Categoria: Sogni

Effetti dell’insonnia sul cervello

Effetti dell’insonnia sul cervello

Quali sono gli effetti dell’insonnia sul cervello? Sembrerebbe, da uno studio fatto con i topi, che si possono avere danni al cervello, anche dopo soli 5 giorni continui di insonnia. Per questo e mille altre ragioni è molto importante dormire bene.

Effetti dell’insonnia sul cervello – lo studio

Sono stati condotti studi che dimostrerebbero che anche dopo pochi giorni, addirittura 5 di insonnia, sono sufficienti per creare danni alla guaina mielinica che ricopre i fasci nervosi.

Questi 5 giorni continui, lascerebbero ‘segni’ sul nostro cervello. Questi danni sarebbero a carico delle fibre nervose. Chiara Cirelli, della University of Wisconsin-Madison e Michele Bellesi dell’Università Politecnica di Ancona, hanno condotto uno studio sui topi (pubblicato sulla rivista SLEEP)che avrebbero evidenziato che la guanina mielina (una guaina che protegge e ottimizza il funzionamento delle fibre nervose), si riduce in soli 5 giorni di sonno disturbato.

Results

We find that g-ratio – the ratio of the diameter of the axon itself to the outer diameter of the myelinated fiber – increases after chronic sleep loss. This effect is mediated by a reduction in myelin thickness and is not associated with changes in the internodal length. Relative to sleep, plasma corticosterone levels increase after acute sleep deprivation, but show only a trend to increase after chronic sleep loss.

Conclusions

Chronic sleep loss may negatively affect myelin./( https://academic.oup.com/sleep/advance-article-abstract/doi/10.1093/sleep/zsy034/4850494?redirectedFrom=fulltext)

Bellesi spiega che hanno lasciato i topi svegli per 4,5 giorni (con un calo del sonno del 70%). Considerando che un uomo dorme mediamente 7 ore per notte,  per riprodurre gli stessi risultati l’uomo dovrebbe dormire solo 2 ore a notte per 4 giorni e mezzo di seguito.

Con questa riduzione del sonno gli effetti sui topi sono stati evidenti e anche abbastanza veloci.

Il risultato? Quello che abbiamo detto sopra, riduzione dello spessore della guaina mielinica. Questa struttura è importantissima per il funzionamento del cervello.

Provate a pensare ad un impianto elettrico dove i cavi sono senza guaina oppure con una guaina sottilissima o che si assottiglia ogni giorno di più. Ci sarebbero seri problemi di funzionamento nella gestione dell’energia elettrica nella vostra casa.

Dormire solo 2 ore per notte, per 4,5 giorni sarebbe una situazione pressoché rara se non impossibile ma, Bellesi ci informa che accadrebbe lo stesso dormendo solo 5 ore ma ovviamente per più settimane.

I ricercatori ammettono che al momento ignorano se questo deficit, nel lungo tempo permane (in fondo quest’esperimento è il primo effettuato con queste caratteristiche. Di fatto i danni strutturali dovuti alla mancanza di sonno, possono verificarsi anche ad una struttura apparentemente poco influente, come la mielina, che all’interno del nostro sistema nervoso è abbastanza stabile.

Accadrebbe la stessa cosa all’uomo? Da dimostrare, sostengono gli scienziati. Suggeriscono di effettuare, in soggetti con insonnia cronica, la tomografia ad emissione di positroni (la PET) per verificare se la mancanza del sonno, ha avuto effetti  sulla dimensione della mielina.

La memoria e il sonno

La memoria e il sonno

Quali effetti ha il sonno sulla memoria? O meglio, quanto c’è di vero sul fatto che dormendo bene si hanno affetti benefici sulla memoria?

La memoria e il sonno – Effetti benefici del sonno

Uno studio sostiene che esistono effetti benefici ma non solo, dal momento che tali effetti si ripercuotono anche sulla capacità di recuperare vecchie conoscenze, apprese quindi in precedenza.

Era già stato evidenziato in passato che, dormire bene, quindi profondamente, aiuta molto la nostra memoria ad essere più adattiva e flessibile.

La ricerca, condotta dalla Università di York, grazie ad una ricerca specifica, ha dimostrato che è grazie al sonno che vecchie e nuove informazioni ne migliorano l’efficienza. Quando ricordiamo qualcosa, secondo gli esperti, avviene un ulteriore aggiornamento della stessa, che si arricchisce ulteriori informazioni che erano presenti in quel momento specifico del ricordo stesso.

Ciò vorrebbe dire che il cervello, invece di scrivere sopra i vecchi ricordi, archivia e genera ulteriori versioni di quella specifica esperienza. Cioè, il cervello farebbe un ‘versioning’ di quel specifico ricordo.

Utilizzando la terminologia word che oramai tutti conoscono, non fa solo ‘salva’ (mantenendo quindi la versione originaria), ma fa anche: ‘salva con nome’ .

Esattamente come accade con il word, salvando diverse versioni, alla fine non ci si capisce molto e quindi si corre il rischio di fare un po’ di confusione.   

I risultati di questa ricerca sono stati divulgati dalla rivista Cortex; questo è l’articolo in originale Memory Consolidation in Sleep (https://www.york.ac.uk/psychology/research/facilities/slam/research/sleepconsolidation).

Ricordiamo inoltre che esiste una forte correlazione tra i disturbi del sonno e la depressione (while sleep disturbances are commonplace in major depression, affecting up to 90% of patients) e che in merito alla ricerca in questione, c’è un ulteriore comprensione del fenomeno, dal momento che è stato possibile dimostrare il rafforzamento delle nuove ma anche vecchie ‘versioni’, il che si traduce in una migliore e più vivida esperienza che giace nei nostri ricordi. Il risultato più confortante è che riusciremmo ad usare meglio la memoria, aumentandone l’efficienza (quindi cari studenti, dormite di più, soprattutto la sera prima degli esami o di una interrogazione importante) ma anche di aggiornare la nostra visione del mondo adattando meglio i nostri ricordi, il tutto a vantaggio delle future esperienze.

La memoria e il sonno – Lo studio nel dettaglio

Sono stati usati due gruppi di soggetti a cui era stato chiesto di ricordare in merito ad alcune parole (precedentemente proiettate su uno schermo) in quale posizione (dello schermo) erano collocate. Poi venivano presentate le singole parole di cui sopra. Queste parole venivano proiettate. I soggetti erano invitati a ricordare in quale punto dello schermo si trovavano durante la prima somministrazione. Uno dei due gruppi fu messo a dormire per circa 90 minuti, contrariamente all’altro che invece doveva restare sveglio. Nella seconda somministrazione entrambi i gruppi avevano gli stessi ricordi. Da ciò si evince che il ‘save’ ha funzionato. Quindi, nel loro cervello c’è un nuovo ‘file’ salvato.

Dopo aver confrontato le risposte tra i due gruppi (di cui uno ha dormito), è stato notato che chi ha dormito ha fornito risposte più esatte, in merito alla posizione originale e alla posizione aggiornata (ciò a cui è stato chiesto di ricordarla). Questa differenza  prestazionale è stata attribuita dai ricercatori al fatto che il sonno ha rafforzato entrambi i ricordi (quella immediatamente dopo la visione e quella data al risveglio).

Il ricercatore (Professor Gareth Gaskell) ha concluso sostenendo che lo studio rivela un fatto incontestabile: il sonno protegge e facilita ciò che lui chiama ‘aggiornamento di ricordi adattivo

‘One possible explanation is that the external reactivation serves as a trigger for transferring new memories from temporary storage in the hippocampus to more permanent and robust storage in the neocortex of the brain.’

Il gruppo che ha dormito, avrebbe quindi rafforzato la memoria su entrambe le posizioni. L’esperimento avrebbe quindi dimostrato che grazie al sonno, una singola esperienza viene consolidata proprio attraverso un sonno profondo.

Ma, questo esperimento ha anche evidenziato che, esistono diverse versioni della stessa esperienza. Quindi, con il passare del tempo, dal momento che la memoria può attingere a tutte le versioni di quel ricordo, è alto il rischio di averne una visione distorta. In altre parole, potremo ricordare cose diverse di uno specifico evento.

Quante volte, specialmente con vecchi amici, capita di ascoltare un racconto, vissuto anche da noi, ma privo di certi dettagli (che a noi sono rimasti impressi), oppure di averne altri che avevamo persi? Ma anche, quante volte ci è capito di sentirci dire: ‘ricordi male, il fatto è andato diversamente’

Disturbo del sonno e influenza della luna

Disturbo del sonno e influenza della luna

I principali disturbi del Sonno

Oramai è arcinoto, dormire bene è fondamentale per ogni essere umano.

Tutti più o meno dormiamo prevalentemente bene (salvo rare eccezioni dovute a fatti incombenti eccezionali).

In alcuni soggetti, invece, il sonno è disturbato. Tale disturbo va oltre l’eccezionalità di cui sopra: è diventato un fatto cronico.

I disturbi cronici tipici sono: dormire troppo poco, sonnolenza diurna, difficoltà a prendere sonno, dormire troppo, disturbi del ritmo sonno-veglia, etc.

Chi dorme poco mette a rischio la propria salute. A rischio sono cuore, tessuto cerebrale, fertilità e memoria per non parlare di tutto ciò che potremmo ulteriormente compromettere: rapporti sociali, ambiente lavorativo, aspetto psicologico, etc. Cfr  Sleep Deprivation Can Change Your Genes. Secondo lo studio, sarebbero  coinvolti ben 700 geni (dei circa 23224 geni presenti secondo Craig Venter). In Italia, negli ultimi 30anni abbiamo rinunciato a ben due ore di sonno (delle 8 medie).   E’ nota inoltre la correlazione che c’è tra insonnia e depressione.

Come dormiamo

La struttura di riferimento è, ovviamente, il cervello (anatomia), il suo funzionamento (neurofisiologia) e il modo in cui, tramite esso, il soggetto interagisce con il mondo (psicologia).

Il cervello ha tre stati: veglia, sonno REM e sonno non-REM.
struttura-ideale-del-sonno

 

Solo durante il sonno REM (rapid eye movement – gli occhi si muovono continuamente e velocemente in modo assolutamente autonomo) si sogna. Il cervello, benchè addormentato è, sia dal punto di vista elettrico che metabolico, attivo, esattamente (più o meno) come da sveglio. onde-cerebraliIl sonno ‘sano’ composto da fasi REM e fasi non-REM è composto da una serie di cicli della durata di circa 90 minuti fino al risveglio definitivo.

Influenza della luna sul sonno

Gli esperti (vedi sotto) ci dicono che c’è una correlazione legata alle fasi lunari: quando c’è la luna piena, c’è anche più luce e alcune persone dormono di meno. Del resto sappiamo benissimo che la  luna esercita la sua influenza anche su altri aspetti: l’agricoltura, le maree e sul momento in cui si partorisce.  

Sembrerebbe (e alcuni studi lo confermano) che la luna piena abbia un’influenza negativa sul sonno di molte persone.

l’Istituto svizzero di tecnologia, dell’università di Basilea  e il centro per il sonno di Zollikon, sempre in Svizzera, tramite specifiche ricerche, hanno dimostrato che nelle notti di luna piena, alcune persone dormono male.  Durante queste notti (e anche 4 giorni prima e dopo) si dorme di meno e i livelli di melatonina si abbassano. I soggetti si addormentavano più tardi e si svegliavano prima e le onde delta diminuivano del 30%. I volontari dichiaravano di sentirsi più stanchi. Tale influenza avverrebbe anche se i soggetti ‘non vedono’ la luna (escludendo quindi l’effetto suggestivo, non rimane che attribuire la causa alla esistenza, nota, del nostro orologio biologico). I risultati di questa ricerca sono riportati su un articolo di una rivista, la Current Biology.

I ricercatori hanno quindi concluso che esiste un calo del livello della melatonina (ormone responsabile del ciclo sonno-veglia).

Possibili cause

Uno degli autori della ricerca, il biologo Christian Cajochen,  ipotizza che questa tendenza a dormire di meno, potrebbe essere il frutto di un processo evolutivo. I primi uomini, durante la luna piena, dormivano di meno per proteggersi dai predatori che, grazie alla maggiore luce, erano più pericolosi.  

Insonnia e depressione

Insonnia e depressione

Una volta, gli esseri umani dormivano 8 ore, lavoravano 8 ore e mangiavano per 8 ore.  Oggi dormiamo 8 ore (negli ultimi 30anni dormiamo meno), lavoriamo 8 ore, mangiamo 2 ore e il resto del tempo lo impieghiamo per divertirci, istruirci, creare, etc. Quindi un terzo del nostro tempo lo passiamo dormendo. Tutti sanno che dormire è necessario, esattamente come nutrirsi. Possiamo stare a digiuno per uno o più giorni ma difficilmente possiamo stare più di una notte senza dormire. Il sonno è quindi un bisogno forse superiore come importanza al cibo. E’ importante (come il cibo ad esempio) per mantenerci sani sia fisicamente che psicologicamente.

Chi non dorme bene, soffre ed ha disturbi, anche gravi, che cambiano in negativo, la salute e la qualità della vita e gli esperti dicono, che circa il 45% della popolazione mondiale ne soffre.

Dormire poco o male produce effetti negativi sulla salute. Nell’immediato (il giorno dopo) ha effetti riscontrabili nella memoria, la capacità di concentrazione e di apprendimento. Indirettamente (e in funzione di quanto sopra) agisce negativamente sulla vita di relazione (famiglia, amici, lavoro…). Un primo indizio legato all’insonnia, è la possibile insorgenza di una depressione. Chi dorme poco, potrebbe essere un po’ depresso. Gli specialisti definiscono questa situazione come ‘bidirezionale’, dove da una parte c’è l’insonnia e dall’altra disturbi di ansia e depressivi.

Correlazione tra la insonnia e la depressione

insonnia

Alcune ricerche suggeriscono che il 60-90 % delle persone a cui è stata diagnosticata la depressione, soffrono anche di insonnia. Questo insonnia, può esprimersi con una difficoltà ad addormentarsi, oppure con un sonno troppo breve (poche ore) e quindi assolutamente insufficiente. Sono stati rilevati anche alterazioni fisiologiche durante il sonno nelle persone che soffrono di depressione (tracciati EEG con alterazioni).

Altri studi (epidemiologici e clinici) sembra che abbiamo dimostrato anche il contrario.  Ovvero, chi dorme poco e male può sviluppare una depressione. Pare che il 40,4% di chi ha disturbi del sonno presenta anche disturbi depressivi, rispetto a coloro che dormono bene, che sono appena il 16,4%. Da ciò gli esperti suggeriscono di trattare precocemente i disturbi del sonno, anche per prevenire l’eventuale insorgenza della depressione.

Altro paradosso ci viene dalla constatazione che curando positivamente i disturbi del sonno, si ottiene una maggiore efficacia sulla depressione ma, quei farmaci che hanno effetto sulla depressione alterano o riducono specifiche fasi del sonno.

Fortunatamente chi dorme bene, migliora l’eventuale sottostante disturbo psichico.

“- Non dormire più! Macbeth uccide il sonno! – … il sonno innocente, il sonno che ravvia il filaticcio arruffato delle umane cure, che è la morte della vita d’ogni giorno, il bagno ristoratore del duro travaglio, il balsamo delle anime afflitte, la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita” (Atto II, scena II).

Insonnia e disturbi d’ansia

Anche l’ansia, compreso quello generalizzata, il disturbo post-traumatico e gli attacchi di panico,  può essere influenzata dai disturbi del sonno.  L’insonnia (anche nelle forme più lievi) può dar maggior corpo a questo tipo di disturbi e determinare uno o più attacchi. Inoltre, chi soffre dei disturbi di cui sopra in modo primario, ha anche disturbi del sonno. Ad esempio spesso ci raccontano di attacchi di panico notturni, oppure, nel caso del DPT (disturbo post traumatico da stress), sono frequenti la presenza di incubi. Tornando alla statistica, il 42% degli insonni, ha anche ansia, il 13%, ansia generalizzata.

Anche in questi casi ci sono effetti collaterali dovuti all’esperienza e ai condizionamenti patologici e fisiologici. Il disturbo d’ansia genera insonnia; l’insonnia genera ansia.   Da dove nasce l’uno e da dove l’altro, può a volte essere difficilmente definibile. Come dicevamo prima, chi soffre di tanta ansia forse difficilmente riesce ad addormentarsi; mentre chi non riesce ad addormentarsi, con il progredire di questa difficoltà, comincia a veder salire l’ansia. Una volta instaurato il vortice, il disagio diviene insopportabile.

In conclusione, se riusciamo a trattare in modo efficace l’insonnia, come per la depressione, riusciamo a trovare sollievo anche nel disturbo di ansia.    

Come trattare l’insonnia

Se sono escluse cause organiche, allora molto probabilmente la cause sono psicologiche e la psicoterapia è un ottimo strumento per guarirne.

Il tempo nella dinamica dell’inconscio

Tempo e inconscioPartiamo da qualche spunto filosofico preso da Kant, che sosteneva che il tempo e lo spazio sono solo categorie mentali e non pragmatiche, ovvero non derivano dall’esperienza, anche se ogni nostra azione si colloca sia nel tempo che nello spazio.

Prima di lui, S. Agostino ammetteva che il tempo non esiste, perché è solo una nostra percezione, dal momento che la realtà è fuori dal tempo.

Nella quotidianità abbiamo diversi modi per misurare il tempo. Ad esempio usiamo gli orologi per misurare il tempo e il metro per misurare lo spazio e si basano sulla meccanica Newtoniana.

Ci hanno insegnato che le leggi fisiche sono in grado di determinare, anche con grande precisione, il movimento dei corpi. I principi di causa ed effetto sono noti a tutti. Tutti sono d’accordo nel sostenere che la causa precede necessariamente l’effetto.la clessidra del tempo Su questo siamo tutti concordi, lo sperimentiamo tutti i giorni.

Il mondo sembrava quindi caratterizzato da una evidente prevedibilità. Se sparo un colpo di cannone sono in grado di prevedere il suo moto e quindi sapere dove cadrà.

Sulla base di quanto brevemente abbiamo citato sopra, fino a tutto il ‘900, si aveva la ferma convinzione che l’universo poteva essere interpretato come un qualcosa di statico.

Poi è arrivato il 20° secolo che, con tre belle teorie, stravolge tutto: le teorie Einsteiniane della relatività ristretta e generale, relative al macrocosmo e quella quantistica del microcosmo.

relatività ristrettaLa teoria della relatività ristretta

Il tempo non è più assoluto e viene dimostrato dall’esempio dei due gemelli, uno fermo e l’altro in viaggio. Quello fermo, invecchia prima di quello in viaggio, dal momento che viaggiando, il tempo scorre più lentamente. Esempio estremo: l’orologio di chi viaggia alla velocità della luce starebbe fermo.

Un esempio importante è dato dalla velocità della luce. Se osservo l’ora su un campanile e il mio orologio, entrambi segnano la stessa ora ma, l’ora che vedo sul campanile impiega più tempo per giungere ai miei occhi, rispetto il tempo della lettura dell’orologio da polso. Questo fatto è assolutamente ininfluente nella vita di tutti i giorni, ma basta pensare che la luce che vediamo giungere dal sole è partita 8 minuti fa, per rilevarne l’importanza dell’osservazione.

La teoria della relatività generaleRelatività generale

Si riferisce alla curvatura dello spazio, per effetto delle forze gravitazionali e dei buchi neri.

fisica quantistica entaglementLa teoria quantistica

In questo ambito siamo nella più assoluta indeterminatezza. Non siamo assolutamente in grado di stabilire il moto di un elettrone, ma solo di fare delle previsioni. Un esempio per tutti è rappresentato dall’esperimento del gatto di Schrodinger (un esperimento mentale dimostra che apparentemente il gatto è vivo e contemporaneamente morto) Esiste poi il principio di indeterminazione ove si afferma, dopo averlo dimostrato scientificamente, che non possiamo stabilire, nello stesso momento, la velocità e la posizione di una particella, dal momento che tale particella potrebbe essere in qualsiasi posto dell’universo.

In sintesi, per Newton, il tempo è paragonabile ad un fiume che scorre avendo sempre la stessa portata; Einstein invece cambia questa idea perché ha unificato lo spazio e il tempo in un’unica entità, lo spazio-tempo che è di 4 dimensioni; c’è chi inoltre è dell’idea che sono solo i cambiamenti che creano l’illusione che il tempo scorre e non il contrario. Cioè, il tempo non esisterebbe dal momento che altro non è che una serie di adesso. Inoltre c’è chi ipotizza l’esistenza di una quinta dimensione o addirittura l’esistenza di infinite dimensioni che però, al momento, non è possibile verificare.

Tempo e psicologiale vie del tempo

Partiamo dal principio freudiano del processi primari (quelli dell’inconscio) e quelli secondari (della coscienza).

Dire ad esempio: l’aggressività è innata, equivale a dire: l’aggressività è primaria, cioè istintiva. Ci siamo nati. Poi diviene secondaria, ovvero, attraverso l’educazione, la cultura, le norme, la sublimiamo e la facciamo diventare secondaria, ovvero sotto il controllo della coscienza.

Nell’inconscio vige tutto ciò che è primario, mentre nella coscienza tutto ciò che è secondario.

Del resto, l’inconscio si esprime i modo simbolico e metaforico (come nei sogni), mentre la coscienza, in modo ordinato e razionale.

il tempo e lo spazioBene, ciò detto, nel sistema primario (inconscio), sia il tempo che lo spazio non esistono. In ossequio a Kant, S Agostino e molti altri, il tempo e lo spazio sono solo un’invenzione dell’Io. Grazie a questo stratagemma, ci è permesso vivere nel nostro tempo in modo ordinato e funzionale.

Se desidero uscire con una persona, il tempo per me, è rappresentato dai minuti che intercorrono tra ora e l’ora dell’appuntamento. In termini psicodinamici, il mio bisogno genera un aumento della tensione psichica, che si riduce appena questa pulsione è stata soddisfatta.

Un esempio più eclatante ci viene dal mondo della dipendenza, da alcol o da droga. Il tempo è scandito dall’assunzione della droga stessa. Nel mezzo, il tempo non esiste. Non esiste perché tutte le sue pulsioni sono soddisfatte. Appena risale la tensione (in virtù dell’astinenza) il soggetto desidera un’altra dose e il tempo ricomincia a scorrere; dopo la dose, il tempo non ha più importanza.le vie del tempo inconscio

Dal tempo assoluto siamo passati al tempo relativo. In questa nuova visione e in quella più specifica della relatività ristretta, nulla descrive il presente e non è possibile rappresentare il tutto, in una successione di eventi, dal momento che solo l’investimento di energia crea gli eventi di cui si parla.

Come dicevamo sopra, per l’inconscio, il tempo non esiste perché nell’inconscio il tempo non c’è.

Da ciò ne scaturisce tutta l’attività fantasmatica, ovvero mi posso pensare in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo. Possiamo anche dire che, nel nostro inconscio, proprio perché senza tempo, siamo immortali. Lo stesso Lacan, sullo stesso tema, afferma che la morte non esiste dal momento che non riguarda mai noi, ma sempre e solo gli altri. Un po’ come accade (forse) negli animali. Non hanno la coscienza di morire. Solo l’essere umano (coscienza) sa di dover morire, anche se non lo si pensa mai per se stessi ma sempre per gli altri, quindi, se un paziente dice di aver paura di morire, l’analista sa benissimo che questa paura è solo una proiezione di una paura più inconscia. Dal momento che nell’inconscio vige il principio del piacere, la paura più grossa è proprio quella del suo contrario, simboleggiata dalla paura della castrazione, quindi del non godere.

il tempo infinitoCome dicevamo, Freud sosteneva che l’atemporalità è una caratteristica tipica dell’inconscio. In contrapposizione al principio di realtà caratterizzato dalla linearità del tempo, il principio del piacere non cede ai limiti posti dal tempo e da tutto ciò che è materiale e fisico.

Da ciò si evince che gli umani navigano lungo  due registri completamente differenti:

  • il tempo percepito come linearità, si associa al principio della realtà;
  • il principio del piacere caratterizzato dall’atemporalità 

dove entrambi possono coesistere senza conflito e spesso anche in armonia.

Quindi, dicendola con Freud,  il tempo del sogno è caratterizzato dal principio del piacere mentre la nostra quotidianità viene vissuta con quello di realtà. L’armonia e l’equilibrio tra questi due registri (del tempo) esalta tutte le possibilità a disposizione della nostra psiche. Questa visione integrata, allarga la creatività e ogni forma di conoscenza e mantiene viva e piena di significato l’esperienza del passato offrendoci la possibilità di osservare il presente e il futuro in una modalità più consapevole.

Dov’è il problema

Quando prevale il registro del piacere (atemporalità) a discapito della realtà (linearità del tempo) non riusciamo a vedere i limiti che comporta, perchè  ci percepiamo onnipotenti dal momento che tutto è possibile anche laddove non lo è affatto. Il contrario è ugualmente deleterio perchè corriamo il rischio di affogare in un mare di sterile concretismo che deprime e inibisce ogni spunto creativo.

Conclusione

La conclusione della terapia avviene quando, almeno in quell’arco di tempo relativo, il Paziente sente di non sentire più necessario il Terapeuta. Avviene proprio nel momento in cui si riesce finalmente a percepere chiaramente le due cose ovvero:

  • la linearità del tempo della coscienza, del tempo biologico, del principio della realtà;
  • l’atemporalità dell’inconscio, ovvero del principio del piacere. paradosso spazio temporale

Ecco che finalmente può raccontarsi e vivere la propria linearità temporale, o meglio l’arco del suo tempo relativo, mantenendo però la sua specificità e creatività, riuscendo a tollerare tutto ciò che di frustrante la realtà a volte ci propina, ma trovando anche lo spazio mentale per desiderare. In altre parole a sopportare adeguatamente il paradosso tra i due sistemi spazio temporali

Interpretazione dei sogni

Interpretazione dei sogni, da Freud ai tempi moderni

« Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni »

La Tempesta, atto IV, W. Shakespeare

Perché sogniamo? Cosa sono i sogni?  Come si intepretano i sogni?

I sogni sono una cosa seria o li possiamo ignorare perché ininfluenti per la nostra vita; oppure no, vanno presi in seria considerazione perchè utili dal momento che possono darci indicazioni per le cose che ci accadono. Appagano desideri inconfessabili o inconsci, oppure ci indirizzano verso istanze psichiche trascurate?

Dal momento che la realtà è solo un artificio dell’Io, ogni essere umano imposta la sua vita sul significato che lui e solo lui da ad uno specifico fatto o evento. Fa o non fa una cosa, solo sulla base di quella realtà a cui vuol dare credito, per poi scoprire che era una cosa falsa, ipotetica oppure vera. In merito al sogno, i neurobiologi estremisti e funzionalisti, sostengono che i sogni non hanno alcun significato, dal momento che sono solo materiale di scarto cellulare. Peccato però che ogni essere umano (vedi sotto) la vede in modo diverso, dal momento che ci vede  simboli carichi di significati, su cui riflettere anche grazie agli stati emotivi che suscitano.

Proviamo, a dare uno sguardo alla storia dell’uomo nel corso dei secoli e nelle differenti aree geografiche e cerchiamo di capire come è stato percepito, vissuto, accolto.

Omero vi ha fatto cenno più di una volta, così come Dante, Shakespeare e moltissimi altri.

yung e i sogni
Interpretazione dei sogni

Nella Iliade. “Uomini e Dei, parimenti piegano il capo al sonno sottomessi”.

Ma che cos’è il sogno e qual è la sua funzione?

Per alcuni ricercatori esso è il guardiano del sonno, poiché difenderebbe il sonno dagli stimoli sensoriali (salvo quando superano una certa soglia); per altri, invece, più fisicisti, è una specie di attività cerebrale senza scopo, però molto utile alla fisiologia neurale. Tale ipotesi però si scontra con il fatto che le emozioni e le impressioni che il sogno suscita, hanno molto significato e la sua interpretazione riveste molta importanza per il sognatore. I neurologi trascurano questo aspetto, dal momento che, forse, la scienza ancora non ha messo la parola fine; insomma è ancora incomprensibile. Però tutti ammettono che il sonno e il sogno, ha correlazioni molto strette con gli aspetti fisiologici e psicologici. In ambito psicologico, in particolare quella ad orientamento psicoanalitica, esiste una ricca letteratura.

Interpretazione dei sogni secondo Freud

E’ noto a tutti che sulla interpretazione dei sogni Sigmund Freud ha edificato il metodo di indagine psicoanalitico. Poco più di cento anni fa, nel 1899, egli dava alle stampe il libro omonimo, che costituisce il vero e proprio manifesto della psicoanalisi e del suo metodo. Grazie a questo metodo, cambia il modo con cui vengono trattate le nevrosi dando vita alla psicologia clinica. Freud affida alle libere associazioni una solida basa da cui partire per l’interpretazione per giungere a postulare, che il desiderio sta alla base del sogno dal momento che viene definito: il soddisfacimento allucinatorio di un desiderio, mascherato dal lavoro onirico che mette in campo una fortissima censura onirica.

La prospettiva freudiana privilegia forse un pò troppo gli aspetti legati alla sessualità e di conseguenza il lavoro interpretativo ne risente con la conseguenza di essere a volta riduttiva, al punto da escludere o impedire la ricerca di altri significati.

Interpretazione dei sogni secondo Jung

Un indirizzo alternativo lo ha dato Carl Gustav Jung. E’ un approccio di più ampio respiro e quindi, forse, più utile e più efficace per comprendere le dinamiche inconsce del sognatore. Anche questo metodo, similmente a quello freudiano, si avvale delle libere associazioni. Oltre alle libere interpretazioni, in questo metodo, ci si avvale anche dell’amplificazione e dell’analisi del contesto. L’amplificazione tende ad associare il contesto alle analogie e somiglianze con altre storie tipiche dell’umanità quali le fiabe, le leggende, i miti dell’umanità ma anche quelle prese dalla letteratura. Quindi, il tutto si ricollega e si ricolloca nella dimensione totale del sognatore e non solo nei fatti recenti

Jung interpreta anche sulla base dell’oggetto, dove i contenuti del sogno vengono ricondotti a persone o a situazioni concrete e sulla base del soggetto, che vede le singole parti del sogno come tratti personali di colui che sogna. Se l’interpretazione oggettiva non conduce da nessuna parte oppure diviene monotona e di scarsa utilità, Jung suggeriva di passare senza indugio a livello del soggetto: in questa prospettiva la figura dell’analista e le singole parti del sogno vanno viste come proiezioni dei contenuti del paziente. Facendo passare i sogni e la figura dell’analista sul livello oggettivo, i contenuti proiettati possono essere recuperati dal paziente. 

“… la vera e propria interpretazione del sogno, è di regola un compito arduo. Essa presuppone penetrazione psicologica, capacità di combinare insieme cose diverse, intuizione, conoscenza del mondo e degli uomini e soprattutto conoscenze specifiche che implicano tanto nozioni assai estese quanto una certa “intelligence du coeur”. (…)  C.G.Jung

Dobbiamo evitare di interpretare in modo non specifico e quindi con scarsa utilità i singoli motivi onirici; dobbiamo focalizzarci solo sulle specificità, che vanno cercate e contestualizzate. In merito ai sogni, siamo tutti ignoranti. ogni sogno è unico e dobbiamo evitare di cadere nella trappola dell’interpretazione stereotipata. Dobbiamo quindi dimenticare idee preconcette e predisporci ad assistere ad un qualcosa di nuovo, sempre.

I sogni non sono invenzioni intenzionali e volontarie, ma fenomeni naturali che sono proprio ciò’ che rappresentano. Essi non ingannano, non mentono, non falsificano, non nascondono nulla, ma enunciano ingenuamente ciò’ che essi sono e ciò’ che essi intendono….

Jung .. Ricordi, sogni, riflessioni.

Escludendo i classici sogni tipici, ne esistono altri, il cui significato viene compreso solo attraverso una attenta analisi e una appropriata interpretazione. Tali sogni riguardano, prevalentemente, la vita quotidiana del sognatore e sono correlati alle sue vicende relazionali e psicologiche. Il sogno e la sua interpretazione potrebbe consentirci di migliorare la conoscenza della nostra vita interiore, dal momento che può essere una rivisitazione attenta di un fatto o episodio accaduto realmente. Il sogno ha anche una funzione di compensazione, e questo accade tutte le volte che il sognatore, nella vita cosciente, non ha valutato tutte le possibilità. In questo caso il sogno permette di integrare e arricchire fatti, persone, cose. Rarissimi sono i sogni premonitori, quei sogni cioè che ci permettono di vedere il futuro. Infine, ci sono i grandi sogni, meglio noti come sogni archetipici, in grado di darci un orientamento più efficace per la nostra vita, facilitando la crescita interiore ed evolutiva che  nella psicologia junghiana prende il nome di processo di individuazione ovvero quel processo che ci porta a conoscerci meglio.
Sostiene ancora Jung:

“…. Non tutti i sogni hanno la stessa importanza. Già i primitivi distinguono tra piccoli e grandi sogni. Noi diremmo piuttosto sogni insignificanti e sogni significanti. (…) Ho analizzato molti sogni di questo tipo e vi ho rintracciato spesso una particolarità che li distingue da altri sogni. Infatti in questi sogni affiorano immagini simboliche che incontriamo anche nella storia dello spirito umano. E’ degno di nota il fatto che colui che sogna può perfettamente ignorare l’esistenza di simili paralleli. (…) Essi contengono cosiddetti motivi mitologici o mitologemi, che io ho definito col termine di archetipi. Si intendono con tale termine forme specifiche e nessi figurativi rintracciabili in forma analoga non soltanto in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nelle fantasie, nelle visioni, nelle idee illusorie e nei sogni individuali. La loro frequente presenza in casi individuali, come la loro ubiquità etnica, dimostra che la psiche umana è soltanto in parte unica e soggettiva o personale: per l’altra parte invece è collettiva e oggettiva.Noi parliamo quindi da un lato di un inconscio personale, dall’altro di un inconscio collettivo, il quale rappresenta in certo modo uno strato più profondo rispetto all’inconscio personale, più prossimo alla coscienza….”

Sempre secondo Jung, i grandi sogni, quelli che si ricordano e che vengono percepiti come importanti, ricchi, molto significativi.

L’interpretazione dei sogni è utilissima nella psicoterapia di tipo analitico, a cui però si affiancano anche altre tecniche (ad es. immaginazione attiva, sogno guidato da svegli, “tecnica della sabbia”) nei casi in cui il paziente abbia difficoltà a ricordare i propri sogni.

Leggi  anche Differenza concettuale del sogno tra Freud e Jung  e  cosa succede quando si va dallo psicologo ma anche come evitare interpretazioni inutili

 

Se si fa fatica a prender sonno

insonnia e artePer dormir bene, la sera fare poco sport, una cena leggera, un libro e se serve una tisana male non fa.

Tuttavia non va dimenticato che l’insonnia è una malattia che ha più a che fare con l’anima che con il corpo. Pensare che una pillola risolve tutto è fuorviante e prima di approdare al farmaco sarebbe utile risolvere gli eventuali problemi che tolgono il sonno. Si rischia di diventare dipendenti dal farmaco e allontanarci sempre più dalla verità. Il sonno, ha una funzione ristoratrice per la psiche e per il corpo. Dormendo il giusto, l’apparato psicofisico ritrova il suo equilibrio. Non dormendo accade l’esatto contrario. insonnia e pecpre

Tutti abbiamo bisogno di dormire e nel sonno siamo tutti uguali. Dormire e bene, è indispensabile per affrontare, il giorno dopo, le sfide della quotidianità. Poiché il cervello non si può spegnere non c’è un modo specifico per allontanare i pensieri con un’azione diretta. I nostri pensieri volontari, ci impegnano, ad esempio quando abbiamo un problema specifico da risolvere;  ma in caso di preoccupazioni e cose che comunque, nel bene o nel male  ci stanno a cuore, essi, i pensieri, s’impongono con prepotenza e in modo spesso involontario. I pensieri che disturbano il sonno, quindi, non sono che spie delle nostre preoccupazioni e ogni sforzo, ogni tentativo teso a rimuoverli (e lo sappiamo tutti) ha come effetto, esattamente il suo contrario. Assistiamo impotenti alle prepotenze di questi pensieri che persistono e anzi aumentano facendoci girare e rigirare nel letto.

insonnia lui dormePer dormire quindi, dobbiamo essere sereni e non come Macbeth che uccidendo Duncan, ha ucciso il sonno.

“- Non dormire più! Macbeth uccide il sonno! – … il sonno innocente, il sonno che ravvia il filaticcio arruffato delle umane cure, che è la morte della vita d’ogni giorno, il bagno ristoratore del duro travaglio, il balsamo delle anime afflitte, la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita” (Macbeth, Atto II, scena II).

Come riuscire a dormire serenamente …

 La quantità di sonno necessario varia con il variare dell’età. Lo sanno bene le mamme che accudendo la crescita dei figli fanno affidamento a 16 ore (circa) di sonno dei neonati per organizzare il loro accudimento; da adulti intorno alle 7-8 ore per poi ridursi a 6 negli anziani. Ci sono soggetti che hanno altri parametri ma è difficile scendere di molto nel numero di ore indispensabili da dedicare al sonno. Oltre alla lunghezza del sonno è importante anche un altro parametro e cioè la continuità. Non c’è nulla di più risposante che un sonno senza interruzioni. Il ritmo del sonno è caratterizzati da fasi chiamate Rem e non Rem. Ogni fase dura circa 90 minuti. Affinchè il sonno sia ristoratore è necessario che queste fasi si alternino secondo un processo complesso ma necessario, possibilmente senza interruzioni.

insonnia e occhioQuando, occasionalmente, soffriamo di insonnia (in caso di ansie o di preoccupazioni) assistiamo a quanto difficile sia addormentarsi. In questi casi esistono rimedi naturali che aiutano a creare quello stato di rilassamento necessario per prendere sonno.

L’insonnia però non è una malattia ma va interpretata come un sintomo. Gli insonni conoscono bene le cause della loro insonnia che possono essere di natura fisica (malattie o dolori dovute a malattie) che psicologiche (rottura di una relazione, lite con il capo o con il partner, etc). Se si è insonni per altri motivi, allora può essere utile esplorare lo stile di vita del soggetto, le sue abitudini, il modo in cui si nutre, etc.

Per fronteggiare l’insonnia può essere utile far ricorso a poche regole

Sport …

La sera, mai. Fare sport ‘pesanti’ la sera genera un aumento del rilascio dell’adrenalina, utile per gli aspetti fisici e sportivi ma dannosi per il sonno.

Regolarità …

Un letto comodo, un ambiente rilassante, se necessario un bagno caldo, una lettura leggera, insomma un graduale abbassamento del ritmo che la giornata ci ha imposto, nella nostra tana accogliente e rassicurante.

Cellulare

Mai dormire con il cellulare acceso in camera da letto. Gli esperti sono convinti che   sia dannoso. Alcuni studi sostengono che sia alla causa di una sorta di   “ipervigilanza”, e di conseguenza non ci fa dormire bene. Tra le cause dell’insonnia, quindi, ci sarebbe anche il cellulare perchè, in camera da letto,  la luce dello schermo (fatta di colori diversi e quindi di diverse lunghezze d’onda) inganna il nostro corpo .  Gli esperti quindi suggeriscono di evitare di ‘giocherellare’ con il cel o il tablet almeno tre ore prima di andare a dormire. Meglio un buon libro con la luce sul comodino. 

Cosa mangiare …

Cibi leggeri. Evitare di assumere sostanze eccitanti e alcool. Dovendo andare a dormire è bene orientarsi verso cibi che favoriscono il relax. Quindi vanno bene farinacei (pane, pasta, riso, pizza) e i cibi che contengono il triptofano,  un aminoacido che agevola la sintesi della serotonina, un mediatore del benessere. Quindi vanno bene i legumi,  la carne, il pesce, formaggi freschi. Altre sostanze con caratteristiche sedative come il radicchio, la cipolla, la lattuga e la frutta. Per ridurre l’acidità gastrica (che potrebbe interrompere il sonno) può essere utile bere un bicchiere di latte caldo.

Pensare e ripensare …

Se si rimugina e non si prende sonno, è inutile stare a letto a girarsi continuamente. Meglio sarebbe alzarsi, farsi una tisana. Se anche questa cosa non funziona dovremmo, durante il giorno, cercare di risolvere i problemi che generano le preoccupazioni ed i pensieri. Un’ora prima di andare a letto, alleniamoci ad esempio, evitando di usare il computer, ascoltiamo solo musica rilassante, evitiamo di vedere film adrenalinici e poi evitiamo le discussioni in particolare quelle accese. Prima di addormentarci, proviamo a passare in rassegna tutti i fatti positivi della giornata.

Se l’insonnia non va via …

In questo caso non rimane che il medico. Una diagnosi fatta dagli esperti (medico di famiglia in primis, neurologo, psichiatra, etc) a cui inevitabilmente seguirà una cura specifica. Il fai-da-te è assolutamente da evitare come lo sono i consigli dell’amico che ci è già passato ed ha risolto con il farmaco xyz (non siamo tutti uguali e quindi anche le nostre reazioni cambiano), evitare di seguire anche i consigli di due eminenti scienziati: Televisione e il dottor Google.

In conclusione mi sembra si possa evincere che i problemi si risolvono solo dopo averne comprese le cause.

Le cause vanno risolte affidandosi ad un professionista che può essere un medico oppure uno psicoterapeuta (a secondo della diagnosi e della tematica in gioco).cervello acceso

Ci sono persone che hanno sempre il ‘cervello acceso’ ma in questo caso, oltre alle difficoltà al sonno, c’è anche, secondo uno studio  dell’Università Johns Hopkins, una maggiore capacità all’adattamento e alla flessibilità. Come dire … non tutti i mali  vengono per nuocere.  

Cosa vuol dire quando uno sogna di …..

Interpretare correttamenti i sogniCento anni fa Freud dava alle stampe la sua Interpretazione dei sogni ed era convinto che lo avrebbe reso famoso. Nei successivi 10 anni dalla pubblicazione aveva venduto solo poche copie. Il suo editore gli suggerì di farne una sintesi. Freud allora pubblicò Il Sogno, un libricino di meno di 100 pagine. Dopo quella pubblicazione, le vendite della sua Interpretazione invasero il mondo. Oggi possiamo dire che Freud  divenne famoso grazie a quel libro ma con 10 ani di ritardo.

Ogni psicologo, nel corso dei suoi studi, approfondisce questo tema ma solo gli psicoanalisti usano il sogno come strumento terapeutico. Quindi non vi stupite se qualche psicologo non ha confidenza con questa materia.

Dal discorso precedente se ne può fare uno speculare. I sogni non sono di competenza esclusiva dello psicoanalista ma anche di altre materie che possono anche non aver nessun riferimento alla psicologia (penso ad esempio alla filosofia, sociologia, pedagogia, etc). Inoltre ogni psicologo non è uno psicoanalista che a sua volta non è necessariamente uno psicologo. La psicoanalisi è una specializzazione (un po’ come psichiatria o pediatria sono una specializzazione di medicina) che può prendere lo psicologo e il medici (in passato anche il filosofo e il sociologo). Quindi come dicevamo prima, andare dallo psicologo non garantisce che i sogni verranno trattati.

Spesso mi si chiede di interpretare un sogno. I sogni sono personali e quindi oggetto di analisi e libere associazioni di quel soggetto. Se più persone, ad esempio sognano il  Colosseo, il significato sarà diverso da persona a persona. Il sogno non è  ‘standard’, come ad esempio un sintomo medico, ed è quindi diverso da caso a caso. Solo nel corso di un’analisi sarà possibile interpretare correttamente un sogno.  In assenza di tali dettagli, l’interpretazione non potrà che essere generica (quindi assolutamente inutile). Il Colosseo potrebbe genericamente rappresentare una vagina e  potrebbe suggerire un significato di natura sessuale. Cosa c’è di più banale e generico? Serve una laurea e una specializzazione in psicoanalisi per fare questa geniale interpretazione?La metafora del sogno

 Le cose generiche, quelle che spesso vediamo nei film o in televisione, sembrano avere qualche fondamento ma solo perché essendo generiche si possono applicare a moltissime situazioni ma, il sogno del Colosseo, ha un significato che l’analista può veramente comprendere solo se il sognatore racconta e fa le sue specifiche associazioni. In questo caso, specifico e meglio, molto meglio di generico.

Se chi sogna il Colosseo è un giovane che è stato lasciato, proprio li sotto dalla propria fidanzata, l’eventuale simbologia sessuale ipotizzata sopra diviene inappropriata. Mentre se il sogno lo fa un turista che ha effettivamente problemi di natura sessuale, ecco che il Colosseo può assumere quel significato.

In entrambi gli esempi diviene quindi fondamentale avere i dettagli citati insieme a tanti altri poco utili al nostro caso.

Quindi, evitiamo di chiedere l’interpretazione di un sogno per email o, peggio ancora nel corso di un programma radiofonico o in una chat. Colui o colei che interpreta, è poco attendibile come poco attendibile è la relativa interpretazione.

Concludo con una nota dalle prospettive interessanti e cioè che sulla base della mia esperienza clinica rilevo che da quando il paziente inizia a provare interesse per i sogni comincia una nuova fase per lui perchè si sente meno intrappolato in meccanismi di risposta diretta e coatta alle sollecitazioni della sua vita di lavoro o di relazione. Comincia sempre di più a percepirsi come meno solo perché riconosce che dentro di lui vi è un “sognatore che sogna i sogni” e che produce strane immagini e scene, degne di attenzione.

Il sogno nel corso della storia

In Egitto, secondo i più importanti studiosi di questa cultura e delle loro relative tradizioni, sono depositati i semi che poi furono i precursori della interpretazione psicoanalitica del sogno e nella antica Babilonia il sogno era considerato espressione peculiare della natura diabolica dell’uomo. Nell’antico Israele, il sogno indica l’espressione della volontà del DIO.


E’, finalmente, solo con 
Platone, (nella Repubblica come nel Timeo) che si fa strada un principio innovativo rivoluzionario e di vitale importanza: il sonno può essere una forma di conoscenza: nozione questa che verrà ripresa ed elaborata da altri filosofi, ma anche dai moderni psicoanalisti per i quali, il sonno è essenzialmente una forma di conoscenza indispensabile alla mente umana.gno indica l’espressione della volontà del DIO.

L’oniromanzia fu la sola Arte Divinatoria non ripudiata dall’Islam e per i Veda indiani, il sonno è elevato a tale dignità da situarsi come parte integrante della teoria generale dell’anima.
Facciamo un salto in Cina dove notiamo che letteratura abbonda di saggi sul sonno e sulle teorie del sognare. Certo, in Oriente, più che altrove, l’oniromanzia era figlia della filosofia: “I saggi durante il sonno non sognano, durante la veglia non pensano” recita una massima taoista. In ciò anticipando di 4mila anni i moderni psicoanalisti e psicofisiologi del sonno: i primi convinti che il pensiero nel sonno equivalga al pensiero della veglia e i secondi inclini a considerare il sonno comunque “funzionale” anche senza sogno (Mancia, 1998).
Per gli antichi greci, la cui cultura è permeata di senso religioso, il sonno è inviato dagli Dei, è per lo più premonitore di disgrazie e ammonisce gli uomini del Male incombente (solo raramente in Omero e in Erodoto i sogni predicono onori e glorie). In effetti, il luogo comune Virgiliano del “somnus mortis imago” è arrivato a noi proveniente dalla mitologia Greca secondo cui:”… Iponos, fratello gemello di Tanatos, sfugge alla ira di Zeus, grazie all’aiuto della Notte che lo nasconde nel buio e così lo salva. I figli di Ipnos, nelle Metamorfosi di Ovidio, saranno Morfeo, Fobetor e Fantasio in grado di assumere alla perfezione ogni sembianza, rispettivamente, di essere animato, animale o cosa; saranno, cioè, i sogni che riempiono il buio della Notte e salvano a loro volta gli uomini dall’ira degli Dei…”

latini, più superstizioni e (forse) meno religiosi dei Greci, considerano il sonno come un ausilio alla vita: esortazione, consiglio, conforto e a ciò si teme o si spera. E’ di Orazio Flacco Quinto, nei Carmina, una estrema sintesi in merito alla fugacità della vita (carpe diem) ma dove, al contempo, ci istruisce sul fatto che si sogna maggiormente sul far del mattino (post mediam noctem visus cum sumnia vera), e noi oggi (da solo qualche decennio) siamo in grado di confermare che il sonno REM si intensifica nella seconda parte della notte, cioè sul far del mattino.
Nel primo Medioevo i sogni sono di appannaggio di re, imperatori e santi: sogni per lo più profetici (grandi sogni) nel solco della tradizione greco-romana e che Dante Alighieri sembra riportare in diversi punti della Divina Commedia, canto XXVII: “…

il sonno che sovente, anzi che ‘l fatto sia, sa le novelle. Ne l’ora, credo, che de l’oriente, prima raggiò nel monte Citerea,
che di foco d’amor par sempre ardente,  giovane e bella in sogno mi parea donna vedere andar per una landa cogliendo fiori
 …”.

E se è vero che nel tardo medioevo si assiste ad un processo di democratizzazione o meglio di laicizzazione del sonno, anche se non ancora in modo definitivo; infatti con Agostino, i sogni avranno dimora esclusivamente divina (cioè solare e veritiera, se inviati da Dio) o demoniaca (ossia immonda e ingannatrice se inviati dal Diavolo).

Nel Rinascimento, sul sonno e sul sognare, più di uno studioso ha visto la cerniera fra gli oniromatici della antichità e la visione laica e scientifica dei nostri giorni, in cui sonno e sogno non si identificano inequivocabilmente.

Il sonno che genera in quanto tale uno stato di malattia è intuizione di uno solo forse il più grande di tutti: William Shakespeare.
Nel Macbeth, in merito ai sofferenti di insonnia leggiamo: “… mi è sembrato di sentire una voce gridare: non dormire più! Macbeth assassina il sonno! Il sonno innocente, il sonno che ravvia i fili arruffati delle umane cure, che è la morte quotidiana della vita, il bagno ristoratore del duro travaglio, il balsamo delle anime afflitte, la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita…”
Giungiamo finalmente al momento in cui l’uomo scopre che il cervello ha una sua attività elettrica. Tale scoperta aprì nuove prospettive allo studio del sonno. Agli inizi del terzo decennio del secolo XX, con il moltiplicarsi delle registrazione EEG e del riscontro che è possibile identificare e differenziare lo stato di veglia da quello di sonno attraverso l’analisi delle onde elettriche cerebrali, il sonno comincia ad incuriosire una rappresentanza sempre più nutrita di scienziati e osservatori.

Nel 1935 ad Harvard si scopre che durante la transizione dalla veglia al sonno avviene un cambiamento graduale dell’attività elettrica del cervello: durante lo stato di veglia le onde cerebrali sono estremamente rapide (15 o più al secondo) caratterizzate da un voltaggio molto basso; quando il livello di vigilanza aumenta e l’attenzione si intensifica, le onde cerebrali (onde beta) si fanno più rapide e di minor voltaggio: nella fase della preparazione al sonno l’attività cerebrale si riduce in frequenza (8,10 cicli/sec, onde alfa) e aumenta in ampiezza; il passaggio ad un tracciato caratterizzato da onde teta (4-7 cicli /sec di voltaggio misto) è segno dell’addormentamento, spesso accompagnato da movimenti oculari lenti e regolari; la transizione sicura in sonno è confermata da uno stadio successivo, lo stadio II, in cui compaiono, nella attività elettrica teta di fondo, morfo elementi distintivi (fusi del sonno e complessi K sonno profondo è caratterizzato invece da attività elettrica di ampio voltaggio e lenta frequenza (ritmo delta); si scopre anche che esiste una ciclicità di queste fasi durante l’intera notte e che questa ciclicità si interrompe ogni tanto ad opera di qualcosa di strano, ad opera di un cambiamento di stato misterioso.
Questo cambiamento rimase ignoto ai ricercatori per almeno 20 anni. In seguito si scoprì che tutto dipendeva dal sonno REM (Rapid Eyes Movement) e ciò che scatenò una serie inarrestabile di ricerche.
Ma ora, tralasciamo il sonno e i suoi risvolti neurofisiologici e concentriamoci sul sogno, che, in definitiva è un immancabile accompagnatore delle nostre notti. Ce li ricordiamo? Anche qui la diversità la fa da padrone. Alcuni ricordano i propri sogni ogni mattina e con facilità; altri, invece, solo raramente trattengono le immagini di un qualche sogno oltre il risveglio, magari solo quando esso è a forte contenuto emotivo. C’è anche chi afferma di non ricordare mai i sogni al risveglio. Tutti, tuttavia, sogniamo ogni notte e più volte. Gli studi degli psicologi e dei neuropsichiatri hanno dimostrato che non è possibile non sognare e che, anzi, la fase del sonno con sogni (chiamata R.E.M. a causa del fenomeno dei movimenti oculari) si ripete ogni notte più volte, con un ciclo di circa quindici-venti minuti ogni novanta.

Leggi anche : L’interpretazione dei sogni 

 

Differenza concettuale del sogno tra Freud e Jung

Jung muove a Freud una critica in merito alla distinzione (troppo rigida da Freud, secondo Jung) tra allucinazione e realtà. In tutti i suoi scritti, l’interesse di Jung è per la realtà psicologica così come viene sperimentata dall’individuo. In questo concetto, l’inconscio con va visto come un nemico ma piuttosto come un qualcosa di potenzialmente utile e creativo. I sogni, per esempio, nella prospettiva di Jung cessano di essere visti come in qualche modo ingannevoli e necessitano di una decodificazione. Egli sostiene invece che i sogni rivelano la situazione inconscia della psiche proprio come essa è, cioè a dire spesso diametricalmente opposta a ciò che sta nella coscienza. Dietro a questa concezione divergente dei sogni vi è un diverso approccio ai simboli e alla interpretazione.

 

Leggi anche : L’interpretazione dei sogni

Sogni tipici – la caduta dei denti

Sogni tipici – la caduta dei denti

Prima di leggere questo articolo, ti invito a leggere anche un articolo molto divulgativo ove espongo alcune riflessioni sul valore della psicoanalisi.

Ho scoperto che moltissime persone fanno sogni che hanno attinenza con i denti. C’è chi sogna che gli cadono tutti i denti, oppure solo qualche molare, oppure gli incisivi … C’è chi invece sogna che i denti cadono e vengono raccolti nel  palmo della mano; chi invece sogna di averli incollati con la gomma da masticare e si fa una gran fatica a toglierla e nel fare ciò il dente si stacca. Una volta staccato lo si rimette in sito anche se ovviamente traballa;  altri invece, si ritrovano frammenti di denti in bocca, che poi vengono sputati uno ad uno;  qualcuno poi sogna di avere tutti i denti lenti e di … toglierli uno ad uno con le mani.

Soffri di attacco di panico?  

 

Ovviamente, basta che qualcuno sostenga che effettivamente dopo poco tempo questo accade realmente, per supportare tale significato (è vero che in questo caso, si potrebbe sospettare che, almeno per chi conosce questa diceria popolare, il sogno della caduta dei denti sia conseguente al fatto che si è a conoscenza di una grave malattia di un congiunto).I più comuni, annunciano la perdita imminente di un parente; si giunge addirittura a pensare che che la caduta dei denti anteriori significa perdita di parenti giovani o prossimi; mentre quella posteriore, parenti anziani o lontani.Ma, vien da chiedersi: che significato hanno?  Cosa vuol dire sognare i denti che cadono, che si sputano, che si scollano, etc?
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