Dinamiche tra coscienza e inconscio

Dinamiche tra coscienza e inconscio

Come si addestrano gli elefanti? Ce lo dice Coelho in un suo racconto: L’elefante e la corda.

Nel suo racconto, Coelho ci dice che da piccolo, l’elefantino viene legato con una corda molto robusta che a sua volta viene legata ad un palo altrettanto robusto. Il piccolo elefante, istintivamente cosa fa? Tenta di liberarsi. Ci prova per un certo periodo di tempo. Ci prova con tutte le sue forze che, ovviamente non bastano. I tentativi diminuiscono sempre più finchè si convince che non ci riuscirà mai, la corda è più forte e smette ogni tentativo. Si abitua all’idea che è così. Oramai la corda diviene parte integrante delle sue abitudini. Una cosa ineluttabile: lui, la corda, il palo. Da adulto, l’elefante ricorda quanto vani sono stati i suoi sforzi e il domatore può anche legarlo con una corda sottile: l’elefante non farà nessun tentativo per liberarsi anche se ora potrebbe. Non perché non ne avrebbe la forza, ma semplicemente perché ciò che manca è la forza mentale. Nel tempo si è abituato a vivere con poco spazio intorno a se e non fa nessun tentativo per cambiare questa cosa.

Ma, non accade la stessa agli esseri umani?

Cosa fa infatti la società per ‘addestrarci’?

La famiglia stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato e lo inculca nei propri figli. Con  il sistema di premi o castighi, queste ‘regole’ vengono imposte e introiettate. I bambini imparano a fare e a non ribellarsi.

I bambini che per loro natura sono liberi e spensierati (si muovono in base a principi ‘primari’ o in base al principio del piacere), tentano di evadere, ma i loro educatori indicano qual è la retta via. Quella ‘retta via’ diviene la corda dell’elefantino.

Da adulti, pur essendo liberi, pur avendo le forze per ribellarsi, spesso neanche ci provano. Tendono a starsene al ‘sicuro’ in quella finta gabbia che la società (l’addestratore) ha costruito e sono pochi coloro che si ribellano e cercano di realizzare la propria unicità.

Tutto questo ‘preludio’ ci conduce al nocciolo del discorso, l’inconscio e all’influenza che ha nel determinare non solo i comportamenti, anche altre cose che gravitano intorno alla nostra vita (i nostri gusti, le nostre abitudini, ciò che scegliamo, etc).Risultati immagini per coscienza e inconscio

Tutte le nostre scelte emotive vengono orchestrate dall’inconscio e capire come dialogarci ci permetterebbe di conoscerci meglio e se necessario ci permetterebbe di liberarci della corda che ci lega ad una serie di convinzioni e di credenze che potrebbero non essere in sintonia con la nostra reale essenza.

Immaginate quante cose potrebbe fare l’elefante senza quel condizionamento; immaginate cosa potremmo fare noi se comprendessimo a quali condizionamenti siamo stati sottoposti; scopriremmo le nostre reali aspirazioni, il nostro talento, le nostre reali emozioni: ci si aprirebbe un mondo di infinite possibilità. Tutto questo perché è appunto l’inconscio che determina una serie di fattori tra cui l’emotività e il coinvolgimento libidico verso persone o cose.

La natura delle emozioni, come tutti sappiamo, possono essere fonte di gioia oppure di sofferenza. Ma queste ‘sensazioni’ non appartengono all’inconscio, bensi alla coscienza. Solo la coscienza è in grado di collocarle basandosi su categoria come la ragione, il pragmatismo, la razionalità. Per l’inconscio esiste solo il coinvolgimento emozionale che in quanto tale non è né positivo né negativo. In altre parole le emozioni non vengono distinte tra il  bene e il male.

L’inconscio prende tutto (sia il bene che il male) e solo per una sorta di alimentazione emotiva anche se la coscienza, che percepisce costantemente la sofferenza, ne farebbe volentieri a meno.

Quante volte ci sarà capitato di essere allegri oppure infelici senza conoscerne le ragioni. Ebbene questo accade perché tutto ciò che ci appassiona, ci coinvolge, ci emoziona viene dall’inconscio. La personalità si forma attraverso il dialogo tra queste due istanze (conscio – inconscio) ovvero tra esigenze reali (devo alzarmi per andare a scuola) ed emotive (oggi preferisco andare a spasso). La quotidianità, così come realmente si dispiega per tutti noi, avviene grazie a come si dispongono queste due forze, ovvero tra il principio del piacere (primario e inconscio) e il principio della realtà (secondario e cosciente).

In questa eterna lotta, vince chi è più forte in quel momento.

Quante volte ci siamo detti: ’ora vado dal capo e gliene dico quattro?’.

Poi andiamo dal capo e …. Non diciamo nulla di ciò che avremmo voluto.

Questo ci conferma che ‘volere’ non coincide sempre con ‘potere’. Quando accade questo potremmo pensare che l’inconscio in realtà vuole altro, ma anche che ancora non siamo pronti. La coscienza si rafforza solo quando le idee o le convinzioni sono solide. Un po’ come una interrogazione a scuola. Solo se abbiamo studiato e ripetuto più volte, andrà bene. Una poesia, saremmo in grado di recitarla bene, se l’abbia imparata e ripetuta bene più e più volte. Questa è la dinamica della coscienza. Così funzioniamo. Se una determinata cosa ‘andare dal capo e dirgliene quattro’ è veramente consolidata, riusciremo a farlo. In caso contrario sarà l’inconscio a vincere. Vince ciò che è indifferenziato. Vince il principio del piacere;  quello che usa il meno sforzo possibile. Per andare dal capo e dirgliene quattro, ci vuole un certo spessore; finchè non lo abbiamo, non ci riusciremo.

Noi dobbiamo tener presente che il 95% o più del nostro cervello è rappresentato dal Sistema Nervoso Autonomo. Autonomo, ovvero, non gestito dalla coscienza. Respiriamo, reagiamo al caldo oppure al freddo, dormiamo, digeriamo, camminiamo, guidiamo etc. grazie al lavoro del SNA. La nostra coscienza non interviene.

L’inconscio funziona attraverso la ripetizione di ciò che abbiamo appreso. Ciò che ripetiamo continuamente è ciò che abbiamo appreso quando la coscienza ancora non era sviluppata completamente ovvero durante l’infanzia e l’adolescenza. Tutto ciò che abbiamo sperimentato risiede prevalentemente nell’inconscio e nella vita adulta non facciamo altro che ripetere. Un po’ come è accaduto all’elefantino di cui sopra. Ripetiamo ciò che abbiamo appreso inconsciamente (o con pochissima coscienza) e le nostre azioni sono guidate da quei meccanismi automatici.

Quante volte ci diciamo: non voglio fare come mio padre e poi, grazie anche all’analisi, emerge dolorosamente che facciamo anche peggio?

Questo perché la forza dell’inconscio, dell’automatismo, è formidabile e il lavoro per far emergere la coscienza lo è ancora di più (pensiamo alla fatica per imparare una poesia, oppure per andare dal capo). La tendenza dell’inconscio ci porta a ripetere (coazione a ripetere) al solo scopo di farci rivivere tutte le esperienze emotive accadute durante il processo di crescita (psico-evolutivo). Questo accade perché l’inconscio riconosce le emozioni a prescindere dalla loro qualità (buona – cattiva). Ma allora, quando facciamo ciò che facciamo, è la coscienza o l’inconscio che ci guida? Una possibile risposta: la coscienza esegue, l’inconscio ordina e questo perché tutto ciò che ci piace sta nell’inconscio.

Dinamiche tra coscienza e inconscio – Ma perchè soffriamo?

Il benessere e la sofferenza nascono dalla interazione tra le due istanze (C/I). La sofferenza psicologica avviene perchè tra le due istanze c’è un conflitto (principio del piacere contro principio di realtà). Mentre il benessere psicologico avviene quando non c’è  tensione ma armonia, dal momento che entrambi perseguono lo stesso obiettivo.

Da tutto ciò abbiamo compreso che il benessere c’è quando l’inconscio non si oppone.  Quando ciò accade, tutto diventa facile e gioioso. Ma perché accade?

Perché stiamo andando incontro ai nostri reali bisogni e desideri. Stiamo facendo cose grazie al nostro naturale talento e non ci sono resistenze inconsce in opposizione. Non stiamo ripetendo nulla, siamo semplicemente noi.

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Autore dell'articolo: Domenico Bumbaca