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Jun30No Comments
Alcuni ricercatori (Ryff CD, Singer B: Psychological well-being: meaning,measurement and implication for psychotherapy research. Psychotherapy and Psychosomatics, 1996, 65, 14-23 – in Rivista di psichiatria, 2002, 37, 4) nei loro lavori hanno messo in luce che, nella concezione della salute mentale e nella conseguente pratica clinica, si è fino ad ora trascurato di considerare il benessere, lo stile di vita ottimale ed, in generale, le componenti positive dell’esperienza umana. Come risultato, la definizione di salute mentale corrisponde all’assenza di sintomatologia clinica, piuttosto che alla presenza di benessere
Vari Autori (come Jung, Maslow, Rogers, Jahoda etc…) hanno infatti evidenziato che un individuo vive in modo ottimale e gode di una buona salute mentale quando presenta le seguenti caratteristiche: nutre attitudini positive nei confronti di se stesso e della vita passata (autoaccettazione); riesce ad avere relazioni calorose ed affettuose con gli altri (relazioni positive); è autodeterminato ed indipendente quando deve compiere delle scelte (autonomia); è in grado di creare attorno a sé un ambiente sociale e lavorativo a lui congeniale (controllo ambientale); ha sempre scopi ed obiettivi da raggiungere nella vita (scopo nella vita) ed, infine, possiede una grande apertura nei confronti di esperienze e situazioni che possano arricchire e sviluppare la propria personalità (crescita personale)
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Jun18No Comments

Secondo la definizione della moderna psicologia, la paura è una intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto: essa è una delle emozioni primarie, comune sia alla specie umana, sia a molte specie animali.
La paura è un’emozione governata prevalentemente dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo ad una presunta situazione di pericolo; si scatena ogni qualvolta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità, e di solito accompagna un’accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche di difesa.
La paura è una delle emozioni fondamentali con cui noi nasciamo e che, come ogni emozione, ci serve per strutturare il nostro mondo, la nostra vita. Chi dice di non avere paura è semplicemente un incosciente, perché corre moltissimi rischi. Però non bisogna lasciare che essa superi certi limiti e che diventi invasiva, perché la si contrasta individuando i modi per fronteggiarla. Se noi pensiamo di poter avere un controllo su certe situazioni, la paura diminuisce lasciando spazio alla razionalità che interviene per trovare i modi di soluzione. Invece in certe situazioni la paura finisce per essere terrore, soprattutto quando pensiamo di non avere vie d’uscita. È importante dunque che si impari fin da piccoli a valutare i modi per fronteggiarla, che sono tanti e diversi. Quando un bambino è molto piccolo si affida alle sue figure di attaccamento. Poi man mano che cresce deve imparare a contare su sé stesso.
Chi ha ‘saltato’ questo passo fondamentale (perchè ad esempio abbandonato, oppure poco seguito), impara meno e in modo distorto e, crescendo, potrebbe incotrare serie difficoltà sul fronte del benessere psicologico, avendo, ad esempio, attacchi di panico.Dal punto di vista biologico, se abbiamo paura secondo Goleman , nel suo libro Intelligenza emotiva, “… se abbiamo paura, il sangue fluisce verso i grandi muscoli scheletrici, ad esempio, quelli delle gambe, rendendo così facile la fuga e al tempo stesso facendo impallidire il volto, momentaneamente meno irrorato (ecco da dove viene la sensazione che si geli il sangue). Allo stesso tempo, il corpo si immobilizza, come congelato, anche solo per un momento, forse per valutare se non convenga nascondersi. I circuiti dei centri cerebrali preposti alla regolazione della vita emotiva scatenano un flusso di ormoni che mette l’organismo in uno stato generale di allerta, preparandolo all’azione e fissando l’attenzione sulla minaccia che incombe per valutare quale sia la risposta migliore…”
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La paura della morte
In realtà tutte le paure originano da quella paura fondamentale, dalla consapevolezza che noi siamo persone finite e che un giorno moriremo. Questo è l’elemento irrisolvibile che crea tutte le altre paure. La soluzione consiste nel rassegnarci all’idea di doverci preparare a questo evento ultimo, accettando la propria condizione di esseri che nascono e che muoiono. Dobbiamo proiettarci in un sistema più vasto, perché noi facciamo parte del genere umano. Dovremmo mantenere un pizzico di quel senso di onnipotenza che appartiene ai bambini nei primi anni di vita. Un bambino pensa di non morire, pensa che muoiano gli altri, poi, man mano, si rende conto che anche per lui la morte è inevitabile. Perchè? Perchè l’IO del bambino è primitivo. Perchè la coscienza del bambino è minima. Perchè l’ìnconscio è più preponderante. Perchè il bimbo, che non ha una coscienza sviluppata, non sa. Vive ancora in quello che Neumann chiama Pleroma dell’Uroboros (leggi qui). Perchè la vita di un bimbo è la vita che vivono gli adulti quando … sognano.Hai qualche domanda? clicca qui
Paura e coraggio
Nella storia antica vi è una differenza tra il coraggio fisico di Achille e quello razionale di Ulisse. Quest’ultimo, quando si trova nella grotta di Polifemo, accetta che il ciclope mangi alcuni dei suoi compagni, senza lasciarsi prendere dal panico, perché egli ha una sua strategia. Così come ci sono tante forme di paura, ci sono altrettante forme di coraggio. È necessario che la paura sfoci nel coraggio, che non è incoscienza, perché il coraggio è qualcosa di calcolato e non sempre si manifesta nello stesso modo. Di volta in volta, valutando la situazione, si può attuare una forma di coraggio che consista nel prendere immediatamente un’iniziativa, così come invece richieda la capacità di saper aspettare il momento giusto per reagire.Ogni età ha la sua paura
Ogni età ha le sue paure. Il neonato alla nascita ha paura dei rumori forti, del dolore, ma, provenendo da un luogo buio, non ne ha paura. Intorno ai due, tre anni, attenzione perchè comincerà ad avere paura del buio, perché comincia a percepire la differenza luce/buio, dunque capirà che al buio ha un minore controllo della realtà. Quindi ha la paura non del buio, ma nel buio. All’età di due o tre anni non ha ancora paura dei mostri, per rappresentarseli, ci vuole una fantasia che ancora non c’è, mentre a quattro o cinque anni, il bambino comincia già a avere paura dei fantasmi, dell’uomo nero e così via. A quattro o cinque anni incomincia a sentire parlare di morte e comincia a farsene una prima idea, soprattutto in caso di morte di una persona che lui conosce o anche di un animale a lui caro. A sette o otto anni può cominciare ad avere paura degli incidenti, dei ladri, oppure delle punizioni. Un adolescente invece sviluppa paure inerenti al suo rapporto con gli altri. Egli deve essere più autonomo, deve fronteggiare tutta una serie di situazioni sociali, spesso ha paura di fare una brutta figura in determinate occasioni. Si tratta di paure sociali per un ambiente che ancora non controlla bene, perché anche in questo ambito bisogna acquisire delle competenze. E man mano che si va avanti si impara. Più si conosce, in genere, più la paura diminuisce. Maggiore è la conoscenza e minore è la paura. L’esperienza insegna, anche se talvolta è traumatizzante. Prendiamo il caso di un individuo che ha assistito ad una rapina. È probabile che egli sviluppi un trauma per rimuovere il quale si debbano mettere in atto alcune tecniche specifiche. Perché questa è un’altra caratteristica della paura: più si lascia passare il tempo, più c’è il rischio che s’ingigantisca a causa della nostra immaginazione. È questo che ci differenzia dagli animali, perché mentre loro vivono nel presente rispondendo istintivamente a uno stimolo, noi, in più, abbiamo la capacità di rielaborare mentalmente le esperienze, di collegarle tra loro o, come nell’esempio, di ingigantire un problema.Hai qualche domanda? clicca qui
Paura e angoscia
L’angoscia è qualcosa di molto diffuso che dipende dalle paure di natura esistenziale. Per esempio, se io ho paura dell’aereo usufruirò, per viaggiare, di un altro mezzo di trasporto, se ho paura dei luoghi chiusi o troppo affollati, preferirò quelli all’aria aperta. Queste sono strategie. Però, se, la paura è nella mia psiche, come la paura costante della morte e del pericolo in generale, allora è incontrollabile e, per questo, nessuna strategia sarà in grado di eluderla. L’unica via d’uscita potrebbe essere quella di convogliare questo tipo di paure su un unico aspetto dell’esistenza, in modo da poterlo controllare e quindi risolverle.Psicoterapia della paura
Ci sono vari metodi per fronteggiarla Intanto bisogna vedere se è una paura localizzata e superficiale, legata a un trauma specifico oppure se è una paura di tipo esistenziale, più profonda. Nel caso in cui si cada da cavallo e si abbia paura di rimontare in sella, la terapia è abbastanza facile, perché ci si riavvicina al cavallo, con cautela, senza però lasciar passare troppo tempo. Se invece, dietro a quella paura, che sembra specifica, c’è un problema esistenziale, un’insicurezza di fondo, una mancanza di autostima, allora si ha a che fare con un problema più grave e dunque la terapia psicologica consisterà nel risalire all’origine di questo stato di crisi.La paura di oggetti o contesti può anche essere appresa: questo fenomeno dipende dai circuiti emozionali del cervello e prende il nome di paura condizionata.
Principali reazioni istintive alla paura possono essere l’intensificazione delle funzioni fisico/cognitive e l’innalzamento del livello di attenzione, difficoltà di concentrazione, diminuzione della temperatura corporea, sudorazione, aumento dell’adrenalina, protezione istintiva del proprio corpo (cuore, viso, organi genitali), ricerca di aiuto, fuga.
La paura è talvolta causa di alcuni fenomeni di modifica comportamentale permanenti: ciò accade quando la paura non è più scatenata dalla percezione di un reale pericolo, bensì dal timore che si possano verificare situazioni, apparentemente normalissime, ma che sono vissute dal soggetto con profondo disagio. In questo senso, la paura perde la sua funzione primaria, legata alla naturale conservazione della specie, e diventa invece l’espressione di uno stato mentale.
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