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Due poesie, due poeti: Martha Medeiros e Pierre de Ronsard

Due bellissime poesie …

Due poesie diverse ma unite da un ‘fil rouge’  che le attraversa e avvolge. In questo articolo ne tento una interpretazione fin troppo attuale. 

 Martha Medeiros  (e non Neruda) invita a vivere … mentre De Ronsard che, in piena malinconia amorosa, ricorda ad Helen che l’amore andrebbe vissuto nel presente e non ‘…Quand vous serez bien vieille ….”.

Insomma, non vivere di rimpianti ma cavalcare il presente.

Entrambi i poeti invitano a vivere il presente perché è l’unico luogo in cui si vive.

Entrambi sostengono che la vita NON è un soffio di vento; anche se questo vento a volte è gelido oppure caldo o avvolgente

La vita NON è fatta di attimi come non è fatta di attimi la felicità ma lavoro quotidiano ove la si costruisce.

L’eternità può essere ammantata di un senso di assoluto ma in questa accezione deve sempre trovare una dimensione terrena ove tutto ha senso e non sfugge, dove nulla sfugge. L’attimo, il ‘carpe diem’ somiglia alla percezione di Helen destinata a rimanere sola ‘dévidant et filant’ accanto alla candela pensando a quando “Ronsard me célebrait du temps que j’étais belle”.

Ecco quindi che, vivendo oggi, l’incertezza del domani diviene prospettiva, progettualità e non ….sogno.

Il domani non va cercato nel sogno, perché esso non è domani ma sintesi creativa del passato.
Solo così, morire lentamente si trasforma in azione creativa e rigenerante e affrancamento di una schiavitù che non esiste solo se la eliminiamo dalla nostra prospettiva della realtà.

La realtà la creiamo noi. Essa è un apriori che diviene concretezza, cambiando semplicemente prospettiva.

 

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Martha Medeiros  (e non Neruda)

Una bellissima poesia di Pierre de Ronsard

Sonetto per Helene …. 

Quand vous serez bien vieille, au soir, à la chandelle,
Assise auprès du feu, dévidant et filant,
Direz, chantant mes vers, en vous émerveillant:
“Ronsard me célebrait du temps que j’étais belle”

Lors, vous n’aurez servante oyant telle nouvelle,

Déjà sous le labeur à demi sommeillant,
Qui au bruit de Ronsard ne s’aille réveillant,
Bénissant votre nom de louange immortelle.

Je serai sous la terre, et, fantôme sans os,
Par les ombres myrteux je prendrai mon repos:
Vous serez au foyer une vieille accroupie,

Regrettant mon amour et votre fier dédain.
Vivez, si m’en croyez, n’attendez à demain:
Cueillez dès aujourd’hui les roses de la vie.

Traduzione
Quando Vecchia sarete, la sera, alla candela,
seduta presso il fuoco, dipanando e filando,
ricanterete le mie poesie, meravigliando:
Ronsard mi celebrava al tempo ch’ero bella.

Serva allor non avrete ch’ascolti tal novella,
vinta dalla fatica già mezzo sonnecchiando,
ch’al suono del mio nome non apra gli occhi alquanto,
e lodi il vostro nome ch’ebbe sì buona stella.

Io sarò sotto terra, spirto tra ignudi spirti,
prenderò il mio riposo sotto l’ombre dei mirti.
Voi presso il focolare una vecchia incurvita,

l’amor mio e ‘l fiero sprezzo vostro rimpiangerete,
Vivete, date ascolto, diman non attendete:
cogliete fin da oggi le rose della vita

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