Possibili cause della depressione

Datemi un uomo normale ed io lo guarirò. C.G.Jung

Lobi occipitali e depressioneUna recente ricerca ha evidenziato che il cervello di una persona depressa differisce da quello delle persone non depresse in alcune aree specifiche. Chi soffre di questo disturbo ha tre volte in più (rispetto agli altri) di avere una parte alla base del cervello, precisamente nei lobi occipitali, ritorta. Insomma i due lobi si ripiegano l’uno sull’altro. Il LO si trova (come da foto) nella parte posteriore; il suo scopo è quello di elaborare la visione e di influenzare sia la postura che l’equilibrio (provate a chiudere gli occhi stando in piedi).

Lo studio condotto dal neuroscienziato Jerome Maller, di un centro di ricerca australiano, il Monash Alfred Psychiatry Researchil, spiegherebbe anche la ragione per cui il loro ippocampo sarebbe più piccolo. I due lobi occipitali, poichè sono piegati tra di loro, potrebbero (da notare il condizionale) premere su questa struttura e impedirne uno sviluppo corretto.

Come in tutte le scoperte, anche questa è 220px-Transcranial_magnetic_stimulationvenuta per caso. Lo scienziato tratta i suoi pazienti depressi (con depressione maggiore e farmaco resistenti) con una tecnica non farmacologica e cioè con la stimolazione magnetica transcranica, che è una tecnica di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale non invasiva.  Grazie a questa tecnica si può studiare come funzionano i circuiti e le connessioni dei neuroni. I disturbi neurologici che ne possono beneficiare sono la depressione, le allucinazioni etc. I risultati di questa metodica sono però al momento molto scarsi. La rivista inglese New Scientist, riporta che prima di applicare questa metodica è necessario fare un’accurata mappa del cervello dei pazienti, utile al corretto posizionamento dello mappa SMTstimolatore. Grazie a queste mappe, Maller ha notato che il lobo occipitale dell’emisfero destro era ricurvo sul sinistro e viceversa, in un numero statisticamente rilevante dei suoi pazienti. Confrontando le mappe dei pazienti depressi con quelle dei pazienti non depressi ha notato questa differenza. Il 46% delle donne depresse avevano questa morfologia contro appena il 6 % delle donne sane.
Da questa ricerca, si evince che potrebbe essere possibile che questa caratteristica possa favorire lo sviluppo della malattia proprio perchè viene esercitata una pressione anomala che danneggia o limita il corretto funzionamento di parti del cervello.

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