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Sep2No Comments
Sappiamo cos’è la coscienza?
Quando ci destiamo al mattino in realtà siamo svegli o passiamo da uno stato di sogno a un altro?Ad esempio: riusciamo, mentre laviamo i piatti (ma le varianti possono essere molte: spazziamo il pavimento, scendiamo le scale, ci laviamo i denti, ci facciamo la barba, ci depiliamo, mangiamo un panino, facciamo la doccia, oppure nel tragitto fra l’automobile parcheggiata e il posto di lavoro, o fra casa nostra e la fermata dell’autobus a concentrarci su quello che stiamo facendo rimanendo coscienti di noi, senza vagare con il pensiero? Il corpo fisico sa lavare benissimo i piatti anche se intanto la mente pensa all’ultimo film che ha visto, ma riusciamo a fare in modo che TUTTO L’ESSERE lavi i piatti, non solo un corpo; riusciamo a rimanere pienamente coscienti di ciò che facciamo come se il corpo senza il nostro aiuto cosciente non potesse farlo? Mentre il corpo lava i piatti la mente riesce ad essere lì, e a non vagare per associazioni di pensiero come è abituata a fare? Per esempio, riusciamo a ricordiamoci di noi mentre ci spogliamo e ci svegliamo; che sia la mattina prima di andare al lavoro, la sera quando torniamo, poco prima di andare a letto nell’indossare il pigiama, quando ci troviamo nello spogliatoio della palestra o della piscina, riusciamo a restare “presenti a noi stessi” mentre ci infiliamo o ci togliamo i vestiti, cioè completamente presenti a quello che stiamo facendo, senza farci distrarre da altri pensieri o da persone che richiamano la nostra attenzione? Ci riusciamo? Per quanto tempo? Un minuto? Due? Provate.
Provate e vi accorgerete che è difficilissimo a meno di fare estenuanti allenamenti. Provate!
Questa è la nostra coscienza, o almeno uno dei tanti aspetti di essa.
Ma, la coscienza, cos’è? Come si genera? Come si evolve? Perché siamo così diversi? Insomma qual’è la storia dell’origine della coscienza dell’uomo moderno?
Per tentare una risposta dobbiamo attingere ad un serbatoio inesauribile dell’umanità: i miti.
I miti narrano le storie di tutte quelle divinità che l’umanità ha inventato per … descrivere l’evoluzione della cultura ma, anche della coscienza. Read the rest of this entry »
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Sep2
Uroboros
Filed under: Lo sviluppo della coscienza; Tagged as: la dipendenza materna, liberarsi della madre, lo sviluppo dell'Io, Lo sviluppo della coscienza, uroboros matriarcaleNo CommentsIl mito della creazione, ovvero l’Uroboros
In questa fase l’Io è ancora contenuto nell’inconscio; l’essere umano già esiste fisicamente, ma non è ancora cosciente di esserlo. Poi (lentamente) ne affiora un barlume che comincia ad estendere la propria esperienza e di relativizzarla all’ambiente percepito.
Ecco il primo ciclo del mito: quello della Creazione, in cui predominano l’inconscio da cui proveniamo e il mondo verso cui andiamo; queste due entità sono separate dall’IO, che in questa fase è ancora molto primitivo. Nell’inconscio c’è la potenzialità, la perfezione, la totalità, ma esso ha caratteristiche di indeterminatezza e di indeterminabilità. In quasi tutte le rappresentazioni simboliche viene quasi sempre associato ad un cerchio, con assonanza al ventre che ci ha contenuto.
Questa fase, questo ”inizio” può essere percepito come origine della storia dell’umanità (filogenesi), ma, rapportato al singolo, come origine della propria vita.
L’individuo è totalmente contenuto e inconscio ed è nella stessa condizione in cui le cosmogonie paragonano l’universo prima della creazione (che rappresenta la separazione tra il cielo e la terra), ovvero della separazione tra il maschile e il femminile – conscio ed inconscio. Il simbolismo è quello del cerchio, simbolo dell’uovo cosmico in cui tutto è contenuto ma nulla può nascere se non subentra la luce o la coscienza. È lo stato paradisiaco di fusione o uroborica e pleromatica.
“.. . uroborica perchè è dominata dal simbolo dell’uroboros, del serpente che si morde la coda che esprime lo stato di totale indifferenziazione in cui ogni cosa sfocia in qualsiasi altra cosa, perchè tutto è in rapporto con tutto e dipende da tutto; pleromatica perchè qui, l’Io embrionale vive ancora nella ‘pienezza’, nel pleroma della divinità anteriore alla forma e non essendo ancora nato alla coscienza, nella condizione primitiva e beata del paradiso terrestre. In seguito, per l’Io, l’esistenza pleromatica avrà valore di beatitudine originaria; difatti a quel livello la sofferenza non esiste ancora, dato che essa presuppone un Io capace di avere un’esperienza propria”.
La condizione uroborica in questo senso, è la dimensione naturale inconscia, che è anche l’aspetto del materno. È la fase simbiotica – fase pre-egoica – in cui il bambino psicologicamente è ancora contenuto nell’inconscio materno. Read the rest of this entry »
