La metafora in psicoanalisi

La metafora in psicoanalisi

Il termine deriva dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto». Significa quindi mutamento, spostamento di posizione, trasferimento. E’ una figura retorica che, partendo da una frase se ne deduce un’altra (apparentemente illogica) con un più forte impatto emotivo. In tal caso, il potere che la metafora offre alla comunicazione è di gran lunga superiore.

Luca  è una tartaruga; Carlo  è un falco; Antonio è un pallone gonfiato;   quella donna è una vipera…

 Quindi, la metafora è un linguaggio figurato, ove in modo simbolico (usando la fantasia e la creatività) le consuetudini mondane si combinano con qualcosa che non c’è, per mettere in luce aspetti più profondi di un individuo (Vorrei fare gli auguri a te che mi riscaldi il cuore anche nei giorni più freddi e mi ricordi sempre come si fa a sorridere). 

Nasce dalla retorica (il bel parlare). Ha un uso persuasivo e poetico ed è generalizzato, cioè lo si applica in ogni contesto (in tutte le discipline). Quindi la metafora viene spesso usata, perché semplifica, anche nei ragionamenti scientifici.

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido – Albert Einstein

Da punto di vista psicologico, la metafora è diverse cose tra cui: un modo per comunicare, generare cambiamenti, uno strumento evolutivo e creativo, è inoltre in grado di offrire la possibilità di generare pensieri sempre cangianti.  E inoltre un modo per semplificare, introducendo l’emotività ai contenuti verbali; fornisce inoltre e in modo creativo, una comprensione dell’altro. Rende la comunicazione più empatica e fluente e accelera il processo di apprendimento.  Fa vibrare, ti incanta, ti permette di fare un viaggio superando il limite della realtà e della fantasia.

Un esempio di metafora che supera la barriera del tempo? Le parabole di Gesù Cristo! Poi tantissime altre le troviamo nella letteratura (Le opere di Omero, la Divina Commedia), nell’arte (La primavera del Botticelli; le 4 stagioni di Arcimboldo,la rappresentazione del tempo in Dalì, etc).

La metafora in psicoanalisi – la psicoanalisi

Per Freud, il pensare per immagini è molto più inconscio del pensare per parole (coscienza). Quindi, il pensare per immagini, ovvero attraverso metafore, rappresenta un modo di pensare tramite il quale, l’inconscio si manifesta.

Secondo Jung, le immagini che emergono nella nostra mente (in seguito ad una emozione, ad esempio), rappresenta l’organizzatore della nostra mente. Ecco perché il mito e l’archetipo sono immagini metaforiche universali.

Quindi sia il concetto junghiano di archetipo che di mito che la cultura umana (in ogni parallelo e meridiano del nostro mondo) ha prodotto, evidenzia la tendenza innata di creare immagini metaforiche, tendenza che è presente in ogni uomo e sono quindi da considerare universali. Mito e archetipo (modo metaforico per descrivere cose simboliche) rappresentano un modo innato, tipicamente umano, per narrare in modo più empatico.

Ma perché abbiamo bisogno di fare ricorso alle metafore?  Come abbiamo detto sopra, perché giunge prima all’animo delle persone.

Dal punto di vista psicoanalitico, potremmo dire che entra in gioco il meccanismo di difesa della rimozione; tale meccanismo permette all’inconscio di rivelarsi alla coscienza attraverso le metafore e i simboli.

Ecco quindi che quando il soggetto dice: ’sto andando in pezzi’, si sta esprimendo per immagini, ovvero in modo metaforico sta, in altre parole, rivevando una delle dinamiche del suo sé.

Ecco perché, l’interpretazione metaforica nel corso di una psicoanalisi è auspicabile, dal momento che favorisce la parte creativa del paziente. Attraverso la metafora, l’analista entra nell’animo del paziente in modo simbolico, lasciando poi a lui la ri-narrazione cognitiva secondo il suo linguaggio. La metafora chiave o le metafore chiave, sono quelle che permettono il reale cambiamento.

Quindi, in ambito terapeutico, può essere utilizzata la metafora purchè ‘cum grano salis’. In alcuni casi rappresenta una modalità comunicativa molto efficace. Può essere usata di volta in volta in funzione di ciò che accade durante la seduta; c’è chi la usa frequentemente chi meno. Inoltre la metafora è utile con alcuni pazienti meno con altri.

Autore dell'articolo: domenico bumbaca