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Essere vittime di abusi mentali senza accorgersene: il “gaslighting”

cosa è il gasligting

Cosa è il Gaslighting in psicologia

Il gaslighting: l’abuso più subdolo e devastante. Gas Light è un’opera teatrale del 1938 (nel 40 e 44 – c’è anche stata una trasposizione cinematografica). Il film del 40 in Italia aveva il titolo: Angoscia ed era diretto da George Cukor. Tra gli interpreti Ingrid Bergman.

La storia narra di un marito che tenta di portare la moglie alla pazzia. Sposta oggetti nell’ambiente e quando la moglie rileva lo spostamento, il marito le dice che l’oggetto è sempre stato li.

Inoltre, il marito riduce lentamente le luci a gas (da cui gas lighting), la moglie se ne accorge ma il marito nega la cosa, sostenendo che  è solo frutto della sua immaginazione.

Il risultato è che tutte le informazioni (false) hanno lo scopo di far dubitare la povera vittima sia delle sue percezioni che della sua memoria e che alla fine la portano a dire: ‘sarò impazzita’.

Tutto questo ci porta ad affermare che questo comportamento viene catalogato come ‘violenza psicologica’.

Come avviene questa cosa nel quotidiano

In amore accade, ad esempio quando l’altro, dicendoci continuamente che siamo sbagliati, mette a rischio il nostro benessere psicologico, ovviamente quando e se la reiterazione avviene da molto tempo e in modo sistematico.  Quando si ‘ama troppo’, l’amore è patologico.

Ogni giorno sentiamo gli effetti di questo ‘amare troppo’. Infatti le cronache dei giornali sono piene di fatti delittuosi . Anche se le vittime denunciano, finchè il denunciato non commette un reato, il reato non c’è e poco o nulla si può fare.

Ma quando siamo vittime di questo ‘troppo amore’, il reato c’è (peccato che i nostri legislatori non lo prendono in considerazione) e andrebbe punito. Qual’è il reato? Violenza psicologica.

Infatti la violenza non dovrebbe essere riconosciuta come reato solo se lascia ‘segni’ (che poi alle volte, quei segni, sono gli ultimi).

Le persone stanno male, molto male anche e soprattutto quando la violenza è psicologica e questo perché ancora non hanno inventato uno strumento in grado di misurarla e quindi di poter fornire una prova oggettiva. Però anche questo non è vero.

Il colloquio psicologico e psichiatrico è in grado di fare ciò, peccato che ai giudici non basta, perché la legge dice che i segni, si devono vedere. Per completezza il reato esiste ma si deve dimostrare.

La dimostrazione in genere avviene in sede di dibattimento ma è molto difficile dimostrarlo, anche perché una buona parte di queste ‘accuse’ sono false. Quindi ci troviamo in una situazione molto ambigua dal momento che alcune violenze sono vere altre false e i giudici devono decidere nel corso del dibattimento a chi credere.

Usciamo dall’aula del tribunale e dalle false accuse per parlare in modo più specifico del fatto psicologico che va sotto il nome di gaslighting. Vediamo in dettaglio cosa è e come eventualmente difenderci.

Quando siamo vittime del gaslighting?

Tutte quelle volte che i nostri sentimenti sono messi in discussione, le nostre idee denigrate, le nostre decisioni ridicolizzate oppure osteggiate; quando ci fanno sentire sempre sbagliati, oppure quando, in modo sistematico ci sentiamo demoliti al punto che anche noi, paradossalmente mettiamo in dubbio le nostre abilità o convinzioni per arrivare al punto di non decidere nulla, perché abbiamo il sospetto che comunque saranno sbagliate e magari, chiediamo all’altro di decidere per noi.

Oggi si usa questo termine (e lo si userà, temo, sempre di più – non si capisce perché a noi italiani piacciono i termini anglosassoni – team, mister, assist, backstage, week end, austerity, jobs act, autority, spending review, bipartisan, bond, budget, escort, exit poll, tutor, target, …..) si indica ogni forma di prevaricazione mentale (coppia, genitori-figli, capo-subalterno, etc).

Tutte le volte che qualcuno dice bugie, al solo scopo di trarre vantaggio, anche se sa bene di star facendo il possibile per confondere l’altro, ebbene, in tal caso si sta commettendo un abuso mentale. Questa pratica, è molto comune anche se nessuno se ne colpevolizza come dovrebbe.

E’ un abuso difficile da rilevare perché difficilmente è accompagnato da violenza fisica. L’abusante si comporta come fosse la persona più gentile ed educata del mondo. La manipolazione avviene in modo subdolo e tutto ciò che viene fatto, raramente supera la soglia subliminale; sottomette la vittima, lasciandogli intendere esattamente il contrario, cioè ergendosi a difensore.

Com’è possibile che si possa cadere in questo tipo di manipolazione apparentemente grossolana?  Se della persona non ce ne importa nulla, non ci trasmette nessuna emozione, nessun interesse, allora è semplice sgusciare via.

Ma se siamo ‘presi’, innamorati o comunque affettivamente invischiati, allora tutto si complica e la nostra lucidità è sottomessa ad altre istanze più potenti. Nel nostra caso, entrano in gioco meccanismi di difesa complessi in entrambi i soggetti.

Colui che manipola, proietta sulla vittima tutti o parte dei suoi conflitti, mantenendo così il controllo e la propria indipendenza; chi viene manipolato (vittima), avendo un legame affettivo molto forte con l’altro, finisce con l’accettare e considerare i conflitti dell’altro come propri.

Il problema della vittima, offuscato dall’altro e dal gioco delle proiezioni, si accentua anche perché, depauperato di tutte le sue convinzioni, comincia a diffidare anche del proprio giudizio, al punto che comincia a percepire come unica realtà quella dell’altro. Una persona così è tendenzialmente insicura e che condiziona e fonda la propria vita sull’approvazione esterna. 

Quando una relazione è patologica, ovvero in tutti quei casi in cui ci troviamo in una situazione di dipendenza affettiva, alle nostre eventuali obiezioni, l’altro, il manipolatore, immancabilmente dirà: ‘ ma cosa dici, ma chi mi prendi, come potrei mai fare una cosa del genere, ti stai inventando tutto; ma che persona sei’.

Una volta una ragazza ha ricevuto questa risposta, quando ha avuto da ridire in merito alla ‘necessità’ del fidanzato di andare a Cuba, per una settimana, solo per riflettere.

Il gaslighting può essere visto anche attraverso una serie di fasi che lo caratterizzano.

Si parte dalla comunicazione che viene distorta perché l’obiettivo è quello di confondere la vittima; il modo migliore è quello di gettare nel dubbio, insinuando notizie false e tendenziose. Nella fase successiva la vittima non sa più a cosa credere. Ovvero non crede al carnefice ma neanche a ciò che accade nella realtà.

Ecco allora che si tenta di sostenere la percezione di se stessi, che ovviamente è quello di una persona sana e contestualizzata a ciò che accade. Spesso questa posizione viene difesa con rabbia. Poi si comincia a cedere e ci si convince che l’altra possa avere ragione. Si comincia a cedere terreno, si diventa vulnerabili, insicuri, dipendenti, rassegnati.

Cominciamo a chiederci cosa possa esserci di sbagliato e che quindi tra tutti i possibili punti di vista, solo in nostro è quello errato; si perde quindi la capacità di giudizio e la prospettiva dell’altro piano piano viene accolta e abbracciata.

Ma perché si diviene vittima

Tante sono le possibili ragioni, una delle quali si poggia sul fatto che quando le nostre prospettive sembrano fiacche, allora si tende e ritenere le altre più valide ma, le altre semplicemente sono altre prospettive e in quanto tali anch’esse opinabili.

Le persone insicure hanno in comune una costante, ovvero la necessità di approvazione a tutti i costi, anche quindi, al costo di dar ragione all’altro o di soddisfarne i desideri. In questo modo, esercitando cioè una comunicazione tendenzialmente passiva, agli occhi dell’altro valiamo poco meno di zero e ci prestiamo ad ogni forma di manipolazione.

Tutti noi abbiamo bisogno di affetto e le persone insicure tendono ad avere un santo da idealizzare. Il ‘santo’ o il ‘leader’, ha quindi mani libere per agire come vuole. Il legame emotivo ci fa perdere la necessaria lucidità, perché senza di essa, sicuramente eviteremmo di incappare in guai ancora più grandi.

Come gestire il gaslighting?

La soluzione ideale è ovviamente quella di fuggire.  Dobbiamo individuare il fenomeno in tempo, individuare il soggetto che attenta alla nostra libertà. Quindi se percepiamo che una determinata persona, tossica per noi,  cioè ci fa sentire sempre sbagliati, ci fa dubitare di noi continuamente, ci rende insicuri, etc, ebbene, in questo caso il livello di allarme, nei confronti di questa persona, deve essere posto al massimo livello. Ma, non mi stancherò mai di dirlo, la difesa migliore è una sola: la fuga.

Dico sempre, in questi casi che le nostre idee, le nostre opinioni in ogni ambito, possono essere opinabili, possono anche risultare nel tempo errate, ma mai nessuno dovrebbe insinuarsi dentro di noi al solo scopo di minare la stima che nutriamo in noi e mai, a nessuno, dovremmo svendere le chiavi della nostra integrità.

Nessuno dovrebbe farci fare ciò che mai vorremmo fare. Se siamo su quell’orlo di abisso, ritiriamoci indietro perché altrimenti quell’abisso ci chiamerà a se, facendoci perdere.

L’obiettivo di queste persone non è avere ragione, ma farvi credere che l’abbia. Quindi, la fuga è la difesa più idonea anche se a quella persona pensate di volerle bene e quella persona sostiene di volerci bene e di fare tutto ciò che fa, al solo scopo di preoccuparsi per il nostro bene.

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