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Rivalità fraterna: quanto conta l’ordine di nascita

La rivalità fraterna

Rivalità fraterna: quanto conta l’ordine di nascita

Indice dell’articolo

Primogenito

Secondogenito

Terzogenito

Figlio unico


Alcune teorie sostengono che il primo figlio sarebbe più responsabile, il secondo tenderebbe alla indipendenza e il terzo ad essere imprudente.

Ma cosa c’è di vero?

È innegabile che ci si comporti in modo diverso con i figli, determinandone lo sviluppo e il carattere. 

 

L’ordine di nascita dei figli all’interno di una stessa famiglia, può influenzare lo sviluppo del loro carattere e della loro personalità complessiva?  

 

Diverse  ricerche condotte nel corso del tempo, sembrano confermare questa ipotesi, delineando anche le caratteristiche essenziali del primogenito, del secondogenito e del terzogenito.

Un autore che si è particolarmente interessato dell’argomento è Kevin Leman, che ha pubblicato i seguenti libri : “I vantaggi del primogenito ” e “Il libro sull’ordine di nascita“.

L’importanza dell’ordine di arrivo in famiglia è equivalente alla importanza della genetica e del genere. A sostenere questa tesi c’è tra l’altro, Gail Gross esperta statunitense del comportamento e della educazione.

L’ordine di nascita dei figli

In un suo articolo pubblicato su Huffington Post, ciò che è determinante per lo sviluppo, sarebbe proprio l’ordine di nascita dei figli, dal momento che il comportamento dei genitori sarà diverso con ognuno di loro. Spesso si dice che i fratelli sono completamente diversi tra loro e ci si chiede perché: ebbene, i fratelli li condividono ma in realtà, non hanno gli stessi genitori.  

Le richieste, le attenzioni, e le ansie riservate al primo figlio, sono completamente diverse da quelle dei figli che vengono dopo.

Ma vediamo, per ordine di arrivo, le differenze evidenziate dagli studiosi.

Rivalità fraterna: quanto conta l’ordine di nascita – Primogenito

Il figlio primogenito secondo l’autore sopracitato, riceve maggiori attenzioni da parte dei genitori, crescendo sotto un controllo più continuativo e persistente da parte loro, se confrontato al secondogenito.

Questo stretto controllo genitoriale, farà generalmente di lui un adulto che potrà essere molto conformista e tendente a difendere le autorità precostituite ma potrebbe diventare anche una persona di successo, con una forte tendenza alla leadership. Diversi presidenti Usa sono  stati  figli primogeniti. 

Frequentemente il figlio primogenito, rispetto ai fratelli più piccoli, possiede anche un QI lievemente maggiore, di circa 1 punto, 1,5.

La tendenza al conformismo del figlio primogenito è finalizzata a soddisfare i propri genitori o, in un’ottica psicodinamica, le loro aspettative interiorizzate in forma superegoica (l’istanza morale del Super-Io freudiano). Per questo, egli si impegna tanto, sia a scuola per raggiungere buoni risultati che, successivamente, nella vita, nel perseguire gli obiettivi che si propone. Generalmente vi riesce, grazie al costante sostegno  emotivo, educativo ed autorevole che i genitori forniscono.

Gli psicologi belgi Vassillis Saroglou e Laura Flasse, hanno pubblicato uno studio dal titolo “Personality and Individual Difference” nel quale affermano che il primogenito è caratterizzato da alcuni tipici tratti di personalità quali: competitività, responsabilità e convenzionalità.

I secondogeniti invece, cercando di trovare un loro spazio attraverso giochi ed una spiccata tendenza alla ribellione e, nel contesto dei rapporti famigliari, sono quelli che più tendono alla mediazione tra i diversi membri. 

I figli terzogeniti sono quelli tendenzialmente più creativi  ma anche quelli in genere, più nevrotici.

Uno studio condotto da Alan Stewart, psicologo americano, attraverso l’esame di 500 studi pubblicati lungo l’arco di venti anni, evidenzierebbe che il figlio primogenito può, più facilmente di quelli che lo seguiranno, sviluppare la tipica personalità del leader, con la tendenza a raggiungere le mete che si propone grazie anche alla maggiore fiducia in se stessi che lo caratterizza. Il suo conformismo e il forte desiderio di compiacere i propri genitori, favorisce questa evoluzione.

Per quanto riguarda il punto in più di quoziente intellettivo, che spesso i primogeniti hanno rispetto ai fratelli, si tratta di uno scarto talmente minimo da non avere, secondo gli studiosi, alcuna influenza nella vita quotidiana e forse, è dovuto alle maggiori attenzioni che riceve in tenera età.

Inoltre, poichè egli è anche generalmente il figlio che aiuta i genitori nella cura dei fratellini più piccoli, almeno in una prima fase della loro vita,  sembra probabile che ciò gli consenta di sviluppare notevoli capacità cognitive ed abilità di insegnante.

Rivalità fraterna:quanto conta l’ordine di nascita – Secondogenito

I secondogeniti invece, si caratterizzano per le loro capacità diplomatiche e tendono a sviluppare capacità di negoziazione. A causa della loro posizione critica, inizialmente successiva al primogenito e poi, tra quest’ultimo ed il terzogenito, acquisiscono la tendenza a mediare, in virtù della loro posizione critica.

Nonostante le loro capacità di negoziazione, quasi tutti i figli secondogeniti sono molto permalosi, ma anche quelli maggiormente socievoli, rispetto agli altri fratelli. I secondogeniti, hanno un carattere maggiormente comprensivo e flessibile oltre che collaborativo ma, ciononostante, essi sono anche molto competitivi e con tendenza a lottare per ideali di uguaglianza, che sono per loro molto importanti.

Sono tra tutti, i figli che ricevono minori attenzioni genitoriali e, rispetto a questo problema, tentano di cercare compensazioni, in una ristretta cerchia di amici, considerata come una estensione della famiglia e nella realizzazione professionale che spesso, avviene in età parecchio adulta.

I figli secondogeniti soffrono spesso della middle – child syndrome, che è legata al fatto di non poter nè godere dei vantaggi e delle attenzioni genitoriali del primogenito nè di tutte quelle concessioni che i genitori fanno generalmente al terzogenito, o comunque, al figlio  più piccolo. Lo spazio vitale del secondogenito è infatti, indefinito.

Naturalmente, anche se quasi tutti gli studi effettuati sull’argomento, hanno confermato le ipotesi dei ricercatori, non è solo l’ordine di nascita a permettere ed a caratterizzare la costruzione ed il delinearsi delle caratteristiche della personalità di un individuo, ma la sintesi di un insieme di fattori molto importanti, come la storia di vita, l’aspetto fisico, etc che tendenzialmente suggerisce un ruolo sia in famiglia che poi nella società. 

Le caratteristiche più ricorrenti dei figli, a seconda dell’ordine di nascita, sembra siano i diversi modi con cui cercano di attirare su di sè l’attenzione  e le cure dei genitori. 
Così il primogenito, lo fa con il conformismo e riconoscendo l’autorità, comportandosi in modo coscienzioso, cosa che gli consente di essere benvoluto e di sviluppare maggiore autostima e fiducia in se stesso e nelle proprie azioni.

Il secondogenito invece, a causa della sua posizione nel contesto famigliare, sperimenta un senso di estraneità alla famiglia ed un senso di frustrazione. Il secondogenito infatti, tende a sentirsi ai margini della famiglia e della società, sentendosi, a causa del suo posto indefinito e mai privilegiato nella famiglia, poco importante. Ugualmente in genere, se i fratelli sono tanti, si sentono i figli intermedi.

Rivalità fraterna: quanto conta l’ordine di nascita – Terzogenito

I terzogeniti, sembrano essere i figli maggiormente nevrotici; si attendono sempre di essere protetti dagli altri, come se questo fosse un loro dovere. Il terzogenito è generalmente il figlio iperviziato ed iperprotetto sia dai genitori che da almeno uno dei fratelli. E’ inoltre il figlio che  tende sempre o quasi, a creare un’alleanza con il primogenito ed a competere con il secondo.

Il terzogenito, arriva quando i suoi genitori hanno già acquisito una buona esperienza con i fratelli nati prima di lui e ciò fa si che essi non stiano attenti ad ogni suo piccolo sospiro come in precedenza. Se da una parte i genitori sono più rilassati, dall’altra, ciò porta il terzogenito a sviluppare una grande capacità seduttiva e manipolatoria nei loro confronti. Spesso, il terzogenito riesce a far fare ai genitori quello che vuole. E’ il figlio che generalmente gode di più libertà, grazie alla maggiore indulgenza sviluppata dai genitori rispetto ai suoi fratelli.

Non ultimo, ad essere importanti, sono anche le diverse etichette che i genitori e di conseguenza, i fratelli ed i parenti e gli amici di famiglia, attribuiscono ad ognuno dei figli, che possono avere, a livello inconscio, notevole influenza nello sviluppo della loro personalità come insegna la psicoanalisi e la Teoria dell’Attaccamento.

Bisogna inoltre considerare che ogni figlio di una stessa famiglia, è esposto ad un ambiente sociale diverso, in base al suo ordine di nascita e che ciò influenza profondamente il suo sviluppo, interagendo con le predisposizioni di base e con i diversi stili di accudimento dei genitori che sarà sempre diverso per ogni figlio.

Se infatti essi, con il primogenito tendono ad essere particolarmente attenti nelle loro cure e la maggior parte delle loro comunicazioni all’interno e all’esterno della coppia, che intercorrono dopo la nascita, vertono su quest’ultimo, dopo la nascita del secondo figlio, si assiste ad un atteggiamento più rilassato (in virtù della maggiore esperienza come genitori) e le comunicazioni tendono a privilegiare problematiche diverse.

Con la nascita del terzo figlio, i genitori, pur lasciando ad esso più libertà e spazio di manovra, anche per manipolarli per i propri scopi, tornano ad essere iperprotettivi, in misura anche maggiore.

Rivalità fraterna: quanto conta l’ordine di nascita – Figlio unicofiglio-unico

I figli unici, sotto certi aspetti, sono simili ai primogeniti  e come questi, tendono al perfezionismo, vivendo sempre alla ricerca di attenzione da parte dei genitori.
Il figlio unico tende a credere o anche, ad essere del tutto convinto, praticamente per tutta la sua vita e diversamente da figli che hanno altri fratelli, di avere molti più diritti di altri. Diritti che in realtà non ha (se si esclude il fatto che non dovrà dividere nulla).

Il figlio unico, similmente al primogenito, tende a  sviluppare una personalità di tipo conformista, preferendo, ed aderendo molto presto, ad una autorità istituzionale, iniziando da quella dei suoi genitori e  comportandosi presto come un piccolo adulto.

La mancanza di confronti continuativi con i suoi coetanei e la mancanza di una sana rivalità fraterna per accaparrarsi le attenzioni genitoriali, che egli già ha senza lottare, lo predispongono a sviluppare un carattere dipendente ed insicuro. Essere figli unici, come confermato da alcune ricerche, comporta dei vantaggi e dei limiti a livello evolutivo.
Per quanto riguarda i vantaggi, non è trascurabile l’importanza di avere per sè tutte le attenzioni dei genitori, che spesso in questa situazione, tendono a stimolarlo a raggiungere mete ambiziose, offrendo sostegno e trasmettendogli la sensazione di potercela sempre fare, grazie allo sviluppo di un’elevata autostima e fiducia di base, sia in sè che verso l’altro. 

Tra gli svantaggi, vi è la possibilità, niente affatto remota, che egli diventi un bambino iperprotetto a causa di eccessive cure dei genitori, arrivando spesso a sviluppare un legame di dipendenza  eccessivo con la figura materna che può rendere particolarmente problematica la risoluzione del normale processo di separazione ed individuazione

Inoltre, il figlio unico, a causa del forte investimento affettivo che i genitori fanno su di lui, può essere soggetto ad eccessive richieste di perfezione così come loro si aspettano, richieste dovute in realtà,  al bisogno di compensare i propri difetti oppure per superare delusioni proprie o, ancora, per perseguire obiettivi che per loro sono rimasti irraggiungibili.

Il figlio unico, essendo solo e senza fratelli con i quali sviluppare legami affettivi e lottare in modo sano per le attenzioni genitoriali, è privo di una esperienza  base, quella della rivalità tra fratelli. Questo può causargli maggiore ansia ed aggressività nascosta, oltre a sentimenti di dipendenza.

L’esperienza della rivalità fraterna, è infatti una tappa evolutiva molto importante per un adeguato sviluppo del comportamento sia aggressivo e competitivo, che di quello cooperativo del bambino.

Un altro svantaggio del figlio unico è rappresentato dal fatto che crescendo in un contesto  pieno di adulti, egli può divenire un bambino precoce, cioè imparare già da piccolo a comportarsi e ad agire “da adulto”, perché interagisce e socializza sempre in un mondo di adulti, con i quali passa la maggior parte del suo tempo, da quello con i genitori ed i parenti per passare poi a quello con gli amici dei genitori, ecc., imparando così, ad imitarne i modelli comportamentali e le loro abilità.

Se è vero che il figlio unico ha il privilegio di vivere un rapporto esclusivo con i suoi genitori, che gli consente di porre delle basi adeguate per lo sviluppo di una buona autostima, d’altra parte, egli corre però il rischio di rimanere impigliato in queste cure, come in una rete che può imprigionarlo fino ad impedirgli di sviluppare adeguate relazioni affettive e sociali extrafamigliari.

Questo perchè, proprio queste cure, possono fargli credere che i legami famigliari siano più importanti di ogni altro e quindi, gli sarà  poi estremamente difficile uscirne, per crearsi una vita affettiva indipendente e che abbia, in base ai suoi principi, un fondamento ed un senso.

Il figlio unico può crescere come un piccolo ometto viziato e, a causa della mancanza di scambi e piccole rivalità con i suoi coetanei, dipendente dalla famiglia e timoroso verso il mondo esterno e situazioni che non conosce o nelle quali non avverte  la sicura presenza, accanto a sè, della protezione famigliare.

In definitiva, il figlio unico, ha in comune alcune caratteristiche basilari del figlio primogenito e del terzogenito o comunque, ultimogenito, soprattutto per bisogno di protezione, a causa del modo in cui viene cresciuto in famiglia.  

L’autore psicoanalitico che maggiormente ha studiato le caratteristiche di personalità in rapporto all’ordine di nascita nella famiglia, è Alfred Adler, anzi, in questo settore, egli è stato un vero e proprio pioniere.

A cura della D.ssa Elisabetta Lazzari

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