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La paura di volare – aerofobia

Con il termine aerofobia si definisce la paura di volare (fear of flying); questa paura è molto diffusa sia tra chi è costretto a viaggiare spesso in aereo, sia tra chi non ha mai volato. Per alcuni è addirittura impossibile salire su un aereo privandosi così del piacere di raggiungere posti lontani.

Questo disturbo fa parte dei disturbi d’ansia dal momento che è  l’emozione maggiormente avvertita. Rientra quindi nella categoria delle fobie. Per FOBIA si intende una paura intensa, non correlata al reale pericolo  in un determinato oggetto, luogo o situazione. Determina un malessere molto profondo, dove l’ansia (acuta) può trasformarsi in panico  al punto in cui il soggetto è costretto a sconvolgere la propria vita quotidiana per evitare in qualsiasi modo  lo stimolo fobico.

Ma, quanti ne soffrono?

Intanto  cominciamo con il dire che la paura va vista sotto diverse prospettive e intensità.  Aggiungiamo inoltre che secondo alcune statistiche, la paura con le diverse intensità interessa almeno il 50% dei passeggeri.

Perché si ha paura di volare

L’uomo da sempre si è spostato a piedi, poi con animali, barche, carri; negli ultimi 100 anni anche con la macchina e subito dopo anche con aereo (almeno per il trasporto passeggeri).

I tempi della psiche sono lenti e l’uomo, anche se ha sempre desiderato volare, trova la sollecitazione del volo (partenza a 300km orari in pochissimo tempo; raggiungere i 10000-13000 metri in pochissimo tempo, le turbolenze, i vuoti d’aria, atterraggio, problemi di pressione, etc) meno familiare. Ovviamente non per tutti, infatti una parte trova queste emozioni piacevoli (ad esempio conosco persone che quando ci sono le turbolenze sono felici e vorrebbero non finissero mai: ‘mi sembra di stare sulle montagne russe’; io invece le detesto), mentre per altri sono associate a situazioni pericolose.

Tutti sanno che gli aerei sono il mezzo più sicuro di trasporto, infatti si muore di più a piedi o in bicicletta, etc. eppure questa consapevolezza, per alcuni non fa assolutamente rilassare.

Proviamo a prendere ad esempio la guida con la macchina  o con la moto. Alcuni si sentono più rassicurati se sono loro a guidare. La stessa cosa, per queste persone, avviene con l’aereo. Quindi in  questo caso, il problema è legato non alla paura del volo ma anche alla mancanza del controllo del mezzo. Un aereo non è come una macchina, non posso pilotarlo, non posso scendere, etc  e quindi mi trovo costretto a subire passivamente il viaggio e per alcuni questo rappresenta un problema.

Il viaggio in aereo è più sicuro, ad esempio, anche grazie al concetto di ridondanza. Se  in una macchina si spegne il motore ci dobbiamo fermare. L’aereo può volare anche con un solo motore. Se l’alternatore si rompe, la batteria smette di caricarsi, ma in aereo, grazie  a sistemi alternativi  gli apparati di bordo continuano a funzionare.

E’ per questo che ad esempio chi ne soffre, evidenzia sintomi come vertigini, senso di oppressione, tremori, paura di morire, tachicardia, difficoltà a respirare, etc .

Gli stati emotivi sperimentati da chi ha paura di volare possono essere attribuiti a dei pensieri assolutamente irrazionali sulle dinamiche del volo o su alcune situazioni vissute come particolarmente pericolose.

Personalità fobica

Tra gli stili di attaccamento dei bambini e correlati con la paura,  ce n’è uno che  determina l’instaurarsi di una relazione reciproca  bambino-genitori di tipo estremamente ansioso;   questo tipo di relazione si caratterizza con una prolungata necessità di aiuto e di vicinanza che blocca le attività esploratorie del bambino indispensabili per lo sviluppo della sicurezza di sé.

Da adulti il controllo dei pericoli, precedentemente affidato alle figure genitoriali, diviene gradualmente una prerogativa personale.  Insomma si diviene bravi, forse più bravi di altri che hanno avuto una figura di attaccamento sicura. Questi soggetti sono molto più autonomi, dal momento che era l’unico modo per sopravvivere in un contesto dove la figura di attaccamento non era disponibile. Queste persone sano anche capaci di avere buonissime relazioni, perché sicuri di se e disponibili, purchè tutto sia sempre sotto controllo. Sulle prime possono apparire diffidenti ma una volta conosciuto meglio l’altro, la situazione cambia in positivo. Tradotto in altri termini, nel momento in cui tutto è sotto controllo, la cose cambiano.

Oltre al controllo sulle persone, si arriva anche a quello degli stati interni, quelli emotivi. In questo caso le sensazioni nuove si evitano perché appunto nuove e non ancora sotto il controllo. Per non perdere il controllo quindi, si evita ogni approfondimento anche perché non si desidera mostrare questa nostra debolezza agli altri.

Per questo ma anche per un’infinità di altre variabili, il volo può rappresentare per questi soggetti  un’esperienza molto difficile da affrontare.

L’esperienza del volo è quindi fuori dalla possibilità del controllo (pilota, dinamiche del volo, rumori  ignoti) e quindi l’incapacità di esercitare il minimo controllo, di anticipare gli eventi  e valutare situazioni inattese (nuvole, vento, etc) portano questo soggetti a sperimentare questo tipo di paura.

Partire, cioè decollare, è sicuramente il momento più difficile, perché staccandosi da terra ci si stacca da tutto ciò che lasciamo a terra aumentando in modo spesso esagerato il livello di ansia ad essi collegati. Il momento dell’atterraggio, rappresenta il ritorno a tutto ciò che conosciamo e che torna ad essere sotto il nostro controllo del ritorno, con la realtà conosciuta, e, anche se percepito come potenzialmente, suscita generalmente meno ansie di quello del decollo che rappresenterebbe il distacco da ciò che ci dà sicurezza e l’inizio del viaggio verso l’incerto.

Come se ne esce

Ristrutturando il presente e rielaborando la figura di attaccamento con lo scopo di attenuare l’esigenza di dovere, a tutti i costi, controllare tutto per essere sicuri.

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