La Consulenza Tecnica nei casi di affidamento minorile

L’affidamento della prole quando uno o entrambi i genitori sono affetti da disturbi mentali, prevede in primo luogo l’accertamento del tipo di disturbo mentale e la sua gravità.

La Consulenza Tecnica è lo strumento di cui dispone il giudice per diagnosticare il disturbo mentale. Viene generalmente richiesta:

  • quando dal colloquio con i coniugi il magistrato si rende conto della presenza in uno o in entrambi di anomalie nell’organizzazione mentale più o meno gravi;
  • su richiesta di uno dei genitori, che adduca il disturbo mentale dell’altro sia come causa del fallimento del rapporto coniugale, sia come motivo per avere l’affidamento della prole.

L’obiettivo della Consulenza sarà dunque quello di valutare la natura e la gravità del disturbo (nevrosi, psicosi, disturbi di personalità, ecc.) e le eventuali capacità genitoriali; inoltre il Consulente offre al Giudice tutte quelle ulteriori notizie ed informazioni utili al fine di costruire la personalità dei genitori e l’ambiente familiare, precisandone, eventualmente, in quale misura il disturbo mentale riscontrato influisce sulle capacità educative, suggerendo le soluzioni più adeguate ai fini dell’affidamento della prole.

In base al quadro psicologico delineato dal Consulente, il Giudice può adottare vari provvedimenti di affidamento della prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa.

In presenza di un disturbo mentale grave, ad esempio, che limiti o escluda fortemente la capacità educativa di uno dei genitori, l’affidamento del minore all’altro si impone come scelta obbligata. Nel caso sia presente un disturbo lieve, che non incida sulla capacità genitoriale di crescere ed educare il figlio, lo stesso non rappresenta una controindicazione all’affidamento.

Le possibilità date al genitore disturbato di incontrarsi con il figlio, saranno sempre rapportate alla natura e alla gravità del disturbo. Anche in questo caso il giudice valuta le indicazioni emerse dalla consulenza psicologica disposta per emettere i provvedimenti adeguati alla situazione concreta, potrà, ad esempio, escludere ogni rapporto tra genitore – figlio nei casi gravi di malattia mentale, come potrà, nei casi meno gravi, consentire tali incontri autorizzandoli alla presenza dell’altro genitore o di operatori sociosanitari, per ragioni di cautela.

 

 

CASO CLINICO**

Qui di seguito  il caso di una Consulenza Tecnica d’Ufficio richiesta dal Tribunale civile di una città del centro Italia e conclusasi con un provvedimento di affidamento congiunto per il minore L. Tale richiesta è avvenuta a seguito di un ricorso presentato dal padre, che chiameremo M., presso il Tribunale civile della stessa città, al fine di revocare l’affidamento del minore alla madre, che chiameremo A., chiedendo l’affidamento per sé ed in via subordinata l’affidamento congiunto, motivando ciò con i seguenti motivi: crisi depressive del minore in seguito alla separazione, attaccamento al padre e ai nonni paterni, ostilità del minore verso la madre, trascuratezza e disinteresse della madre verso il figlio. Durante la consulenza sono stati effettuati colloqui congiunti ed individuali, visite domiciliari presso le abitazioni del sig. M. e della sig. A. ed un esame psicodiagnostico sugli adulti e sul minore L., al fine di valutare la personalità dei genitori e lo sviluppo emotivo-affettivo di L.

La metodologia utilizzata è stata quella classica relativa alla psicologia clinica (colloqui clinici e osservazione clinica) e quella sperimentale della psicologia clinica (batteria di reattivi mentali). I Test proposti e somministrati agli adulti sono stati i seguenti: Bender Visual Motor Gestalt Test; Rorschach; Disegno della Figura Umana di K. Machover; MMPI – 2. Per quanto riguarda il minore sono state effettuate le seguenti prove psicologiche: Bender Visual Motor Gestalt Test; Disegno della Famiglia di Corman e Porot; Favole di L. Duss; Rorschach.

Il profilo di personalità risultante ha visto l’integrazione delle due tecniche di indagine al fine di produrre dei profili completi di personalità e di rispondere esaustivamente ai quesiti posti dal giudice, che chiedeva di indagare sulla personalità dei genitori e del minore, e di fornire indicazioni sul regime di affidamento più idoneo per L.

Esame psichico e profilo di personalità

L’esame psichico è stato condotto con l’integrazione dell’osservazione diretta di tutti i protagonisti della vicenda descritta, attraverso colloqui liberi e tematici individuali, e colloqui congiunti della coppia genitoriale, attraverso l’interpretazione di una batteria di test psicologici, effettuati sia agli adulti, che al minore L.

L’osservazione diretta ha riguardato anche le dinamiche relazionali padre – figlio e madre – figlio.

Signor M.

Durante i vari incontri effettuati, è sempre apparso disponibile e collaborativo. Mostra adeguatezza nelle reazioni emotive, nonché enfasi e coinvolgimento rispetto le tematiche affrontate. Nelle relazioni con l’esterno appare sufficientemente adattato ed in sintonia con l’ambiente. In relazione alla situazione che sta vivendo, mostra forte preoccupazione per il figlio, ma anche verso l’ex moglie, che sostiene di aver amato fino al momento in cui ha appreso della sua relazione con un altro uomo.

Non mostra particolare rancore o risentimento verso A., anche se evidenzia una forte partecipazione emotiva, spesso contenuta dagli aspetti razionali e di controllo dell’Io. Sostiene che inizialmente, al momento della separazione, accettò la consensuale e gli accordi rispetto il figlio soltanto perché non immaginava che dopo pochi mesi la moglie sarebbe andata a vivere con il nuovo compagno. Nei momenti in cui M. mostra un particolare risentimento verso la donna, negli incontri congiunti, ci tiene subito a specificare che è il suo carattere irruente ad emergere, ma che lui non ce l’ha con A. Il signor M. mostra un forte stato di preoccupazione per il figlio ed afferma che la sua azione giudiziaria è nata proprio perché vedeva il figlio stare male.

Nell’osservazione del rapporto diretto con il figlio, non sono emerse difficoltà relazionali, anzi M. mostra di sapere gestire adeguatamente la situazione attraverso modalità empatiche ed affettive. Non si evidenziano triangolazione di L. da parte del padre nella relazione con l’ex moglie, né atteggiamenti di squalifica della donna davanti al figlio. La visita domiciliare presso l’abitazione dei genitori dove quest’ultimo vive, ha prodotto riflessioni positive circa i ruoli dei componenti del nucleo familiare e la serenità dell’ambiente domestico. Ad un’osservazione più profonda, nella valutazione delle dinamiche intrapsichiche, emergono problematiche di personalità e delle sfera dell’Io che nell’esame diretto e nell’interazione con l’esterno non si erano espresse.

Dall’esame psicodiagnostico si evidenzia un’organizzazione di personalità caratterizzata da una struttura dell’Io coartata ed inibita. La coartazione, attraverso meccanismi rigidi, conformistici, perseveranti e razionalizzanti di tipo ossessivo, non appare funzionale per quanto riguarda il controllo degli aspetti emotivi. Questi ultimi, rappresentati da elementi egocentrico–narcisistici dipendenti e da note di ipersensibilità e suscettibilità, non appaiono in grado di essere espressi all’esterno attraverso manifestazioni agite in quanto sembrano risentire eccessivamente di tratti psicastenici. Il “controllo” sembra essere attivato attraverso processi razionalizzanti utili a mantenere a distanza interiorizzazioni di esperienze emotivo–affettive. Possibili reazioni di tipo disforico–ansioso.

Si consiglia un intervento terapeutico soprattutto in relazione a vissuti con l’immagine femminile.

Signora A.

Negli incontri effettuati la Sig. A. si è sempre mostrata disponibile e collaborativa, anche se manifestava rilevanti tratti di passività soprattutto riferiti alle scarse iniziative del proprio eloquio. E’ emersa una certa difficoltà del soggetto a prendere l’iniziativa, nell’offrire spunti ideativi utili per la comprensione della situazione osservata. Dal punto di vista non verbale e mimico vi è stata senz’altro una partecipazione adeguata al contesto, mentre dal punto di vista verbale A. lasciava che le venissero poste le domande, per poi sinteticamente rispondere. Anche negli incontri congiunti con l’ex marito ha mostrato una tendenza alla passività, accettando il contraddittorio quasi soltanto allorché veniva attaccata da M. rispetto il suo ruolo materno. Il tono dell’umore è risultato orientato in senso depressivo, con evidenti note di malinconia e tristezza. Rispetto i propri vissuti e la propria vita personale, di coppia e familiare, non sembra operare censure, esprimendo liberamente le gravi difficoltà che hanno caratterizzato parte della sua vita. Durante i colloqui, A. ricorda con sofferenza tutta la fase della separazione, in cui era combattuta ed in contrasto con sé stessa per la necessità di un altro tipo di vita affettiva e contemporaneamente per il dispiacere che arrecava alle persone a lei care. Riferisce del tentato suicidio in modo empatico, coinvolgente e drammatico, anche se afferma che adesso molti dei suoi problemi sono risolti. La visita domiciliare presso l’abitazione della Sig.ra A.,. durante la quale era presente anche il convivente, ha mostrato un ambiente tendenzialmente freddo e poco coinvolgente dal punto di vista emotivo. Nel rapporto con il figlio la madre ha mostrato aspetti di positività, dal punto di vista affettivo, di interesse e cura verso il bambino. Distaccato appare invece l’atteggiamento del convivente, verso il minore.

Da un’attenta analisi dell’esame psicodiagnostico emerge un’organizzazione di personalità orientata ad attivare, sia a livello ideativo che emotivo–affettivo, meccanismi di difesa utili a mantenersi a distanza dalle marcate istanze depressive di fondo. Attualmente tali meccanismi appaiono caratterizzati da negazione e denegazione su una struttura dell’Io ambivalente che non appare sufficientemente stenica per tollerare frustrazioni di tipo abbandonico.

Si consiglia un intervento terapeutico soprattutto in relazione al rapporto madre-figlio.

Minore L.

L. nasce nella stessa città dei genitori, al momento della richiesta della consulenza ha quasi cinque anni, e frequenta l’asilo. A causa dei problemi mostrati dopo la separazione dei genitori, il minore viene fatto visitare da specialisti del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’età evolutiva, della città di residenza. Viene diagnosticata una disarmonia evolutiva medio–grave a rischio successivo d’integrazione. Attualmente la situazione psicologica del minore appare senz’altro migliorata, pur se il bambino non ha seguito una psicoterapia, come consigliato dagli specialisti. Il miglioramento risulta essere la conseguenza di una situazione di coppia meno conflittuale, e di un maggiore accordo rispetto il tempo che il minore debba passare con entrambi. Dall’osservazione diretta del minore lo stesso non mostra tratti di aggressività di valore psicopatologico, né presenta difficoltà nella socializzazione. Appare congruo rispetto all’età, innalzando l’attività ludica ad espressione primaria rispetto i propri interessi. Nella relazione con le figure genitoriali emerge una sostanziale differenza legata al contesto in cui il minore si trova: infatti, nell’abitazione paterna non appare in difficoltà nel rapporto con il padre e con le figure adulte, si mostra inoltre dinamico, disponibile, attivo. Nell’abitazione materna mostra invece un atteggiamento diverso, in quanto appare in una fase sonno–dormiveglia; non

emergono aspetti ludici. Ad un livello di analisi più approfondita possiamo notare come aspetti di vicinanza, disponibilità e sostegno siano attribuiti dal minore ad entrambi i genitori vissuti come coppia; vissuti separatamente, la figura paterna sembra assumere un

livello di attaccamento più intenso per il bambino. L. mostra notevoli difficoltà ad esprimere un rapporto duale con la figura materna, vissuta come dipendente, negli aspetti di vita quotidiana, da altri elementi del mondo familiare.

Dai colloqui effettuati con il minore e dall’analisi dei Test si evidenziano potenziali cognitivi adeguati, ma interferiti nella loro realizzazione da conflitti emotivi primitivi che possono bloccare le funzioni autonome ed evolutive dell’Io. Si evidenzia uno scarso sviluppo delle relazioni oggettuali primarie con notevoli difficoltà nell’assumere una propria identità svincolata da posizionamenti emotivamente regrediti. Si osserva inoltre una predisposizione ansioso–aggressiva precoce in particolar modo sugli aspetti di stabilità sia individuale che ambientale, prima che lo sviluppo evolutivo permetta l’elaborazione di meccanismi di difesa secondari. Per il minore appare fondamentale che la separazione genitoriale, attualmente non riconosciuta né sul piano reale né su quello dell’immaginario, non danneggi la figura materna o che comunque quest’ultima si possa ripristinare nel vissuto fantasmatico del bambino senza necessità di ricorrere a meccanismi di difesa arcaici e regressivi. Appare necessario che l’Io possa attivare le tendenze riparatorie a vissuti abbandonici e avere l’opportunità di attaccamenti affettivi ad oggetti significativi interni (figura materna) attualmente tenuti a distanza. L’obiettivo principale a protezione del minore, è quello di organizzare, negli aspetti quotidiani, relazioni madre–figlio positive in un ambiente favorevole, in particolar modo sull’aspetto di stabilità emotivo–affettiva. Ciò appare necessario al fine di ripristinare un’immagine materna stabile in rapporto ai bisogni individuali del bambino.

 

CONCLUSIONI

Appare evidente dall’analisi di questo caso come sia forte la necessità di tutelare lo sviluppo emotivo–affettivo di un minore nel caso di separazione dei genitori. Nello specifico, L. presentava significative problematiche psicologiche da ricondurre all’elevata conflittualità della coppia genitoriale al momento della separazione, ed alla mancata stabilità dei ruoli e luoghi, con conseguente disadattamento e crisi abbandoniche. Si è iniziato ad osservare un cambiamento nel comportamento di L. da quando ha iniziato a trascorrere più tempo con entrambi i genitori. Intensificando di più il rapporto con la figura paterna il minore sembra avere acquisito maggiore tranquillità rispetto ai vissuti abbandonici, inoltre riesce a percepire, nel contesto paterno, ruoli più chiari e definiti.

D’altronde è questa la fase in cui sarebbe certamente deleteria la perdita e l’abbandono della figura materna, con conseguente compromissione del rapporto con la stessa, importante e decisivo attualmente per l’evoluzione affettiva del minore. Entrambi i genitori di L. sembrano possedere adeguate capacità genitoriali, pur presentando entrambi alcune problematiche di personalità, che non sembrano comunque compromettere in modo assoluto le loro potenzialità affettive soprattutto in riferimento al rapporto con il figlio.

La coppia, a conclusione della Consulenza Tecnica d’Ufficio, ha sottoscritto un verbale che sancisce un accordo rispetto la frequentazione con il figlio, partendo da una base che può essere considerata di sufficiente reciproco rispetto. Essi si sono dichiarati d’accordo per un affidamento congiunto proposto dai Consulenti ed in seguito disposto dal giudice, accettando in modo valido le proprie responsabilità nella consapevolezza che al minore debbano essere garantite tutte le possibilità per un più armonico e sano sviluppo evolutivo.

* Tratto da “Validita’ genitoriale in senso psicologico e giuridico”, Newsletter AIPG n°3, anno 2001

* *Tratto da L’AFFIDAMENTO MINORILE. Concetti generali e particolari alla luce di una Consulenza Tecnica d’Ufficiodi Paolo Capri, Anita Lanotte, Maria Flavia Di Liberto.

Condividi questo articolo sul tuo social network preferito