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Non sono mai soddisfatto di me

Quante volte ci siamo detti: non sono soddisfatto di me!

Chi più, chi meno, ma tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto questa riflessione.

Una volta fatta questa constatazione però, qualcuno ha poi, dopo una opportuna rielaborazione, fatto qualcosa e le cose sono cambiate. Altre invece non hanno fatto nulla e le cose sono rimaste com’erano, ma il tutto è stato archiviato con una scrollata di spalle.

In questo articolo vorrei parlare però di quelle persone che ‘viaggiano’ perennemente con questo senso di insoddisfazione. Un senso che non molla, non da tregua, non da scampo.

Un sensazione che ha effetti sul corpo (stanchezza, depressione, fiacca, malavoglia per ogni cosa) e sulla mente (tristezza, disistima, senso di inadeguatezza, malumore, irrascibilità, …) che spesso, troppo spesso, viene sottovalutata, archiviata momentaneamente come una cosa fastidiosa (una mosca che si posa sulla mano) oppure come invalidante (un elefante che ci passa sopra).

Viviamo in un contesto, in un mondo, in un arco temporale, … ove tutto è possibile. Tutto ma anche il suo contrario. Allora se tutto è possibile, anche trovare il modo per essere soddisfatti, sta nelle potenzialità di tutti.

Ma se commettiamo l’errore di vedere l’erba del vicino, la nostra ci parrà sempre meno verde.

Quando non abbiamo ciò che desideriamo, quando il nostro umore non è quello che vorremmo, quando le emozioni che proviamo sono diverse da quelle che vorremmo, quando non … etc, allora siamo insoddisfatti.

Vorrei escludere dalla discussione situazioni ove il sentimento di insoddisfazione abbia senso, come ad esempio nelle situazioni concrete (perdita di un lavoro, un amore, la salute, etc).

Focalizziamoci su quelle situazioni ove l’insoddisfazione ha una natura esistenziale.

Una natura del tipo: non sentirsi importante per nessuno, non sentirsi amati oppure di appartenere ad un gruppo, percepire la propria vita come noiosa, …

Ma anche, sentirsi come si sentono certe persone (forse un po’ snob) che non sono nè appagate né contente pur avendo, ad esempio, anche una ‘bella’ vita, appagante e piena di fatti che gratificherebbero tutti, tutti meno loro, perché in loro c’è sempre qualcosa che ‘…. manca.

Questi strani personaggi proprio non ce la fanno, nonostante tutto, ad essere felici. Perché? Perché sono alla ricerca della perfezione assoluta e la felicità sempre e comunque è una cosa che prima o poi arriverà, ma di certo non ora, non in questo momento, mai in un ‘presente’. Persone che non sanno vivere le emozioni per quello che sono, semplici ed elementari, come un bicchiere d’acqua fresca; per loro le emozioni dovrebbero essere simili al più raffinato dei cocktail che ovviamente nessun barman ha ancora creato. Per loro la realtà non è mai appagante perché per loro, nella loro mente, c’è ben altro, rispetto a ciò che c’è ora; il loro ‘ben altro’ ha ovviamente la connotazione di una grandiosità che non trova mai un riscontro terreno, appartenendo forse ad un qualcosa di ‘ideale’ che, come tale, non esiste ne mai esisterà (infatti l’ideale è e rimane ‘l’essere che non è’. Per questi soggetti (fortunatamente non tutti gli insoddisfatti), chi si ‘contenta’ dell’acqua fresca, non può che essere un mediocre, rendendosi quindi, tra l’altro, odiosi e antipatici. Chi, rispetto a questo tema, reagisce nel modo descritto, ovvero in modo snobbistico, può solo sentirsi completamente appagato da un qualcosa che, come dicevamo prima, non può che essere speciale.

Tali persone però, in fondo hanno una scarsissima autostima. Raramente hanno la reale percezione del loro reale valore e la grandiosità delle loro aspettative (mai realizzabili) che in realtà tradisce solo la consapevolezza che la loro autostima vacilla continuamente. Anche per questi soggetti, la soluzione è sempre la stessa: vivere come un comune mortale che si sa, è limitato  e limitante.

Ma quando accade che l’insoddisfazione diviene più lacerante?

Quando qualcuno (o noi stessi) o qualcosa ci impedisce la piena gratificazione dei nostri desideri.

Quando poi queste insoddisfazioni non vengono percepite dagli altri, possono manifestarsi alcune somatizzazioni anche  invalidanti.  Un possibile esito lo troviamo anche nella depressione, in particolar modo quando per qualsivoglia motivo si decide di rinunciare a lottare.  

Positività della insoddisfazione

Quando abbiamo fame, ci sentiamo insoddisfatti e questo ci induce a pranzare tutti i giorni, anche più volte al giorno. Tutto ciò ci spinge anche a fare di tutto per avere i mezzi per garantirci la soddisfazione di questa esigenza primaria.

Se non facciamo l’amore oppure un nostro progetto non si è realizzato, torniamo ad essere insoddisfatti, almeno fino a che …

 Tutto è un giro vizioso (o virtuoso). L’insoddisfazione innalza la tensione finchè non avviene la scarica e proprio in quel momento, forse per poco, siamo felici. La felicità è assenza di tensioni. L’insoddisfazione (la sofferenza) innalza la tensione ed è un modo per giungere alla felicità. Un esempio valido per tutti è certamente l’amore. Con questo sentimento è possibile raggiungere entrambi i vertici: la felicità e l’infelicità.

Da tutto questo si evince che chi è assolutamente privo di insoddisfazione, ha qualche problema.    

Nel mondo in cui viviamo c’è sempre vento. Il vento (pneuma, spirito) sposta l’aria tra due ambienti con pressione differente. Cosi accade anche dentro di noi. L’insoddisfazione è foriera di vitalità. Una vitalità che spinge all’azione, necessaria per cambiare il nostro stato.

Nel mondo c’è una totale alternanza: giorno e notte, le stagioni, etc. Cosi come in noi. Abbiamo tutti una medaglia che contiene due facce, in una c’è la felicità o il bene, nell’altra l’infelicità o il male.

Non basta soddisfare tutti i desideri per essere felici, questo lo sanno tutti. Chi sta male fa di tutto per star meglio e così via, in un incessante e continuo flusso d’aria che passa da uno strato all’altro, fine alla fine dei tempi.

Tuttavia non potremmo mai essere totalmente soddisfatti dal momento che una quota di insoddisfazione è insita in noi essere umani ed una molla che ha promosso e promuove costantemente il processo evolutivo. .

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