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Le Parafilie – Considerazioni conclusive

In conclusione è utile ricordare che, nella pratica clinica, le parafile non si manifestano mai in forma pura; spesso nel mettere in atto una perversione si ricorre a caratteristiche tipiche di altre.

Esistono inoltre una serie di comportamenti sessuali per i quali il limite fra normalità e la perversione è difficilmente individuabile. Queste attività, considerate di “sesso estremo”, includono pratiche come il fistfuking (introduzione del pugno nell’ano o nella vagina), il bondage (immoblizzazione di tutto o di una parte del corpo di una persona facendo uso di foulard, corde, lacci di cuoio, bende di tessuto o di gomma, ecc.), la gang-bang (incontro sessuale di un uomo o di una donna con un numero X di partner simultaneamente), lo stuffing (giochi erotici con oggetti, frutta, verdura o altro), lo spaking (sculacciare violentemente i glutei del partner, ecc.).

Tali comportamenti, se da un lato possono rientrare nella varietà delle attività sessuali ordinarie, possono fissarsi come uniche modalità per il raggiungimento del piacere sessuale. Diventa evidente, quindi, che l’unico parametro clinicamente attendibile per diagnosticare una perversione sia l’uso esclusivo di una determinata pratica per il raggiungimento del piacere sessuale.

Nel campo delle perversioni sessuali i problemi più ampiamente dibattuti dall’indagine psicoanalitica sembrano essere legati alla definizione del concetto di norma e normalità in campo sessuale; in primis il problema delle origini e del trattamento dell’omosessualità (dal 1984 non più considerata né una malattia né un comportamento sessuale deviante) e del sadomasochismo. La sessualità umana, secondo Freud, è naturalmente perversa; la sua espressione adulta e la possibilità di costruire vincoli amorosi stabili e soddisfacenti sono notevolmente influenzate dalla dinamica infantile e dai suoi esiti. In sintesi negli esseri umani il sesso nasce come attività perversa, relativamente disorganizzata, orientata al piacere e solo successivamente, se le vicende evolutive lo permetteranno, potrà organizzarsi nelle sue dimensioni adulte mettendosi al servizio della procreazione. La perversione, come entità clinica strutturata nell’adulto, è considerata da Freud come una regressione a modalità infantili di espressione e di soddisfacimento del desiderio sessuale, che si traduce sul piano del comportamento in condotte abnormi rispetto all’oggetto sessuale oppure rispetto alla meta. Le perversioni non sono semplicemente l’esprimersi di una sessualità infantile e immatura, ma sono difese elaborate dall’individuo per proteggersi dall’angoscia derivata dai conflitti edipici.

La vita sessuale in generale trae beneficio dalle perversioni soft; per esempio, le persone che non amano il sesso legato al cuore, che lo trovano troppo pesante, possono sperimentare una sessualità slegata dalla tenerezza e dai sentimenti democratici. Se tutto ciò avviene nel reciproco rispetto, senza cioè recare alcun danno all’altro, che c’è di male?

In tale ottica, le vecchie perversioni, quelle cliniche, più conosciute, andranno col passar del tempo a diminuire, restando appannaggio dei malati psichiatrici che manterranno questi comportamenti come sintomo della loro patologia.

C. Simonelli, F. Petruccelli, V. Vizzari (a cura di),  “Le perversioni sessuali” Franco Angeli, 2000

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