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Sindrome del malato immaginario – ipocondria

Definizione del malato immaginario

Sia in medicina che nel linguaggio comune, viene definito con il termine ipocondria o ipocondriaco (dal greco ὑποχόνδριος, “ipocondrio”), il soggetto che si preoccupa in modo eccessivo (e spesso ingiustificato) per la propria salute. Tale convinzione può accentuarsi con il ricorso a tutte le possibili visite mediche e analisi strumentali utili. Inoltre nel linguaggio comune, l’ipocondriaco viene definito  malato immaginario.

Nel notissimo “Il malato immaginario” di Moliere, Argante (il malato) vorrebbe costringere la figlia Angelica a sposare  Tommaso Diafoirus, figlio del signor Diafoirus, noto medico, così che il genero acquisito facesse le veci del medico di fiducia del padre  perché “…Venti e quaranta soldi. Tre e due cinque, e cinque fanno dieci, e dieci fanno venti. Sessantatré lire, quattro soldi, sei denari. Dunque, è andata che in questo mese ho preso uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto medicine; e uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici lavativi; mentre il mese scorso sono arrivato a dodici medicine e venti lavativi. Non c’è da meravigliarsi se in questo mese sto meno bene del mese scorso

Siamo ipocondriaci?

Proviamo a farci qualche domanda oppure verifichiamo in modo critico il nostro stile di vita. Se siamo costantemente assaliti dalla sensazione di poterci ammalare facilmente, oppure ogni doloretto lo interpretiamo come preoccupante, o addirittura abbiamo costantemente la paura di ammalarci  e quindi corriamo dal medico anche se, obiettivamente non ci sono i presupposti per andarci, ma vorremmo avere il conforto di una sua opinione anche se quasi tutte le visite precedenti hanno dato esito negativo ma sai com’è, la parola del medico è sicuramente tranquillizzante, ecco, allora forse dovremmo valutare l’ipotesi di essere un pò ipocondriaci. Se poi, non ci accontentiamo di un consulto e riteniamo indispensabile consultarne un altro, al solo scopo di avere una ulteriore conferma, ecco, in questo caso non dovremmo avere dubbi. L’ipocondriaco, quando ascolta o legge i  sintomi tipici di una malattia mai avuta, immancabilmente, da allora, si convince di esserne affetto e sicuramente rinuncia ad uscire o rinvia appuntamenti se ha la lontana sensazione di stare per ammalarsi e ricorre immediatamente al farmaco specifico e nei suoi discorsi con chiunque non fa che parlare del suo stato di salute e, non vedendo risultati (del resto l’ipocondriaco non sta veramente male) le critiche contro medici e medicine si sprecano.

Quando insorge

SI sviluppa prevalentemente intorno ai 30 anni e colpisce indistintamente maschi e femmine. Le cause immediate possono essere collegate ad un periodo di stress, grave malattia o perdita di una persona importante. Se non curata può durare anni, far innalzare il livello dell’ansia e in alcuni casi provocare attacchi di panico.

Altro aspetto importante e tipico deriva dal fatto che si interpreta in modo errato i ‘segnali’ del corpo. Se ad esempio si è stanchi, sarebbe utile riposare, ma l’ipocondriaco interpreta la stanchezza come un aumento dell’ansia e teme che a breve avrà un attacco di panico. Se si ha un disturbo gastrico o digestivo, invece di mettersi a dieta oppure mangiare leggero per qualche giorno, il disturbo viene interpretato con un disagio ansioso legato a problemi immaginari; etc.

Ipocondria e psicoanalisi

Freud ne parlò in un solo contesto  , in “Introduzione al Narcisismo” del 1914, e da allora pochi altri  hanno approfondito il tema.

Per Freud l’ipocondriaco si disinteressa del mondo esterno e concentra l’energia psichica (libido) su un organo specifico. Quindi, in parole povere,  l’ipocondriaco è colui che per cause legate al contesto personale e famigliare, smette di interessarsi del mondo e concentra tutta la sua attenzione sul proprio Io.

Sempre secondo Freud l’investimento dell’Io con la libido “… ha oltrepassato una certa misura. Un forte egoismo instaura una protezione contro la malattia; tuttavia, prima o poi bisogna ben cominciare ad amare per non ammalarsi e se, in conseguenza di una frustrazione, si diventa incapaci di amare, inevitabilmente ci si ammala….”

Quindi, l’ipocondria, secondo il modello psicoanalitico, è assimilabile alla nevrosi narcisistica. Il corpo diventa l’espressione della più grande delle paure: la paura della morte. Quindi, come conseguenza della convinzione che il corpo non ci sostiene più, questi malati esigono dal  medico le prove, le conferme, le garanzie della propria salute.

 Si guarisce?

Certo. Un possibile approccio è quello integrato, da attuare da caso a caso con i necessari adattamenti.

Il tipo di approccio potrebbe  comprendere:

  1. una psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale, utile per fronteggiare le sfide del presente;
  2. psicoanalisi per scoprire le cause ed eventualmente per ristrutturare la personalità;
  3. farmacoterapia, solo se necessaria
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