Dove sono gli uomini?

i limiti del maschio moderno

dove sono finiti gli uominiDove sono gli uomini?

Di recente è uscito un libro dello scrittore Simone Perotti, che, oltre a fare lo scrittore è anche un conduttore televisivo nonché skipper.

In quest’ultima attività, ha constatato che spesso, ai sui annunci di viaggi, l’85% delle risposte (e viaggiatrici) erano di donne. Riflettendo sul fenomeno e constatando che anche ai suoi ‘colleghi’ capitava più o meno la stessa cosa ha deciso di ‘studiarci un po’’.

Il metodo usato non ha la presunzione di essere strettamente scientifico ma, si sicuro, qualche utile informazione e spunti su cui riflettere ne offre.

Dallo studio emerge un quadro forse troppo desolante ma che sicuramente fa affiorare qualche problema anche se certamente non ‘il problema’.

Il quadro che dai suoi dati ne esce ci mostra un uomo che non è più il protagonista principale e assoluto.

Sicuramente le redini del potere sono ancora nelle sue mani, sicuramente non vacilla, occupa sempre i posti più alti ovunque, sia nel pubblico che nel privato però, dice il libro, non è felice, non è allegro, ed è molto, molto scontento.

Dallo studio, sembra che è letteralmente sparito (da qui il titolo del libro). L’uomo sembra privato delle caratteristiche del maschio, è perduto spaesato, sfuggente e arretra di molto il passo delle donne.

Se in montagna si va alla velocità del più lento, oggi, nella quotidianità andremmo veloci come tartarughe e in testa ci sono le donne che vengono descritte come estremamente vitali e ancora, lungo la strada, che sembra non finire mai, della emancipazione.

uomini dove sieteIl quadro, forse troppo desolante, ci mostra un uomo in profonda crisi, impoverito delle caratteristiche maschili anche se, questa presunta crisi, viene negata e di certo non accettata.

Reagiscono male alle frustrazioni non sapendo più gestirle, restano statici, sono insoddisfatti, impauriti senza certezze e assolutamente incapaci di vedere il problema, che nella fattispecie, prende il nome di ‘questione maschile’.

Questa ‘questione’ viene affrontata dal Perotti, visto che, al momento, come dicevamo sopra, nessun maschio ne vuole parlare, né sentir parlare (il che è peggio). Molti uomini hanno smesso di essere il maschio alfa e preferiscono fare il gregario, ruolo più comodo e meno impegnativo. Insomma, sembrerebbe che l’uomo, pur sapendo di non essere più quello di una volta (forte sessualmente, senza paure, determinante per gli aspetti economici e utilissimo sul piano sociale) non fa nulla per rimettersi in gioco. Insomma, passa.maschio alfa

Insomma le donne corrono e gli uomini arrancano. Assistiamo continuamente a picchi di violenza inaudita perpetrati dagli uomini ai danni delle donne (e la cronaca di quasi tutti i giorni ce lo ricorda quasi come un bollettino di guerra dove si contano i morti e i feriti).

Certo questi picchi sono quasi sempre attuati da persone che hanno un modo culturalmente malato di interpretare l’amore che, non dovrebbe mai essere visto come possesso o esercizio di potere ma come rispetto totale e libertà dell’altro.

maschio sicuroRecupero della identità perduta

Per operare questo ipotetico recupero è necessario in primis realizzare che c’è un problema.

Il problema è percepito solo da uomini che sono più sensibili, più profondi, uomini cioè che riescono a vedere da soli che qualcosa non va, contrariamente ad altri che per amore di immediatezza vengono definiti ottusi.

Qualcuno sostiene che gli ‘ottusi’ rappresentino la maggioranza. Questa è ovviamente una brutta notizia. Gli uomini però hanno sicuramente qualche attenuante: non potendo più assicurare il benessere economico di una volta si sentono in colpa, frustrati, tagliati fuori, castrati e in questa situazione è comprensibile (anche se non accettabile) che la depressione tagli loro le gambe. In questa situazione la donna è più forte, più creativa, più vitale.

Indecisione e fragilità

L’uomo non ha mai appreso realmente ad ascoltare, ha difficoltà a mettersi davanti allo specchio e vedere cosa c’è. Il mito del maschio alfa, o del modello culturale Apollineo lo ha sempre posto in una posizione dove non ha mai sentito la necessità di difenderla.

Come si fa ad ammettere la nostra debolezza quando la società ha imposto e costruito un’idea di onnipotenza?. Cosa dicono, o forse meglio dire, dicevano, i padri e le madri ai figli maschi e alle femmine?

Due modelli educativi completamente diversi che lentamente, forse troppo lentamente, sta cambiando. Mettere in discussione ciò che si è appreso è obiettivamente molto faticoso e difficile e pochi sono disposti a mettersi in discussione e magari chiedere all’analista un aiuto specifico.

Gli uomini avrebbero bisogno di aiuto o dall’analista oppure dalle donne. Ma le donne lo fanno veramente? Dubito che lo chiedano veramente perché è l’inconscio che guida le persone e questo inconscio solo lentamente affiora alla coscienza.

Al momento le donne (ovviamente non tutte) invece di aiutare cosa fanno (guidate dall’inconscio)? provocano, tirano la giacchetta, stimolano forse eccessivamente, è brutto dirlo, sembra anche che si divertano, in particolare quando definiscono normale una prestazione che oggi si fa più fatica a offrire.

binari diversiMai come ora, uomini e donne vanno su binari diversi e con velocità diverse, ritmi diversi, linguaggi diversi. Non è ovviamente colpa delle donne e forse neanche degli uomini.

C’è in atto un cambiamento e questo cambiamento va colto e cavalcato. Come ai tempi di Adamo ed Eva, è stata Eva a cavalcare il cambiamento invitando Adamo a mangiare la mela. Adamo, quella mela l’ha mangiata.

Oggi Eva ci sta proponendo un altro frutto che però ancora sembra immaturo e non meglio specificato.

Nel mio lavoro ascolto ovviamente donne e uomini. Le donne si confidano di più tra di loro, gli uomini meno.

Ma non è una novità, le donne dicono circa ventimila parole al giorno, gli uomini, quelli più loquaci, appena cinquemila.

Tutto ciò è un bene, cosi non fosse stato, ci saremmo estinti oppure avremmo fatto un balzo evolutivo diverso.

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