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Le caratteristiche di una psicoterapia

gli obiettivi di una psicoterapia

una buona psicoterapiaCom’è noto, esistono diverse scuole psicoterapeutiche e con diverse modalità ma, al di là di queste differenze, alcune cose sono comuni a tutte.

I punti qualificanti per una psicoterapia si riferiscono ai soggetti in campo:

  • il  terapeuta e il / i pazienti.

Terapeuta

Ovviamente deve essere un professionista preparato e in grado di far fronte alle difficoltà poste dal paziente. Il terapeuta, oltre ad avere la giusta formazione, deve essere in grado di metterla in pratica e di essere, nel corso della terapia, ciò che dice.

Il terapeuta ha una lunga formazione, difficilmente inferiore ai 10 anni. Oltre alla laurea di 5 anni (3+2) deve fare un tirocinio di un anno e almeno 4 anni di specializzazione. Insomma, il terapeuta è un professionista che deve essere molto motivato. L’iter formativo è molto impegnativo.setting terapeutico

Impara sui libri e nella pratica ma anche nella formazione, che deve essere continua, altrimenti corre il rischio di appiattirsi sempre sulle stesse cose.

Un terapeuta deve fare a sua volta una propria terapia (secondo la scuola di specializzazione di appartenenza). Per essere un terapeuta, non basta studiare, occorre anche fare un percorso personale che lo porta a conoscersi meglio e a sciogliere i suoi inevitabili nodi. Risolvendo le proprie conflittualità, stando davanti al paziente, è in grado di ascoltare, comprendere, aiutare e a gestire il burnout.

Un T, accoglie il paziente senza giudicare. Il paziente non è malato, non è problematico: il P ha un problema e in quanto tale, va risolto.

Quindi, un T è in grado di definire il proprio approccio, le proprie competenze e le aree in cui può o non può intervenire, perché non di propria competenza.

E’ ovviamente in grado di spiegare come si svolgerà la terapia, in che orari, i costi e tenterà di fare alcune ipotesi circa la durata (ripeto: ipotesi! nessun terapeuta è in grado di dire quanto realmente durerà).

Pur utilizzando la stessa metodologia, difficilmente l’approccio sarà identico per ogni paziente. Ogni paziente ha la sua specificità e ogni specificità richiede un intervento specifico.

Il T non impone il proprio punto di vista, non suggerisce ma semmai da spunti, non giudica ma accetta e aiuta il P a comprendersi meglio. Il P e il T, non sono amici e non hanno rapporti al di fuori del setting terapeutico. Qualora accadesse (anche il T è un essere umano) la terapia si interrompe e il T invia il P ad un collega di fiducia.                 

Paziente

Il paziente deve essere motivato. Deve esser lui a voler fare la psicoterapia. Non deve essere spinto da qualcun altro. Poiché il percorso è lungo, costoso, e richiede un dispendio di energia, la motivazione è essenziale. Se manca, è statisticamente provato che la psicoterapia si interrompe prima della conclusione.

Chi non è motivato, pur ammettendo di avere un problema, ritiene responsabile l’altro. Ho un problema ma la colpa non è mia ma dell’altro quindi, a cosa mi serve la psicoterapia?

Una volta un madre viene da me e mi chiede di intervenire perché il proprio figlio (adulto) ha un problema (e me li elenca tutti); la invito a venire con il figlio che a sua volta sostiene esattamente la stessa cosa. Nessuno dei due si attribuiva la minima responsabilità, pur ammettendo che nella loro relazione c’era un problema.

Quando un P è motivato? Da cosa lo si evince. Ci sono alcuni utili indicatori che rispondono a questa domanda. Il P fornisce tutte le informazioni necessarie, ne parla con amici e parenti, si informa su libri e articoli vari presenti in rete, cerca il professionista di persona, al telefono o per email. Paga le proprie sedute e cerca personalmente le risorse finanziarie necessarie. L’iter terapeutico presuppone una piena collaborazione e un P dovrebbe riflettere su tutto ciò che emerge nel corso delle sedute, portare sogni, discutere di eventuali intuizioni, etc.

La relazione terapeutica

Tra i due soggetti (P e T) dovrebbe instaurarsi una buona relazione e anche in questo caso ci sono dei segni che ci evidenziano come vanno le cose.

Tra i segni, c’è la reciproca fiducia, collaborazione e rispetto (puntualità negli appuntamenti, premura nell’informare di eventuali ritardi, segretezza su quanto accade, rispetto dei tempi del pagamento, etc.).

Gli obiettivi posti all’inizio della terapia sono ovviamente realistici e concreti e qualora qualcosa dovesse incrinarsi, entrambi sono disponibili alla discussione e alla risoluzione del problema.

Nel corso della terapia, tutto è focalizzato sul paziente, che forse per la prima volta è in grado di esplorare i propri vissuti e le proprie convinzioni in modo approfondito e accurato. In questa dinamica, il P si sente accolto e ascoltato. Apprezza il fatto che il T non si distrae e che ricorda i fatti salienti emersi nel corso degli incontri. E’ sempre il P che decide cosa raccontare o cosa accettare degli eventuali spunti forniti da T. Infine, il T parla di se raramente e solo se necessario, ovvero solo se può essere utile alle dinamiche in gioco. Il T raramente è logorroico ma allo stesso tempo non perennemente silenzioso. Nel corso del percorso terapeutico ogni sforzo deve tendere verso la consapevolezza, che porta il P a conoscersi sempre di più. Questo processo fa si che le inevitabili conclusioni e sintesi sono percepite dal P ogni giorno di più. Affinchè ciò accada, è necessario il rispetto dei tempi del P (e quindi il T non ‘spinge’ ma induce alla riflessione, incoraggia una dialettica con le emozioni e attende che il P giunga da solo alle SUE conclusioni). Può essere utile la metafora del frutto che andrebbe colto solo quando è maturo, né prima e possibilmente né dopo. Il T, ovviamente prepara costantemente il terreno affinchè ciò accada.

Tutto questo inevitabilmente ha effetti sulla vita quotidiana e non rimane relegata al setting. L’obiettivo di ogni psicoterapia è quello di promuovere nuovi comportamenti, generati anche grazie al processo della funzione trascendente. In questa nuova prospettiva, il P impara ad attuare tutti quei comportamenti di cui prima ne aveva paura ed è in grado di valutare e affrontarne i rischi. Come ulteriore beneficio, lo stato vitale del P si innalza e comincia a percepire una maggiore fiducia per affrontare tutte le sfide che lo attendono. Questo miglioramento dell’umore è percepito anche dalle persone che gravitano nella vita del P. Ogni minimo cambiamento, genera inevitabilmente una risposta di pari segno da parte di tutti. Finalmente smette di fare solo ciò che gli altri vorrebbero da lui e comincia a fare principalmente ciò che lui desidera. Comincia a dire di no, ma non in modo aggressivo e in opposizione al modo passivo precedente, ma finalmente utilizzando un modello di comunicazione più funzionale, ovvero il modello assertivo. Smette quindi di comportarsi in modo automatico e comincia a chiedersi perché e soprattutto ad analizzare quali sono i suoi veri bisogni. Ecco che finalmente opera scelte che condivide pienamente perché le sente giuste per se. Riesce a liberarsi più facilmente di eventuali dipendenze e ad esprimere finalmente i proprio bisogni e le proprie emozioni migliorando la propria vita relazionale. Finalmente percepisce ciò che è giusto, avvicinando le persone e le situazioni che lo fanno star bene e allontanando le altre. Impara a risolvere le cose da solo, migliorando autostima e forza interiore. Può finalmente dedicarsi ai propri interessi e alle proprie attitudini che lo porteranno a fare le cose che sono in sintonia con il proprio daimon.

Questi miglioramenti sono ovviamente stabili nel tempo, infatti dopo la conclusione il P è soddisfatto e comunica questa soddisfazione senza remore. Nel tempo ricorda il percorso e il T con simpatia e affetto. Questa stima si concretizza anche con l’eventuale invio di altre persone che a suo giudizio potrebbero trarne giovamento. Il fatto che il percorso sia terminato, non implica necessariamente con non possano emergere altri temi su cui sente la necessità di lavorarci su e quindi richiedere altri incontri terapeutici.

La crescita personale, non si interrompe mai. Il processo di individuazione, come dice Jung, dura tutta le vita.

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