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Bellezza e successo sociale. Quale influenza

Bellezza e successo sociale

Se è vero che ultimamente, c’è un dilagare di persone che danno un’importanza molto forte alla bellezza esteriore, è anche vera che questi (spesso) eccessi si riflettono sia sulle patologie (anoressia ad esempio) che sui cosiddetti fenomeni sociali (ricorso alla chirurgia estetica, dilagare di prodotti di bellezza; successo delle beauty farm e centri estetici).

Ci sono un gran numero di caratteristiche fisiche che gli studi psicologici hanno individuato come fattori che  influenzano l’attrattiva fisica di una persona: la statura, la conformazione dei denti e del volto, il colore degli occhi, l’assenza o la presenza di barba, il colore e la lunghezza dei capelli; e questo solo per citarne alcuni. Tutte cose che, secondo, ad esempio, Chris Salomone dell’Università di Kent, sono misurabili nelle proporzioni (proprietà di un viso) e nella forma. Nihil novi  sub sole lucet, queste cose le avevano individuate anche i Greci.

Cosa c’è di meglio, per spiegare l’importanza dell’attrattività, se non riflettere in merito a quando non c’è? Pensiamo ad esempio a tutti quei casi di incidenti stradali che deformano il corpo o una sua parte. Oppure una malattia della pelle. In casi del genere i primi caposaldi a cadere sono: l’autostima, la fiducia e altre cose simili che mettono in discussione la vita sociale e relazionale.

Un’altra prospettiva, per parlare di chi è attraente, è quella di mettere in evidenza i cambiamenti di ciò che comunemente definiamo brutto. Quindi oggi brutto, potrebbe forse essere equiparato a ciò che è normale, cioè, non bello.

Molti studi hanno ampiamente dimostrato che chi ha un aspetto gradevole appare più credibile e persuasivo (ecco perché nelle pubblicità sono TUTTI belli: bambini/e vecchi/ie, uomini, donne etc), e che diventano leader nel gruppo di amici e spesso sono quelli che più facilmente fanno carriera.

Nella scuola, alcuni studi hanno mostrato la stessa cosa: le aspettative  si concentrano sui più attraenti, che ricevono quindi maggiori attenzioni dai prof che tendono a valutare meglio l’intelligenza di quegli alunni più belli a discapito degli altri. Di conseguenza pongono maggiore attenzione su quell’alunno che, inevitabilmente avrà più chance di apprendere degli altri; nei primi si innesca un circuito virtuoso mentre nei secondi questa cosa non accade. Questo effetto, si chiama: effetto Pigmalione (vedi oltre).

Nel lavoro accade la stessa cosa. Vengono preferiti soggetti più attraenti. Escludendo tutti quegli ambienti ove è richiesta una certa ‘bella presenza’ alcune ricerche hanno rilevato che anche in altri ambiti (tecnici, ad esempio) questi individui hanno una corsia preferenziale. Questa preferenza riguarda maggiormente il mondo maschile perché per le donne valgono altri  pregiudizi dal momento che le donne belle vengono giudicate meno capaci. Ciliegina finale, queste persone (attraenti) alla fine percepiscono stipendi superiori.

In politica accade la stessa cosa. Dal momento che difficilmente si può valutare con una certa obiettività un candidato (ovviamente con la esclusione dei politici famosi), nel segreto dell’urna chi sceglie l’elettore poco informato? si, lui/lei, il più attraente

Ovviamente non sono belle notizie,  sapere che gli alunni attraenti sono quelli più seguiti, o che possono fare più carriera, etc. Quindi, per difenderci, sapendo che la bellezza oltre che salvare il mondo, può anche influenzarci, potrebbe essere utile cercare di mantenere una certa obiettività e nelle nostre scelte resistere al fascino non tanto misterioso di questa caratteristica 

Bellezza e successo sociale: effetto pigmalione  

Tutti noi ricordiamo quando, ai tempi della scuola, c’era l’ultimo della classe. Inevitabilmente i professori, più o meno, di lui, dicevano sempre la stessa cosa e lo trattavano (alunni e professori) allo stesso modo.

Ma se fosse stato trattato diversamente, il suo esito scolastico sarebbe cambiato?

Bella domanda a cui  il prof Rosenthal e la sua equipe, hanno tentato di dare una risposta.

La tesi di fondo era: se un bambino viene giudicato dai propri insegnanti scolasticamente ‘lento’ verrà trattato diversamente e il bambino, inconsciamente, si convincerà che il giudizio lapidario degli insegnanti risponde al vero e nel tempo, diverrà esattamente come gli insegnanti avevano predetto.

La equipe americana fece partire un esperimento in una scuola elementare.

Tutti gli allievi furono sottoposti ad un test intellettivo e furono scelti casualmente un certo numero di ragazzi (scelta operata senza aver consultato il risultato dei test). Gli insegnanti vennero informati che questi alunni erano i più intelligenti e che quindi avrebbero ottenuto ottimi risultati.

Un anno dopo, Rosenthal, visitando la scuola, scopri che i ‘suoi’ alunni erano più bravi e che addirittura, al ripasso del test, evidenziarono un aumento della loro intelligenza. 

La morale dell’effetto Pigmalione è che se un adulto esprime ciecamente fiducia, il bambino raggiunge ottimi risultati indipendentemente dalla bellezza.

Bellezza e successo sociale: bellezza e bruttezza

Tutti hanno in mente il senso che si cela dietro al fatto che la bellezza non si identifica necessariamente con l’attrazione. Una bellissima persona, potrebbe essere piacevole vederla, magari irraggiungibile eppure anche non attraente perché, potrebbe per l’appunto non piacere. Gli stereotipi potrebbero non emozionare.

Grazie alla chirurgia estetica, molte persone possono cambiare le cose che non piacciono, anche se un buon chirurgo, dovrebbe solo migliorare ciò che uno ha e non trasformarlo. Da ciò si evince che ognuno di noi può decidere se essere bello o brutto, appunto perché il canone di bellezza è in ognuno di noi e non nelle mani (o meglio negli occhi) degli altri.  Quindi, se è vero che ognuno può cambiare la propria esteriorità (chirurgia estetica, piercing, tatuaggi, diete, abbigliamento) è anche  vero che sul fronte patologico, la ‘bruttezza’  (percepita ma non necessariamente e oggettivamente reale)  può portare ad un disagio spesso insostenibile perché priva di quella ‘bellezza’ idealizzata. 

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