PSICOLOGIA GIURIDICA

In ambito Forense gli strumenti e la metodologia del Processo Diagnostico non variano rispetto alla Diagnosi Clinica, così come non varia l’atteggiamento di dialogo, di ascolto e di interesse per la storia del Soggetto.

In ambito civile la Consulenza Tecnica può essere richiesta:
– Nel contrasto fra i genitori separati, per decidere l’affidamento dei o del minore
– Nell’affidamento extrafamiliare di minori provenienti da famiglie inadeguate;
– Per accertare l’idoneità, ovvero la presenza dei requisiti psicologici nei coniugi che richiedono in adozione il minore
– Per valutare la capacità di intendere e di volere di persone anziane o malate riguardo a problemi di eredità o di testamento.
La Consulenza Tecnica è lo strumento di cui dispone il giudice per diagnosticare la presenza\assenza di disturbo mentale. Viene generalmente richiesta:

  1. quando dal colloquio con i coniugi il magistrato si rende conto della presenza in uno o in entrambi di anomalie nell’organizzazione mentale più o meno gravi;
  2. su richiesta di uno dei genitori, che adduca il disturbo mentale dell’altro sia come causa del fallimento del rapporto coniugale, sia come motivo per avere l’affidamento della prole.

L’obiettivo della Consulenza sarà dunque quello di valutare la natura e la gravità del disturbo (nevrosi, psicosi, disturbi di personalità, ecc.) e le eventuali capacità genitoriali; inoltre il Consulente offre al Giudice tutte quelle ulteriori notizie ed informazioni utili al fine di costruire la personalità dei genitori e l’ambiente familiare, precisandone, eventualmente, in quale misura il disturbo mentale riscontrato influisce sulle capacità educative, suggerendo le soluzioni più adeguate ai fini dell’affidamento della prole.
In base al quadro psicologico delineato dal Consulente, il Giudice può adottare vari
provvedimenti di affidamento della prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa.

In Ambito Forense, l’esame della personalità e la valutazione psicodiagnostica di un individuo è inoltre richiesta in tutte quelle situazioni in cui la legge prevede il Risarcimento del Danno Psichico subito da un individuo in seguito all’esposizione di uno o più eventi traumatici (incidente stradale, errore professionale, mobbing, morte di un familiare, inquinamento ambientale) la cui responsabilità da parte di un soggetto esterno sia stata accertata.
Un esempio può essere fornito da una recente sentenza emessa dal Tribunale di Roma, in cui si chiedeva di condannare Alitalia per i danni patrimoniali subiti dalla famiglia (spese di taxi per il ritorno a casa, spese di messa in sicurezza della valige, ecc.) e soprattutto per il danno morale legato alla perdita di un giorno di una vacanza all’estero.
Il Giudice, Dott.ssa Antonella Illuminati, ha accolto la richiesta dell’associazione Codacons, scrivendo nella sentenza:
“quanto alla richiesta degli attori per il risarcimento del cd. danno da vacanza rovinata… il danno può ritenersi provato in via presuntiva, in quanto, con lo slittamento del viaggio gli attori hanno perso un’occasione di riposo e di svago oltre che di godimento della mutua compagnia. Tale voce di danno dovrà essere quantificata equitativamente e può essere stimata prudenzialmente in 500€ per ciascun attore’.

Alitalia è stata così condannata a risarcire non solo il danno morale da vacanza rovinata, nella misura di 500 euro a passeggero, ma anche il danno patrimoniale causato, pari a 300 euro a passeggero, oltre al risarcimento delle spese legali per 2.170 euro -spiega l’avv. Cristina Adducci del Codacons, che ha difeso la famiglia nella causa. In totale quindi la compagnia aerea dovrà sborsare, oltre ai 400 euro a passeggero già elargiti autonomamente, più di 5.300 euro per aver venduto più biglietti rispetto ai posti disponibili sull’aereo in questione, determinando così l’overbooking del volo

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