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Epicuro, Lettera sulla felicità

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere
del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della
vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci
dalla sofferenza e dall’ansia.
Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro
organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il
bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo
per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.
Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo
abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni
atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere
e del dolore.

In merito alla felicità ho anche letto un ‘possibile’ suggerimento (ma potrebbe mai essere possibile dare suggerimenti su come raggiungere la felicità?)

“Ciò che a tutti voi consigliamo, dunque, è questo: se siete felici non ditelo in giro, gli altri non capirebbero, e quello che vi fa felici non farebbe al caso loro. Se, invece, siete infelici, ugualmente non ditelo. Nessuno dei consigli che gli altri potrebbero darvi farebbe al caso vostro.”

*) A colazione da Jung, pag. 79, Cortina editore

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