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Mi sono innamorata del mio analista, ovvero il Transfert

Mi sono innamorata del mio analista, ovvero il Transfert

Definizione del termine transfert

  • Transfert: è una proiezione che ha per oggetto l’analista e la relazione che si concretizza tra questi e l’analizzato, verso cui si può provare:  stima, affetto, amore, erotismo, etc (transfert positivo) oppure gelosia, invidia, aggressività, competitività, etc (transfert negativo).
  • Controtransfert: il flusso delle emozioni che l’analista sperimenta nei confronti dell’analizzato.

Questa proiezione (che nel setting analitico viene chiamato transfert)  in realtà è presente in ogni tipo di relazione. Ma è proprio in ambito psicoanalitico e nella relativa relazione analitica che prende questo nome.

In questa relazione si evidenziano tutte o quasi le dimensioni di una vera e propria storia di amore (ma anche di odio) dove ciò che attrae (o repelle) esplode a volte in modo incontrollato. Ci potrà essere amore oppure odio in relazione alla qualità dei sentimenti che il P ha avuto con i propri genitori e le cui dinamiche vengono riprodotte in analisi.

Per Jung, il transfert  appartiene alla fenomenologia della proiezione. Il P trasferisce sull’analista il contenuto (inconscio) di ciò che si è provato allora. L’A, diviene quindi colui che rievoca le dinamiche infantili che nel presente può avere caratteristiche distorsive della realtà.

Sul fronte negativo, il P usa l’analista per mantenere inalterato il rapporto di dipendenza genitoriale e quindi senza produrre (o voler produrre) un reale desiderio di cambiamento.

Sul fronte positivo invece ciò che si prova si basa sull’empatia. Non si ripetono le stesse dinamiche che non portano a nulla ma si apre un fronte creativo che porta il soggetto a ritrovare la propria vera essenza.

L’analista e la buona volontà del paziente devono essere in grado di gestire e utilizzare queste emozioni nel migliore dei modi.

Nel gioco di queste dinamiche, l’analista ha un suo ruolo e ovviamente,  anche relative emozioni, che nello scambio  con l’analizzato hanno modo di esprimersi e determinare il suo comportamento. Il controtransfert, ovvero la risposta al transfert,  va gestito dall’analista. La capacità di gestire queste dinamiche non viene richiesta all’analizzando, ma nel tempo e dopo le spiegazioni necessarie che verranno fornite, diviene possibile interpretare le emozioni nel modo opportuno e canalizzarle in modo costruttivo.

 L’agire del terapeuta porta nel tempo alla eliminazione della dipendenza dall’analista  e via via da tutte quelle altre che si sono realizzate nella vita quotidiana fino al momento attuale.  

Freud che ha studiato bene il fenomeno, sostiene che il transfert si realizza anche se i parametri estetici non vengono rispettati o la differenza di età sembrerebbe scoraggiare qualsiasi forma di innamoramento. Addirittura, anche il sesso è assolutamente ininfluente. Si manifesta a prescindere, anche se l’analista rimane freddo e distaccato.

Freud infatti dice che questa forma di innamoramento esige quelle cose che avvengono in una normale relazione amorosa, e cioè tenerezza, sentimento, affettività etc. Se non corrisposto il P può divenire geloso, ostile o addirittura può sviluppare sentimenti di vendetta come ad esempio interrompere la terapia. In questo caso si potrebbero sviluppare altre forme di nevrosi.  

Nel transfert si realizza o meglio si proietta sulla figura dell’analista ciò che si è vissuto nella fase edipica e che non è stato sufficientemente rimosso.  Ecco perché l’età, la fisicità etc sono ininfluenti. Quando si prova questo sentimento, il paziente rivive i momenti intensi di una sessualità (senza genitalità) vissuta tra i 4-8 anni ma in modo frustrante. Man mano che l’analisi procede, il rimosso torna in superficie (nell’Io) e si manifesta come si manifestò in quel periodo, in quel primo amore infantile che era stato rivolto verso uno dei genitori. In questo punto, la censura può essere più energica e c’è il rischio che, in virtù appunto di questa censura, tutto torna nel rimosso. Ecco perché è necessario, in analisi, dire tutto quello che passa nella mente.

Come se ne esce? Di certo non cedendo al transfert (ad esempio laddove il paziente minaccia l’interruzione), non abbandonando la terapia e non reprimendo (facendo finta di nulla, ignorando e non comunicando) ma, ricollegandola al passato dell’analizzato facendo finalmente piena luce sul reale svolgimento dei fatti (anche se a volte, in luogo dei fatti ci furono solo fantasie). Quindi se ne esce eliminando nevrosi e fantasie attraverso il ricordo (che poi è anche un rivivere). Rivivendo ciò che si è provato o fantasticato, il rimosso diviene cosciente e l’Io si rafforza divenendo sempre più padroni di se stessi. Mentre prima si era in balia dell’Es e del Super-Io, ora, in quelle istanze non c’è più nulla di rimosso e quei ‘territori’ ora sono annessi per sempre alla coscienza.

Per concludere vorrei precisare che il transfert non è sempre e solo di natura erotica (che va vista come solo una delle possibili declinazioni anche se forse è la più inflazionata). Infatti nell’inconscio vi sono anche altri contenuti che possono essere proiettati, così come accade nel caso della sessualità.

Comunque, quando di questo si tratta (sessualità) occorre fare molta attenzione a non confonderlo con l’amore.  Infatti questo è l’errore più ricorrente. Spesso infatti, travisando la sessualità con l’amore si fa un cattivo uso della dinamica del transfert. Il motivo?  L’attaccamento erotico verso l’analista tradisce un cattivo (insoddisfacente o totalmente assente) utilizzo di una vero rapporto oggettuale.  Cioè, non ho un buon rapporto con il mio analista, oppure non ce l’ho del tutto, allora compenso con il transfert … cioè, mi innamoro dell’analista; ovvero, trasferisco tutti i miei bisogni, su questa relazione.

Accade ahimè anche il contrario. L’analista non è particolarmente stimolato dal lavoro analitico con quel determinato paziente  e come conseguenza, potrebbero svilupparsi particolari fantasie, anche di natura sessuale. In questo caso, l’analista dovrebbe interpretare il proprio atteggiamento come fuorviante e cogliere il suggerimento dell’inconscio; ad esempio, cercando di superare il momentaneo ostacolo  che si ha con quel particolare paziente, perche forse sta tentando, erroneamente, di creare il contatto attraverso la presunta attrazione sessuale.

Per completare l’argomento suggerisco la lettura di un articolo molto stimolante di Maria Giovanna Farina:

QUANDO LUI È… IL TUO MAESTRO: Abelardo ed Eloisa nel mondo di oggi

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