad incontrare l’altro, grazie alla rete, diminuisce anche perché la rete, ne accetta i limiti, è in grado di attendere e di rispettare lo spazio e i tempi.

Spazio e tempo che nella vita reale sono percepiti come troppo severi, inconciliabili, non in sintonia.

Si manifesta in questi soggetti, quindi, il terrore per l’insuccesso anche perché la nostra società viene percepita come molto competitiva ed esige una completa e totale omologazione; la nostra società tollera pochissimo la diversità (a cui si sente di appartenere quel giovane).

Efficacia della psicoterapia per gli hikikomori

Quindi, per poter essere efficaci, ogni eventuale psicoterapia, dovrebbe focalizzarsi sul perché, quel giovane, ha deciso di arrendersi e di ritirarsi,  e quindi ha optato per il ‘ritiro sociale’ (che potrebbe essere il termine che definisce questo tipo di patologia).

L’obiettivo terapeutico dovrebbe tendere quindi a rompere l’isolamento mitigando l’inevitabile ansia da prestazione e il terrore del fallimento (dovuto a insicurezza) e ristabilire rapporti genitoriali più efficaci e funzionali.  

Differenza tra un hikikomori e la passività attiva

Non dimentichiamo che in tutte i miti, leggende, etc. il ritiro dell’Eroe (Un possibile esempio di passività attiva) avviene sempre (Gesu e i suoi 40 giorni nel deserto, Gautama Buddha, Lancillotto, Amleto, …). Il ritiro è necessario per ricaricarsi, oppure per comprendere la reale essenza del proprio sé, …).

In questo caso però, non ci troviamo in una situazione di passività attiva ma molto più verosimilmente, in quella ove vige il terrore di fallire.

L’enorme senso di ansia, porta alla paralisi, al blocco emotivo, alla negazione delle proprie capacità, ed ogni psicoterapia deve focalizzarsi sul recupero della fiducia in se stessi.

A cura della d.ssa Elisabetta Lazzari

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