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Il vero significato dei lapsus

Il vero significato dei lapsus

Il vero significato dei lapsus

Dal latino (scivolone). Tutte le volte che intenzionalmente vorremmo dire o fare qualcosa mentre poi, ne facciamo un’altra.

Ad esempio gli errori linguistici oppure le improvvise dimenticanze di nomi o fatti; tutte quelle situazioni che ci fanno dire:”Ce l’ho sulla punta della lingua”.

Freud li chiamava ‘atti mancati’.  Atti cioè il cui errore (o  dimenticanza) non va  attribuito al caso. Il tutto al solo scopo di trovare un canale entro cui far scorrere tutta quella serie di pensieri o di fantasie  che altrimenti sarebbero rimossi o censurati. Spesso per definire questi eventi si ricorre al termine: lapsus freudiano.  

Quindi il lapsus rappresenterebbe un conflitto psichico (presente in ogni essere umano) che si genera quando c’è un contrasto tra esigenze interne,  a cui normalmente ci si oppone, con un compromesso oppure con una rimozione. In altre parole nel lapsus si evidenzia un conflitto tra ciò che vorremmo fare e le tendenze inconsce spesso contrarie al volere cosciente.

Il risultato in termini calcistici è che le tendenze inconsce vincono facendo goal nella porta della coscienza, dal momento che si ha una momentanea perdita di controllo, mettendo in evidenza il desiderio inconscio sottostante.

Sempre secondo Freud gli svariati errori, ad esempio ricordare un nome, oppure chiamare Maria con un altro nome, starebbero alla base di una sorta di compensazione, spesso incomprensibile, cioè non attinente o ricollegabile al contesto.

Tramite le libere associazioni, quella dimenticanza o errore, spesso ci porta (e nel mio lavoro analitico lo vedo quotidianamente) ad un motivo preciso che poi chiarirà la sostituzione. Insomma, la sostituzione, oppure la dimenticanza, sono il risultato di una rimozione; tutti elementi utili per indagare e quindi risolvere.

Nel corso di una psicoanalisi, il lavoro si concentra sulla ricerca di tutto ciò che è inconscio. Gli strumenti che vengono utilizzati sono il sogno e la sua interpretazione (la via maestra – come sosteneva Freud), ma anche i lapsus per il motivi che dicevamo sopra (contrasto tra esigenze interne).

Freud ne parla diffusamente in Psicopatologia della vita quotidiana. In quel testo distingue tra i diversi tipi di errore e quindi evidenzia il lapsus verbale (atti mancati) ma anche una serie di errori tra cui: smarrire oggetti, le dimenticanze gli errori di lettura, di scrittura, di ascolto, etc.

Il pensiero comune, prima di Freud, considerava il fenomeno come irrilevante mentre invece sarebbe il risultato di una serie di meccanismi ben precisi e, ai fini del lavoro analitico, strumenti fondamentali per comprendere meglio l’inconscio, che nella varie ‘topiche’ veniva considerato come un ‘cassetto’ ove venivano riposti tutti i contenuti rimossi.

Tali contenuti, nel loro tentativo di riemergere, sono sottoposti costantemente al controllo della censura,  che si confondono con il materiale cosciente generando compromessi, sintomi nevrotici, lapsus.

Quindi, i lapsus sarebbero degli ‘errori‘, perché non hanno scelto una via corretta, ma, nei termini della teoria psicoanalitica e quindi dal punto di vista dell’inconscio (che rappresenta il 90% dell’apparato psichico e che ci conferma, laddove ce ne fosse ancora bisogno, che non siamo padroni in casa nostra), il tutto va visto sotto una luce diversa.

I contenuti inconsci sono sfuggiti al controllo della censura e sono affiorati nella coscienza, lasciandoci spesso senza parole.  Il risultato di tale sforzo è un’azione cosciente che però viene bollata come inopportuna ed anche, apparentemente, indesiderata.

Il lapsus, quindi, è sicuramente una ‘distorsione’ innocua rispetto, ad esempio, alle ossessione o compulsioni.

Come interpretare i lapsus freudiani

I lapsus sono sicuramente ottimi strumenti per prendere confidenza con le dinamiche dell’apparato psichico (flusso tra inconscio e coscienza) purchè non si esageri.

Sono ottimi strumenti di lettura per interpretare (o tentare di) il significato delle manifestazioni indirette ma occorre porsi alla giusta distanza tra i due poli (negazione totale del fenomeno  contro eccessiva enfasi sul significato).

Lapsus linguae, di lettura e di scrittura

Alcuni esempi raccontati da Freud.

Una donna, dal carattere forte, racconta che il marito è andato dal medico e questi gli avrebbe detto:”può mangiare e bere tutto ciò che voglio (e non:”ciò che vuole”) evidenziando meglio di qualsiasi altra descrizione il tono della relazione tra marito e moglie.

Un amministratore delegato apre la seduta concludendo con: “…visto che ci siamo tutti, la seduta è chiusa (e non :”aperta”)”. Segno evidente che non si attendeva nulla di buono dalla discussione del consiglio.

Dimenticanze

Secondo Freud, dimenticare le impressioni (cosa si sa o si sapeva) o di propositi (cosa vorrei fare ma che poi dimentico di fare) non sarebbe legato all’importanza della cosa ma alla sensazione spiacevole che la cosa implica.

Quindi faremmo una selezione delle cose da ricordare oppure dimenticare, in funzione delle relative sensazioni correlate. Quindi se una cosa è per noi spiacevole saremmo più inclini a dimenticarla.

Freud cita alcuni casi, ad esempio quello di una signora che non vorrebbe offrire il panforte ad una vicina antipatica e lo mette per errore in un armadio invece che nella dispensa;  un altro esempio legato ad un abito da sposa provato solo alle 8 di sera prima del matrimonio; evidenziando che la fidanzata non era contenta di sposarsi.

Infine, sempre secondo Freud dimenticare un oggetto in un posto e dover ripercorrere la strada (anche lunga) per riprenderlo tradirebbe il desiderio di tornare al più presto in quel luogo.

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