Studio Bumbaca, Roma, Piazza Re di Roma 3 / Avezzano (loc FORME). cell: 366 2645 616 - 06 60200 248 - PI : 10726621005

Tag Archives: come controllare gli attacchi di panico

Attacchi di panico

Published by:

psicofarmaci e nevrosi


Un attacco di panico si manifesta con paura o disagio intenso, tipicamente con un inizio improvviso e solitamente della durata inferiore ai trenta minuti. I sintomi includono tremore, respirazione superficiale, sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, parestesie (sensazione di formicolio), tachicardia, sensazione di soffocamento o asfissia. La manifestazione è significativamente diversa da quanto avviene negli altri tipi di disturbi di ansia, in quanto gli attacchi sono improvvisi, non sembrano provocati da alcunché e spesso sono debilitanti. Un episodio è spesso categorizzato come un circolo vizioso dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici e viceversa. In questo video ne faccio una breve esposizione

La maggior parte delle persone che ha un attacco, poi ne ha altri in seguito. Se una persona ha attacchi ripetuti, oppure sente una forte ansia riguardo la possibilità di avere un altro attacco, allora si dice che ha un “disturbo da attacchi di panico” o DAP.

Ma, l’attacco di panico ha un suo risvolto positivo anche se sembra incredibile da credere.

L’attacco di panico è una potenzialità perchè ci offre delle informazioni vitali su di noi. Insomma, anche se può sembrare un paradosso, potrebbe essere una OPPORTUNITA’. Se poi pensiamo al primo attacco di panico ci rendiamo conto che questa ipotesi potrebbe avere senso. La febbre è il sintomo evidente di una malattia virale o batterica.

Se, ad esempio, non riusciamo a prendere la metro per andare al lavoro, potremmo scoprire ad esempio, che quel lavoro non ci piace.psicofarmaci e nevrosi

Oppure, ad esempio un attacco di panico che prende ad un giovane manager all’indomani di una possibile assegnazione all’estero, che in termini di carriera vorrebbe dire un grosso salto in avanti. Ebbene, l’attacco di panico lo protegge da una sfida, che in quel momento era inaccettabile.

Oppure la paura che si manifesta nel parlare in pubblico, sintomo, forse di una paura ancora più penetrante dovuta alla necessità di fare sgradite confessioni alla propia moglie, oppure ai propri genitori, etc.

Insomma, il Panico, a volte, può essere il nostro migliore amico.

Cerchiamo di chiarire questo concetto affrontando il problema dei così detti psicofarmaci. Non dobbiamo demonizzare nulla, infatti ci sono momenti (c’è il tempo per tutte loe cose) dove può essere necessario ‘staccare’ e andare a prendersi un caffè perchè necessario, come necessario potrebbe essere  prendere uno psicofarmaco, perché in quel momento, è proprio necessario. Però, il soggetto, in quel momento offre al mondo un disturbo e quel disturbo non dovrebbe essere risolto minimizzando il senso del ‘disturbo’ con un farmaco. Il soggetto ci chiede di curare, ci chiede insomma di afferrare il grande messaggio psicologico; se si ignora questo messaggio, non possiamo pretendere che venga curata coi farmaci, perché, più che curare, forse il farmaco non fa altro che attutire. Se in casa abbiamo un corto circuito, si stacca la corrente. Se non c’è la corrente, vuol forse dire che il corto circuito non c’è più? Insomma, abbiamo tolto il corto circuito ma anche tutta la corrente. La “nevrosi” e l’attacco di panico è una nevrosi, che poi altro non è che un  disturbo della nostra personalità, che va ascoltato con molta attenzione. Quel disturbo altro non è che una ‘vibrata protesta‘ e quando si protesta, ascoltare è fondamentale. Ignorarla serve solo a peggiorare la situazione

Ma, cerchiamo di fare l’anatomia dell’attacco di panico.  Insomma, perchè alcune (molte, troppe) persone ne hanno?

Il tutto parte dalla paura che è una delle emozioni primarie, forse anche la più primitiva; coinvolge mente e corpo così velocemente da battere sul tempo qualsiasi pensiero ed elaborazione mentale (la prima reazione parte dall’amigdala e solo in seguito dalla elaborazione corticale). Ci sono tante possibili reazioni per evitare la paura, alcune funzionali altre meno. Nelle sua estrema conseguenza, le azioni messe in atto per evitare la paura, e tutta la sua sintomatologia sia emotiva che somatica, paradossalmente, ne provoca la reazione opposta: aggrava la sintomatologia.  A questo punto, il soggetto si rende conto di essere assolutamente impotente, realizza che non è più in grado di controllare gli eventi, percepiti appunto come incontrollabili e quindi estremamente limitanti.

Quando il soggetto si trova in questa situazione può reagire in vario modo, ad esempio con una depressione, oppure con un senso di persecuzione oppure, tentando di difendersi con una serie di rituali di evitamento. In tal modo, il soggetto, tenta continuamente di controllare (magari evitando) tutte quelle situazioni che potrebbero determinare un attacco vero e proprio.

Paradossalmente cercando di avere il controllo … si perde il controllo.

Il soggetto, per controllare il proprio stato di allerta interferisce su tutti i parametri fisiologici alterando così il loro normale e spontaneo funzionamento (se uno ascolta la propria respirazione, il battito del cuore, etc ne altera l’equilibrio). I parametri fisiologici così sollecitati, provocano l’innalzarsi del livello di ansia (lucidità mentale, battito cardiaco, senso di equilibrio, ritmo respiratorio, ecc); cioè, sotto queste sollecitazioini volontarie se ne altera la naturale espressione. Il soggetto entra in un circolo vizioso, percepisce questa alterazione e si spaventa; i parametri fisiologici si alterano ancor più, il livello di paura aumenta. Se non si interrompe questo loop è molto probabile che avremo un attacco di panico.

Le tipiche reazioni sono: evitamento e ricerca di aiuto da altre persone.

Se una persona, evita situazioni a rischio (cinema, ristorante, guida solitaria, ascensore, etc) provoca, esattamente il suo contrario. Perchè la situazione temuta conferma la sua pericolosità e aumenta l’idea di non essere capace di affrontare la situazione evitata. Insomma, si sfiduciano le proprie risorse.

Se invece ci si affida ad altri, accade la stessa cosa. Ci si depersonalizza e dimostriamo di non essere capaci, rinforzando la situazione.

In sintesi, un piccolo (o grande) momento critico (creatosi magari perchè l’apparato psichico si rifiuta di continuare in modo unilaterale a supportare i comportamenti del soggetto – in questo senso l’attacco di panico potrebbe essere visto come una opportunità) si palesa la percezione della perdita del controllo. Il soggetto attiva le difese (evitamento, controllo dei parametri fisiologici, etc) che, come chiarito sopra, incrementano invece di ridurle, le relative sensazioni. A questo punto non rimane che chiedere aiuto oppure evitare; tutte tattiche che enfatizzano il senso di insicurezza  e deprimono le proprie risorse. Tutto ciò porta alla convinzione che la minaccia è reale. Continuando in questo iter, nel giro di poco tempo esploderà un attacco di panico.

Ma, perchè? quali sono le cause o le possibili ragioni?

Dalla mia esperienza clinica, ho rilevato che le sindromi fobico-ansiose e in particolare l’attacco di panico, dipendono anche da conflitti psicologici (rimossi) che si pongono come irresolubili. La psicoterapia ha allora lo scopo di rendere coscienti questi conflitti  con lo scopo di permettere una rielaborazione e di conseguenza una nuova sintesi  che viene tollerata dalla coscienza. Questi conflitti di solito generano molta ansia che, una volta superato il livello di guardia diviene insopportabile e  provocano il collasso del sistema: la fenomenologia di questo collasso é appunto l’attacco di panico.

.Leggi anche un artcolo che spiega cosa succede quando si va dallo psicologo, e come si curano gli attacchi di panico

 

Studio Bumbaca, Roma, Piazza Re di Roma 3 / Avezzano (loc FORME) - cell: 366 2645 616 - 06 60200 248 - PI : 10726621005