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La maschera dietro cui la Persona si nasconde

La maschera ove ci nascondiamo

La Persona è uno degli archetipi junghiani (dal latino, “maschera dell’attore” ma anche  “per-sonare”, perché veniva usata anche per amplificare la voce) ed indica il ruolo che il soggetto interpreta nel contesto sociale in cui agisce.

Tale ruolo presuppone una certa adattabilità (si è genitore, figlio, professore, poliziotto, avvocato, medico, operaio, etc)  e sempre contestualizzato.

Quando questa adattabilità al ruolo viene a mancare (il professore universitario che ‘esercita’ quel ruolo anche in famiglia oppure tra gli amici, etc.),  avviene che l’Io si identifica totalmente o quasi con la Persona e si ha uno squilibrio (in termini junghiani: inflazione) che è in contrasto con lo sviluppo psicologico sano e integrato.

Guarire dalla depressione presuppone che il soggetto sappia  giorno dopo giorno perché è venuto al mondo e in fondo qual è lo scopo della propria esistenza.

Domanda ardua e di non facile risposta, anche perché siamo ancorati alle dinamiche inconsce ma anche alle difficoltà che incontriamo quotidianamente dall’immagine sociale con cui ci presentiamo al mondo. Tale immagine non è quasi mai il vero riflesso di ciò che veramente siamo proprio perché, non sappiamo chi siamo completamente.

Ciò che noi veramente presentiamo al mondo è spesso solo una maschera, che come abbiamo detto sopra, equivale alla Persona.

La Persona rappresenta quindi il lato esteriore del soggetto mentre l’Anima/Animus il nostro lato interiore; entrambi, uniti agli altri archetipi (Ombra, Senex, Puer, Eroe, Sè, etc) rappresentano parti o moduli dell’apparato psichico.

Esiste una leggera differenza tra uomo e donna. Infatti il lato interiore dell’uomo, l’Anima, è connessa con il sentimento, mentre l’Animus (lato interiore delle donne) è connesso con l’Eroe (altro archetipo).

 L’Io, o la coscienza (ciò che crediamo di essere quando non dormiamo) è solo una delle tante ‘figure’ che affollano la nostra psiche: Rappresenta il nostro ‘ambasciatore’ verso il mondo. Spesso, l’Io, nel relazionarsi con il mondo ‘fa o dice’ (oppure ‘non fa’ e ‘non dice’) cose che sono in contrasto con quanto ci si era ripromessi.

Questo avviene perché questi ‘attori’ che recitano dentro di noi spesso sono in conflitto tra loro. Il nostro compito, che poi sarebbe attivare il processo di individuazione dovrebbe tendere alla totale armonizzazione, che Jung ha definito con il pieno raggiungimento del .

Essere maturi vuol dire una serie di cose tra cui, ad esempio, conoscere se stessi, controllare e moderare i difetti, essere saggi, sviluppare i propri talenti, partecipare alla vita sociale, essere autentici e soprattutto fare ciò che si dice e dire ciò che si fa, in una parola, essere coerenti.

Quando noi ci convinciamo di essere ciò che vorremmo, e facciamo di tutto per convincere anche gli altri, in realtà recitiamo un ruolo che non ci appartiene e questo non è in sintonia con il processo di individuazione e spesso è causa dei nostri conflitti nevrotici.

C’è ovviamente anche una controparte positiva e cioè, nascondere le doti che possono anche essere incantevoli. Non le ‘ritroviamo’ perché a volte, la nostra personalità si cristallizza in immagini stereotipate in cui finiamo con l’identificarci.

Ecco che, ad esempio, ci vediamo grassi e/o pelati e pensiamo che non potremmo piacere a nessuno. Che sorpresa scoprire ad esempio che una donna giovane e bella di interessa a noi. Ecco, l’immagine negativa che si siamo fatti si capovolge completamente.

Oppure al lavoro ci pensiamo privi di qualità e ci sorprendiamo se i nostri capi ci promuovono  e ci assegnano un ruolo prestigioso.

Tutti conoscono la storia del dottor Jekyll e di mister Hyde. In questa storia i due soggetti sono assolutamente sdoppiati. Di giorno il medico stimato, di notte il criminale.

Siamo sempre dominati da un archetipo ma quando questi è eccessivo il soggetto ne è totalmente invaso.

Macbeth era costellato dall’archetipo del dominatore e grazie all’aiuto della moglie, Lady Macbeth uccide il Re Duncan per prenderne il posto. Però essendo invaso da questo archetipo era anche tormentato da complessi di persecuzione ed è per questo che ha fatto uccidere il suo amico Banco.

La vita è solo un’ombra che cammina,

un povero attorello sussiegoso

che si dimena sopra un palcoscenico

per il tempo assegnato alla sua parte,

e poi di lui nessuno udrà più nulla:

è un racconto narrato da un idiota,

pieno di grida, strepiti, furori,

del tutto privi di significato!

W. Shakespeare, Macbeth, Atto Quinto Scena V

Quindi anche la Persona da strumento con cui porsi nel mondo e nella rete di relazioni, può trasformarsi in una fonte di minaccia.
Ecco quindi che con l’inflazione della persona che schiaccia l’Io, il Sé viene offuscato e ciò che prima poteva essere un elemento di armonia diviene l’elemento scatenante per la degenerazione della coscienza.

Quando la Persona si ‘perde’, come si è perso Macbeth (subito dopo Lady Macbeth) è impossibile reintegrare la personalità quo ante  perché l’Io, spogliato della sua personalità non ha nessun valore, perde energia ed è destinato all’estinzione perché smette di evolvere.

Come se ne esce?

Ognuno di noi deve avere una personalità privata, intima ed una pubblica, ma, entrambe caratterizzate dalla moderazione e dall’equilibrio.

Sapere chi siamo è fondamentale, il nostro Io deve essere solido, il comportamento   coerente e congruente al contesto in relazione. In parole più semplici, la nostra maschera indossata per l’occasione deve essere specifica e l’azione deve essere in sintonia con il luogo in cui si esplicita.

 

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