Categoria: Sincronicità

Casualità e sincronicità – differenze

Casualità e sincronicità

Solo ‘Democrito, il mondo a caso pone’, diceva il divino poeta.

Dalla scienza ci arrivano continue conferme sul fatto che ‘il caso non esiste’ perchè ciò che sembra casuale, in realtà ci viene da ‘un qualcosadi molto profondo. A riprova di questo fatto, che per i più sembrerebbe incontestabile, ognuno di noi può provare a ricordare fatti (apparentemente) inspiegabili, (che accadono a tutti) anche se poi, semplicemente vengono ignorati o bollati come mere coincidenze. Però a pensarci bene, quando accadono quelle cose, ammettiamolo, un pò sorprendenti, si ha la sensazione che esistano, percepibili solo a tratti, una serie di fili invisibili che uniscono cose e persone. Insomma si ha l’impressione palpabile che tra gli avvenimenti, ci siano legami, che uniscono persone e informazioni. Ad esempio, cercate una casa e conoscete (per caso) una persona che gestisce un patrimonio immobiliare; cercate di risolvere un problema e, alla pagina successiva del libro che state leggendo, vi trovate la soluzione; cercate una persona al telefono e mentre vi accingete a chiamarla, vi squilla il telefono e guarda caso, è proprio quella specifica persona che vi chiama; vi trovate in un centro commerciale e incontrare, anche qui per caso, proprio la persona a cui dovete assolutamente chiamare per dirgli o dargli una cosa. Gli altri esempi, aggiungeteli voi.

Bene, tutte queste cose non sono casuali ma, come dice Jung, sono eventi di sincronicità.

Questi eventi, che rappresentano certamente gli aspetti sorprendenti e per certi versi enigmatici, e che sono oggetto di studio anche da parte dei fisici quantistici che si occupano nello specifico  di entanglement, permea continuamente l’universo in cui viviamo.

Jung se ne è occupato (insieme a Wolfgang Ernst Pauli, premio Nobel per fisica nel 1945) riferendosi (in merito a questo termine) alla simultaneità di due fatti che sono legati tra di loro da un senso ben specifico, ma in maniera casuale. Il fatto può essere interno e/o esterno, difficile da spiegare (come fai a spiegare in modo sensato che pensi a tizio e subito dopo ti arriva un suo messaggio? Non lo spieghi, è così e lo accetti) ma che però l’osservatore (l’amico di tizio), riconosce che un senso ce l’ha. Tentando di spiegare questo fenomeno, Jung ipotizzò che tra individuo e individuo (con eventualmente anche il coinvolgimento dell’ambiente circostante), in determinate situazioni, e inspiegabilmente, si viene a creare una sorta di ‘attrazione’, di sinergia, che ha come risultato finale, la creazione di tutta una serie di circostanze coincidenti, a cui le persone che la vivono gli attribuiscono un certo valore  ma anche un certo significato simbolico.

Quando accadono fatti del genere, rimaniamo senza parole, tendiamo ad interpretarli come casuali, oppure magici, oppure … ma….

La sincronicità potrebbe rappresentare, una specie di soluzione oppure l’idea giusta (che la mente ricerca); in questa prospettiva, ecco che arriva sotto forma di coincidenza, oppure di sorpresa, il modo che ci permette di raggiungere ciò che era nei nostri pensieri.

Questo tipo di esperienze (sincroniche), avvengono, caso strano assai, proprio nel momento giusto, quando insomma non ce lo attendiamo, e lo chiedo a tutti, quante volte, questi fatti, sono stati determinanti per cambiare il corso della nostra vita oppure hanno influenzato, in modo significativo, i nostri pensieri oppure le nostre opinioni in merito a…..

Ricordo che una volta un paziente mi ha chiesto, al telefono, come uscire da una situazione specifica che si era appena determinata. Gli ho suggerito di lasciarsi ispirare dal primo cartellone pubblicitario. Incredibilmente, ha funzionato.

Per beneficiare della sincronicità (che accade tutti i giorni e a tutte le persone di questo mondo) è necessario essere aperti e recettivi a tutto ciò che ci circonda avendo la mente aperta, permeabile, oppure vuota (almeno nell’accezione descritta in un altro articolo), tutte condizioni utili affinchè la sincronicità trovi i suoi spazi per potersi esprimere.

Se invece siamo perennemente in allerta ed ostili a ciò che ci circonda diviene più facile che accada il contrario, ovvero accada ad altri e non a noi. Il fatto sincronico può avvenire in vari modi (e sopra abbiamo citato qualche caso). In un certo senso, il fatto sincronico può essere influenzato (caratteristica dell’entanglement) se ogni cellula di noi si focalizza nel ricercare ciò che ci interessa (un lavoro, un partner, etc…) piuttosto che osteggiarlo con il nostro pessimismo.

Ma, vorrei spiegare meglio cosa intendo con interesse.

Interesse è una categoria della coscienza, quindi non fa il nostro caso, la sincronicità non viene attivata dalla coscienza.

Con interesse io intendo: i nostri bisogni più profondi. Quindi, il locus interessato non è la coscienza bensì, l’inconscio. E’ solo dall’inconscio che vengono innescate le forze primordiali. Ovvero le forze che generano il cambiamento.

Psicologia quantistica – dialettica Jung – Pauli

Psicologia quantistica – dialettica Jung – Pauli.

Chi era Jung

Dopo Freud, credo si possa tranquillamente dire che Jung sia stato lo psicologo più famoso al mondo. In merito al contesto di questo articolo, Jung  contrariamente ad altri colleghi, ha cercato, trovandola, una base oggettiva fornita dalla fisica moderna, come ulteriore supporto al modello della psiche che aveva in mente.

Chi era Pauli

Premio nobel  per la fisica nel 1945 “per la scoperta del Principio di esclusione, detto anche il principio di Pauli” (ove si afferma che due fermioni identici non possono occupare simultaneamente lo stesso stato quantico). Tali scoperta ha fornito le basi che hanno contribuito a comprendere e sperimentare il fenomeno dell’entanglement quantistico. Contrariamente ai suoi colleghi, tentò una interpretazione della fisica quantistica non solo dal punto di vista fisico e filosofico ma anche psicologico.

Esiti della collaborazione

Pubblicarono un volume Naturerklarung und Psyche – Jung e Pauli 1952 (L’interpretazione della Natura e della Psiche).

Il risultato di questa collaborazione fu quella che possiamo sintetizzare con il termine-concetto di Sincronicità.

Psicologia quantistica – Cosa è la sincronicità

Entrambi gli autori definirono la sincronictà come:

Due o più eventi, anche non simultanei e apparentemente accidentali possono definirsi sincronici se:

  • L’ipotesi di un nesso casuale è assurda o impossibile;
  • Questi eventi sono collegati grazie ad un significato che hanno in comune (potrebbe essere espresso anche simbolicamente);
  • Ogni coppia di tali eventi è contiene una parte percepita esternamente ma prodotta internamente.

Alcuni esempi

Pensare a Maria e vi arriva un suo SMS! Oppure lavorare ad un tema, cercate un libro in libreria e ve ne cade uno, che si apre, guarda caso proprio su quell’argomento! Leggere una frase che ci colpisce e poco dopo sentircela ripetere da un’altra persona! Pensare ad un numero e vedere passare una macchina con lo stesso numero impresso sulla carrozzeria etc.

Ma l’esempio più eloquente è sicuramente dato dal principio dell’entanglement, dove una particella influenza l’altra, nello stesso istante, indipendentemente dalla distanza.

Psicologia quantistica –  cos’è?

Partendo da Jung e Pauli, quindi da un certo tipo di psicologia e da un certo tipo di fisica, e partendo da alcuni principi legati al soggetto e all’oggetto potremmo dire:

  • in psicologia:
    • da eventi   : temporali (casualità: due eventi provocati dalla medesima causa in tempi diversi;
    •                   : a-temporali: stesso evento in spazi diversi.
  • In fisica:
    • principio di non località: entanglement quantistico.
  • In ambito neurologico:
    • gli studi sul cervello e i recenti studi di neuroscienza: possiamo fare riferimento a quanto scoperto in merito ai neuroni a specchio (rilevante per l’apprendimento e per i processi evolutivi) e la cosiddetta neuroplasticità ovvero la capacità di modellare noi stessi attraverso la modifica delle strutture del nostro sistema nervoso (pensando, i pensieri diventano cose; i fatti e queste ‘cose’ sono misurabili). Sempre grazie alla cibernetica, è stato possibile ipotizzare il sistema delle reti neuronali e il loro funzionamento.

Psicologia quantistica – Principi comuni della fisica e della psicologia

Volendo fare una ‘forzatura’, potremmo accostare i risultati della fisica quantistica (valida solo per il mondo microscopico) con i fatti psicologici degli esseri umani (che appartengono alla fisica Newtoniana); vediamo di seguito alcune cose apparentemente in comune.

L’osservatore può influenzare il comportamento dell’osservato. Che influenza può avere in fisica e nella psicologia?

  • Fisica: esperimento della doppia fenditura – ove si dimostra che la materia si comporta come onda oppure come particella, in funzione della presenza o meno dell’osservatore – dualismo onda-particella della materia:
  • psicologia: agli esseri umani accade la stessa cosa. Se camminando non ’vedo nulla’ , ovvero, la mia attenzione non si focalizza su qualcosa di specifico, tutto procede senza interferenze; se invece mi focalizzo e ad esempio, osservo le persone (un bel esemplare di maschio o di femmina, oppure una vetrina, oppure un incidente stradale, etc) potrebbe accadere che l’osservato possa pensare di interagire con l’osservatore.

Attraverso tale processo si crea e si cambia la realtà (interna ed esterna al soggetto) da cui si potrebbe quindi evincere che l’attività mentale altro non è che un processo creativo (anche se spesso è solo un processo ripetitivo). Mentre nella fisica classica il soggetto viene considerato separato dall’evento, questa psicologia sostiene il contrario, ovvero realtà e osservatore sono intimamente correlati. Quindi, le realtà che si dispiegano non sono state già scritte, dal momento che sono interattive e quindi non prevedibili dal momento che il soggetto e l’evento sono intimamente uniti. Quindi, anche se potrà sembrare un paradosso, il fuori (la realtà esterna) deve ancora essere creato; di conseguenza non è già stato creato. Tutto ciò che ci circonda (universo) si trova in uno stato di continua creazione e noi non ne siamo creature passive ma artefici. In questa ‘vision’, l’uomo non diviene più vittima degli eventi ma creatore della sua realtà.

Un principio fondamentale della fisica quantistica (sperimentato) sostiene che osservando qualcosa lo si modifica.

Un principio della psicologia sostiene che il nostro pensiero altro non è che un atto di osservazione.  

Esistono alcuni effetti psicologici che si rifanno al principio quantistico di non località (entanglement) che vanno sotto il nome di telepatia, altri sotto il nome di parapsicologia (Jung ha fatto molti studi in merito).

Ora attenzione a questo punto: i teorici quantistici hanno dimostrato che tutti gli eventi quantici, resteranno li, in attesa sotto forma di possibilità. In attesa di cosa? Di una ‘coscienza’  che osserva e la rende attuale.   

Quindi possiamo dire che il mondo (la realtà) è un’entità continua (un punto, poi un altro e così via?).

No, non possiamo dirlo.

Possiamo dire solo che ‘sembra’ continuo (newtoniano e materiale). In realtà è discontinuo dal momento che il punto successivo all’attuale potrebbe essere uno delle innumerevoli possibilità. Oltre ad essere discontinuo, quindi quantico e anche cosciente, ciò che veramente accadrà, dipenderà esclusivamente dalla scelta che l’osservatore deciderà di attuare. 

Da tutto ciò si evince che il pessimista vedrà spesso attualizzato quanto temuto; l’ottimista quanto desiderato. Perché? Perché delle infinite possibilità del ‘punto’ successivo, entrambi tenderanno a scegliere in funzione di ciò che si pensa (ricordate, osserviamo ciò che pensiamo).

Tutti siamo più o meno vittime di qualche nevrosi ma ad esempio gli ossessivi riusciranno con fatica ad ‘esercitare’  questo tipo di coscienza dal momento che sono ‘prigionieri‘ di tutta una serie di ritualità a cui non riescono a sottrarsi.Per loro sarà più facilmente applicabile quando la loro nevrosi, al momento patologica, viene risolta.

Per tutti gli altri invece, potrebbe tornare di grandissima utilità rilevare che: il prossimo punto, non necessariamente è prefigurato, prevedibile, etc, ma può essere anche creativo, cioè completamente diverso da ciò che noi stessi (ma anche tutti gli altri) si attendono.

Esistono le coincidenze?

enanglementAncora un articolo sulla coincidenza ma da un punto di vista diverso: quello quantistico

Abbiamo già parlato di coincidenze e di sincronicità, abbiamo anche citato sulla collaborazione tra Jung e Pauli (che, grazie al principio di esclusione, vinse il Premio Nobel nel 1945. Il principio sostiene che due elettroni dello stesso atomo, non possono avere uguali i numeri quantici).

In presenza di coincidenze sorprendenti, si ha l’impressione che siamo connessi al mondo in modo misterioso. Quante volte pensiamo ad una canzone e poi la sentiamo alla radio oppure pensiamo ad un amici a ci arriva un suo sms. Cosa succede in questa caso?

Sentiamo cosa dice Jung:

“« Il fenomeno della sincronicità è quindi la risultante di due fattori: 1) un’immagine inconscia si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata) alla coscienza come sogno, idea improvvisa o presentimento; 2) un dato di fatto obiettivo coincide con questo contenuto. »

(C.G. Jung, La sincronicità come principio di nessi acausali, Opere, vol. VIII, pag. 477, Torino, Boringhieri, 1983)

L’sms, la canzone e mille altri esempi simili, indurrebbero a pensare che la nostra mente sia ‘connessa’ con tutto ciò che ci circonda. Abbiamo, da un lato, uno stato mentale, dall’altro uno fisico e nel mezzo la ‘coincidenza’ o, come dice Jung, sincronicità.elettroni

Ma questa cosa non accade solo tra la mente e il mondo fisico, ma anche tra due menti: penso a te e tu mi mandi un sms, compro una cosa a tu fai lo stesso, etc.

Quindi, come dicevamo prima, le cose si sincronizzano grazie a ciò che chiamiamo coincidenza (che non esiste) tra un evento esterno a noi (mondo oggettivo) e la nostra mente (soggettivo).

I fisici, in particolare quelli quantistici, sostengono che questi fenomeni non sono assolutamente spiegabili con la fisica classica. Ecco che allora si chiama in causa l’entanglement. L’entanglement quantistico può (forse) spiegare, perchè avvengono connessioni tra più menti oppure tra mondo materiale e mente. Potrebbe addirittura spiegare come inconscio e coscenza siano collegati. Ma vediamo meglio questo aspetto.

Interazione coscienza – inconscio

La fisica delle micro particelle ci insegna che gli elettroni, finchè non vengono osservati (per effettuare una misurazione) esistono sotto forma di onda. Alcuni fisici teorici ipotizzano che si possa fare il paragone dell’inconscio con un elettrone. L’elettrone si trova sempre potenzialmente in vari stati. La coscienza, che nella fattispecie sarebbe il ‘misuratore’ altera questo stato (onda).

Insomma, l’inconscio quando non è sollecitato, funziona come un elettrone nello stato di onda. Quando la coscienza stimola l’inconscio, la funzione d’onda crolla (vedi l’esperimento della doppia fenditura). Se questa ipotesi fosse vera, le varie parti del nostro apparato psichico attivano continuamente processi quantistici. Questi processi, come abbiamo detto sopra non accadono solo all’interno nella nostra mente ma anche tra noi e il mondo esterno e le altre coscienze (intuizione, empatia, sesto senso, etc sono le categorie linguistiche utili ad una comprensione meno tecnica).

Jung ha ipotizzato l’esistenza dell’inconscio collettivo e la fisica moderna ipotizza che l’entaglement possa essere il trait d’union con la nostra mente.

Come avviene il collegamento

Abbiamo spiegato altrove cosa vuol dire entanglement (due particelle che si influenzano anche a molta distanza). Vediamo questa ‘influenza come può essere declinata nella nostra quotidianità.

Il classico esempio ci viene dato dalla famiglia. Padre madre e figli. Cosa c’è di più ‘influenzato’? Come si ‘tiene’ la famiglia? Tutti i giorni le interazioni sono costanti attraverso le emozioni i sentimenti, gli interessi sociali oppure economici. Tutte ‘cose’ che si autoalimentano proprio perché si vive insieme, all’interno della stessa casa. Poi i genitori invecchiano e i figli crescono, cambia l’interazione ma rimane costante la reciproca influenza. Ovviamente questa ‘influenza’ è indipendentemente dal tempo e dallo spazio (oggi ancora di più dal momento che la tecnologia ha ridotto moltissimo queste due entità).

Queste persone, pur non essendo connesse, sono indubbiamente collegate tra loro ed esprimono molto bene il caso di collegamento tra due o più menti.

Trasferimento delle informazioni quantistiche

Le informazioni quantistiche non vengono trasmesse così come avviene nella fisica classica. Le informazioni, così come siamo tradizionalmente abituati, vengono trasmesse in modo binario. Ovvero utilizzando il byte fatto di bit ove, nel bit, possiamo scrivere zero oppure 1. Nella fisica quantistica abbiamo il ‘bit quantico’ che poi viene chiamato qubit. Nel qubit non c’è 0 oppure 1 ma entrambe le possibilità. Cioè ci sono tutti e due.

Secondo alcuni ricercatori quindi, il legame tra l’inconscio freudiano e la coscienza, avverrebbe attraverso questi qubit. Quindi, andando oltre, i due luoghi psichici (inconscio e conscio) sono legati e si influenzano in modo quantistico. Questo a livello personale.

Invocando l’inconscio collettivo (concetto Junghiano) abbiamo lo stesso processo, ma che permette un collegamento tra la mia mente e quella di tutti gli altri.

In questo caso, il legame sarebbe rappresentato da quello che noi, abitualmente, chiamiamo coincidenze.

Alcuni esempi

In merito alle concidenze, potremmo forse dire che potrebbe essere una legge di natura e che quindi non esistono. Agiscono al di fuori dello spazio e del tempo, anzi vanno oltre i loro limiti. Esistono varie ricerche tra cui quella che dimostrerebbe che se due o più persone, se ne stanno in silenzio nella stessa stanza, prima o poi raggiungono una sorta di sintonia. Tale ‘sintonia’ è stata registrata da tracciati EEG. Tali tracciati evidenziano che le loro onde cerebrali si sincronizzano al punto che sembrano essere identici.

Quindi esisterebbe una legge che unisce cose simili.

L’entanglement?

Il tempo nella dinamica dell’inconscio

Tempo e inconscioPartiamo da qualche spunto filosofico preso da Kant, che sosteneva che il tempo e lo spazio sono solo categorie mentali e non pragmatiche, ovvero non derivano dall’esperienza, anche se ogni nostra azione si colloca sia nel tempo che nello spazio.

Prima di lui, S. Agostino ammetteva che il tempo non esiste, perché è solo una nostra percezione, dal momento che la realtà è fuori dal tempo.

Nella quotidianità abbiamo diversi modi per misurare il tempo. Ad esempio usiamo gli orologi per misurare il tempo e il metro per misurare lo spazio e si basano sulla meccanica Newtoniana.

Ci hanno insegnato che le leggi fisiche sono in grado di determinare, anche con grande precisione, il movimento dei corpi. I principi di causa ed effetto sono noti a tutti. Tutti sono d’accordo nel sostenere che la causa precede necessariamente l’effetto.la clessidra del tempo Su questo siamo tutti concordi, lo sperimentiamo tutti i giorni.

Il mondo sembrava quindi caratterizzato da una evidente prevedibilità. Se sparo un colpo di cannone sono in grado di prevedere il suo moto e quindi sapere dove cadrà.

Sulla base di quanto brevemente abbiamo citato sopra, fino a tutto il ‘900, si aveva la ferma convinzione che l’universo poteva essere interpretato come un qualcosa di statico.

Poi è arrivato il 20° secolo che, con tre belle teorie, stravolge tutto: le teorie Einsteiniane della relatività ristretta e generale, relative al macrocosmo e quella quantistica del microcosmo.

relatività ristrettaLa teoria della relatività ristretta

Il tempo non è più assoluto e viene dimostrato dall’esempio dei due gemelli, uno fermo e l’altro in viaggio. Quello fermo, invecchia prima di quello in viaggio, dal momento che viaggiando, il tempo scorre più lentamente. Esempio estremo: l’orologio di chi viaggia alla velocità della luce starebbe fermo.

Un esempio importante è dato dalla velocità della luce. Se osservo l’ora su un campanile e il mio orologio, entrambi segnano la stessa ora ma, l’ora che vedo sul campanile impiega più tempo per giungere ai miei occhi, rispetto il tempo della lettura dell’orologio da polso. Questo fatto è assolutamente ininfluente nella vita di tutti i giorni, ma basta pensare che la luce che vediamo giungere dal sole è partita 8 minuti fa, per rilevarne l’importanza dell’osservazione.

La teoria della relatività generaleRelatività generale

Si riferisce alla curvatura dello spazio, per effetto delle forze gravitazionali e dei buchi neri.

fisica quantistica entaglementLa teoria quantistica

In questo ambito siamo nella più assoluta indeterminatezza. Non siamo assolutamente in grado di stabilire il moto di un elettrone, ma solo di fare delle previsioni. Un esempio per tutti è rappresentato dall’esperimento del gatto di Schrodinger (un esperimento mentale dimostra che apparentemente il gatto è vivo e contemporaneamente morto) Esiste poi il principio di indeterminazione ove si afferma, dopo averlo dimostrato scientificamente, che non possiamo stabilire, nello stesso momento, la velocità e la posizione di una particella, dal momento che tale particella potrebbe essere in qualsiasi posto dell’universo.

In sintesi, per Newton, il tempo è paragonabile ad un fiume che scorre avendo sempre la stessa portata; Einstein invece cambia questa idea perché ha unificato lo spazio e il tempo in un’unica entità, lo spazio-tempo che è di 4 dimensioni; c’è chi inoltre è dell’idea che sono solo i cambiamenti che creano l’illusione che il tempo scorre e non il contrario. Cioè, il tempo non esisterebbe dal momento che altro non è che una serie di adesso. Inoltre c’è chi ipotizza l’esistenza di una quinta dimensione o addirittura l’esistenza di infinite dimensioni che però, al momento, non è possibile verificare.

Tempo e psicologiale vie del tempo

Partiamo dal principio freudiano del processi primari (quelli dell’inconscio) e quelli secondari (della coscienza).

Dire ad esempio: l’aggressività è innata, equivale a dire: l’aggressività è primaria, cioè istintiva. Ci siamo nati. Poi diviene secondaria, ovvero, attraverso l’educazione, la cultura, le norme, la sublimiamo e la facciamo diventare secondaria, ovvero sotto il controllo della coscienza.

Nell’inconscio vige tutto ciò che è primario, mentre nella coscienza tutto ciò che è secondario.

Del resto, l’inconscio si esprime i modo simbolico e metaforico (come nei sogni), mentre la coscienza, in modo ordinato e razionale.

il tempo e lo spazioBene, ciò detto, nel sistema primario (inconscio), sia il tempo che lo spazio non esistono. In ossequio a Kant, S Agostino e molti altri, il tempo e lo spazio sono solo un’invenzione dell’Io. Grazie a questo stratagemma, ci è permesso vivere nel nostro tempo in modo ordinato e funzionale.

Se desidero uscire con una persona, il tempo per me, è rappresentato dai minuti che intercorrono tra ora e l’ora dell’appuntamento. In termini psicodinamici, il mio bisogno genera un aumento della tensione psichica, che si riduce appena questa pulsione è stata soddisfatta.

Un esempio più eclatante ci viene dal mondo della dipendenza, da alcol o da droga. Il tempo è scandito dall’assunzione della droga stessa. Nel mezzo, il tempo non esiste. Non esiste perché tutte le sue pulsioni sono soddisfatte. Appena risale la tensione (in virtù dell’astinenza) il soggetto desidera un’altra dose e il tempo ricomincia a scorrere; dopo la dose, il tempo non ha più importanza.le vie del tempo inconscio

Dal tempo assoluto siamo passati al tempo relativo. In questa nuova visione e in quella più specifica della relatività ristretta, nulla descrive il presente e non è possibile rappresentare il tutto, in una successione di eventi, dal momento che solo l’investimento di energia crea gli eventi di cui si parla.

Come dicevamo sopra, per l’inconscio, il tempo non esiste perché nell’inconscio il tempo non c’è.

Da ciò ne scaturisce tutta l’attività fantasmatica, ovvero mi posso pensare in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo. Possiamo anche dire che, nel nostro inconscio, proprio perché senza tempo, siamo immortali. Lo stesso Lacan, sullo stesso tema, afferma che la morte non esiste dal momento che non riguarda mai noi, ma sempre e solo gli altri. Un po’ come accade (forse) negli animali. Non hanno la coscienza di morire. Solo l’essere umano (coscienza) sa di dover morire, anche se non lo si pensa mai per se stessi ma sempre per gli altri, quindi, se un paziente dice di aver paura di morire, l’analista sa benissimo che questa paura è solo una proiezione di una paura più inconscia. Dal momento che nell’inconscio vige il principio del piacere, la paura più grossa è proprio quella del suo contrario, simboleggiata dalla paura della castrazione, quindi del non godere.

il tempo infinitoCome dicevamo, Freud sosteneva che l’atemporalità è una caratteristica tipica dell’inconscio. In contrapposizione al principio di realtà caratterizzato dalla linearità del tempo, il principio del piacere non cede ai limiti posti dal tempo e da tutto ciò che è materiale e fisico.

Da ciò si evince che gli umani navigano lungo  due registri completamente differenti:

  • il tempo percepito come linearità, si associa al principio della realtà;
  • il principio del piacere caratterizzato dall’atemporalità 

dove entrambi possono coesistere senza conflito e spesso anche in armonia.

Quindi, dicendola con Freud,  il tempo del sogno è caratterizzato dal principio del piacere mentre la nostra quotidianità viene vissuta con quello di realtà. L’armonia e l’equilibrio tra questi due registri (del tempo) esalta tutte le possibilità a disposizione della nostra psiche. Questa visione integrata, allarga la creatività e ogni forma di conoscenza e mantiene viva e piena di significato l’esperienza del passato offrendoci la possibilità di osservare il presente e il futuro in una modalità più consapevole.

Dov’è il problema

Quando prevale il registro del piacere (atemporalità) a discapito della realtà (linearità del tempo) non riusciamo a vedere i limiti che comporta, perchè  ci percepiamo onnipotenti dal momento che tutto è possibile anche laddove non lo è affatto. Il contrario è ugualmente deleterio perchè corriamo il rischio di affogare in un mare di sterile concretismo che deprime e inibisce ogni spunto creativo.

Conclusione

La conclusione della terapia avviene quando, almeno in quell’arco di tempo relativo, il Paziente sente di non sentire più necessario il Terapeuta. Avviene proprio nel momento in cui si riesce finalmente a percepere chiaramente le due cose ovvero:

  • la linearità del tempo della coscienza, del tempo biologico, del principio della realtà;
  • l’atemporalità dell’inconscio, ovvero del principio del piacere. paradosso spazio temporale

Ecco che finalmente può raccontarsi e vivere la propria linearità temporale, o meglio l’arco del suo tempo relativo, mantenendo però la sua specificità e creatività, riuscendo a tollerare tutto ciò che di frustrante la realtà a volte ci propina, ma trovando anche lo spazio mentale per desiderare. In altre parole a sopportare adeguatamente il paradosso tra i due sistemi spazio temporali

Fisica quantistica in pillole

E la spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore, e di dove questo rivolgeva lo sguardo. – See more at: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/il-multiverso-i-mondi-paralleli#sthash.fZgV6GXV.dpuf

E la spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore, e di dove questo rivolgeva lo sguardo. – See more at: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/il-multiverso-i-mondi-paralleli#sthash.fZgV6GXV.dpuf

E la spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore, e di dove questo rivolgeva lo sguardo. – See more at: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/il-multiverso-i-mondi-paralleli#sthash.fZgV6GXV.dpuf spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore, e di dove questo rivolgeva lo sguardo. – See more at: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/il-multiverso-i-mondi-paralleli#sthash.fZgV6GXV.dpuf
E la spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore, e di dove questo rivolgeva lo sguardo. – See more at: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/il-multiverso-i-mondi-paralleli#sthash.fZgV6GXV.dpuf

meccanica quantisticaFisica quantistica in pillole

Nella prima metà del secolo scorso sono state formulate tutta una serie di teorie fisiche che prendono il nome di meccanica e/o fisica quantistica che mostrano e descrivono com’è la materia a livello microscopico (ovvero a livelli di grandezza inferiori all’atomo). Le particelle atomiche vengono, in questa disciplina, descritte come onde di probabilità o quanti. Questa disciplina quindi, spiega e misura tutti quei fenomeni che non possono essere giustificati facendo ricorso alla fisica classica o Newtoniana.

Nel mondo quantistico, i processi fisici hanno luogo in forma di salti quantici e sono discontinui (un salto quantico è il passaggio immediato di un sistema da uno stato quantico ad un altro. Questo processo si chiama “salto” perché discontinuo, cioè, il sistema non attraversa un continuo di stati intermedi mentre nella fisica quantica si prevedono solo grandezze continue). Tali salti però sono infinitesimali e quindi l’enorme numero di salti quantici che si verificano possono dare l’idea o illusione di un mondo (quello quantico) ove i cambiamenti sembrano avvenire in modo continuo e regolare.salto quantico

Se applichiamo la Fisica quantistica alla biologia non possiamo che evincere che le nostre cellule hanno una loro intelligenza e sono dotate sia di scopo che di intenzioni ben precise e ovviamente in grado di sopravvivere. In ogni cellula c’è una centrale ‘pensante’ che viene condizionata non dai geni di cui è composta ma dall’ambiente biologico in cui vive. Da ciò ne consegue che possiamo decidere in qualsiasi momento di operare cambiamenti, tesi a migliorare il nostro equilibrio e il relativo benessere.

Alcuni dettagli

  1. I quanti
      1. esperimento fessureGli atomi sono costituiti da luce e da particelle. Gli atomi sono alla base della materia (noi esseri umani e tutto ciò che ci circonda siamo fatti di materia) e sono costituiti di concentrati di energia infinitamente piccoli, i quanti, che si comportano come onde, oppure in modo corpuscolare (o particelle). Sarebbe più preciso dire che al livello atomico la materia ha le caratteristiche dell’onda (come quella che si ottiene lanciando un sasso nell’acqua); però se lo si osserva, assume la forma di particella o corpuscolo. Questa duplice natura o principio di complementarietà, è stata scoperta nel 1924 dal fisico Louis De Broglie (1892-1987) che nel 1929, grazie a questa scoperta, vinse il nobel.
        Esistono in rete vari filmati che mostrano questo comportamento; un esperimento, detto delle due fessure, dimostra quanto esplicitato sopra. Quindi, tutto l’universo, noi compresi, è formato di particelle che si comportano da tali se le osserviamo ma come onde quando non le osserviamo. 
        La spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore e di dove questi volgeva lo sguardo.
  2. Principio di indeterminazione di Heisenbergindeterminazione
    La posizione e la velocità della particella non sono individuabili nello stesso istante temporale. Se cerco di determinare in modo accurato la velocità, meno preciso risulta determinare la posizione e viceversa. Questo fa capo al famoso principio di indeterminazione di Heisenberg (1901 – 1976) fisico tedesco che ottenne il premio Nobel nel 1932.
    Verrebbe da pensare che questa indeterminazione dipende dagli strumenti, invece, molti esperimenti confermano che è proprio così che si comporta la materia essendo una sua specifica caratteristica.  Questo principio estende l’indeterminatezza anche a valori come energia e tempo. Se cerco di misurare la durata della particella, non riuscirò ad essere altrettanto preciso nel determinare la sua energia e viceversa.
  3. Fenomeno  di Entanglement
    EntanglementSe facciamo interagire due particelle per un certo periodo di tempo che poi vengono separate, modificando lo stato di una delle due, accade la stessa sollecitazione nell’altra particella anche se la distanza tra le due particelle è elevata. In altre parole è la capacità di due o più sistemi quantistici di fare la stessa cosa, restando inseparabili, anche se distanti tra di loro. Questo fenomeno prende il nome di Entanglement.entaglement
    Questo fenomeno viola un principio, quello di località, che afferma che ciò che accade nel luogo A, non può avere riflessi immediati altrove. Albert Einstein, si rifiutò di accettare l’ipotesi che una particella potesse condizionare un’altra particella (che hanno interagito) nello stesso e identico momento. Lavorò tutta la vita per dimostrare che la violazione di località fosse solo un’illusione, ma ogni suo tentativo risultò vano, anzi molti altri esperimenti effettuali da altri fisici non facevano che confermare la cosa, ovvero, ogni particella con lo stesso stato quantico di un’altra particella rimane collegata alla particella in maniera non-locale. Finalmente, l’esistenza dell’entanglement fu dimostrata nel 1982 dal fisico Alain Aspect seppellendo definitivamente la posizione assunta da Einstein. Ulteriore conferma ci viene fornita nel 1998 grazie ad un esperimento noto come teletrasporto, effettuato con successo dall’Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, in California ma anche dagli scienziati dell’istituto di fisica e Tecnologia di Mosca (MFTI). Al momento è stato trasportato solo un fotone, ma in futuro potranno essere trasportate anche altre informazioni. Se è difficile trasportare un atomo lo è ancora di più trasportarne due (dalle 3 alle 8 volte). Teletrasportare un uomo è ovviamente spaventosamente più complesso.
    A questo principio tenterei di accostarne un altro, quello della sincronicità di Jung ove tra l’altro si sostengono fenomeni relativi a quei fatti quotidiani dove accadono cose, e si costituiscono legami molto sottili che si creano tra le cose e le varie energie.
  4. I mondi parallelimondi paralleli
    Nel 1957 un fisico quantistico di Princeton, Hugh Everett, partendo dalla relatività di Einstein, formulò una teoria ove si sostiene l’esistenza di mondi diversi dal nostro, i “multiverso” meglio noti con il nome di mondi paralleli. La teoria sostiene che in nostro universo, quello in cui agiamo,  non è unico dal momento che, in teoria, ce ne sarebbero infiniti. Il mondo oggettivo, quello fuori di noi, ovvero quello con cui interagiamo, è solo una costruzione della nostra coscienza e, in quanto tale, paradossalmente, non esisterebbe. Allora cosa ci circonda? Secondo Everett, siamo circondati da un ologramma, ciò che vediamo è solo un’immagine virtuale, dal momento che ciò che i nostri sensi percepiscono, è solo una illusione. Secondo la interpretazione di Copenhagen (quella delle particelle che diventano onde etc), quando un elettrone (particella) passa attraverso il famoso foro, per la teoria dei mondi paralleli, il mondo si sdoppia, producendo tutte le probabilità teoriche con cui l’elettrone era messo a confronto.
    Se qualcuno pensa, come era accaduto negli anni della prima formulazione negli anni 50, che questa idea è bislacca, sappia che negli anni 70, nei laboratori della General Electric e della Bell Telephone, un esperimento ha  confermato che l’interpretazione di Copenhagen è esatta, dal momento che dimostra esattamente ciò che succede nel mondo subatomico. Per la fisica quantistica, questa stranezza non è relegata alle osservazioni fatte al microscopio, ma si estende a tutto il resto. In natura, funziona così, anche se ancora non si sa perché. Non solo per l’elettrone ma anche per la vita di tutti i giorni, noi umani, riusciamo a vedere solo una delle infinite possibilità. Secondo la teoria (dimostrata nei laboratori) si verificano anche tutti gli altri. Dove? Nei mondi paralleli di Everett.

Quali sono le implicazioni psicologiche?

Intanto mi sembra molto utile un accenno a tutti questi fatti sincronici che possono essere definite coincidenze. Jung riteneva che esistono due tipi di coincidenze: casuali e significative (o acasuali).

In merito all’Entanglement, diversi esperimenti scientifici hanno evidenziato che nel cosmo esistono gli stessi collegamenti sottili, senza nè spazio nè tempo, osservati in campo quantico. Ciò non bastasse, la stessa cosa accade negli organismi viventi e ovviamente tra questi organismi e il loro ambiente. Per non parlare delle connessioni che si generano tra le persone che proiettano se stessi al corpo e mente delle altre persone, a prescindere dalla distanza e dal tempo, cioè in maniera non locale, violando il principio, tanto caro ad Einstein, di località.

La psicologia che trae spunto dalla fisica quantistica, si avvale di alcuni principi.

Com’è noto tutti sanno che ciò che attiene alla psicologia si suddivide tra processi coscienti e inconsci

Il principio di indeterminazione (vedi sopra) che attribuisce molta importanza all’osservatore (che nella fisica Newtoniana non ha rilevanza) è intimamente legato al nostro modo di pensare e interagire. Sul piano quantico, ogni evento sta sempre nella posizione e/e (e non e/o) ovvero sotto forma di possibilità. Una data cosa può essere rossa ma anche gialla e non rossa o gialla. Questo almeno finchè non accade e magari decide di essere rossa. Ma, in un altro mondo parallelo sarebbe gialla. Se le probabilità di un certo evento fossero infinite allora avremmo infiniti mondi paralleli ove accadono tutte. Nel momento in cui la coscienza li osserva, emerge la sua reale e compiuta natura, mentre tutte le probabilità si realizzano nei mondi esposti sopra, anche se ovviamente a noi interessa solo ciò che accade nel nostro mondo. 

In merito ai processi creativi, la loro “responsabilità” viene vista come una nuova possibilità del creatore che, non più vittima degli eventi, smette di essere una mera creatura per assumere  quello di creatore.

INCONSCIO e fisica quantistica

Nell’inconscio, la funzione d’onda, è soggetta a continue fluttuazioni non prevedibili, è una potenzialità, ed è anche un’onda di probabilità e una sovrapposizione di possibilità simultanea, Ebbene dal momento che funziona come campo quantistico, da quella nuvola di possibilità, l’osservatore una ne sceglie e quindi solamente una si realizza, divenendo reale.

Gli psicologi ci hanno detto che alla base dell’apprendimento e della memoria c’è l’inconscio, e quindi la coscienza potrebbe essere vista come  la parte macroscopica che emerge dal collasso delle fluttuazioni dell’altro mondo, quello microscopico dell’inconscio.

La fisica quantistica e il mistero della morte

Sarà per lo scetticismo imperante oppure per la semplice constatazione che una volta morti, non si torna indietro, che tutti siamo convinti della ineluttabilità della morte. Come dice Amleto:amleto

Essere o non essere, questo è il problema …..
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno

Eppure c’è qualcuno in grado di dimostrare l’esistenza dell’aldilà. Questo qualcuno, si avvale degli ultimi risultati proposti dalla fisica quantistica

la morteLa morte, da sempre, ha fatto paura a tutti, senza distinzione. Perché? Forse perché si desidera vivere e ci si percepisce come fatti apposta per vivere e sapere che prima o poi diventeremo non essere, getta indubbiamente molta angoscia in tutti, chi più, chi meno.

A nulla vale la filosofia (la paura della morte non ha senso perché se ci sei tu non c’è lei, se c’è lei, non ci sei tu), le sapienze antiche (sciamaniche) o moderne (religioni) assicurano senza dubbio che esistono i campi elisi dove tutti ci ritroveremo (riducendo angoscia e terrore), oppure nelle finzioni cinematografiche dove la morte di buoni e cattivi viene vissuta senza batter ciglio. Tutte cose che hanno una sola funzione: mitigare l’angoscia di un qualcosa che è assolutamente ineluttabile.fisica quantistica

Da un po’ però sembra sia entrato in campo un nuovo soggetto, la scienza, che suggerisce un passaggio ad un nuovo stato di vita. Stiamo parlando della fisica quantistica che contrariamente alla fisica della teoria della relatività che si occupa del macrocosmo, questa invece si focalizza del microcosmo ovvero delle particelle al livello atomico e subatomico.

Uno di questi ricercatori, il dr Robert Lanza che oltre ad aver inventato diverse cose, ha anche scritto numerosi libri (circa 30).

biocentrismoHa elaborato una teoria, quelle del biocentrismo, dove si sostiene che la morte è solo un’illusione generata dalla nostra coscienza, semplicemente perché è questo che ci hanno insegnato. Più specificatamente, ci avrebbero insegnato che coscienza e corpo siano indissolubili e alla morte dell’uno (corpo), seguirà anche la morte dell’altra, la coscienza.

La teoria invece sostiene che la vita sta al centro del funzionamento dell’universo, che in altre parole vorrebbe dire che è la vita che crea l’universo e non il contrario.

Fino ad oggi, la filosofia sosteneva che la realtà esiste di suo a prescindere dal fatto che un osservatore, osserva tale realtà.osservatore

La fisica quantistica, con tutti i vari esperimenti, ha dimostrato che l’osservatore è fondamentale nella formazione della realtà. L’universo può assumere infinite forme ma assume alla fine solo quella che la coscienza dell’osservatore stabilisce. Un po’ come dire che la realtà non è com’è ma come la pensiamo. Lanza fa un esempio: sin dalla nascita A percepisce il cielo con un colore e gli viene insegnato che quel colore è celeste e/o blu. Però, le cellule del cervello di B potrebbero vedere un colore diverso, che ovviamente chiamerebbe sempre celeste e/o blu che potrebbe essere uguale al verde percepito da A.

Alla base della teoria di Lanza, quella del biocentrismo, c’è questa considerazione e cioè che lo spazio e il tempo non esistono al di fuori di noi ma sono solo un prodotto della nostra coscienza.

doppia fendituraNel presentare questa teoria (biocentrismo) Lanza ha fatto riferimento all’esperimento della doppia fendituraesperimento doppia fenditura. Quando viene emessa in modo continuo, una sorgente molto debole (fotoni oppure elettroni) e la facciamo passare attraverso una delle due fenditure poste su una parete o su una barriera (ad esempio un pezzo di compensato con due fenditure l’una accanto all’altra), osserviamo due fenomeni diversi: 1) inizialmente sulla lastra vengono osservati singoli punti (indicativi di un comportamento corpuscolare); 2) man mano che il ‘bombardamento’ continua osserviamo che si vengono a formare delle frange di interferenza (comportamento ondulatorio).

Esiste però un altro aspetto dell’esperimento ed è legato alla conoscenza di quale fenditura la particella ha usato: notiamo che se vengono posti degli strumenti di misurazione (osservatore), la frangia di interferenza (comportamento ondulatorio) non avviene più ma si osserva solo il comportamento corpuscolare.  

Quindi la materia e l’energia possono essere onde oppure particelle e il modo con cui si comportano dipende dalla coscienza dell’osservatore.

Quindi, la fisica quantistica sembrerebbe confermare le varie teorie dei vari filosofi, di quelli insomma che sono sempre stati convinti che la realtà è solo il frutto della mente dell’uomo. Se è vero che spazio e tempo sono necessari all’uomo e ne sono quindi una sua rappresentazione, allora anche la morte e la relativa idea di mortalità sono solo un prodotto della nostra coscienza. Quindi, morendo, la nostra coscienza torna in una dimensione dove non c’è nè spazio né tempo.multiverso

Quindi, concludendo, secondo Lanza, morendo torniamo a far parte della matrice dell’Universo, il mondo del multiverso (così lo definiscono i fisici) dove le possibilità sono infinite.

Ma, oltre a Robert Lanza, anche altri scienziati hanno elaborato teorie simili. Questi scienziati sono il medico americano, Stuart Hameroff, e Sir Roger Penrose, un fisico quantistico inglese molto famoso, che, sembrerebbe, siano stati in grado di dimostrare l’esistenza dell’anima.

multiverso1Secondo questi scienziati, le nostre anime farebbero parte di strutture, presenti nei nostri neuroni chiamati microtuboli. L’interazione tra i microtuboli e le informazioni quantiche sono alla base dell’esperienza della coscienza. Questo processo è stato definito: “Orch-OR” (Orchestrated Objective Reduction). Morendo, i microtuboli contengono ancora le informazioni ma perdono lo stato quantico.microtuboli

Insomma, la coscienza non muore ma torna da dove è venuta. Le informazioni tornano al cosmo ma se un paziente apparentemente deceduto torna, le informazioni quantistiche si ricollegano ai microtuboli sperimentando così tutte quelle situazioni che vengono descritte nei casi di morte apparente.

Questa teoria, anche se al momento è di poca utilità, ha un grande impatto. La coscienza, costruita giorno dopo giorno non muore con il corpo, anzi, sarebbe in grado di sopravvivere ad esso.

Sarà vero?

Gli archetipi Anima e Animus nella scelta del partner

Il famoso ‘coup de foudre‘ o colpo di fulmine, o, meglio ancora ‘l’amore a prima vista‘ (a chi non è capitato almeno una volta nella vita), è, secondo Jung, il risultato di una proiezione. Le persone infatti, in questi casi, vedono nell’altro la propria componente inconscia dell’altro sesso, ovvero l’Animus (componente maschile delle donne) oppure  l’Anima (componente femminile negli uomini) e l’attrazione che provano altro non è che per quella parte inconscia (insomma, ci si innamora di se stessi) e quindi velata di sé stessi. Ne consegue che, solo conoscendo bene questo archetipo o meglio questo lato della propria psiche è possibile interagire in modo armonico e diviene più facile avere una sana relazione e un rapporto di coppia ricco e gratificante. 

Questi due archetipi (Animus e Anima) ci danno forse meglio di altri (puer/senex ad esempio) una visione di quanto la psiche possa essere duale. Ogni archetipo, contiene un aspetto della vita e il suo opposto, lasciando intendere che entrambi hanno un loro valore; esattamente al contrario di Freud, che nelle sue ricerche sull’ambivalenza (affettiva: odio/amore) era focalizzato sulla conflittualità, tendendo cioè ad eliminare uno dei due poli. Nel pensiero junghiano, la psiche è duale (o doppia) venendo a significare che   ogni atteggiamento o sentimento contiene il suo opposto; ecco quindi che la sottomissione convive con la prevaricazione, l’odio con l’amore,  il conscio con l’inconscio… Da ciò si evince che tale dualità vale anche in ordine ai due generi biologici e Jung ci dice che anche la psiche ha in sé, sia una energia maschile che una femminile e quindi ogni uomo ha in sé un lato femminile e ogni donna ha in sé un lato maschile. Ogni essere umano esprime un’energia dominante, ma contiene, in secondo piano, anche quella opposta. Ecco perchè la psiche, andrebbe vista come una combinazione di principi maschili e femminili. Nella Genesi dapprima c’è solo Adamo, Eva esce da una sua costola. Similmente Atena esce dalla testa di Zeus e nell’Olimpo abbiamo un Cielo e una Terra. Nei bassorilievi dei templi indiani, i due principi (maschile e femminile) sono rappresentati come un uomo e una donna abbracciati (Kamasutra); idealmente essi sono due entità metafisiche, due essenze universali. Nel Cantico dei Cantici (ma anche nella Bibbia) c’è un inno all’amore del maschile e del femminile come valenze universali. Mentre Freud costringeva ad una identità fissa (uomo-donna) nel pensiero Junghiano ognuno di noi è più di una cosa e nella persona bene integrata, le polarità della psiche sono complementari.

Jung chiama questa dualità: ANIMA e ANIMUS. L’ANIMA è la componente femminile presente nell’apparato psichico di ogni uomo e l’ANIMUS quello maschile per le donne. La vita è l’unione di energie complementari, ognuna delle quali tende verso l’altra, compensandola. “L’Animus è la figura che compensa l’energia femminile. L’Anima quella che compensa l’energia maschile”. 

I due archetipi, Anima (femminile) e Animus (maschile), sono da sempre presenti nell’inconscio collettivo. Li troviamo nei sogni e nelle rappresentazioni artistiche, spesso sotto forma di metafora. Per la coscienza:

  • ANIMA significa: unione, protezione, affettività, cura, mantenimento, insieme…
  • ANIMUS: riflessività, controllo, analisi, ponderazione, razionalità, calcolo, decisione, programmazione, distinzione.

Quali sono gli aspetti dell’ANIMA ovvero quali sono le possibili caratteristiche di una donna?

Se tu, donna sei:

  • Determinata, costante, con una grande capacità di gestione, sei fedele e reagisci sempre ai torti subiti, il tuo mito di riferimento è ERA, moglie di Zeus e la relazione con il partner è la cosa più importante della tua vita;

  • perseverante, accudente, hai il senso della famiglia, sei dolce e generosa, il tuo mito di riferimento è DEMETRA e sei quindi spensierata, madre e nutrice. Insomma, una mamma. Quindi mentre ERA mette al primo piano il marito, Demetra i figli e la famiglia;

  • ordinata, calda e accogliente, ami la pulizia, tendi ad essere profonda e sei stabile ed equilibrata, allora sei ESTIA, la dea del focolare, Ami la casa, e adori interessarti delle faccende domestiche;

  • obiettiva, adori la giustizia, sei estremamente efficace e capace e tendi ad essere imparziale, allora sei ATENA, e sei nata dalla testa di ZEUS. Sei quindi una donna tutta testa, cerebrale, in altre parole, sei una intellettuale; sei quindi poco cuore e tanta ragione.

  • coraggiosa, ami la competizione, sei una sportiva e ami la forza? Allora  sei un’amazzone, ovvero ARTEMIDE, una donna terribilmente affascinante ma sfuggevole. Artemide non ha figli e non ne desidera.Le amiche, le sorelle, sono di gran lunga più importanti del marito.

  • creativa, ami l’immaginazione, sei regale, profonda e dolce e vive spesso tra le nuvole? il tuo mito è PERSEFONE, l’eterna figlia di Demetra ma anche regale sposa di ADE, re degli inferi. Vive sei mesi con la madre e sei con Ade. Vivi quindi un’eterna ambivalenza, ora prevale la donna, ora la bambina;

  • seduttiva, sensuale, selvaggio,attraente, ed anche estroversa allora sei AFRODITE (Venere per i romani), dea della bellezza e dell’amore; nessuno resiste al tuo fascino, ami stare sempre al centro dell’attenzione, sei selvaggia e sensuale.

Un esempio per tutti: è innegabile che l’accoglienza sia una virtù del femminile e da sempre viene affidata alle donne. quando si entra in una casa è la donna che prepara il caffè, i dolcetti, etc. Questo era ed è ancora sacro in alcune culture, un pò meno (anche se non del tutto scomparso) nella nostra.  

L’Ombra (il nostro aspetto peggiore)) evidenzia ciò che ignoriamo e che ribaltiamo all’esterno sotto forma di paura, rifiuto, desiderio, etc. Se nei sogni di un uomo compare una donna scocciante e noiosa oppure una principessa dolce e accogliente la possibile interpretazione è che l’inconscio ha trovato un modo ingegnoso per vedere i due aspetti (il lato in e out) dell’Anima di un uomo. La stessa cosa può accadere nei sogni di una donna (un uomo forte e valoroso oppure un uomo odioso e detestabile).

Cosa fare? lavorare e risolvere le negatività insite nell’Ombra.

Spesso uomini e donne non si capiscono e questo accade perchè i due archetipi (Anima e Animus) coesistono e non sempre li riconosciamo, li accettiamo, li integriamo; questa mancanza di sintesi sta alla base delle difficoltà di comunicazione tra due partner. Quindi, se noi non riusciamo a comprendere noi stessi come possiamo sperare di riuscire nell’interazione di coppia?  Diciamo che l’amore potrebbe essere in grado di reindirizzare l’energia che fluisce tra i partner promuovendo una possibile  integrazione. Non  è facile amare  perchè anche ove esistano dei sentimenti forti, rimane la fatica di quella lotta che avviene dentro di noi. Gli opposti si attraggono, diceva spesso Jung, ma è anche innegabile che la loro convivenza è, spesso, ardua.  Ecco perchè ogni rapporto raramente è tranquillo e ha potenzialmente in sé il massimo della gioia e il massimo del turbamento. Il nostro scopo è quindi quello di realizzare l’armonia sia dentro di noi che nel rapporto con l’altro; il messaggio è che quanto più riusciremo ad armonizzare la nostra psiche tanto più riusciremo a realizzare una relazione soddisfacente con l’altro migliorando, tra l’altro, anche la convivenza sociale.

Quando si ha la fortuna (?)di incontrare (uomo e donna) la persona ‘giusta’, accade una cosa straordinaria … si accende qualcosa: l’archetipo si attiva; improvvisamente si accendono mille luci e tutti i nostri desideri collaborano a questo sfavillio di colori che qualcuno chiama  energia psichica, ed ecco che qualcosa dentro di noi ci fa dire: “...ecco, è arrivata!” Se siamo pronti, quando siamo pronti, semplicemente arriva. 

L’inconscio collettivo attiva l’archetipo che ci propone cose che sono in sintonia con il momento del soggetto che sta vivendo in quel momento, che però non deve essere interpretato come assoluto ma soltanto  ‘giusto’ in quel momento. Infatti, pur ringraziando l’archetipo, dobbiamo sempre avere bene in mente che non è detto che quel partner sia realmente quello da cui avremmo la felicità (a cui tutti dovremmo tendere). Perchè? Perchè potremmo non essere ‘puliti’, ma ancora sotto scacco dal complesso sistema di proiezioni. Ovvero la donna proietta il suo animus sul malcapitato mentre l’uomo la sua anima sulla sventurata. Le proiezioni partono dall’Ombra (il lato peggiore di noi stessi), quindi se non comprese e integrate, quell’incontro che inizialmente sembra magico (perchè frutto della proiezione) in seguito risulterà la peggiore scelta della nostra vita (proprio perchè abbiamo scelto …. noi stessi nel lato peggiore).

Oramai è comunemente noto che gran parte dei nostri contenuti sono, ahimè, inconsci e che ogni uomo porta dentro di sé un lato femminile di cui non è consapevole e ogni donna un lato maschile. Entrambi priettano nell’altro il proprio archetipo (Anima, Animus) e la relative energia. La proiezione potrebbe provenire dall’Ombra (il nostro lato peggiore). La mancata elaborazione dell’Ombra, ci porta a proiettare lati negative e quindi, ecco perchè spesso le relazioni sono disastrose. Questo perchè, com’è facilmente intuibile, nella proiezione, ciò che è inconscio diventa visibile perchè lo vediamo rispecchiato nell’altro.

Quante volte ci sentiamo dire: ‘sei tutto/a uguale a tua madre/padre’ e noi pronti subito a dire: ‘… chi io? Ma no, non hai capito nulla…’. Quante volte vediamo i difetti degli altri e raramente i nostri? Ecco, questa è l’Ombra. Vi ricordate cosa dice Cristo? ‘… è più facile vedere la pagliuzza negli occhi degli altri che la trave nei nostri’? Trattando dell’anima (ma lo si potrebbe declinare anche con l’animus) dovremmo considerare che non è solo la controparte psichica dell’uomo ma anche la sua idea di donna ideale, cioè l’immagine idealizzata (quindi ottimale) che l’uomo ha del femminile. Ma questa idea, potrebbe avere una derivazione legata alle donne della propria vita (madre, nonna, sorelle, zia, etc).

Quando l’archetipo si attiva e l’altro diventa o meglio incarna il nostro partner ideale, dovremmo chiederci se in realtà, non è altro che un riflesso del proprio passato affettivo. Nell’amore scattano giochi che coinvolgono l’Anima e l’Animus. In questo caso, che ha una connotazione nevrotica, dovremmo sempre considerare l’ipotesi che l’Anima/Animus spinge l’innamoramento verso un partner che corrisponde alla sua parte ombra, come se la cercasse in lui/lei. In questo caso, l’amore è solo ….. virtuale.

Non si ama quel soggetto ma la sua proiezione. In questo caso l’evoluzione del rapporto evidenzia in modo spesso drammatico lo scarto tra l’ideale e il reale, mettendo in crisi il rapporto, perché la sua immagine è lontana dal vero anche se, all’inizio sembrava altro.

Concludo rilevando e ponendo in evidenza quanto le differenze culturali siano determinanti nella produzione degli stili di coppia. Infatti ogni paese ne ha uno. Pensate allo stile dei paesi della maggior parte del sud del nostro mondo rispetto a quello del nord. Come tratterà un indiano la propria donna rispetto ad un italiano, un inglese, un americano,un cinese, etc?… ci sono codici, aspettative, credenze, che dipendono da imprinting culturali, per cui nel rapporto di coppia le difficoltà si accrescono. Ecco perchè, spesso i matrimoni misti sono ancora più precari dei matrimoni monoculturali che, ahimè hanno già di suo, infinite difficoltà.

Leggi anche il significato degli archetipi nella nostra vita,   Non so se ti amo

Il significato degli archetipi per la nostra vita

Il significato degli archetipi – Archetipo strutturante

Jung ha sempre parlato di dominanti dell’inconscio collettivo e di immagini primordiali. Con questi termini Jung intendeva indicare motivi tipici che si ripetono spesso nei miti, nelle leggende, nelle favole  ma anche, a livello personale, nei sogni, nelle fantasie e nelle visioni (più tipiche dei deliri di soggetti gravemente ammalati). Secondo Jung tutto ciò esprime un modo tipico e universale che governa il comportamento degli essere umani in ogni tempo e luogo.

Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino” (C.G. Jung)

In seguito Jung, per esprime quanto sopra cominciò ad usare il termine archetipo (dal greco antico ὰρχέτυπος col significato di immagine: tipos (“modello”, “marchio”, “esemplare”) e arché (“originale”); in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero (ad esempio l’idea platonica); in psicoanalisi da Jung ed altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dell’inconscio umano. 

Provo a semplificare

Quante persone conosci che di carattere puoi definirli ‘rabbiosi, iracondi, irosi …’? Tanti vero? Ottimo, in questo contesto la ‘rabbia‘ è un archetipo. Prima di questi amici, i suoi genitori nonni, arcavoli… e via via fino alle preistoria, tante altre persone hanno provato questa emozione- I popoli antichi (romani, greci etc…) hanno pensato bene di scriverci sopra delle storie, che poi si sono chiamati miti.

Noi oggi, li leggiamo e cerchiamo di capire, tramite essi, come funziona la nostra psiche, e quali sono gli archetipi che la costituiscono. 

A cosa serve tutto ciò? studiando i miti, siamo in grado di guardare dentro noi stessi, ed elaboriamo e interpretiamo il comportamento nostro e delle persone che ci circondano.

Inoltre, Jung fece altre distinzioni distinguendo tra l’archetipo in se (come idea non percepibile  ma presente solo in potenza)  e la rappresentazione archetipica (cioè la sua manifestazione espressa in materiale psichico cosciente divenuto immagine.

Da qui, Jung definisce l’inconscio collettivo come una struttura psichica inconscia presente nella specie umana (quindi non personale ma, transpersonale) ove gli archetipi svolgerebbero la funzione di strutture operative. Queste strutture sono a supporto dell’intero apparato psichico che ‘suggeriscono’ al soggetto immagini e dinamismi. Queste modalità sono legate al contesto storico del soggetto e della società determinando i ‘valori’  che sono condivisi sul piano della coscienza collettiva.

Nel 1949 Jung sosteneva che “… con il termine di archetipo non si intende denotare una rappresentazione ereditata, ma certi cammini ereditati, ossia un modo ereditato di funzionamento psichico, dunque il modo innato in cui il pulcino esce dall’uovo, gli uccelli costruiscono il loro nido, un certo genere di vespe colpisce con il pungiglione il ganglio motore del bruco e le anguille trovano la loro via verso le Bermude…. Questo aspetto dell’archetipo è quello biologico. Ma il quadro cambia completamente se viene osservato dall’interno, ossia nell’ambito della psiche soggettiva. Qui l’archetipo si mostra come numinoso, vale a dire come un’esperienza di fondamentale importanza”.

Il significato degli archetipi –  il SIMBOLO?

Il simbolo, per Jung, non è un il ‘segno’ di un impulso rimosso, non è il ‘sintomo’ di un conflitto, ma il ‘mezzo’ con cui l’energia psichica viene trasformata in ‘progetti di esistenza’; rivela il ‘non ancora’ , il ‘possibile’ implicito nell’esistenza  e connesso alla struttura specifica dell’uomo. L’archetipo, quindi, attraverso il simbolo agisce come mediatore  tra la coscienza e l’inconscio e come trasformatore dell’energia psichica.

Un’altra possibile analogia la troviamo con la fantasia, che sarebbe il rappresentante psichico dell’istinto. Infatti ogni impulso, bisogno, reazione istintiva, verrebbe prima sperimentato come fantasia inconscia.  La fantasia quindi sarebbe il legame che unisce l’inconscio con l’Io, il mezzo con cui l’uno si trasforma nell’altro.

In conclusione Jung ritiene che la coscienza può pretendere solo una posizione relativamente centrale e deve tollerare il fatto che la componente inconscia dell’intero apparato psichico la trascenda e la circondi da tutti i lati. Inoltre sarebbe condizionata in avanti, da intuizioni che sono regolate dagli archetipi.

Jung inoltre sostiene che la psiche può essere considerata come un sistema che si autoregola.  Gli archetipi (poi ne vedremo alcuni) condizionano lo sviluppo dell’uomo la cui caratteristica è la vita simbolica e la creatività culturale. Gli archetipi quindi sono, o meglio agiscono come regolatori che entrano in azione tutte le volte che si verifica uno scompenso psichico.

Inoltre l’archetipo si manifesta non solo con noi stessi ma anche nelle dinamiche interpersonali. In particolare nell’analisi sono noti i fenomeni di transfert e controtransfert con la quale diviene possibile fornire una chiave interpretativa dei fenomeni relazionali.

Per concludere, Jung intuì l’esistenza di una realtà che va oltre il tempo e lo spazio, ipotizzando una realtà transpsichica le cui caratteristiche sono la relativizzazione, il dissolvimento del tempo e dello spazio e la perdita della validità generale della legge di casualità. L’archetipo agirebbe come ordinatore di avvenimenti che non hanno tra loro un collegamento causale ma soltanto una connessione di significato. Tutto questo ambito di riflessioni hanno portato Jung a definire il concetto di sincronicità. che sarebbe una legge che unisce cose simili.

 Alcuni degli archetipi sono: Anima, Animus, Puer, Senex, Ombra, Persona, etc

La sincronicità e il caso

La sincronicità e il caso

Al contrario di “…Democrito che ‘l mondo a caso pose …” (Divina Commedia, Canto IV, Inferno), Jung è convinto del contrario e con i suoi studi sulla sincronicità, tenta di porre le basi scientifiche per dimostrare e dimostrarci che il caso non esiste.

Una delle citazioni utilizzate spesso da Jung sulla sincronicità è tratta da “Alice nel paese delle meraviglie ” di Lewis Carrol, dove la Regina dice ad Alice:

“… è una memoria ben misera quella che ricorda solo ciò che è già avvenuto …”

Esistono invece infiniti segnali che ci dimostrano che le coincidenze, quelle significative (cosi come le ho descritte nell’articolo: Sincronicità: una legge che unisce cose simili) sarebbero legate da un filo che ha radici contenute dell’inconscio collettivo, e che sono mediate dagli archetipi.

Per sincronicità Jung intende “la risultante di due fattori: 1) un’immagine inconscia che si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata alla coscienza come sogno, idea improvvisa, presentimento) 2) un dato di fatto obiettivo che coincide con questo contenuto.
La sincronicità sarebbe cioè la “coincidenza” temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale, che hanno uno stesso o analogo contenuto significativo

Quotidianamente accadono cose (che spesso ignoriamo) che sosterrebbero la tesi Junghiana. Esistono insomma,  legami sottili che si creano tra le cose, tra le energie.

Alcuni esempi:

Anna si lascia con Antonio dopo una lunga storia. Dopo qualche anno si fidanza con Luigi e viene a scoprire che in passato era stato fidanzato con la sorella di Antonio.

Quanta gente perde lo stesso oggetto tante volte e, immancabilmente torna?

Nell’articolo precedente ho accennato al caso clinico dello Scarabeo: Una giovane paziente di Jung fece un sogno, in un momento in cui la cura ‘segnava il passo’, cioè era impantanata soprattutto per le forti resistenze della paziente.decisivo della cura. Nel sogno riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Mentre raccontava questo sogno Jung stava seduto voltando la schiena alla finestra chiusa. D’un tratto udì alle sue spalle un rumore, si voltò e vide un insetto alato che, dall’esterno, urtava contro il vetro. Aprì la finestra e prese al volo l’insetto. Era l’analogia più prossima a uno scarabeo che si possa trovare alle nostre latitudini, ossia uno scarabeide, una Cetonia aurata, il comune coleottero delle rose, che evidentemente proprio in quel momento si era sentito spinto a penetrare, contrariamente alle sue abitudini, in una camera buia. Jung, che si sentiva disperato in merito alla guarigione della donna, in quel momento fu certo che ella ce l’avrebbe fatta. Cosa che in effetti avvenne. Lo scarabeo, simbolo classico di rinascita  non era arrivato a caso. Dall’enorme magazzino di quello che Jung definisce “l’inconscio collettivo” il potere simbolico dello scarabeo riuscì a mettere in moto nella paziente il processo di trasformazione.
Verrebbe quindi da dire che un simbolo non è mai a caso.

Sempre a Jung, in un periodo in cui si occupava di una ricerca con tema “il simbolo storico del pesce”, il giorno primo aprile sono capitati 6 o 7 fatti che facevano riferimento al pesce anche quando svolgeva tutt’altra attività.

Sincronicità: una legge che unisce cose simili

La Sincronicità è una legge che unisce cose simili

La Sincronicità è una legge che unisce cose simili, e per Jung era paragonabile a ciò che comunemente viene descritta anche con  il termine di coincidenza, cioè la tendenza di fenomeni simili a manifestarsi simultaneamente ma in modo inatteso.

Ma, se è vero che la sincronicità è una legge che unisce cose simili, in merito alle coincidenze dobbiamo porre in evidenza che ne esistono di due tipi, ovvero: casuali e significative.

Le coincidenze significative e casuali

Come  esempio di coincidenza casuale, Jung cita il caso di un tale che prende l’autobus per andare a teatro e scopre che entrambi i biglietti hanno lo stesso numero, e che entrambe contengono le cifre del numero di telefono di un tizio che incontra a teatro. Queste ‘coincidenze’, anche se straordinarie, rientrano nei limiti delle normali probabilità.

Diverse invece le situazioni delle coincidenza significative.  Alcuni esempi:

  • pensare a qualcuno che non vediamo o sentiamo da anni e, improvvisamente, incontrarlo o ricevere una sua telefonata o sms;
  • lavorare ad un tema particolare e, cercando in libreria, ci cade un libro che si apre proprio su una pagina che tratta lo stesso argomento;
  • a Jung, che stava lavorando alla simbologia del pesce, il primo aprile gli capitano almeno 7 coincidenze che hanno come tema il pesce;
  • oppure, il caso straordinario, della giovane donna, che mentre racconta in terapia il sogno di uno scarabeo dorato, Jung sente battere sulla finestra il ronzio di un piccolo insetto che batteva contro il vetro della finestra; egli riuscì ad afferrarlo e vide che si trattava di uno scarabeide, e più precisamente di una cetonia dorata, un comunissimo insetto che si trova in Svizzera  e assai simile allo scarabeo dorato.

Devo ammettere”, scrisse in seguito Jung, “che non mi era mai accaduto e non mi accadde più da allora nulla di simile e che il sogno di quella paziente fù per me un’esperienza unica ed eccezionale; ma da quel giorno cominciai a pensare che fatti del genere non potevano essere spiegati come combinazioni o coincidenze casuali”.

Le coincidenze significative o acasuali

Dalla esperienza clinica Jung trasse quindi l’impulso necessario per giungere a formulare una spiegazione per una serie di fenomeni che venivano considerati assolutamente inspiegabili.

Egli sapeva che le leggi naturali si fondano sul principio di causa ed effetto (in base al quale ogni effetto deve avere una causa, la quale deve necessariamente precedere l’effetto); ma allora, si chiese,  com’è possibile che in un mondo governato dalla legge di causa ed effetto si possono manifestare dei fenomeni che violano così apertamente tale legge?

Jung rispose a questa domanda  mettendo in dubbio non la realtà di tali fenomeni, ma la validità della legge di causa ed effetto perché evidentemente essa (la legge) “… si basa su una visione distorta, o almeno parziale, della realtà ed ha bisogno di essere riveduta …”.

Le coincidenze significative e la fisica quantistica

Questa istintiva opposizione di Jung nei confronti della legge di causa ed effetto derivava dalle sue discrete conoscenze circa gli sviluppi della fisica fin dai primi anni del nostro secolo.

Egli sapeva che la teoria della relatività di Einstein aveva sfidato ed infine rivoluzionato la tradizionale nozione di spazio e di tempo fondata sulla causalità e gli sembrava che i fenomeni subatomici descritti dalla fisica quantistica, così strani e imprevedibili, costituissero un elemento fondamentale per la conoscenza diretta dei meccanismi della psiche.

Egli era convinto che se mai fosse stato possibile comprendere appieno l’essenza dell’universo, questo fine sarebbe stato raggiunto grazie all’azione congiunta della fisica e della psicologia, libere dalle loro limitazioni e animate da una visione comune. 

Fisica e psicologia

Jung sosteneva inoltre che, al di là dell’universo psichico, fondato sulla dicotomia mente-materia e su una serie di percezioni causali inserite nello spazio e nel tempo, c’è un’unità atemporale in cui passato, presente e futuro si fondono e in cui materia e psiche non sono altro che manifestazioni diverse di una stessa realtà.

La teoria della sincronicità si fonda sulla constatazione dell’esistenza di “….un’incredibile parallelismo tra fatti psichici e fenomeni fisici  …”, rispecchiato al livello quantico dalla tendenza delle particelle fondamentali (elettroni, protoni, ecc) a comportarsi ora come onde, ora come particelle.

Gli scienziati devono ammettere di non sapere che cosa sia la luce, possono solo dire che, in certe condizioni sperimentali, essa sembra costituita da particelle, mentre in altre condizioni sembra composta da onde. Ma cosa essa sia in sé è ignoto. La psicologia dell’inconscio, e qualsiasi descrizione del processo di individuazione (che poi è quel meccanismo che ci permette di conoscerci meglio), incontrano analoghe difficoltà di definizione.

Jung era convinto che le idee o i fatti aventi in comune il medesimo significato (pensare ad un amico lontano e ricevere una telefonata;  il fisico che sta studiando il problema di soggetto e oggetto e gli capita di imbattersi in un libro che tratta proprio quell’argomento, ecc), si attraggono reciprocamente quasi come due calamite anche se tra loro non c’è alcun rapporto causale.

Correlazione tra la fisica e l’inconscio collettivo

Jung pensava che questi significati comuni potessero congiungersi, al livello della realtà quotidiana (sotto forma di coincidenze), perché al livello più profondo, quello della realtà trans psichica, in cui tutte le menti ritrovano la loro unità originaria, tutti i significati di uno stesso tipo sono simultaneamente legati tra loro.

La teoria della sincronicità, come si vede, è strettamente connessa con la teoria dell’inconscio collettivo e degli archetipi. Un altro esempio di sincronicità ci vien dato dal fenomeno dell’entanglement: una particella è in grado di influenzarne un’altra, istantaneamente anche se distante anni luce. Questo fenomeno è stato più volte dimostrato scientificamente.

L’idea fondamentale che anima tutta l’opera di Jung è che gli uomini, in quanto specie, hanno in comune molteplici ricordi ed esperienze e  questo inestimabile patrimonio è depositato nell’inconscio collettivo.

Ma i ricordi e le esperienze che popolano l’inconscio collettivo hanno un carattere tutto particolare; esistono sotto forma di archetipi, ovvero immagini psichiche che racchiudono in se le idee comuni a tutta l’umanità. 

Gli archetipi di Jung rappresentano dal punto di vista psicologico ciò che le forme di Platone (dottrina della reminiscenza o anamnesi) rappresentano a livello filosofico.

Proprio come faceva Platone parlando dell’intelletto, Jung sostiene che l’insieme della vita inconscia (sogni, impulsi, forme mitologiche, creatività artistica, ecc) rispecchia l’universo degli archetipi, traendo da essi la sua energia psichica e trasferendoli continuamente nella personalità e nel comportamento individuale.

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