Il tempo nella dinamica dell’inconscio

la percezione del tempo che passa

L’importanza del tempo dal punto di vista psicologico

L’importanza del tempo presuppone la conoscenza del significato del termine da tutti i punti di vista.

Partiamo da qualche spunto filosofico preso da Kant, che sosteneva che il tempo e lo spazio sono solo categorie mentali e non pragmatiche, ovvero non derivano dall’esperienza, anche se ogni nostra azione si colloca sia nel tempo che nello spazio.

Prima di lui, S. Agostino ammetteva che il tempo non esiste, perché è solo una nostra percezione, dal momento che la realtà è fuori dal tempo.

Nella quotidianità abbiamo diversi modi per misurare il tempo. Ad esempio usiamo gli orologi per misurare il tempo e il metro per misurare lo spazio ed entrambi si basano sulla meccanica Newtoniana.

La misurazione del tempo psicologico

Ci hanno insegnato che le leggi fisiche sono in grado di determinare, anche con grande precisione, il movimento dei corpi. I principi di causa ed effetto sono noti a tutti. Tutti sono d’accordo nel sostenere che la causa precede necessariamente l’effetto. Su questo siamo tutti concordi, lo sperimentiamo tutti i giorni.

Il mondo sembrava quindi caratterizzato da una evidente prevedibilità. Se sparo un colpo di cannone sono in grado di prevedere il suo moto e quindi sapere dove cadrà.

Sulla base di quanto brevemente abbiamo citato sopra, fino a tutto il ‘900, si aveva la ferma convinzione che l’universo poteva essere interpretato come un qualcosa di statico.

Poi è arrivato il 20° secolo che, con tre belle teorie, stravolge tutto: le teorie Einsteiniane della relatività ristretta e generale, relative al macrocosmo e quella quantistica del microcosmo.

La teoria della relatività ristretta

Il tempo non è più assoluto e viene dimostrato dall’esempio dei due gemelli, uno fermo e l’altro in viaggio. Quello fermo, invecchia prima di quello in viaggio, dal momento che viaggiando, il tempo scorre più lentamente. Esempio estremo: l’orologio di chi viaggia alla velocità della luce starebbe fermo.

Un esempio importante è dato dalla velocità della luce. Se osservo l’ora su un campanile e il mio orologio, entrambi segnano la stessa ora ma, l’ora che vedo sul campanile impiega più tempo per giungere ai miei occhi, rispetto il tempo della lettura dell’orologio da polso. Questo fatto è assolutamente ininfluente nella vita di tutti i giorni, ma basta pensare che la luce che vediamo giungere dal sole è partita 8 minuti fa, per rilevarne l’importanza dell’osservazione.

La teoria della relatività generale

Si riferisce alla curvatura dello spazio, per effetto delle forze gravitazionali e dei buchi neri.

La teoria quantistica

In questo ambito siamo nella più assoluta indeterminatezza. Non siamo assolutamente in grado di stabilire il moto di un elettrone, ma solo di fare delle previsioni. Un esempio per tutti è rappresentato dall’esperimento del gatto di Schrodinger (un esperimento mentale dimostra che apparentemente il gatto è vivo e contemporaneamente morto).

Esiste poi il principio di indeterminazione ove si afferma, dopo averlo dimostrato scientificamente, che non possiamo stabilire, nello stesso momento, la velocità e la posizione di una particella, dal momento che tale particella potrebbe essere in qualsiasi posto dell’universo.

In sintesi, per Newton, il tempo è paragonabile ad un fiume che scorre avendo sempre la stessa portata; Einstein invece cambia questa idea perché ha unificato lo spazio e il tempo in un’unica entità, lo spazio-tempo che è di 4 dimensioni; c’è chi inoltre è dell’idea che sono solo i cambiamenti che creano l’illusione che il tempo scorre e non il contrario.

Cioè, il tempo non esisterebbe dal momento che altro non è che una serie di adesso. Inoltre c’è chi ipotizza l’esistenza di una quinta dimensione o addirittura l’esistenza di infinite dimensioni che però, al momento, non è possibile verificare.

Tempo e psicologia

Partiamo dal principio freudiano del processi primari (quelli dell’inconscio) e quelli secondari (della coscienza).

Dire ad esempio: l’aggressività è innata, equivale a dire: l’aggressività è primaria, cioè istintiva. Ci siamo nati. Poi diviene secondaria, ovvero, attraverso l’educazione, la cultura, le norme, la sublimiamo e la facciamo diventare secondaria, ovvero sotto il controllo della coscienza.

Nell’inconscio vige tutto ciò che è primario, mentre nella coscienza tutto ciò che è secondario.

Del resto, l’inconscio si esprime i modo simbolico e metaforico (come nei sogni), mentre la coscienza, in modo ordinato e razionale.

il tempo e lo spazioBene, ciò detto, nel sistema primario (inconscio), sia il tempo che lo spazio non esistono. In ossequio a Kant, S Agostino e molti altri, il tempo e lo spazio sono solo un’invenzione dell’Io.

Grazie a questo stratagemma, ci è permesso vivere nel nostro tempo in modo ordinato e funzionale.

Se desidero uscire con una persona, il tempo per me, è rappresentato dai minuti che intercorrono tra ora e l’ora dell’appuntamento. In termini psicodinamici, il mio bisogno genera un aumento della tensione psichica, che si riduce appena questa pulsione è stata soddisfatta.

Un esempio più eclatante ci viene dal mondo della dipendenza, da alcol o da droga. Il tempo è scandito dall’assunzione della droga stessa. Nel mezzo, il tempo non esiste. Non esiste perché tutte le sue pulsioni sono soddisfatte. Appena risale la tensione (in virtù dell’astinenza) il soggetto desidera un’altra dose e il tempo ricomincia a scorrere; dopo la dose, il tempo non ha più importanza.le vie del tempo inconscio

Dal tempo assoluto siamo passati al tempo relativo. In questa nuova visione e in quella più specifica della relatività ristretta, nulla descrive il presente e non è possibile rappresentare il tutto, in una successione di eventi, dal momento che solo l’investimento di energia crea gli eventi di cui si parla.

Come dicevamo sopra, per l’inconscio, il tempo non esiste perché nell’inconscio il tempo non c’è.

Da ciò ne scaturisce tutta l’attività fantasmatica, ovvero mi posso pensare in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo. Possiamo anche dire che, nel nostro inconscio, proprio perché senza tempo, siamo immortali.

Lo stesso Lacan, sullo stesso tema, afferma che la morte non esiste dal momento che non riguarda mai noi, ma sempre e solo gli altri. Un po’ come accade (forse) negli animali.

Non hanno la coscienza di morire. Solo l’essere umano (coscienza) sa di dover morire, anche se non lo si pensa mai per se stessi ma sempre per gli altri, quindi, se un paziente dice di aver paura di morire, l’analista sa benissimo che questa paura è solo una proiezione di una paura più inconscia.

Dal momento che nell’inconscio vige il principio del piacere, la paura più grossa è proprio quella del suo contrario, simboleggiata dalla paura della castrazione, quindi del non godere.

Come dicevamo, Freud sosteneva che l’atemporalità è una caratteristica tipica dell’inconscio. In contrapposizione al principio di realtà caratterizzato dalla linearità del tempo, il principio del piacere non cede ai limiti posti dal tempo e da tutto ciò che è materiale e fisico.

Da ciò si evince che gli umani navigano lungo  due registri completamente differenti:

  • il tempo percepito come linearità, si associa al principio della realtà;
  • il principio del piacere caratterizzato dall’atemporalità 

dove entrambi possono coesistere senza conflito e spesso anche in armonia.

Quindi, dicendola con Freud,  il tempo del sogno è caratterizzato dal principio del piacere mentre la nostra quotidianità viene vissuta con quello di realtà. L’armonia e l’equilibrio tra questi due registri (del tempo) esalta tutte le possibilità a disposizione della nostra psiche.

Questa visione integrata, allarga la creatività e ogni forma di conoscenza e mantiene viva e piena di significato l’esperienza del passato offrendoci la possibilità di osservare il presente e il futuro in una modalità più consapevole.

Dov’è il problema

Quando prevale il registro del piacere (atemporalità) a discapito della realtà (linearità del tempo) non riusciamo a vedere i limiti che comporta, perchè  ci percepiamo onnipotenti dal momento che tutto è possibile anche laddove non lo è affatto.

Il contrario è ugualmente deleterio perchè corriamo il rischio di affogare in un mare di sterile concretismo che deprime e inibisce ogni spunto creativo.

Conclusione

La conclusione della terapia avviene quando, almeno in quell’arco di tempo relativo, il Paziente sente di non sentire più necessario il Terapeuta. Avviene proprio nel momento in cui si riesce finalmente a percepere chiaramente le due cose ovvero:

  • la linearità del tempo della coscienza, del tempo biologico, del principio della realtà;
  • l’atemporalità dell’inconscio, ovvero del principio del piacere.

Ecco che finalmente può raccontarsi e vivere la propria linearità temporale, o meglio l’arco del suo tempo relativo, mantenendo però la sua specificità e creatività, riuscendo a tollerare tutto ciò che di frustrante la realtà a volte ci propina, ma trovando anche lo spazio mentale per desiderare. In altre parole a sopportare adeguatamente il paradosso tra i due sistemi spazio temporali

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