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Il lato oscuro dell’uomo

L’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quale si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito.

Carl Gustav Jung

Dopo aver dato una breve sintesi di ciò che Jung ha definito in merito agli archetipi e in particolare all’Ombra, presenti nel mio glossario di psicologia analitica vorrei ora tentare di illustrare come agisce per poterla in qualche modo riconoscere e di conseguenza, tentarne una possibile integrazione.
Un possibile esempio è rappresentato dal fatto fin troppo evidente che a volte ci capita di non avere coscienza di ciò che sta accadendo intorno a noi, di essere la causa principale delle nostre sofferenze o di quella altrui senza poi riuscire ad ammetterlo oppure di avere poca o per nulla pazienza. Se poi le ferite ci vengono da fatti o parole generate da amici, parenti, colleghi voltiamo lo sguardo altrove ignorando il dolore che ci arreca e facciamo fatica a prenderne atto, anzi, tendiamo a ‘far finta di niente’.
Poi, un’altra possibile ‘figura’ è rappresentata da quelle persone che abitualme

 

nte per non dire ‘sempre’, attribuiscono ad altri la colpa della propria incapacità. Sono gli altri i responsabili della propria infelicità e in virtù di questa ‘ingiustizia’, ci aspettiamo una sorta di risarcimento per i torti subiti (lui ha detto, ha fatto, è andato, … è colpa sua se, … mentre io ho detto, fatto … ). Quando la nostra vita è dominata da questo tipo di Ombra, può accadere che, non comprendendone le ragioni, diventiamo ostili con tutti (e i primi bersagli sono, paradossalmente, proprio coloro che, rischiando il burnout, cercano di aiutarci), facendo del male a se stessi e/o agli altri. In casi del genere si può entrare in depressione, avere atteggiamenti del tipo: “… sto male, non ci riesco, tutti contro di me, non mi va, non ti aspettare nulla da me, ecc “.
Altra figura è quella del ‘privo di scrupoli’, del ‘il fine giustifica i mezzi’; in questo caso, il Super-io viene condannato all’esilio con il risultato effimero di avere la sensazione di essere liberi da ogni preoccupazione morale, etica o del bene comune. Ciò che conta è mirare allo scopo, portare a casa il risultato, superando se non addirittura rimuovendo ogni eventuale principio morale preesistente. In questo clima, si sta esageratamente all’erta e ogni cosa che viene vista come non utile è bollata come dannosa ed eventuali soggetti che si pongono sul proprio ‘cammino’ sono percepiti come una minaccia o una sfida da affrontare e vincere.
Quanti amici, parenti, partner, etc, (oppure noi) ci mettono al corrente del proprie inguaribili sofferenze e nel fare ciò fanno sentire l’altro come colpevole? Nel fare ciò, chi è dominato da questa Ombra, si comporta in modo ricattatorio al solo scopo di dominare o soffocare gli altri.
Poi non si può non menzionare coloro che per raggiungere una perfezione impossibile, per essere cioè all’altezza di un impossibile traguardo, tentano continuamente di migliorarsi, facendo infiniti corsi, senza però sentirsi mai pronti per impegnarsi in qualcosa da realizzare.
Al polo opposto invece ci sono i soggetti che hanno comportamenti distruttivi e con possibili dipendenze (farmaci, alcol, droga, gioco, shopping, etc). Tali persone si precludono ogni possibilità di relazionarsi, hanno un’autostima inesistente, difficoltà nel mondo lavorativo e sono inclini ad un uso molto spesso incontrollato della violenza fisica e psichica. La loro incapacità di controllarsi spesso li conducono a compiere azioni criminose.
Altre manifestazioni dell’ombra sono quelle rappresentate dai seduttori incalliti, da coloro che sono dipendenti in modo patologico dall’amore e dal sesso, da coloro che impazziscono quando si credono innamorati per poi sentirsi distrutti quando finisce; coloro che si identificano con il lavoro e ne fanno l’unica ragione di vita; le persone che usano l’autorità per schiacciare gli altri o che sono abilissimi nel declinare al negativo (di se stessi e degli altri) tutto ciò che di positivo c’è e quelli che in modo impietoso, freddo, razionale, dogmatico valutano noi e gli altri e stabiliscono che non siamo e non sono abbastanza bravi e che non facciamo ciò che invece dovremmo fare.

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