Disturbo Post Traumatico acuto da stress

dptDisturbo post traumatico da stress

Il Disturbo Post Traumatico da Stress, ed il Disturbo Acuto da Stress presentano una sintomatologia molto simile; ciò che li differenzia in tal senso è la durata dei sintomi.

Non esistendo linee guida specifiche e definite per la psicoterapia del Disturbo Acuto da Stress, si ritiene utile sottoporre le persone che ne soffrono a trattamenti psicoterapeutici simili a quelli utilizzati per il Disturbo Post Traumatico da Stress quali la psicoterapia cognitivo comportamentale (sintomi) e la psicoterapia psicodinamica (processi).

E’ sempre più diffusa a livello clinico, l’idea che un trattamento precoce del Disturbo Acuto da Stress possa ridurre le possibilità che esso evolva in una forma cronica di Disturbo Post traumatico da Stress.

Nello specifico del trattamento immediato del Disturbo Acuto da Stress, vediamo che esso dovrà essere articolato su più livelli.

Innanzitutto è necessario curare eventuali ferite o lesioni organiche e tenere sotto controllo sintomi cardiocircolatori come ipertensione ed aritmie cardiache che potenzialmente, possono essere letali. E’ quindi necessario controllare lo stato acuto di ansia, agitazione ed irritabilità, i sintomi dissociativi e proteggere il sonno della persona.

Si può intervenire in questa fase con psicofarmaci ansiolitici e antipsicotici a basso dosaggio. Sono utili anche per prevenire rischi psicopatologici legati a gravi disturbi dell’umore, con particolare riferimento agli esiti possibili di una depressione maggiore, antidepressivi e stabilizzatori dell’umore.

E’ necessario però non confondere un processo di lutto che avrà in generale la sua naturale risoluzione con l’esordio della depressione che consegue ad un trauma, per quanto tale distinzione non sia molto semplice e richiede prolungati contatti con la persona traumatizzata.

Come vedremo più avanti per la psicoterapia, anche un trattamento farmacologico troppo precoce per la depressione, prima che il processo di lutto si sia concluso attraverso tutte le sue fasi, può essere deleterio, perché non avrebbe senso comprimerlo o accelerarlo a forza, poiché ogni persona ha i suoi tempi che dovranno sempre essere rispettati.

Affinché il lutto si compia in seguito ad un evento traumatico, come una violenza sessuale o fisica, o la perdita improvvisa di un proprio caro, una catastrofe naturale, … è necessario che la persona passi attraverso una serie di fasi, quali un’esperienza acuta di angoscia e di disperazione, il confronto con la situazione che si è vissuta ed il nuovo assetto, per arrivare poi alla risoluzione, cioè al superamento del dolore psichico normale connesso all’esperienza drammatica vissuta.

Soffocare il lutto con dei farmaci potrebbe comportare in seguito la necessità di confrontarsi con la stessa esperienza, quando la situazione interna non è favorevole e le difese non sono più quelle appropriate, cosa che darebbe luogo ad un’angoscia insormontabile che potrebbe provocare una fuga dalla reale elaborazione intrapsichica dell’esperienza, che verrebbe ingoiata senza essere metabolizzata con ulteriori e successivi evitamenti.

Un aspetto fondamentale di ogni esperienza traumatica è che essa scatena una serie di meccanismi di difesa di tipo fobico quali innanzitutto l’evitamento, che può generalizzarsi a tal punto che il soggetto può  cercare di evitare di ascoltare o/e pronunciare alcune parole collegate al trauma perche possono scatenarne il ricordo e l’emozione di paura ed impotenza ad esso connessa vissuta dal soggetto.

In una prima fase del trattamento di un soggetto affetto da Disturbo Acuto da Stress è poco utile cercare motivazioni profonde mentre è necessario cercare di aiutarlo a riprendere il prima possibile in mano la propria vita, affrontando le paure da cui è paralizzato con una psicoterapia per “evitare” che i sintomi di evitamento, oltre a quelli tipici come l’insonnia si cronicizzino in un disturbo post traumatico da stress.

Poiché ogni trauma è scatenato da un evento critico ma non tutte le persone che vivono un evento o esperienza critica presentano poi un Disturbo Acuto da Stress o un Disturbo Post Traumatico da Stress, è evidente che in alcuni individui è presente una personalità con alcune aree di vulnerabilità che le predispongono maggiormente di altre a rispondere in un certo modo, legate tanto ad esperienze precedenti e non ben integrate avute nel corso del proprio sviluppo, in particolare nei primi legami di attaccamento, ma anche alle zone di sé oscure,  la cui conoscenza potrebbe rafforzare il soggetto ed aiutarlo a migliorare i suoi meccanismi di difesa.

Per questo motivo, una volta attutita la sintomatologia acuta legata all’evento traumatico, sul lungo termine, per evitare risposte traumatiche ad eventi critici ma tipici della vita, oltre a migliorare la capacità di evitare per quanto possibile ulteriori traumi, riconoscendo quelle situazioni che potrebbero causarli, è utile una psicoterapia ad orientamento psicodinamico che consenta di esplorare quelle zone della propria personalità vulnerabili ed integrarle nella personalità complessiva.

Si tratta di zone inconsce che non riuscendo a dialogare con la nostra coscienza, la influenzano però facilmente in modo negativo soggiogandola orientando anche i nostri comportamenti in modo diverso da come in effetti vorremmo, facendoci anche magari esporre  a situazioni per noi rischiose e potenzialmente traumatiche.  

Può essere utile un approfondimento in merito al trauma e ai primi studio psicoanalitici iniziati sa Freud

A cura della d.ssa Elisabetta Lazzari

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Autore dell'articolo: domenico bumbaca