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La sindrome di Peter Pan

La sindrome di Peter Pan

Crescere, passare dalla fanciullezza all’età adulta, dall’adolescenza alla piena maturità, dovrebbe essere un passaggio naturale così come lo è stato da sempre.

Per alcuni però, questo naturale passaggio diviene quasi impossibile. Alcuni soggetti si rifiutano o addirittura sono incapaci di fare questo ‘salto’.  Parliamo cioè di soggetti adulti che hanno un comportamento infantile ed un rifiuto di qualsiasi tipo di responsabilità. Alla base di tale sindrome potrebbe esserci un trauma infantile che blocca lo sviluppo emozionale del bambino ma non quello intellettivo e cognitivo. Partendo dal presupposto che è l’amore dei genitori che produce soggetti sereni ed integrati nel tessuto sociale di appartenenza, in questo caso, la possibile causa potrebbe risiedere proprio nella mancanza di quell’amore. Quindi una carenza affettiva provoca in questi bambini una crescita disarmonica caratterizzata da un malessere profondo che li coglie impreparati dovendo affrontare il mondo da e dei grandi.

Tale difetto nella crescita colpisce maggiormente i maschi (ma, anche se in minima parte, anche le donne). Nelle storie cliniche abbiamo soggetti  in famiglie con un padre assente ed una madre incapace, troppo  occupata, con scarsa autostima oppure depressa per dare ai propri figli l’amore di cui hanno bisogno se non addirittura madri che si appoggiano ai figli.

Da adulto Peter non saprà come gestire i propri sentimenti correndo magari il rischio di cercare nella propria compagna l’amore materno che, non avendolo mai avuto, potrebbe non trovare il modo per gestirlo. Unico momento apparentemente rassicurante potrebbe essere quello della sessualità. Però anche in questo caso, il comportamento potrebbe risultare disturbato e/o incontrollabile proprio perché non sa gestire i sentimenti.

Diventare adulti implica regole, responsabilità, coerenza e mille altre cose che vengono percepite in modo distorto nel tentativo di difendersi da ciò che può essere spiacevole; tale distorsione induce il soggetto a prestare attenzione in modo selettivo eliminando alcuni tasselli della realtà e ad assumere comportamenti anomali per l’età reale.

Ben differente è la posizione del Puer Aeternus, l’eterno fanciullo, rappresentato dalla psicologia Junghiana. Se al puer viene affiancato il termine aeternus potrebbe voler dire che l’atteggiamento puer si protrae oltre l’età della fanciullezza. Questo però non vuol dire che, superata quell’età, il fanciullo che è in noi debba morire. Il fanciullo che è in noi deve essere sempre vivo ma non in modo inflazionato, tipico dei soggetti che si rappresentano con la sindrome di Peter Pan.

Un Peter Pan ha una serie di caratteristiche abbastanza tipiche e cioè:

non vuole crescere, tutto è bello, tutto è possibile, il mondo e le sue regole non sono interessanti perché egli vive in un mondo ideale. Di contro però è simpatico brillante, curioso, allegro; vuole fare sempre nuove esperienze, ama le novità, naturalmente pone se stesso al centro dell’universo ed è impaziente. Sta sempre altrove e vive in un metamondo che ovviamente non esiste e li sta bene anche perché è l’unica realtà che riesce a rappresentarsi. In questa dimensione irreale, tutto gli appartiene, il cielo è sempre sgombro di nuvole (i problemi non esistono e se si palesano se li scrolla di dosso infastidito) etc etc .

Quindi, il soggetto, rifiutando la banalità  e per confermare la propria presunta unicità, non si adatta alle regole e tutto questo non fa che alimentare l’ideale di sé.

Questo quasi spasmodico voler sembrare o meglio, essere diverso dagli altri, non può che essere una forzatura ed evidenzia, alla fine e agli occhi di tutti, l’inconsistenza del soggetto. Con questi modelli stereotipati di comportamento, si recita un ruolo che prima o poi viene smascherato grazie al fatto che alla fin fine, Peter sembra essere privo di una qualsiasi specificità e in parole ancora più povere, superficiale e immaturo, una nuvola strapazzata dal vento che cambia forma continuamente e non restituisce nulla.

Quando Peter Pan viene smascherato, emerge la sua ombra, caratterizzata da freddezza, brutalità, meschinità e senza sentimenti.

 Ma, come potrebbe evolvere?

Abbandonando l’egocentrismo, entrando nei dettagli della vita di tutti i giorni, che è fatta anche di sofferenza ma anche di sentimento. Riconoscendo l’esigenza di aggregarsi con il resto dell’umanità, riuscirà a strutturarsi, allontanandosi dalla superficialità e dando consistenza al suo essere, in relazione con il mondo.

Come uscirne?

Non è facile anche perché ha come presupposto la consapevolezza di ‘avere un problema’ e che la funzione sentimento è stata bloccata e quindi non è mai cresciuta. 

Come abbiamo detto sopra, Peter non ha ricevuto amore e per non soffrire, nega. Questa negazione lo porta a non crescere sul piano psicoaffettivo e in quanto tale può fare molto ma molto male.

Se ne vuole uscire Peter deve desiderarlo e investire seriamente in quel processo di crescita che ha un riscontro con la realtà di cui il soggetto ha sempre tentato di evitare.

Deve insomma uscire dall’adolescenza ed entrare nell’età adulta

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