La gelosia un sentimento antico

È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. (William Shakespeare)

Chi è posseduto dal demone della gelosia, teme che il proprio partner, possa sfuggirgli via. Possa insomma, come un’anguilla, sgusciare via e prendersi la sua libertà.il colore della gelosia

Il geloso, teme di perdere l’oggetto (non riuscendo a vederlo come un soggetto) dei suoi desideri o perché altri glielo portano via, oppure perché l’oggetto stesso ricerca uno spazio ove lui/lei non è compreso.

Ma, esiste un’indagine che ci dica quante sono le persone gelose?  Willy Pasini, nel suo libro: La gelosia, sostiene che “… E’ difficile “quantificare”, dato che molti italiani considerano la gelosia un sentimento negativo, un po’ imbarazzante da confessare, e quindi la negano.

Un sondaggio Abacus rileva che il 25 per cento degli italiani è “molto geloso” e il 45 percento “un po’ geloso”. Un altro condotto da Renato Mannaheimer presenta cifre analoghe: il 35 percento “abbastanza geloso”. In pole position i maschi, soprattutto fino ai 45 anni. Molti somatizzano la gelosia, sicché al suo posto “nominano” bruciori di stomaco, emicranie, coliti. E altrettanto numerosi sono quelli che la negano (o la minimizzano) e si ammalano: secondo un’indagine di “Riza Psicosomatica”, succede addirittura a 8 italiani su 10.

E’ come se il corpo parlasse, e dicesse quello che non osiamo dichiarare… A parte l’Italia, quanto “colpisce” la gelosia nel resto del mondo? Secondo un saggio di Laurence Jyl, Les jalouses et les jaloux, il 28 per cento dei francesi è “malato” di gelosia, mentre gli altri sono “portatori sani”. Dunque, possiamo concludere che la gelosia riguarda tutti”.

Le sembianze della gelosia

Nella gelosia c’è più amor proprio che amore. (François De La Rochefoucauld)

Cos’è la gelosia se non una degenerazione dell’amore? Spesso nell’opera di Verdi agisce come la forza distruttiva del corso positivo degli eventi. Otello è la figura per antonomasia. La gelosia di Amneris rovina l’amore fra Radamès e Aida. Anche l’Alfredo di Traviata scatena la propria gelosia nella scena del duello con il barone. Alla fine della sua carriera Verdi arriva a sorridere, e a farci sorridere, di questa pericolosa debolezza umana, con il Dottor Cajus del suo Falstaff.

Altri esempi presi dalla lirica e dalla letteratura ci mostrano che si può essere gelosi per una contrapposizione tra un desiderio fisico e un altro spirituale. Ad esempio tutti quei casi di prepotenza dovuto al proprio ruolo sociale; ad esempio Don Rodrigo in contrapposizione a Renzo; il Conte di Luna cerca di strappare Leonora a Manrico (Il Trovatore), arrivando addirittura all’eliminazione fisica del rivale (per poi scoprire tardivamente che era suo fratello ).

Poi abbiamo la gelosia per un amore non corrisposto: Amneris ama Radames che a sua volta ama Aida; Santuzza ama Turiddu mentre questo ama Lola (Cavalleria Rusticana) , nel Giardino dei Finzi Contini, il protagonista ama Nicole che però ama Giampiero; nelle Notti bianche di Dostoyevsky, il sognatore ama Naspenka che però ama un altro.

Ma anche la gelosia come illusione del tradimento, anche quando questi è assolutamente inesistente o ingiustificata: la Tosca sospettosa di Mario Caravadossi (Tosca di Giacomo Puccini); Lucia viene ingannata dal fratello si convince di essere stata tradita da Edgardo (Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizzetti); Otello sospetta Desdemona perché istigato da Jago.

Dalla letteratura, invece, vorrei citare: La sonata a Kreutzer di Tolstoj (il nome viene dalla sonata di Beethoven) … qui il tizio, Vasja Pozdnyšev, uccide la moglie sospettando (solo sospettando) che lei lo tradisca con un musicista che lui stesso le ha presentato. I dubbi gli nascono mentre i due suonano, uno al violino, l’altra al pianoforte la sonata e quando li trova a cena insieme, a casa, per altro lei lo aveva in qualche modo comunicato, la uccide… Da questo libro sono stati tratti alcuni film …Tolstoj non svela se lei lo ha tradito o meno, ma il lettore sospetta di no! La formula narrativa è inusuale, l’uxoricida racconta la storia ad uno sconosciuto in treno e finisce per chiedergli perdono.

La gelosia provata da uomini anziani per una giovane  che invece di mostrarsi riconoscente si innamora (com’è giusto che sia) di un coetaneo (I pagliacci; L’Italiana ad Algeri.

Fu adunque già in Arezzo un ricco uomo, il qual fu Tofano nominato. A costui fu data per moglie una bellissima donna, il cui nome fu monna Ghita, della quale egli senza saper perché prestamente divenne geloso, di che la donna avvedendosi prese sdegno; e più volte avendolo della cagione della sua gelosia addomandato né egli alcuna avendone saputa assegnare se non cotali generali e cattive, cadde nell’animo della donna di farlo morire del male del quale senza cagione aveva paura. (Giovanni Boccaccio)

Come dimenticare infine, i danni che una fanciulla un po’ frivola può generare? Basta pensare alla Carmen di Bizet. In quest’opera, Carmen si innamora di Don Jose ma poi ne rimane delusa e lo lascia. Quando poi lei si innamora di Escamillo, Don Jose impazzisce e la uccide. Molti uomini hanno difficoltà a gestire questo tipo di donna anche se inizialmente è proprio questa loro spregiudicatezza ad affascinarli.

Infine c’è la gelosia che comporta violenza da parte dell’altra donna e la cronaca, di tanto in tanto ce  lo ricorda.

Come si manifesta

Moltissime persone manifestano la loro gelosia in assenza di qualunque circostanza, di qualunque evento che possa giustificarla.
Spesso, alla fine, risulta evidente che tutto è simile ad un castello costruito dalla nostra mente, causando, assai spesso la rottura di una relazione e la letteratura ci mostra qualche esempio. Una fra tutte, “Rebecca la prima moglie” di Daphne Du Maurier, qui la gelosia è tutta nella testa della seconda moglie, che spinta anche dalla governante, si convince che il marito sia ancora innamorato della prima.

Come combattere la propria gelosia?
Per combattere la propria gelosia spesso non è sufficiente la buona volontà, non è sufficiente proporsi buone intenzioni.

A volte, nei casi più tenaci, occorre intraprendere un percorso, facendosi aiutare da un esperto, allo scopo di comprendere perché diviene necessario inventarsi tanti e tali costruzioni che strozzano la propria vita e la serenità di chi ci sta vicino. Bisogna cercare di capire le proprie incertezze personali, migliorare la propria autostima, riporre maggiore fiducia negli altri.

Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri. (Barthes, Roland)

La gelosia si lega al concetto di possessività, alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio, perché parte dall’idea che ciò che si ha di più “caro” potrebbe, da un momento all’altro, svanire. Entrambi i sentimenti pretendono l’ “altro”, vogliono la sua presenza in termini esclusivi e personali.

Nella gelosia si ha paura dell’abbandono, della perdita, della separazione, di ciò che si ritiene proprio e necessario al proprio benessere; gelosia ed invidia dell’altro che potrebbe condividere ciò che è nostro. Si può essere gelosi per le caratteristiche che il rivale ha e noi non abbiamo (invidia?).

In questo contesto, trascuriamo la gelosia “normale” perché dovrebbe essere sempre presente purchè a livelli accettabili. Chi dichiara di non esserlo o mente oppure in realtà potrebbe non amare veramente. Anche perché, spesso un pizzico di sana gelosia alimenta l’amore tra i partner.

Ciò che ci interessa invece, è quel tipo di gelosia amante degli eccessi, al punto tale che può tranquillamente sconfinare nel patologico.

Quali sono le situazioni che lasciano intuire il tratto patologico? Alcune tra le tante:

  1. Eccessivo controllo delle relazioni del partner verso persone dell’altro sesso;
  2. minimizzare, invidiare e aggredire tutti i possibili rivali;
  3. paura abbandoniche e tristezza per la possibile perdita;
  4. aggressività persecutoria verso il partner;
  5. poca autostima e senso di continua inadeguatezza;
  6. controllo di ogni comportamento dell’ “altro”.

La gelosia patologica si alimenta da tutto ciò che spesso non ha nessun fondamento; viene generata e alimentata da pensieri, quasi sempre irreali, che si basano su ipotesi inesistenti e continuamente sostenuti da pensieri negativi. Questi pensieri producono delle vere e proprie rappresentazioni mentali che portano a sceneggiare situazioni e contesti che hanno come risultato il fatto che la realtà effettiva, banalmente, e a volte tragicamente, viene interpretata erroneamente. Questi pensieri, se non deviati o interrotti, possono in alcuni casi portare a  veri e propri “deliri di gelosia”. Come accennavo sopra, il risultato di questi ‘deliri’ sono spesso all’origine dei fatti di cronaca, spesso caratterizzate da inaudite atrocità.

Dove nasce la gelosia

“…. Da un tradimento svelato, uno sguardo intercettato, un sospetto? Assolutamente no. La gelosia nasce nel bambino, come altre emozioni e sentimenti, ed è legata alle sue fasi dello sviluppo psicosessuale: la prima infanzia e il complesso di Edipo verso i quattro, sei anni… “  (Willy Pasini, La Gelosia)

Se è vero, quindi che la gelosia, il più delle volte, sgorga dalle sorgenti della vita (l’infanzia), dobbiamo ricondurre l’eventuale deriva patologica in una cattiva relazione con i genitori e comunque con la propria figura di attaccamento. In virtù di tale ipotesi, potremmo sostenere che tale figura (tipicamente la madre) non ha favorito lo sviluppo dell’autostima e della fiducia contribuendo così alla creazione di un adulto geloso perchè ignaro delle sue possibilità e del suo valore. Quindi il comportamento geloso verrebbe rinforzato dal fatto che ogni ‘altro’ viene considerato più degno.

Nel caso estremo, quello in cui la gelosia spinge a ricercare il  possesso assoluto del partner, alcune teorie psicologiche ipotizzano che  alla base possa esserci una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, sopratutto quello di sesso opposto. Poiché la richiesta di affettività è stata frustrata sistematicamente durante l’infanzia, l’adulto pensa di riscattarla, attraverso il possesso assoluto dell’altro.

Gelosia e psicoanalisi

Freud ipotizza tre diverse tipologie di gelosia (1922, Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, paranoia e omosessualità):

La gelosia normale che si manifesta principalmente con dolore, ansia, angoscia, causati dal vissuto cognitivo-emotivo di aver perduto la persona amata, da sentimenti ostili verso il rivale, da un atteggiamento autocritico volto ad attribuire a sé stessi la responsabilità della perdita affettiva e dalla ferita narcisistica.

La gelosia proiettata che proviene, per entrambi i sessi, dai tradimenti già esperiti nel corso della vita affettiva o da spinte inconscie verso il tradimento (Chi la pensa, la fa). Nei rapporti di coppia bisogna resistere alle continue tentazioni per evitare di tradire. Colui che avverte in sé l’esistenza di queste tentazioni attuerà un meccanismo inconscio per alleviare il proprio disagio: proietterà sull’altro le proprie tendenze al tradimento. Al riguardo Freud cita Desdemona quale esempio di gelosia proiettata:

Chiamai il mio amore traditore. E lui, che mi rispose? … Se d’altre donne io mi diletto Vi stendete sul letto con altri uomini

Freud osserva che le persone affette da gelosia proiettata valutano un comportamento civettuolo alla stregua di un tradimento.

La gelosia delirante è determinata da tendenze al tradimento che sono state rimosse ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto che le pone in essere. Per Freud la gelosia delirante corrisponde ad una forma di omosessualità latente che preme per manifestarsi. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa può essere descritta mediante la formula: “Non sono io che lo amo è Lei che lo ama”. E’ come se oggetto della gelosia diventasse l’altro, il rivale o la rivale.

La gelosia e la dipendenza affettiva, in conclusione, potrebbero essere le due facce di una stessa medaglia. Se è presente l’una è molto probabile che sia presente anche l’altra.

Willy Pasini, conclude il suo libro sulla gelosia con:

Dobbiamo però imparare a non avere paura di questa “malattia”, a non vergognarcene, a non essere imbarazzati. Questo è il primo passo. Il secondo consiste nel cercare di “educare” tale sentimento invece di negarlo, giocando sulle allusioni e le illusioni, sul potere straordinario (e dimenticato) del flirt, sulla leggerezza. Per rendere la gelosia positiva, anzi addirittura afrodisiaca

 

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