La consulenza tecnica psicologica e la perizia psichiatrica

La perizia psichiatrica, qualche volta confusa con la consulenza tecnica psicologica, ha obiettivi diversi. Essa viene richiesta nei casi in cui esiste il problema di stabilire quali siano le condizioni psichiche (normali/anormali) di un soggetto e, più specificatamente, quale sia la sua “capacità di intendere e di volere”. Tale capacità rappresenta infatti il requisito fondamentale perché un soggetto possa essere ritenuto responsabile dei suoi atti soprattutto allorchè il soggetto rischia di essere imputato per avere commesso un reato e cioè un atto penalmente perseguibile. In assenza di responsabilità non è possibile dichiarare un soggetto imputabile. Per questo assume particolare rilevanza lo stabilire se, al momento in cui egli ha commesso una certa azione,  era o meno in possesso di una piena o parziale capacità di intendere e di volere e  cioè della facoltà di intendere appieno il significato e le conseguenze dell’azione e della facoltà di autocontrollo. La compromissione di tale facoltà è rilevante e significativa quando è provocata da uno stato di “infermità mentale”, e cioè dalla presenza di una alterazione psicopatologica consistente quale può essere rappresentata da una psicosi. L’accertamento diagnostico a scopo peritale avviene spesso a distanza dal momento in cui è avvenuto il fatto incriminato e il perito deve procedere ad una valutazione retrospettiva. Inoltre, il magistrato può chiedere al perito di valutare anche la c.d. “pericolosità sociale” dell’esaminando; al giudizio attuale e retrospettivo si aggiunge in questi casi una valutazione prognostica. La diagnosi peritale psichiatrica non può,  inoltre, tradursi in un giudizio di personalità perché l’articolo 314 del codice penale afferma: “ […] non sono ammesse perizie per stabilire il carattere e la personalità dell’imputato ed in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche […]”.

La consulenza tecnica psicologica, invece, indaga specificatamente la personalità del soggetto indagando le varie aree che la compongono: le potenzialità e l’efficienza intellettuale, il tipo di intelligenza (concreta, astratta), la dotazione affettiva (ricchezza, controllo, labilità), gli atteggiamenti sociali. La perizia psicologica, inoltre, cura di studiare in profondità i rapporti che le singole persone intrattengono fra loro. Per l’indagine di personalità si utilizza quale strumento principale il colloquio clinico integrato eventualmente all’applicazione di reattivi mentali; questi ultimi si rilevano efficaci soprattutto quando si tratta di esaminare dei bambini per i quali può essere inopportuno l’approfondimento, nel colloquio, di certe tematiche ansiogene, quali ad esempio i rapporti con i genitori. Il ricorso a reattivi di tipo proiettivi (reattivi di disegno, test di Rorschach, T.A.T.) risponde proprio a questa opportunità. La difficoltà maggiore nelle consulenze psicologiche consiste nell’impostazione probabilistica secondo cui lo psicologo, quale che sia il suo orientamento specifico, procede alla sua valutazione. Si tratta, naturalmente, di una impostazione corretta ed aderente al carattere scientifico della disciplina che non può adottare una impostazione dogmatica. Nel caso di minori che, ad esempio, vengono coinvolti in dissidi acuti fra i loro genitori sviluppano infatti una serie di strategie difensive ed adattive che si caratterizzano anche per la loro mobilità; per questo appare quanto mai prudente la posizione dello psicologo che sottolinea la possibilità di cambiamento ed il carattere prevalentemente reattivo di certi comportamenti.

A. Quadrio, G. De Leo “Manuale di Psicologia Giuridica”, Edizioni Led, 1995

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