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La bellezza esteriore e la sua importanza

Quanto è importante la bellezza esteriore

L’importanza della bellezza per il nostro benessere

Quanto è importante la bellezza esteriore. Da sempre siamo indotti a pensare che chi è bello, deve necessariamente essere anche  buono (bellezza sensibile e bellezza morale) infatti, forse anche grazie alla complicità delle culture arabe (p.es. Le mille e una notte), più o meno inconsciamente ci attendiamo che una persona bella fuori lo sia anche dentro. E’ vera questa cosa? Ovviamente no e comunque non è una ‘legge’ applicabile sempre e comunque.

Quando si parla della bellezza, il pensiero corre subito alla bellezza del corpo mentre la bellezza del paesaggio, delle cose, di un limpido cielo stellato, sembrano quasi forme secondarie del fenomeno bellezza.

Per non parlare di Eros, legato alla bellezza   si differenzia in tre differenti aspetti e cioè: himeros, desiderio fisico per l’immediatamente presente che va afferrato nell’eccitazione del momento; anteros, amore corrisposto e photos, desiderio per l’irraggiungibile, l’inafferrabile, l’incomprensibile, quella idealizzazione che si accompagna ad ogni amore, sempre al di la di ogni conquista.

Se himeros  è il desiderio materiale e fisico e se anteros è la  reciprocità o lo scambio relazionale, pothos è la componente spirituale dell’amore (in Hillman –  saggi sul Puer).

Indubbiamente la bellezza ha un fascino enorme e la suggestione che esercita influenza, non solo su chi la ammira nell’altro, ma anche su chi la ammira in se stesso, se ne compiace e ne rimane, in certo qual modo, soggiogato dalle potenzialità che offre l’avvenenza del proprio corpo (basta dare un occhio ai vari talk show che insultano quotidianamente la nostra intelligenza).

A tal proposito, nel  mio primo articolo sulla bellezza ho posto l’accento sul fatto che la bellezza del corpo non è nulla se non associata all’altra forma di bellezza, intrecciata indissolubilmente a quella dell’anima (per buona pace di Dostoesky con la sua frase “… la bellezza salverà il mondo).

Approfondendo l’implicazione dell’anima e rifacendoci a suggestioni poetiche potremmo porre l’accento sulla differenza tra la bellezza da cui traspare la luce dell’anima e quella della bellezza senz’anima.

Quanto è importante la bellezza esteriore ce lo dice, ad esempio un corpo magnifico, per quanto voluttuoso possa essere, potrà turbarci ma mai   commuoverci; anche nel caso dell’arte, parleremo di arte non in funzione dei preziosismi tecnici ma solo se c’è una comunicazione tra le  varie anime, quelle dell’artista e quella del soggetto fruitore.

Per completare il disegno dovremmo chiamare in causa anche il principio di universalità e, in quel principio, infilarci anche l’universalità dell’anima e delle anime. Per chi ha confidenza con concetto di archetipo e di inconscio collettivo, dovrebbe risultare più facile comprendere lo spunto suggerito.

Come quindi non dare ragione a Platone, quando affermava che la bellezza sensibile può essere una via d’accesso per elevarsi verso la bellezza spirituale che poi si fonde con la spiritualità dell’amore, il pothos?

Focalizzandoci sulla bellezza del corpo, solo del corpo, senza un collegamento con l’anima, inevitabilmente corriamo il rischio di essere risucchiati in vicolo cieco, quello  delle passioni infuocate, dove non c’è pace né soluzione, né sintesi (penso al noto fenomeno del dongiovannismo, non più legato solo al mondo maschile).

In questa dimensione non c’è pace perché la sensualità è disperatamente chiusa in se stessa e non trasfigura, non scalda  perché è, prendendo a prestito una suggestione filosofica, il non essere che è. E poiché fa parte della realtà (Elena e non Afrodite) non può che essere niente altro che una rappresentazione parziale  dell’originale.

Insomma, la bellezza dovrebbe scaldare, rasserenare, appagare e non abbagliare, e soprattutto, non confondere …..

Ma, prendiamo un altro aspetto della bellezza, legato apparentemente al mondo della  matematica. Pensiamo ad esempio alle sequenze di Fibonacci (0 1 1 2 3 5 8 13 21 34 55, etc. in cui ogni termine, a parte i primi due, è la somma dei due che lo precedono) e alle sue implicazioni con la nostra vita.

Questa sequenza numerica esiste e noi la conosciamo grazie alla sua intuizione, ma questa sequenza, ha un correlato molto pratico, infatti la troviamo in molti ‘oggetti’ della natura (conchiglie, chiocciole,  nella struttura elicoidale del DNA, nell’onda del mare che si rifrange o nel volo di uno stormo di rondini (provate a contarli) ma anche nelle margherite, nei girasoli. 

I semi di girasole crescono secondo spirali opposte. Il rapporto tra una rotazione e la successiva da sempre 0,618 (phi);  stessa cosa nelle pigne, la disposizione delle foglie sui rami, i segmenti di alcuni insetti. Tutti rispettano in modo soddisfacente la proporzione divina.

Leonardo, ad esempio, fu il primo a mostrare che il corpo umano è letteralmente costituito di elementi che stanno tra loro in rapporto di phi.  Ad esempio se si misura la propria altezza e la si divide per la distanza da terra al proprio ombelico si ottiene, ancora phi. La distanza dalla spalla alla punta alla punta delle dita diviso la distanza dal gomito alla punta delle dita, sempre phi.

Idem dal fianco al pavimento diviso per la distanza dal ginocchio al pavimento, ma anche l’articolazione delle dita, le sezioni della colonna vertebrale, insomma ognuno di noi è un tributo ambulante alla proporzione divina.

Ma non basta il numero phi compare nella struttura delle opere di Mozart e Beethoven e addirittura usato da Stradivari per calcolare la posizione esatta dei fori nella costruzione dei suoi famosi violini.  

Nel pentacolo (la stella a cinque punte) tutti i rapporti tra i segmenti sono uguali a phi  e perciò questo simbolo è l’estrema espressione della proporzione, la stella a cinque punte è sempre stata il simbolo della bellezza  e della perfezione associata alla dea e al femminino sacro (estratto da: Il codice da Vinci di Dan Brown).

Da questa sequenza è possibile ottenere anche il famoso numero 0,618  (phi)la cosiddetta “sezione aurea” o “numero d’oro”), il più bel numero dell’universo o, in altri termini il mattone fondamentale della natura; le piramidi e i templi greci sono stati costruiti tenendo conto di questo numero che definisce una proporzione armonica, ed è una costante di tutta l’arte antica e non solo.  

Insomma, la sequenza numerica di Fibonacci, oltre ad essere frutto di una straordinaria intuizione scientifica, trova riscontri in natura e questo non rappresenta forse un aspetto della bellezza che … scalda?

 

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