Neuroplasticità e cambiamento

Neuroplasticità e cambiamento

Quante volte sentiamo frasi del tipo: ‘Io sono fatto così’, oppure ‘..lo sai com’è fatto’ e via dicendo. Ci siamo chiesti come mai? E poi, è mai possibile che non sia possibile cambiare? E’ possibile ‘… piantarla di essere come si è’, in particolare laddove da ciò dipende un continuo disagio e infelicità per noi e per chi ci sta intorno?
La risposta ovviamente è affermativa ma per comprendere come trasformare il pensiero e di conseguenza il nostro comportamento, è necessario capire come si forma.
Il nostro cervello, nella sua neuro-fisio-anatomia, è composto da cellule, detti neuroni e ce ne sono veramente tanti, qualcuno ipotizza da 30 a 100 miliardi. Ogni neurone si collega con altri neuroni (pare, che un neurone potrebbe (nella sua massima potenzialità) collegarsi con altri 100 milioni di suoi simili (è come se ognuno di noi potesse parlare contemporaneamente al telefono con altre 100mila persone). Il ‘collegamento’ avviene attraverso un meccanismo chiamato sinapsi.

 

La totalità di  questi collegamenti formano le ‘reti neuronali’. Tutto ciò che di noi ci riporta a qualsiasi altra cosa, come un pensiero, un ricordo, una particolare abilità etc. lo dobbiamo alle reti neuronali che, come abbiamo visto, sono ‘gruppi di neuroni’ collegati tra di loro.
Ogni essere umano ha le sue reti neuronali; si sono formate nel corso della propria vita, esclusivamente in funzione delle proprie esperienze. Quindi, la famiglia, l’ordine di nascita, la scuola, gli amici, gli eventuali traumi e i suoi effetti, il tipo di studi, le critiche e gli incoraggiamenti, insomma, tutto ciò che abbiamo vissuto, stabilisce quale neurone si è collegato con chi e come si sono formate la reti neuronali presenti nel nostro cervello. Sempre a proposito di numeri, sembra che il numero di reti neuronali che il nostro cervello sia in grado (nella sua massima potenzialità) di fare sia un numero enorme, ovvero 10 seguito da un milione di zeri. Veramente impressionante. Nell’universo non esiste nulla di più complesso del nostro cervello.
Ciò che siamo, lo siamo in funzione delle reti neuronali. Esse ci rappresentano. Tutto ciò che accade o potrebbe accadere, altro non è che l’espressione di queste reti e delle loro interconnessioni. Le reti si costruiscono da quando nasciamo, ma alcune vengono ereditate. Come l’inconscio personale che è la somma delle esperienze individuali e l’inconscio collettivo della specie.
Noi reagiamo in risposta ad uno stimolo e per comprenderlo, ricorriamo alle reti, che ci permettono una interpretazione. Quindi, uno stimolo fa si che nel cervello si attivino reazioni chimiche (sinapsi ad esempio); tale reazione produce una controreazione che può essere reattiva (un colpo di luce colpisce la retina? La controreazione è chiuderla) oppure emotiva che a sua volta riceverà una risposta, presumibilmente congruente.

Neuroplasticità e cambiamento – Opinioni e/o preconcetti

Può accadere che più reti siano interconnesse in modo stabile e duraturo. Quando questo accade, la reazione è quasi sempre la stessa. In questo caso le connessioni sono solide e difficili al cambiamento. In questi collegamenti possiamo racchiudere tutto ciò in cui crediamo, ad esempio le opinioni, ma anche le cose apprese. Ma in merito alle opinioni, queste divengono stabilizzate, consolidate, cristallizzate e quindi, per noi, indiscutibilmente vere. I circuiti neuronali si sono rafforzati a tal punto che è difficile alleggerirli. Difficile, ma non impossibile.
Finalmente siamo arrivati al punto oggetto del presente articolo: la neuroplasticità.
In altre parole, se è vero che un circuito neuronale può rafforzarsi, è anche vero il contrario, ovvero tali circuiti possono sciogliersi. In questo caso le reti, non più alimentate, perdono consistenza, si sfilacciano, si staccano e l’opinione che avevamo di quella persona, di quel partito, di quella squadra di calcio, etc, cambia.
Il nostro cervello funziona in modo tale da mantenere saldamente le nostre credenze, tende più a confermare che per il suo contrario. Se crediamo in una cosa, ad esempio un ideale politico, o l’opinione che abbiamo di una persona, ci rifiutiamo di vedere indizi che metterebbero in dubbio la nostra idea. Le discrepanze ci sono, lo percepiamo ma non le vogliamo vedere. Come dicevamo, il cervello funziona così e lo fa per farlo lavorare il meno possibile, per risparmiare.
Per favorire il cambiamento, potrebbe essere utile mettere in discussione la situazione attuale. Ciò facendo diviene possibile verificare l’esistenza di nuove prospettive non solo sul fatto in questione, ma anche su se stessi. Questa nuova impostazione fa maggiore chiarezza in noi stessi e permette la creazione di nuove reti neuronali e quindi il formarsi di nuove idee e opinioni.
Laddove diviene impossibile sradicare paure, pregiudizi e opinioni perché nascoste e schiacciate dalle resistenze, allora occorre valutare l’ipotesi di una psicoanalisi, l’unica in grado di penetrare nella profondità dell’inconscio e liberare antichi blocchi, permettendo una presa di coscienza liberatrice.

Condividi questo articolo sul tuo social network preferito