Il pensiero laterale, ovvero la pratica della fantasia

Per comprendere cosa si cela dietro il pensiero laterale, chiediamoci cos’è il pensiero creativo e come si possono generare idee originali. Secondo Edward De Bono, psicologo e studioso dei meccanismi con cui si forma il pensiero, il pensiero razionale (che lui chiama verticale) non permette di cercare nuove soluzioni ad un problema noto. Quindi il pensiero razionale permette solo di gestire al meglio invenzioni già note ma non di inventarne altre. Quindi, solo il pensiero laterale porta alla creazione di idee nuove perché permette di tener conto di molti punti di vista da cui considerare il problema.

Quindi, volendo dare una definizione, potremmo dire che il pensiero laterale tende a risolvere i problemi in modo diverso, attraverso un approccio indiretto, vedendo il problema non da uno ma da differenti punti di vista, quindi in modo indiretto. Avendo un problema la cui soluzione pare prevedere un solo percorso di pensiero possibile, tramite il pensiero laterale si va alla ricerca di altri elementi, idee, intuizioni e spunti che potrebbero non avere attinenza alla conoscenza specifica e ai rigori della logica.

Il pensiero laterale si può applicare a molte situazioni sempre completamente nuove e uniche e quando viene applicata una seconda volta non può essere più definita laterale. 

Secondo De Bono,  il pensiero laterale sarebbe selettivo e creativo. Si attiva solo se esiste una direzione ove muoversi  oppure allo scopo di generarla, la direzione. Inoltre, mentre il pensiero verticale sarebbe analitico, quello laterale sarebbe invece stimolante; se quello verticale è consequenziale, cioè segue la legge di causa ed effetto lungo una direzione sequenziale, quello laterale può anche procedere a salti. Un po’ come avviene tra la fisica Newtoniana (causa-effetto) e quella quantistica. Laddove è necessario essere corretti e rigorosi qui invece questa necessità non c’è. Qui, nel pensiero laterale, contrariamente al verticale viene accolto anche ciò che è irrilevante e il caso ha voce in capitolo e non è assolutamente necessario fare uso di classificazioni e definizioni.

Il De Bono nel suo “Il pensiero laterale” fa alcuni esempi che evidenziano il senso del suo discorso.

Esempio dei sassolini

Un usuraio va da un suo debitore e gli propone di annullare il debito concedendo in sposa la figlia. Ovviamente il debitore rifiuta. Allora l’usuraio propone un patto. Avrebbe messo in un sacchetto due sassolini: uno bianco ed uno nero. Se esce il nero la figlia lo sposa e i debiti saranno eliminati. Se esce il bianco, la figlia rimane con il padre e i debiti annullati. Se rifiuta l’estrazione, il debitore sarebbe andato in carcere e la figlia sarebbe rimasta sola e senza possibilità di sussistenza. Il patto viene accettato e l’usuraio prende dalla strada, senza farsi accorgere due sassolini neri (inganno che però non sfugge alla fanciulla).

Come se ne esce?

L’uso del pensiero laterale aiuterebbe ben poco perché: la ragazza potrebbe rifiutare l’estrazione (il padre andrebbe in prigione), smascherare l’usuraio (idem, non avviene l’estrazione), estrarre uno dei due sassolini sacrificandosi e salvare il padre. Com’è ovvio tutte le soluzioni sono negative. Quindi, chi preferisce l’approccio verticale si preoccupa del fatto che la ragazza deve estrarre il sassolino mentre gli altri si preoccupano del fatto che manca il sassolino bianco.

Come avreste fatto voi? Se non ci riuscite andate alla soluzione.

Esempio dell’uovo di Colombo

Come tutti sanno Colombo andò ad ovest e dopo circa 3 mesi incontrò un nuovo continente. Al suo ritorno molti tentarono di minimizzare questa scoperta dicendo che chiunque, andando ad ovest avrebbe fatto la stessa scoperta. Colombo allora chiese un uovo e li sfidò a farlo restare in piedi. Il resto è noto a tutti. Tutti protestarono ma la morale della storia è la stessa. Gli amici ponevano limiti che non esistevano. Andare ad ovest era semplicemente impensabile.

Altro esempio: i tre pulsanti

In una stanza ci sono tre interruttori tutti nella condizione di spento. Uno solo di questi interruttori permette di accendere una luce in una stanza non contigua. Nella stanza degli interruttori si può stare quanto si vuole e si possono accendere e spegnere a piacimento. Nella stanza dove c’è la lampadina ci si può andare una sola volta.

La domanda è: è possibile stabilire quale interruttore accende la lampadina?

Se gli interruttori fossero due sarebbe semplice, ma sono tre? Come si fa?

Come avreste fatto voi? Se non ci riuscite andate alla soluzione.


Autore dell'articolo: domenico bumbaca

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