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Il mito della creazione, ovvero l’Uroboros

Il mito della creazione, ovvero l’Uroboros

In questa fase l’Io è ancora contenuto nell’inconscio; l’essere umano già esiste fisicamente, ma non è ancora cosciente di esserlo. Poi (lentamente) ne affiora un barlume che comincia ad estendere la propria esperienza e di relativizzarla all’ambiente percepito.

Ecco il primo ciclo del mito: quello della Creazione, in cui predominano l’inconscio da cui proveniamo e il mondo verso cui andiamo; queste due entità sono separate dall’IO, che in questa fase è ancora molto primitivo. Nell’inconscio c’è la potenzialità, la perfezione, la totalità, ma esso ha caratteristiche di indeterminatezza e di indeterminabilità. In quasi tutte le rappresentazioni simboliche viene quasi sempre associato ad un cerchio, con assonanza al ventre che ci ha contenuto.

Questa fase, questo ”inizio” può essere percepito come origine della storia dell’umanità (filogenesi), ma, rapportato al singolo, come origine della propria vita.

L’individuo è totalmente contenuto e inconscio ed è nella stessa condizione in cui le cosmogonie paragonano l’universo prima della creazione (che rappresenta la separazione tra il cielo e la terra), ovvero della separazione tra il maschile e il femminile – conscio ed inconscio. Il simbolismo è quello del cerchio, simbolo dell’uovo cosmico in cui tutto è contenuto ma nulla può nascere se non subentra la luce o la coscienza. È lo stato paradisiaco di fusione o uroborica e pleromatica.

“.. . uroborica perchè è dominata dal simbolo dell’uroboros, del serpente che si morde la coda che esprime lo stato di totale indifferenziazione in cui ogni cosa sfocia in qualsiasi altra cosa, perchè tutto è in rapporto con tutto e dipende da tutto; pleromatica perchè qui, l’Io embrionale vive ancora nella ‘pienezza’, nel pleroma della divinità anteriore alla forma e non essendo ancora nato alla coscienza, nella condizione primitiva e beata del paradiso terrestre. In seguito, per l’Io, l’esistenza pleromatica avrà valore di beatitudine originaria; difatti a quel livello la sofferenza non esiste ancora, dato che essa presuppone un Io capace di avere un’esperienza propria”.

La condizione uroborica in questo senso, è la dimensione naturale inconscia, che è anche l’aspetto del materno. È la fase simbiotica – fase pre-egoica – in cui il bambino psicologicamente è ancora contenuto nell’inconscio materno.

Da questo emerge pian piano un IO embrionale, piccolo, debole e fragile, dipendente dalla Grande Madre che contiene un aspetto costruttivo ed accogliente, ed uno distruttivo: in termini psicologici significa che appare la polarizzazione con una forte ambivalenza tra la tendenza alla differenziazione, che è una spinta progressiva verso l’esterno, ed una altrettanto forte spinta regressiva a restare in una situazione di contenimento psichico. A livello filogenetico questa fase viene considerata quella in cui, dalla primordiale incoscienza nell’uomo, emerge una fragile coscienza che però è ancora labile e piena di paure di disintegrazione.Gli altri articoli ….

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