Il sogno nel corso della storia

In Egitto, secondo i più importanti studiosi di questa cultura e delle loro relative tradizioni, sono depositati i semi che poi furono i precursori della interpretazione psicoanalitica del sogno e nella antica Babilonia il sogno era considerato espressione peculiare della natura diabolica dell’uomo. Nell’antico Israele, il sogno indica l’espressione della volontà del DIO.


E’, finalmente, solo con 
Platone, (nella Repubblica come nel Timeo) che si fa strada un principio innovativo rivoluzionario e di vitale importanza: il sonno può essere una forma di conoscenza: nozione questa che verrà ripresa ed elaborata da altri filosofi, ma anche dai moderni psicoanalisti per i quali, il sonno è essenzialmente una forma di conoscenza indispensabile alla mente umana.gno indica l’espressione della volontà del DIO.

L’oniromanzia fu la sola Arte Divinatoria non ripudiata dall’Islam e per i Veda indiani, il sonno è elevato a tale dignità da situarsi come parte integrante della teoria generale dell’anima.
Facciamo un salto in Cina dove notiamo che letteratura abbonda di saggi sul sonno e sulle teorie del sognare. Certo, in Oriente, più che altrove, l’oniromanzia era figlia della filosofia: “I saggi durante il sonno non sognano, durante la veglia non pensano” recita una massima taoista.

In ciò anticipando di 4mila anni i moderni psicoanalisti e psicofisiologi del sonno: i primi convinti che il pensiero nel sonno equivalga al pensiero della veglia e i secondi inclini a considerare il sonno comunque “funzionale” anche senza sogno (Mancia, 1998).
Per gli antichi greci, la cui cultura è permeata di senso religioso, il sonno è inviato dagli Dei, è per lo più premonitore di disgrazie e ammonisce gli uomini del Male incombente (solo raramente in Omero e in Erodoto i sogni predicono onori e glorie).

In effetti, il luogo comune Virgiliano del “somnus mortis imago” è arrivato a noi proveniente dalla mitologia Greca secondo cui:”… Iponos, fratello gemello di Tanatos, sfugge alla ira di Zeus, grazie all’aiuto della Notte che lo nasconde nel buio e così lo salva. I figli di Ipnos, nelle Metamorfosi di Ovidio, saranno Morfeo, Fobetor e Fantasio in grado di assumere alla perfezione ogni sembianza, rispettivamente, di essere animato, animale o cosa; saranno, cioè, i sogni che riempiono il buio della Notte e salvano a loro volta gli uomini dall’ira degli Dei…”

latini, più superstizioni e (forse) meno religiosi dei Greci, considerano il sonno come un ausilio alla vita: esortazione, consiglio, conforto e a ciò si teme o si spera. E’ di Orazio Flacco Quinto, nei Carmina, una estrema sintesi in merito alla fugacità della vita (carpe diem) ma dove, al contempo, ci istruisce sul fatto che si sogna maggiormente sul far del mattino (post mediam noctem visus cum sumnia vera), e noi oggi (da solo qualche decennio) siamo in grado di confermare che il sonno REM si intensifica nella seconda parte della notte, cioè sul far del mattino.
Nel primo Medioevo i sogni sono di appannaggio di re, imperatori e santi: sogni per lo più profetici (grandi sogni) nel solco della tradizione greco-romana e che Dante Alighieri sembra riportare in diversi punti della Divina Commedia, canto XXVII: “…

il sonno che sovente, anzi che ‘l fatto sia, sa le novelle. Ne l’ora, credo, che de l’oriente, prima raggiò nel monte Citerea,
che di foco d’amor par sempre ardente,  giovane e bella in sogno mi parea donna vedere andar per una landa cogliendo fiori
 …”.

E se è vero che nel tardo medioevo si assiste ad un processo di democratizzazione o meglio di laicizzazione del sonno, anche se non ancora in modo definitivo; infatti con Agostino, i sogni avranno dimora esclusivamente divina (cioè solare e veritiera, se inviati da Dio) o demoniaca (ossia immonda e ingannatrice se inviati dal Diavolo).

Nel Rinascimento, sul sonno e sul sognare, più di uno studioso ha visto la cerniera fra gli oniromatici della antichità e la visione laica e scientifica dei nostri giorni, in cui sonno e sogno non si identificano inequivocabilmente.

Il sonno che genera in quanto tale uno stato di malattia è intuizione di uno solo forse il più grande di tutti: William Shakespeare.
Nel Macbeth, in merito ai sofferenti di insonnia leggiamo: “… mi è sembrato di sentire una voce gridare: non dormire più! Macbeth assassina il sonno! Il sonno innocente, il sonno che ravvia i fili arruffati delle umane cure, che è la morte quotidiana della vita, il bagno ristoratore del duro travaglio, il balsamo delle anime afflitte, la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita…”

Giungiamo finalmente al momento in cui l’uomo scopre che il cervello ha una sua attività elettrica. Tale scoperta aprì nuove prospettive allo studio del sonno. Agli inizi del terzo decennio del secolo XX, con il moltiplicarsi delle registrazione EEG e del riscontro che è possibile identificare e differenziare lo stato di veglia da quello di sonno attraverso l’analisi delle onde elettriche cerebrali, il sonno comincia ad incuriosire una rappresentanza sempre più nutrita di scienziati e osservatori.

Nel 1935 ad Harvard si scopre che durante la transizione dalla veglia al sonno avviene un cambiamento graduale dell’attività elettrica del cervello: durante lo stato di veglia le onde cerebrali sono estremamente rapide (15 o più al secondo) caratterizzate da un voltaggio molto basso; quando il livello di vigilanza aumenta e l’attenzione si intensifica, le onde cerebrali (onde beta) si fanno più rapide e di minor voltaggio: nella fase della preparazione al sonno l’attività cerebrale si riduce in frequenza (8,10 cicli/sec, onde alfa) e aumenta in ampiezza; il passaggio ad un tracciato caratterizzato da onde teta (4-7 cicli /sec di voltaggio misto) è segno dell’addormentamento, spesso accompagnato da movimenti oculari lenti e regolari; la transizione sicura in sonno è confermata da uno stadio successivo, lo stadio II, in cui compaiono, nella attività elettrica teta di fondo, morfo elementi distintivi (fusi del sonno e complessi K sonno profondo è caratterizzato invece da attività elettrica di ampio voltaggio e lenta frequenza (ritmo delta); si scopre anche che esiste una ciclicità di queste fasi durante l’intera notte e che questa ciclicità si interrompe ogni tanto ad opera di qualcosa di strano, ad opera di un cambiamento di stato misterioso.
Questo cambiamento rimase ignoto ai ricercatori per almeno 20 anni. In seguito si scoprì che tutto dipendeva dal sonno REM (Rapid Eyes Movement) e ciò che scatenò una serie inarrestabile di ricerche.
Ma ora, tralasciamo il sonno e i suoi risvolti neurofisiologici e concentriamoci sul sogno, che, in definitiva è un immancabile accompagnatore delle nostre notti. Ce li ricordiamo? Anche qui la diversità la fa da padrone.

Alcuni ricordano i propri sogni ogni mattina e con facilità; altri, invece, solo raramente trattengono le immagini di un qualche sogno oltre il risveglio, magari solo quando esso è a forte contenuto emotivo. C’è anche chi afferma di non ricordare mai i sogni al risveglio.

Tutti, tuttavia, sogniamo ogni notte e più volte. Gli studi degli psicologi e dei neuropsichiatri hanno dimostrato che non è possibile non sognare e che, anzi, la fase del sonno con sogni (chiamata R.E.M. a causa del fenomeno dei movimenti oculari) si ripete ogni notte più volte, con un ciclo di circa quindici-venti minuti ogni novanta.

Leggi anche : L’interpretazione dei sogni 

 

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