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Danza e psicologia

Danza e psicologia

Danza e psicologia

L’uomo ha sempre avuto interesse per la danza, sin dalla notte dei tempi e questo perché, tramite essa, è possibile coniugare i processi mentali con l’azione motoria. La danza, al pari della musica nasce, si sviluppa e muore nella danza e con la danza. Nella poesia rimangono i versi, nella musica il suono è evanescente e nella danza tutto si compie con la danza stessa … che sarà unica e irripetibile … nessuna contaminazione con la materia. Pura al 100%.

In Grecia si svilupparono diverse tipologie di danze classificate in Danze guerriere,  religiose e   profane ed erano parte integrante del teatro ed elemento principale dei rituali religiosi.

Nel Medioevo la danza, dopo un primo periodo di relativa accettazione, venne condannata, in particolare dalla chiesa (strano vero?), per il potenziale pericolo sui costumi e sulla morale.

Durante il Rinascimento, in particolare nelle corti italiane, la danza veniva considerata  una forma di educazione. I nobili rielaborarono le danze popolari in modo tale da enfatizzare le caratteristiche che doveva avere il perfetto cortigiano: la compostezza, l’atteggiamento nobile, le convezioni sociali della cavalleria e della galanteria.

Nei Seicento  la danza tornò nel teatro. In Francia  essa ricevette una forte spinta da Luigi XIV (il Re Sole), che amava molto danzare ed esibirsi in prima persona negli spettacoli di corte.

Finalmente,  nel Settecento si fa la netta distinzione tra danza di corte e danza di teatro.

Durante l’Ottocento, rompendo con le vecchie tradizioni basate sulla ragione e sulla tradizione a favore dei moti dell’animo, dei sentimenti e del sogno  inizia a diffondersi il balletto romantico, caratterizzato da una maggiore sensibilità, ed una visione del mondo più aperta e passionale.

All’inizio del XX secolo i balli sono caratterizzati dalla posizione dei ballerini che possono essere  “staccati” come ad esempio nella furlana, il trescone, la monferrina, il saltarello, la quadriglia; oppure “attaccati” e quindi avremo il valzer, il tango, la mazurca, la polka etc.

Questi balli, dove il cavaliere passa dal tocco della sola mano all’abbraccio della dama, hanno un successo strepitoso anche se, come nel medioevo, i moralisti, in coro sottolineano la loro pericolosità portandoli a dire che: “ La danza è fonte di immoralità, provoca “ebbrezza”, voluttà, istinto sessuale, torbide passioni: emozioni e sentimenti che inevitabilmente portano al vizio e al peccato.”

Da questo breve e assolutamente incompleto excursus della storia delle danze,  non può che emergere il fatto che queste rappresentano una delle tante chiavi di lettura dei fenomeni sociali, politici, economici, etici, religiosi oltre che un modo per liberare l’anima delle infinite pesantezze della vita, alleggerendola e dando alle emozioni la possibilità di esprimersi liberamente.

Effetti benefici del ballo

Il ballo, in quanto attività psicofisica, produce effetti positivi in diversi ambiti. In prima battuta perché è un’attività divertente liberatoria ma anche perché è un’attività fisica che permette di tenere in allenamento il corpo, migliorando il tono muscolare e rendendo elegante ed agile ogni nostro movimento.

In questa attività i partecipanti sono focalizzati e addestrati alla tecnica ma l’eccellenza si raggiunge solo se si riesce ad immedesimarsi nel personaggio da rappresentare, rendendolo credibile e facendo percepire meglio al   pubblico le emozioni e i sentimenti che sprigiona. La danza sarà sempre una ricerca della perfezione perché attraverso gli errori, di cui non bisogna averne paura, il ballerino imparerà a controllarsi meglio sia dal punto di vista fisico che emozionale e motivazionale.

Contrariamente agli errori della vita da cui spesso non si può tornare indietro, nella danza, un errore è recuperabile nel ballo successivo. 

Nel ballo di coppia (ad esempio il tango) viene fatto rivivere il rapporto maschio-femmina in sintonia con lo spirito del tempo (morale dominante) e simula l’esperienza del corteggiamento, riproponendo le modalità maschile e femminile dove entrambi hanno un loro ruolo (uno guida e l’altro segue). In questo ‘luogo’, le emozioni sono canalizzate e sono quindi libere di esprimersi (purchè e perché contestualizzate dalla norma). Non a caso  la funzione catartica delle emozioni era già nota in molte popolazioni primitive che attraverso i balli tradizionali mimavano i propri stati affettivi individuali o di gruppo.

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