Categoria: sessualità

Freud e la sessualità

Freud e la sessualità

Spesso parlando di Freud, la prima cosa che si sente dire è che per lui tutto si riconduce al sesso. Intanto precisiamo che c’è una bella differenza tra il sesso e la sessualità.

Il sesso è legato agli aspetti biologici, mentre la sessualità comprende tutti gli aspetti psicologici.

Origine del termine libido

Buona parte della confusione la si deve quasi sicuramente al termine che Freud usa nei suoi scritti. Nei ‘Tre saggi sulla teoria sessuale’, Freud usa spesso il termine ‘libido’. Nella prima parte si tratta il tema della perversione; nella seconda, questi aspetti perversi sono connessi con la sessualità infantile; la terza parte, invece, tratta della sessualità dell’adolescente e di tutti quei cambiamenti che avvengono con la pubertà.

Freud intuì l’importanza di questo aspetto, la perversione, dal momento che è insita  in ogni essere umano. Tutto parte dall’infanzia, dal momento che attraverso una serie di cambiamenti, modifiche, limitazioni, elaborazioni, questi aspetti risultano evidenti nell’età adulta. Quindi, la sessualità adulta non può essere vista (ricordiamoci che siamo ai primi del novecento) come ‘mettere il pene in vagina’ (‘immissio penis in vagina), oppure ‘eiaculare in vagina’ (eiaculatio spermatis in interpositum) così come era (e forse lo è ancora) riportato nel codice canonico e nella struttura morale degli individui, dal momento che è qualcosa di molto molto più complesso.

Non riconoscerlo, potrebbe avere come conseguenza, infelicità e nevrosi.

Nel mio lavoro vedo spesso gli effetti di questo mancato riconoscimento. Ad esempio, nelle terapie di coppia, dove la principale causa del disaccordo ha origine sessuale, spesso ho rilevato che il disaccordo, oppure il ‘problema’, risiede spesso nel fatto che uno dei due ha difficoltà o fantasie incomunicabili (perché percepite come perverse). Quando finalmente queste fantasie vengono condivise (e le resistenze sono incredibili), tutto si scioglie come neve al sole.

Ma, torniamo al termine ambiguo, ovvero libido.

Dal latino libidine, è stato introdotto nel linguaggio psicoanalitico. In psicoanalisi significa; energia, espressione vitale e rappresenta tale energia sia per quanto riguarda l’aspetto psichico che sessuale; ma anche su altre forme di investimento, ad esempio verso un oggetto esterno (acquisto della vettura dei tuoi sogni, il viaggio da sempre sognato, etc), ma anche l’investimento di se stessi (libido narcisistica, oppure dell’Io); per Jung invece, il termine ha un significato molto più ampio, dal momento che rappresenta l’energia psichica in toto, è un impulso che non viene inibito da nessuna istanza morale e comprende non solo la sessualità ma anche altri aspetti come ad esempio, appetiti, affetti, bisogni, …

Il termine, cosi come abbiamo visto, è molto distante dall’uso e abuso che se ne fa comunemente. Buona parte della popolazione ne ha una percezione riduttiva e in alcuni casi distorta, dal momento che siamo stati abituati a limitare il campo di interesse alla sola sfera sessuale.

Importanza delle pulsioni

Approfondiamo la conoscenza di questo termine, facendo riferimento al suo promulgatore, il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud.

Per Freud, la libido è pura energia che, partendo dagli istinti (pulsione è il sinonimo più usato) e sulle sue ripercussioni, ovvero il comportamento, dal momento che ne è influenzato.  

Questi due principi li ritroviamo anche in Empedocle che li evidenzia come philia , (amicizia, amore) e neikos (odio, discordia) e la loro funzione ma anche il loro nome sono identiche al nostro Eros, e Thanatos che vedremo sotto.

Eros è la divinità greca dell’amore e mira ad organizzare la realtà in modo armonioso, mentre Thanatos tende a far si che tutto ciò che vive debba trasformarsi in un qualcosa di inorganico.

La pulsione di vita (incarnata dalla figura di Eros) attiene a tutti quegli impulsi legati ad emozioni ed affetti. In particolare, tutto ciò che ci fa innamorare, entrare in relazione (networking) con gli altri, desiderare di fare figli, …

Sul fronte opposto abbiamo la pulsione di morte, una tensione auto(distruttiva), viene rappresentata dal dio della Morte Thanatos (dal greco θάνατος). Questa è una pulsione che, come facilmente possiamo intuire, si oppone alla vita e fa di tutto per renderla ancora più complicata. Il nostro comportamento, influenzato dalle pulsioni, è caratterizzato da: fare sempre gli stessi errori (anche se il detto popolare dice che sbagliando si impara, cosa a cui io non credo), fare le stesse cose pur sapendo che è sbagliata (ad esempio, riallacciare una relazione che sappiamo essere sbagliata).

La libido e il piacere

Anche se, come abbiamo visto sopra, viene naturale, pensando al piacere, pensare solo a quello sessuale, inutile dirlo, nella testa di Freud c’era molto di più (i maligni pensano che in Freud c’era tutto meno che il sesso).

Un esempio: quando abbiamo fame, cosa proviamo dopo aver mangiato? Si, piacere. Abbiamo fatto una lunga camminata in montagna, abbiamo finito l’acqua da un bel pezzo e finalmente riusciamo a bere. Cosa proviamo dopo aver bevuto? Abbiamo finalmente acquistato la vettura dei nostri sogni. Cosa proviamo mentre la guidiamo nei primi chilometri?

Dove troviamo la libido?

Freud affermò che si trova all’interno dell’apparato psichico (Es, Io e Super Io)

‘In merito all’apparato psichico, la prima rappresentazione che ne da Freud (prima topica – Il termine “topico” viene dal greco e significa “teoria dei luoghi” e quindi, luogo psichico) abbiamo l’inconscio, il conscio e il preconscio; nella seconda topica i ‘luoghi’ diventano: Io, Super Io ed ES.’

Nell’Es, ove il principio del piacere trova il suo luogo di elezione, troviamo la spinta che punta al piacere immediato; il nostro comportamento è guidato inconsciamente al piacere che ci procura un godimento immediato. Abbiamo voglia di alcol e non vediamo l’ora di berci un bel cocktail oppure un bicchiere di vino, una birra, …

L’Io pur fronteggiando l’energia libidica che scaturisce dall’Es, tende al raggiungimento del piacere ma considera tutti gli aspetti della realtà. L’Io considera il contesto, alla base di ogni relazione sociale. L’Io quindi, controlla sia il comportamento che la percezione e lotta continuamente per equilibrare le diverse spinte pulsionali dell’Es.

Ad esempio, ho una vettura che potrebbe raggiungere i 300Km orari: l’Es vorrebbe spingerla al massimo; l’Io pensa che non sarebbe saggio ne salutare andare oltre i 130 Km dal momento che siamo in autostrada.  

Il Super-Io (molto simile all’Io), si distingue per il fatto che da molta importanza, (forse troppa in alcuni casi) alla morale. Ha interiorizzato valori e regole della società (prima dai genitori, poi dalla scuola, chiesa, partito, …) frutto della interazione continua con le altre persone.

Ad esempio, vorremmo tanto fare una certa cosa ma ci sentiamo in colpa e quindi non la facciamo. Siamo in una strada larga e senza autovelox, vorremmo andare oltre i limiti consentiti ma sappiamo che non si può e quindi evitiamo di farlo. Oppure vorremmo tanto tentare di sedurre la fidanzata di un nostro amico (ci piace da morire dice l’Es, non si può dice l’Io, mi sento terribilmente in colpa solo per averlo pensato, dice il Super-Io).

Le fasi dello sviluppo psicosessuale

Per Freud, la libido non c’è solo negli adulti ma, naturalmente diremmo noi,  innaturalmente direbbero i benpensanti, esiste anche nei bambini, in tutte le fasce di età. Ovviamente la libido è presente ma in modo completamente diversa di come gli adulti pensano, ovvero è caratterizzata dal modo con cui si ottiene il piacere. Infatti:

nella fase orale si ottiene con la bocca;

in quella anale con il controllo degli sfinteri;

in quella fallica si ottiene prevalentemente manifestando un comportamento esibizionista

nella fase di latenza si comincia ad avere vergogna e pudore, in merito alla sessualità;

infine la fase genitale, con la pubertà e la piena maturazione sessuale.

Blocco della libido

Quando la libido non segue il suo flusso naturale, allora ne abbiamo un blocco. Se ciò accade, allora c’è qualcosa (ostacolo) che frena o addirittura blocca la naturale progressione della nostra crescita. Quindi la libido deve spostarsi lungo le varie fasi e non bloccarsi a singole fasi. Se ciò avviene, la fase successiva parte con minore energia e il blocco si traduce in quella che Freud chiama fissazione.

Come abbiamo visto, ciò che noi pensiamo della libido è diverso da come la vedeva Freud che non l’ha minimamente pensata come desiderio del solo piacere sessuale. Freud l’ha concepito nel senso più esteso possibile, dal momento che riguarda ogni ambito del vivere quotidiano e che, avanzando lungo le varie fasi dello sviluppo, assumesse le specificità della fase stessa.

Sessualità e sesso – differenze terminologiche

Sessualità e sesso – differenze terminologiche

Sesso e sessualità: sono la stessa cosa?

Il sesso rappresenta l’aspetto biologicamente determinato e squisitamente biologico; nella sessualità invece vediamo racchiusi tutti gli aspetti psicologici, di per se complessi e articolati.

All’interno del termine ‘sessualità’ vediamo compresi tanto aspetti di natura psicologici come ad esempio l’identità di genere, i comportamenti sessuali, l’orientamento e tutto ciò che rappresenta tutti quei valori e credenze che crescendo si sono formati dentro di noi. 

Gli aspetti sessuali sono importanti secondo alcuni studiosi (Baldaro Verde e DelRy),  dal momento che favoriscono l’evoluzione e l’inserimento sociale e perché entrano in gioco in tutte le fasi utili alla costruzione della propria identità sociale.

Nonostante l’importanza di questi due aspetti (identità sessuale e sviluppo in ambito sociale)  i ricercatori notano che questi aspetti sono ignorati.

Una prova per tutti: l’Italia, prima per il numero di vaccinazioni obbligatorie, con pochi altri paesi dell’Unione Europea, non prevede l’obbligatorietà dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.

Visto che in Italia, non è previsto l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole, proviamo a dare qui, una breve e spero esauriente informazione in merito al sesso e alla sessualità.

Sessualità e sesso –  Sesso

Deriva dal latino ‘sexum’.  La traduzione è ‘separata’, ‘diviso’.; i simboli per femmina e per maschio derivano dalla mitologia greca: lo specchio di Venere per le femmine; lo scudo di Marte per i maschi.

Il simbolo di Marte, come dicevamo sopra, rappresenta la lancia  e lo scudo del dio, mentre quello di Venere, lo specchio portatile della dea della bellezza e dell’amore.  L’uso di questi simboli per rappresentare i due differenti generi risale al periodo rinascimentale.

Lo scudo e la lancia quindi rappresentano l’uomo che si prepara alla guerra; lo specchio, la bellezza delle donne, ma essendo rotondo, richiama anche la fecondità (utero che genera e protegge).

Sessualità e sesso –  Sesso cromosomico

Il sesso cromosomico o gametico fa riferimento ai cromosomi, ovvero alla presenza dei cromosomi XX delle donne e XY dei maschi. Il nascituro, com’è noto, viene dato dall’accoppiata XX (femmina) e XY (maschio).

Va ricordato quindi che è sempre e solo l’uomo che determina il sesso del nascituro. Il maschio viene solo quando al X della mamma (che sarà sempre e solo X) si aggiunge lo Y del papà (se invece cede lo X avremo un’accoppiata XX e quindi una femmina).

Quante volte abbiamo sentito storie ove la donna veniva condannata perché non era in grado di partorire un maschio?

Sessualità e sesso –  Sesso gonadico.

Viene determinato dalla presenza delle gonadi ovvero dai testicoli per i maschi e dalla ovaie per le femmine.

Spermatozoi

Mediamente (esistono variazioni individuali) ogni millilitro di liquido seminale contiene circa 20 milioni di spermatozoi. Il volume medio dell’eiaculato ha un range che va da 2 a 6 millilitri e quindi, per ogni eiaculazione l’uomo è in grado di espellere max  120Ml di spermatozoi. Sebbene l’uomo è in grado di produrre spermatozoi per tutta la vita, esiste un picco tra i 18 e i 23 anni.

Ovuli

Gli ovuli sono rilasciati, mensilmente (e alternativamente) durante l’ovulazione dalle due ovaie femminili nella specifica tuba di falloppio (entrambe collegate con l’utero). All’interno della tuba può avvenire la fecondazione (da parte dello spermatozoo). L’ovulo è una cellula (la più grande prodotta dal corpo umano). Contiene il corredo cromosomico dimezzato (per questo viene detta aploide). Dopo la fecondazione diviene diploide. Se la fecondazione ha inizio, si darà inizio allo sviluppo di un essere umano maschile (XY) oppure femminile(XX) altrimenti verrà espulso attraverso le mestruazioni.

Sessualità e sesso –  Sesso genitale

IL sesso genitale è composto da due apparati: uno interno ed uno esterno. 

Sesso genitale – Nei maschi

Attraverso lo sviluppo dei (con)dotti di Wolff (nel maschio, tali condotti si svilupperanno generando i condotti eiaculatori, i canali deferenti (pene) e le vescichette seminali); nelle femmine, subito dopo la nascita si atrofizzano.

L’apparato genitale esterno avviene grazie all’azione di un ormone maschile, il testosterone. Gioca un ruolo molto importante nella sessualità, regola il desiderio, l’erezione e il piacere sessuale (mette quindi ‘in fase’ desiderio, erezione e soddisfazione). Se ne produce giornalmente tra i 5 e i 7 milligrammi ma dopo i quaranta diminuisce annualmente dell’1%.

Sesso genitale – Nelle femmine

Il (con)dotti di Muller (che alla nascita è presente anche nei maschi che però poi si atrofizzano) si avrà l’apparato genitale femminile ovvero, l’utero, le tube, e la vagina (contenente: clitoride, uretra, piccole e grandi labbra).

Sessualità e sesso –  Sesso encefalico

Si sviluppa dal 4-5 anno di vita del feto.  Inizialmente le strutture encefaliche sono femminili; se il feto sarà un maschio, avverrà la mascolinizzazione grazie all’azione del testosterone.

Sessualità e sesso –  Sesso psichico

In questo ambito, viene compreso l’identità di genere, ovvero come ci percepiamo e che comportamento abbiamo e si stabilizza verso i 3 anni; il ruolo di genere comprende i comportamenti e le azioni che permettono agli altri di comprendere il nostro livello di femminilità oppure di mascolinità; la meta sessuale si relaziona al partner cui ci si sente attratti e determinerà un continuum che va dalla eterosessualità  alla omosessualità.

Sessualità e sesso –  La sessualità

Galimberti, nel suo Dizionario di Psicologia, la definisce come quel complesso di caratteri psichici, culturali e fisici utili alla perpetuazione della specie. Nell’uomo, l’atto sessuale non è finalizzato solo ai fini riproduttivi ma anche ad una maggiore complessità legata alle differenze psicologiche dei soggetti, alle loro norme culturali, che caratterizzano l’unicità di ogni essere umano.

Quindi tale termine rimanda ad aspetti sessuali, culturali e psicologici, mentre più specificamente, il termine ‘attività sessuale’ specifica la pratica sessuale vera e propria.

Sessualità e sesso – identità sessuale

Con tale termine intendiamo una serie di fattori tra cui, quelli psicologici, culturali e biologici. Tale identità si sviluppa grazia alla collaborazione di fattori psichici interni e sociali. E’ influenzata dallo stile di vita e da tutto ciò che accade all’interno di ogni essere umano quando sente piacere, desiderio, affetto, etc e come la sua sessualità agisce in relazione alle scelte comportamentali. I fattori sono molteplici dal momento che coinvolgono aspetti biologici, culturali, psicologici, ruolo di genere, identità di genere e meta sessuale.

Vorrei porre l’accento su un aspetto, quello della identità di genere che definisce il genere cui il soggetto sente come proprio, indipendentemente sia dai suoi genitali che dal sesso.

Tale identità può essere maschile, femminile, intersessuale (ibrido), oppure transessuale.

Il ruolo di genere si correla con tutti quei comportamenti e atteggiamenti tipici del genere di appartenenza. Tale ruolo è in sintonia con il contesto culturale di appartenenza. Essere femmina oggi in Italia è diverso da esserlo in altri paesi culturalmente diversi. Tale ruolo si esplicita nel modo di vestire, di muoversi, emozionarsi, nella professione, etc. che sarà completamente diverso in funzione del contesto socio culturale in cui si vice.

Sessualità e sesso – meta sessuale

Esiste come dicevamo sopra un continuum che va dalla completa e totale eterosessualità (desiderare soggetti di sesso opposto al proprio) alla totale e completa omosessualità. Per completezza dobbiamo aggiungere l’asessualità (non sono attratto da nessuno) e la bisessualità.

Quindi, concludendo, la sessualità, indipendentemente da tutti i fattori sopra esposti, è la stessa per tutti,  solo che la si può esercitare a 360 gradi.

 Tratto da: Panzeri M., (2013), Psicologia della sessualità, il Mulino, Bologna.

Sono un transessuale e voglio cambiare sesso

Di seguito viene descritto un possibile percorso, il cui iter raramente è uguale per tutti, dal momento che ognuno deve scegliere il suo.  Del resto, il percorso (detto di transizione), che permette ad un/a transessuale di cambiare il sesso biologico, è molto lungo e permette una riassegnazione chirurgica del sesso, è regolamentato in Italia dalla legge. 

L’iter di  transizione e’ il seguente:

  1. Il soggetto ‘sente’ un disagio legato al proprio genere e comincia a farsi tante domande.
  2. Decide di chiedere a professionisti al fine di ‘capire’ meglio il proprio disagio oppure di chiedere terapie ormonali  e chirurgiche. Inizia così un percorso psicologico. Tale percorso è fondamentale e non deve essere vissuto come un obbligo ma come una fase necessaria per conoscere meglio se stessi e tutto ciò a cui andrà incontro. Va visto come teraputico e diagnostico, con l’obiettivo di fare una giusta valutazione della propria realtà, ma anche di sostegno al percorso (che sarà lungo e difficile) cui si va incontro. Tale percorso accompagna il soggetto fino all’operazione chirurgica ma se necessario anche dopo.
  3. Dopo sei mesi, si valuta l’opportunità della terapia ormonale previa approvazione di un altro professionista: l’endocrinologo. Tale terapia è molto utile perché ha degli effetti sul soggetto, che possono fungere da ‘spinta’ per continuare oppure per interrompere il processo. Tale terapia, dopo la riconversione chirurgica, non smetterà più dal momento che dovrà quotidianamente fornire gli ormoni necessari.
  4. A questo punto il soggetto dovrebbe cominciare a vivere ‘come se fosse’ del sesso a cui desidera appartenere (assumendo comportamenti e abbigliamento congrui, etc). Questa fase darà un feedback in merito a ciò che accadrà, definitivamente, dopo l’operazione. Ovviamente il feedback ci dirà se continuare e smettere. 
  5. Iter legale. Dopo due anni (precedenti fasi), i professionisti scrivono una relazione utili alla richiesta da presentare al tribunale di residenza, l’unico in grado di dare l’autorizzazione all’intervento.  Dopo l’intervento e seguendo i dettami della legge 164/82 del  decreto  150/2011, art. 31, comma 4, sarà possibile, presentando sempre richiesta al tribunale di residenza, ottenere da questi l’autorizzazione alle necessarie variazioni anagrafiche a cui far seguire le rettifiche a tutti i documenti (patente, conti corrente, passaporto, etc).
  6. La Riconversione Chirurgica di Sesso (RCS) oppure, il Sex reassignment Surgery (SRS). Si entra in lista di attesa (dopo l’autorizzazione del giudice) in uno dei centri che effettuano questo tipo di intervento (che può durare qualche mese fino a qualche anno) in funzione del tipo di struttura (che può essere pubblica ma anche privata). 
    • L’iter chirurgicoCambiamento uomo vs donna
      • Mammoplastica additiva (protesi per il seno)
      • vaginoplastica (asportazione pene e testicoli e ricostruzione vagina)
      • riduzione pomo di Adamo
      • asportazione ultime due costole
      • eliminazione barba (laser)

      Cambiamento donna vs uomo

      • L’iter chirurgico è molto più complesso. Si inizia con una Adenectomia sottocutanea (riduzione volume mammario) a cui segue l’asportazione della ghiandola mammaria.
      • l’Istero–annessectomia ( asportazione utero e ovaie)
      • Falloplastica

      Il soggetto decide se fare tutto o in parte gli interventi di cui sopra

  7. Il reinserimento nell’ambito relazionale e sociale. Questa attività inizia prima (vedi punto 4), ma ovviamente si completa dopo la fase 6 e la conclusione della 5 ovvero la fase legale. Ora tutto è cambiato, non siamo più ciò che eravamo prima anche dal punto di vista legale. In questa fase si deve ‘confermare’ al mondo intero il proprio status.
  8. Incontri di verifica, da fare nel tempo con lo scopo di verificare l’inserimento sociale, gli aspetti psicologici e fisici, verificare l’efficacia delle terapie ormonali etc. Tali incontri dovrebbe avvenire, a regime, almeno una volta l’anno in assenza di problemi particolari.

Questa è una sintesi veloce i cui approfondimenti dei vari punti possono essere letti in altri articoli legati al presente. 

Che cos’è il transessualismo

Definizione  

transessualismoOgni essere umano ha una identità sessuale fisica che corrisponde alla stessa condizione psicologica. Esiste però una terza via, quella del transessualismo, che riguarda circa una persona su 30.000 – in Italia quindi intorno ai 2-3 mila persone (lo 0.005%  della popolazione mondiale). Gli appartenenti  a questa categoria si trovano nella condizione di avere una identità sessuale fisica che non è corrispondente alla condizione psicologica. In questo caso, dove c’è una differenza tra il genere fisico e quello mentale, ci troviamo in presenza di una persona transessuale.  

La disforia di genere (tormentarsi sulla congruità del proprio genere) evidenzia la presenza di un conflitto tra due entità ben precise: il genere e il sesso fisico.

Appartengo al genere maschile, ho gli organi genitali maschili, ma mi penso come una donna (e il contrario).

Il conflitto sta tra l’esterno (che evidenzia una specifica appartenenza di genere (maschio oppure femmina) e l’interno, ovvero la percezione psicologica che abbiamo di noi.

Ci troviamo quindi in due possibili situazioni:

  1. Esternamente siamo maschi ma internamente ci sentiamo femmine (MtF – male to female)
  2. L’opposto e quindi FtM

Bel pasticcio. Cosa ci si aspetta vedendo una donna? Che in quel corpo ci sia una donna e non un uomo. Bel pasticcio per chi osserva, un incubo per chi lo vive in prima persona che oltre a conviverci, deve anche farlo capire agli altri.trans

Questa specificazione si rende utile, dal momento che comunemente si pensa che questa realtà coinvolge solo un genere (maschio che vuol diventare femmina) ma non è vero, dal momento che investe entrambi i sessi e quindi si usano questi acronimi proprio per differenziare ed essere più specifici.

Quindi in modo chiaro e inequivocabile un soggetto transessuale è colui (o colei) che ‘sente’ di essere del genere opposto a quello in cui si è nati.

Per di più, non riesce a rimanere nella attuale condizione e sente il bisogno di adeguare le due realtà, cioè trasformare il proprio corpo in ossequio al genere cui ‘sente’ di appartenere.

La transessualità comprende in egual misura entrambi i sessi  ed è causata da una serie di ‘errori’ all’atto della gestazione, dovuto al rilascio (non previsto) di ormoni che giocherebbero un ruolo critico, ma ufficialmente la sua eziologia è ignota. Studi recenti però dimostrerebbero una sorta di predisposizione genetica dovuta ad un gene che codifica un enzima (citocromo P17) che ‘tratta’ il metabolismo degli ormoni sessuali, ma anche ad uno stress della madre durante la gravidanza (per questo alcuni sostengono che durante i conflitti bellici, nascano più persone transessuali – cosa difficile da dimostrare, quindi è solo uno spunto teorico). Sembra che non sia solo una prerogativa degli esseri umani  dal momento che accade anche al mondo animale. 

Genere e sesso

Il sesso attiene ad un aspetto fisico mentre il genere all’identità.  Nel cervello c’è la ‘sede’ dell’identità (che ci permette di dire: sono un uomo / una donna).  Il transessuale nasce con un sesso  (caratterizzato da un corredo cromosomico e una specifica conformazione genitale) ma prima o poi realizza di appartenere (identità) ad un genere diverso.  Questa consapevolezza giunge relativamente presto, addirittura in età prescolare.  Il conflitto o meglio l’agonia in cui vive il soggetto, va risolta al più presto. Questo conflitto non può essere ignorato per sempre e in alcuni casi viene vissuto come un fattore di vita o di morte.  Il transessuale viene letteralmente ‘massacrato’ da una serie di fattori interni (disgusto verso se stessi) ed esterni (bigottismo, bullismo, vergogna, esclusione, etc).  Solo il trattamento opportuno risolve il problema e tale percorso ha un indice di successo molto elevato per la medicina e da la possibilità di vivere una vita soddisfacente (che prima era fondamentalmente  vissuto come un incubo).

Differenze con travestitismo

Nel primo caso abbiamo un problema di identità, nel secondo di feticismo. Il primo vuole trasformare il proprio fisico, il secondo vuole solo soddisfare l’apparire come se fosse del sesso opposto  (tipicamente e primariamente di appannaggio del mondo maschile).  

Statisticamente, i transessuali sono più intelligenti (2 standard in più vs media nazionale; 1 vs gli omosessuali);  sono più creativi ed hanno una maggiore abilità artistica.

Rapporto conflittuale madre-figlio

Altrove ho tentato di descrivere il rapporto conflittuale madre figlia, mentre qui vorrei, anche per amore di completezza, affrontare i conflitti tra una madre e il suo figlio (maschio).

madre preoccupataNell’affrontare questo argomento non posso prescindere dagli studi di Bowlby e dagli stili di attaccamento dei bambini. L’autore, nell’esaminare i vari modelli e stili, ha evidenziato che uno solo di quei stili è utile e sano per il bambino, ovvero quello in cui la mamma (tipica figura di attaccamento) sa creare una base sicura da cui il figlio può partire per esplorare il mondo. Va da se che, tutti gli altri stili generano difficoltà tali da esporli, da adulti, ad una marcata difficoltà nel relazionarsi in genere ma in particolare (anche se non necessariamente) con il mondo femminile. Le difficoltà possono essere di natura relazionale (tipica dei narcisisti patologici) ma anche di natura sessuale (impotenza, incapacità di mantenere l’erezione, in particolare durante la penetrazione, eiculazione precoce, priapismo, philofobia, etc).madre figlio

Una madre in grado di costruire una base sicura è, in linea di principio, in grado di far crescere il proprio figlio ‘affrancato’ che in altri termini descrive una persona libera, sicura di se stessa, in grado di saper prendere decisioni e assumersi responsabilità, in una parola fiduciosa dei propri mezzi e limiti. Questo bambino percepisce la madre come separata da se ma affidabile, che se necessario, sa essere presente e dare l’eventuale sostegno di cui il figlio (a tutte le età) potrebbe aver bisogno.

Il problema dell’amore è una delle grandi sofferenze dell’umanità e nessuno dovrebbe vergognarsi di pagare il suo tributo.
Carl Gustav Jung

Figure di attaccamento diverse (insicuro evitante, ansioso ambivalente, disorientato/disorganizzato) possono (ma non necessariamente sempre) dare al bambino la certezza di avere a che fare con un tipo di madre caratterizzato da quelle figure mitologiche negative ovvero, la strega, Medusa (pietrifica chiunque la guarda), le Arpie (rapitrici di anime), le Erinni (personificazione femminile della vendetta,  Chimere. etc.

Queste figure mitiche, per chi ha dimestichezza con la terminologia Junghiana, appartengono a quel tipo di inconscio che Jung ha chiamato Collettivo che, contrariamente a quello personale (conflitti rimossi),  contiene la conoscenza universale, ovvero tutte le fantasie che l’uomo ha avuto da sempre, forse già nella sua forma phitecus, per poi estenderla in quella di Homo.figlio

Madri così, non si separano mai dai figli e, ciò che è più grave, alcuni di questi maschi ne rimangono patologicamente invischiati. Queste madri, pietrificano, succhiano, soffocano e, in una parola, fanno restare il figlio un eterno bambino. Queste madri ‘credono’, sempre e indiscutibilmente, di amare i loro bambini e di fare tutto ciò che serve ma, in realtà, il risultato che spesso vediamo è che questi soggetti vivono come fossero castrati.

Vorrei evitare di fare un’apologia dell’amore. Una madre che sa veramente amare, lo vede dai risultati. Il risultato più evidente lo vede nei sui figli che sono liberi di volare e in grado di prendere e dare quell’amore che ha nutrito la loro vita dal primo giorno di vita e che non smetterà mai.

Spesso ci chiediamo perché siamo nevrotici. Ecco, lo scenario che ho descritto è nevrogeno. Chi ha madri così ha molte chance di esserlo.

Quali sono le caratteristiche di questa tipologia di madri?

Alcune caratteristiche possono racchiudersi in una madre iperprotettiva, inibente, perennemente preoccupata per tutto e per tutti, molto ansiosa, pericolosamente simbiotica.

Il destino dei suoi figli (nelle sue declinazioni negative),va dalle difficoltà di natura sessuale (come abbiamo detto sopra) a problemi di relazione con un partner e addirittura alla incapacità di avere relazioni con l’altro sesso.

Tutto (può) dipende(re) dal peccato originale del rapporto malato con la figura materna da cui si deve e si può liberarsi. Grazie a questo problema originario, è venuta a mancare una corretta integrazione del sé. In questa costruzione mancano alcune parti fondamentali, che un percorso psicoteraputico è in grado di ricostruire. Dobbiamo decristallizzare ciò che per lungo tempo ci è sembrato naturale (e doloroso) per ricostruire, utilizzando ciò che si è sfarinato, per fare un impasto più congruo.

 

Androfobia

uomini che pauraQuello di androfobia è un concetto utilizzato per riferirsi ad una forte sensazione di paura nei confronti delle persone di sesso maschile. La parola deriva infatti dal greco: andras “uomo” e phobos “paura”, e descrive una paura intensa, persistente ed anomala che può compromettere un modo significativo la qualità della vita di chi ne soffre. Le persone androfobiche hanno infatti la tendenza ad evitare gli uomini; inoltre possono sentirsi estremamente ansiose ed angosciate nei casi in cui si vedranno “costrette” a stare in loro presenza oppure ad instaurare un dialogo, una conversazione con loro.

Cause  psicologiche dell’androfobia

L’origine di questo tipo di disturbo è da ricercare in molteplici possibili cause, la più comune delle quali è rappresentata indubbiamente da un possibile evento traumatico che è accaduto nel passato della persona; un evento che ha visto coinvolto, come è purtroppo ovvio, un soggetto di sesso maschile, i cui comportamenti, spesso abusanti anche in modo sottile oltre che esplicito, hanno molto segnato in senso negativo chi soffre di questa particolare fobia.paura degli uomini

 Sintomi dell’androfobia: possano manifestarsi, come in tutte le fobie che possono degenerare in situazioni di ansia e panico, grande nervosismo accompagnato da sudorazione eccessiva in presenza di un uomo. Nei casi più gravi, possono manifestarsi i sintomi dell’ attacco di panico, nausea, respiro corto ed una sensazione di svenire molto spiacevole per chi la prova.

Quando l’androfobia compromette concretamente la qualità della vostra vita, la cosa da fare è quella di chiedere una consulenza ed un supporto psicologico.

In questi casi il trattamento potrà andare dalla semplice terapia alla graduale esposizione al fattore scatenante oppure al’attuazione di tecniche di rilassamento finalizzate ad attenuare i sintomi della paura.

androfobiaEsistono infine anche degli psicofarmaci che possono attenuare i sintomi dell’androfobia, anche se in questi casi è sempre consigliabile chiedere un aiuto più “duraturo”. Ciò è possibile esplorando approfonditamente le possibili vere cause del vostro problema e cercando di risolverlo senza assumere farmaci (se non quando strettamente necessari e sotto controllo medico specialistico), perché in realtà i farmaci si limitano a sopprimere i sintomi della fobia temporaneamente, senza in realtà curarla e sradicarla a livello più profondo.

Fobie sessuali maschili

Nel linguaggio di tutti i giorni ci capita di utilizzere i termini ‘paura’ e ‘fobia’ come sinonimi: in realtà in psicologia i due concetti sono distinti.
La paura infatti è una sensazione naturale che, in una certa misura, può anche fare bene al nostro equilibrio psichico ed alla nostra stessa salvaguardia fisica poiché ci spinge ad essere più prudenti. La fobia invece si crea quando la paura degenera provocando in noi un’ansia ingiustificata. Esistono molte forme di fobie che possono riguardare anche oggetti o situazioni innocui e perfino aspetti piacevoli della vita, come ad esempio il sesso. 

Le fobie sessuali sono molto più diffuse di quanto si pensi abitualmente e possono riguardare aspetti diversi della vita sessuale. Ovviamente esistono a questo riguardo fobie di diversi livelli di gravità, che possono provocare dal semplice imbarazzo o fastidio fino a dei veri e propri attacchi di panico, svenimenti, sudore e crisi respiratorie.

Vediamo quindi alcune di esse, in un breve e sintetico elenco non esaustivo ma indicativo dell’argomento.

  1. coitofobieCoitofobia: come intuibile dal nome stesso, si tratta di una profonda la paura che blocca una persona dall’avere rapporti sessuali completi. Non riguarda solo gli uomini e la penetrazione attiva, ma anche quella passiva.
  • erotofobiaErotofobia: dobbiamo ricordare che prima di arrivare alla paura del rapporto ed allo stesso, si può essere affetti anche da Erotofobia che è una patologia che porta a respingere tutto ciò che riguarda il sesso, anche il semplice parlarne. Gli erotofobi veri proverebbero molto fastidio già anche solo leggendo queste poche righe.
  • Eurotofobia: è un disturbo fobico di cui soffre chi ha unarepulsione organi fìgenitali femminili forte repulsione per gli organi genitali femminili. Spesso ci si riferisce a questa patologia usando il termine “colpofobia” (dal greco kólpos, che significa appunto vagina) al fine anche di evitare una eventuale confusione semantica con un termine simile ma di significato completamente diverso ovvero la “ereutofobia” che si riferisce alla paura di diventare rossi che nulla ha a che vedere con il sesso. partenofobiaPartenofobia: questo termine si riferisce alla fobia di cui soffrono alcuni uomini che temono molto ad avere rapporti con ragazze vergini. 

    Ginefobia: è anch’essa una fobia tipicamente maschile il cui significato letterario si riferisce proprio alla paura per il sesso femminile. Spesso è riconducibile alla misoginia che è l’odio per le donne. gimnofobia

  • Gimnofobia è una fobia così forte da indicare il ribrezzo di fronte al nudo. Il termine rievoca l’antica Grecia in cui gli atleti, i ginnasti appunto, si esibivano senza vestiti. Le persone che soffrono di questa fobia hanno difficoltà a spogliarsi di fronte ad un’altra persona. Nelle forme molto lievi si può risolvere spegnendo la luce mentre nei casi più gravi, può compromettere seriamente la vita sessuale. OneirogmofobiaOneirogmofobia: è una fobia più rara delle precedenti ma comunque presente in numerosi uomini ed indica la paura di eiaculare dopo aver fatto un sogno eccitante. 

    Tocofobia: è una fobia femminile che porta le donne a Tocofobia1vivere male il rapporto con l’uomo per l’ansia esagerata di rimanere incinta oppure di affrontare male la gravidanza per un grande timore del parto.

    È quindi evidente che le fobie possono riguardare il sesso a 360 gradi: ma da dove si originano queste paure incontrollate? Spesso la causa va ricercata in un’educazione troppo rigida e severa che vede la sfera sessuale come un tabù. Il primo passo per superare queste fobie è quello di riconoscerle ed essere consapevoli dell’esistenza dei propri problemi. Molte persone, uomini e donne, non riescono ad ammettere a se stesse di essere vittime di fobie sessuali e provano vergogna per la loro esistenza. È fondamentale per risolverle che nella coppia si instauri un dialogo aperto ed eventualmente ricorrere all’aiuto di uno specialista.

A cura della d.ssa Elisabetta Lazzari

Omosessualità latente o repressa

Vorrei in questo articolo, affrontare un tema (raro), legato alle persone che soffrono del Disturbo Ossessivo Compulsivo o DOC ma che, ignari di questo disturbo, sono tormentati dai dubbi in merito alla propria scelta di genere.

Persone che, pur avendo avuto una vita sessuale esclusivamente etero, di punto in bianco, cominciano a pensare di essere omosessuali e quindi di aver avuto questo tipo di orientamento sempre latente; quando questi soggetti vengono attanagliati da questo tipo di dubbio, vengono da noi e ci chiedono: dottore, secondo lei, potrei essere un omosessuale latente?

Da quando gli uomini hanno cominciato a scrivere ciò che pensavano e a pensare in merito ai misteri della vita, c’è sempre stata la convinzione che accanto ad una ferma convinzione e comportamento eterosessuale, potesse anche celarsi anche un desiderio di natura omosessuale. Freud, ha cercato di dimostrare (riuscendoci?) che in tutti noi, è presente, in modo congenito, una certa dose di bisessualità. Dal che si deduce che coloro che hanno un orientamento palesemente etero, potrebbero, a volte, avere anche questo tipo di fantasie.

Nel caso del DOC, queste fantasie sono alimentate solo dal DOC e non da una reale latenza.

Omosessualità latente o repressa

Quanta confusione tra i due aspetti, che poi sono completamente diversi.

In un caso, l’orientamento è ben deciso ma viene represso, mentre nell’altro caso, agirebbe a livello inconscio e alcuni sintomi ne potrebbero, prima o poi, tradire la presenza.

Ecco che questa situazione può generare, in tutte quelle persone che tendono ad auto analizzarsi, a pensare di essere omosessuale (dal momento che ne percepiscono una possibile latenza), laddove invece, tali pensieri, poco hanno a che fare con le preferenze sessuali ma quasi sempre sono frutto di ossessioni pure.

Nessuno (uomo o donna) ne è immune. Può accadere ad entrambi quando ad esempio, per qualsivoglia motivo si ha un calo del desiderio sessuale, oppure ci si trova in estrema difficoltà ad eccitarsi anche laddove, in tempi non sospetti, la reazione era diversa da quella attuale (impotenza / frigidità). In questi casi, del resto abbastanza frequenti nella vita di ogni essere umano, si potrebbe ingenerare un pensiero del tipo:’Visto che non mi eccito più come una volta alla vista di una bella donna/un bell’uomo, forse sono diventato/a gay’.

Uno dei tanti possibili esempi

Prendiamo una persona con problemi ossessivo-compulsivo. Questa persona ha sempre avuto un orientamento etero, ma ecco che di punto in bianco comincia a riflettere sul fatto di avere un dubbio (o una paura) ovvero quella di avere, verso una persona del suo stesso sesso, fantasie sessuali. Inizialmente questa serie di pensieri generano un disorientamento, tanta paura e ovviamente un netto rifiuto. Tipico degli ossessivi compulsivi, comincia a rimuginare quasi continuamente. Non pensa ad altro. Comincia a interrogare amici e parenti, cerca insomma ogni forma di rassicurazione che per oggetto ha solo una cosa, solo una domanda, solo un dubbio: “ma non è che sono gay?” Il risultato di questo ‘rimugnare’ è sempre lo stesso: alimentare l’ossessione.

Ovviamente è solo ossessione, non c’è nulla di concreto.

Alcuni esempi di pensieri

Possibili domande:

Sono eccitato/a; quella persona mi piace (stesso sesso);

Ci sono poi altre domande o comportamenti che questi soggetti potrebbero mettere in atto per cercare di ‘capire’, laddove ovviamente non c’è assolutamente nulla da capire.

P.es.

Convincersi del proprio orientamento; riandare alle precedenti relazioni per assicurarsi del proprio orientamento; fare confronti con gli altri etero; rassicurarsi sul fatto di essere etero; evitare di guardare soggetti del proprio sesso; ripetersi di non essere omosessuale; farsi un piano mentale di come dovrebbe eventualmente dichiarare al mondo la propria omosessualità; analizzare il fallimento delle precedenti relazioni per convincersi che non sono finiti perché il partner poteva pensare a me come un gay; pensare a come lasciare l’attuale partner (considerando che non lo si desidera affatto); e così via.

In questo caso, come del resto in ogni contesto ossessivo, c’è una componente legata ai rituali e di seguito provo ad elencarne alcuni:

Camminare, parlare, interagire, avendo cura di essere assolutamente maschili (o femminili).

Lavarsi continuamente (come poteva mancare) se, anche per caso, si è entrati in contatto con persone dall’orientamento diverso dall’etero.

Scegliere film porno assolutamente etero (al fine di verificare e confermare che mi eccito solo per scene appropriate – ovvero non gay); chiedere ripetutamente agli altri se hanno mai pensato e/o trovato attraenti persone del proprio sesso; chiedere agli altri continue rassicurazioni in merito alla propria mascolinità/femminilità. Chiedere al proprio ex (fino allo sfinimento) spiegazioni in merito alla fine della propria relazione; iniziare storie in modo compulsivo (del tipo:prendo e lascio) per dimostrare a se stessi di essere interessati ed eccitati solo da persone del sesso opposto; etc.

Evitamenti

Al primo posto, ovviamente, evitare assolutamente gay, bisex, trans, lesbiche, etc.

Evitare le cose toccate da loro; il contatto fisico; restare soli, di fare conversazioni con persone dello stesso sesso; evitare i luoghi abitualmente frequentate da omosessuali; evitare attività non tipicamente affini al propri sesso; scegliere un abbigliamento ambiguo; musiche, film, etc attinenti a ciò che potrebbe aver a che fare con il mondo gay; evitare, evitare e poi ancora evitare tutto ciò che potrebbe, anche lontanamente evocare ciò di cui si teme.

Cura

Ma se invece di essere un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), come sta sostenendo lei, dottore, fossi veramente gay?

Queste e infinite altre domande dello stesso tenore vengono affrontate con un terapeuta ad indirizzo analitico. Dietro queste ossessioni, c’è dell’altro. Le persone che soffrono di questa ossessione possono stare tranquille dal momento che nulla ha a che fare con l’orientamento sessuale e tutto ciò che si vorrebbe conoscere è destinato al fallimento perché, al momento nessuno sa con precisione cosa determina l’orientamento sessuale.

Il timore di essere omosessuale funziona esattamente come tutte le altre sintomatologie legate al DOC.

Un percorso psicoterapeutico aiuta chi soffre di questo disagio a ‘riprendersi la vita’.

Sono lesbica – come dirlo ai miei genitori

coming out lesbicheSono lesbica – come dirlo ai miei genitori

L’orientamento sessuale, somiglia più ad un sistema quantistico (M e F) e non ad uno binario (M o F) con l’aggiunta di tante altre sfumature che si hanno prima di capire, anche se la completa comprensione potrebbe non arrivare mai.

Ecco che allora, accettare e individuare quali sono le tue preferenze potrebbe somigliare ad un lungo viaggio … interiore. Durante questo viaggio, non stupirti se a volte ti senti confusa. Datti tutto il tempo per comprendere la tua vera natura, ascolta il tuo corpo, esplora i tuoi sentimenti e le tue tendenze e infine, accetta il risultato del tuo viaggio. 

Sono lesbica – riconoscimento

La fase di riconoscimento (o “fase dello specchio” teorizzata da J. J. Lacan relativamente al bambino di 6/18 mesi quando davanti allo specchio guardando la propria immagine riflessa, prende per la prima volta coscienza di sè) è quella in cui una ragazza diventa consapevole del proprio orientamento sessuale cioè di essere lesbica. Può accadere che trovandosi davanti alla propria immagine, “riflessa” da un’altra donna, la ragazza si trovi a pensare: “mi piacciono le donne!”. E’ questo il momento importantissimo del coming out interiore, presupposto del successivo coming out socializzato.co lesbiche

A livello individuale, la donna lesbica in questa prima e complessa fase, vive un profondo conflitto, sintetizzabile nella domanda che si pone: “ lo dico o non lo dico agli altri?” E soprattutto: “Lo dico o non lo dico ai miei genitori?”, accompagnata da senso di incertezza ed interrogativi tipo: “ Se glielo dico come reagiranno?”. Non è la sola domanda generata dal riconoscimento di essere lesbica, infatti la ragazza si chiede anche come comunicarlo, quando farlo e quali saranno le conseguenze nel contesto familiare. La ragazza prova incertezza su chi dovranno essere le prime persone a cui dirlo, così ad es. si potrebbe chiedere se dirlo prima ad un’amica fidata e farsi poi aiutare da lei nel grande momento del coming out con i propri genitori. La fase di attesa è problematica e carica di ansia, spesso più di ciò che accade dopo che l’avremo detto agli altri per noi importanti: genitori, amici, colleghi, dopo che avremo fatto cioè coming out.

co lesbicaSono lesbica – Coming out

Il coming out è il momento in cui si rivela agli altri la propria omosessualità. E’ un momento di autosvelamento, molto importante che si può meglio comprendere pensando all’etimologia di questo termine che nella sua definizione completa è “coming out the closet”, là dove closet sta ad indicare un “ripostiglio” o armadio, un posto cioè molto privato dove si ripongono e conservano cose personali che pur in uso, non si vuole però siano, nell’immediato, visibili ad altri. Rivelare la propria omosessualità, come si comprende, non è facile. Non soltanto differentemente da quanto avveniva nell’antichità, l’omosessualità sia maschile che femminile, attualmente è oggetto di maggiori stereotipi e pregiudizi, ma ciò è doppiamente vero per le donne, se lesbiche, spesso considerate meno femminili (sminuite nella loro femminilità, nel loro essere donne) e addirittura incapaci, a causa del loro orientamento sessuale, di diventare madri, cosa assolutamente non vera. Infatti alcuni pregiudizi e fantasie popolari, con non poca confusione e spunti mitologici, vogliono le donne lesbiche dotate di un apparato genitale diverso, incompleto; tutte troppo mascoline, aggressive e virili, che nutrono sempre sentimenti negativi verso uomini e bambini. Anche se può esserci qualche ragazza e donna lesbica così, non lo sono certamente tutte. Ci sono ragazze e donne lesbiche che sono ottime madri e che hanno rapporti molto amichevoli con gli uomini. co due lesbicheNon vi è una precisa corrispondenza tra il momento della consapevolezza e quello del coming out. Per superare le nostre titubanze e valutare come le nostre reazioni sono influenzate positivamente e negativamente dalle reazioni degli altri, prima di affrontare il coming out ufficiale con i nostri genitori, oltre che per contare su un sostegno, quando sentiremo di averne più bisogno, è consigliabile farlo prima con un’amica o amico, una persona a cui ci sentiamo legate, di cui ci fidiamo e che pensiamo possa capirci. Sarà così più facile superare il primo scoglio, quello della comunicazione stessa, e vedremo che dopo averlo fatto, ci sentiremo leggere e oneste con noi stesse e con gli altri e ciò ci incoraggerà a proseguire su questa strada. Anche se non saremo subito accettate da tutti, saremo sempre più noi stesse e questa onestà nei sentimenti ed intellettuale, ci renderà più forti e libere, in grado di provare di nuovo a far capire come siamo quando ce la sentiremo. Quando abbiamo paura e vorremmo arretrare per questo dalla nostra decisione, pensiamo che non è un caso se, nonostante tutti i dubbi ed i lunghi travagli dell’animo e la grande paura di essere disapprovati, moltissime donne ed uomini omosessuali, decidono di dichiarare in modo aperto, il proprio orientamento sessuale ai genitori. Ciò permette di far crescere il nostro rapporto con loro, stabilendo una relazione più intima e consente anche di dimostrare in modo chiaro ed  evidente alla nostra campagna, di quanto teniamo a lei e alla solidità dell’unione che abbiamo stabilito.

Fare coming out avrà come conseguenza positiva, quella di poter finalmente vivere in modo aperto, senza più dover nascondere la propria vita sessuale e sentimentale e questo da impulso alla nostra crescita psicologica, all’aumento della stima di sé, legata anche ad una maggiore egosintonia del vissuto omosessuale e capacità di identificare sempre meglio i nostri desideri, che si chiariranno infatti in modo più lucido, contribuendo alla strutturazione di una identità più solida e capace di autoidentificarsi per ciò che è, con un progressivo potenziamento della capacità di confrontarsi con gli altri. dirlo agli altri

Dobbiamo inoltre considerare che il coming out è un processo continuo e mai concluso, perché l’instaurarsi di ogni nuovo rapporto amicale ed affettivo o di altro tipo, per noi significativo, ci mette davanti al bisogno, necessità e desiderio di rivelare o meno il nostro orientamento sessuale. Può accadere che con alcune persone si decida di esser aperti sul nostro orientamento sessuale, mentre con altre decidiamo di tenerlo nascosto; è una nostra scelta ed un nostro diritto.

A cura della d.ssa Elisabetta Lazzari

Ragazze e donne lesbiche

lesbo simboloRagazze e donne lesbiche attraversano diverse fasi durante il riconoscimento, l’accettazione e la comunicazione del proprio orientamento sessuale. Spesso tutto inizia, per una ragazza, da un sentimento di attrazione per una amica, una compagna di scuola, di università oppure verso una collega di lavoro che, con la sua sola presenza o all’idea di incontrarla, suscita particolare emozione: sentiamo il cuore che batte più forte, il desiderio di starle più vicino, un inaspettato brivido che ci percorre quando le sfioriamo la mano o il volto. Poi notiamo che ci piace come lei si veste, il suo nuovo taglio di capelli ci sembra la renda più attraente così come il suo trucco. “E’ il nostro modello ideale ” iniziamo a pensare, sicuramente ci piacerebbe essere come lei, niente di ciò che fa e che cambia nel suo look, nel suo modo di muoversi, ci sfugge. Ci piacerebbe imitarla ma soprattutto, la verità è che ci piacerebbe avvicinarci di più a lei. Lei ci piace, lo abbiamo notato. Poi accade qualcosa dentro di noi che ci stupisce: desideriamo baciarla! Desideriamo andare oltresono lesbica Il desiderio di sfiorare le sue labbra con le nostre è sempre più forte, dobbiamo ammetterlo! Vorremmo stringerla a noi, abbracciarla, e poi… in una parola, vorremmo averla “tutta per noi!”, perché se qualcun altro la guarda, la tocca, noi siamo gelose, ce ne siamo accorte. E’ un momento particolare ed un po’ strano, siamo sorprese ma un po’ ce lo aspettavamo, l’emozione è profonda: quel qualcosa che sta avvenendo dentro di noi ci sorprende e ci incuriosisce ma un po’ ci spaventa. Ce lo chiediamo: “ Sono lesbica?”

lesbicheE’ un momento critico ed anche se lo sentiamo, vorremmo inizialmente negarlo e pensare che ci stiamo sbagliando, soprattutto se la nostra educazione è stata rigida e se il contesto sociale in cui viviamo non accetta l’omosessualità come una normale variante del comportamento umano, ma la considera qualcosa di diverso, di anomalo. Da nascondere. La nostra è una società omofobica e spesso durante la crescita, interiorizziamo l’omofobia, per cui la prima spinta contraria a ciò che sentiamo di essere in un primo momento, potrà indubbiamente venire da noi stesse attraverso dubbi, confusione, desiderio di scappare e negazione, magari buttandoci in rapporti etero per dimostrare a noi stesse il contrario. La lotta inizialmente non è semplice perché l’omofobia interiorizzata ci può portare a sentire di valere meno (svalutazione di sé) riconoscendo di essere lesbiche. Il tentativo di negare la propria identità sessuale, legata anche alla paura di essere rifiutate/i, può portare a condotte autolesive o di abuso con un utilizzo inappropriato di sostanze psicotrope (psicofarmaci ma anche alcol e droghe) oppure a consultare coattivamente più professionisti con la speranza che essi ci tolgano i dubbi e rafforzino in noi l’orientamento eterosessuale. Ciò può anche accadere, ma con la conseguenza di vivere poi con una alienazione sempre maggiore della nostra vera identità, che ci può portare a rafforzare la nostra tendenza a negare ciò che sentiamo, a razionalizzarlo con una limitazione sempre maggiore della nostra consapevolezza.cartone lesbiche

Quando una ragazza lesbica si rende conto che è attratta sia sentimentalmente che sessualmente dalle donne e che è con loro che desidera e sogna rapporti romantici, la prima fase di un lungo processo che dovrà attraversare e che la porterà a diventare pienamente se stessa e a farsi accettare per ciò che è, è quella del riconoscimento di essere lesbica. Se la ragazza si sentisse più sorpresa perché ha o ha avuto già un ragazzo, invece di entrare in confusione o peggio nel panico, le consiglio di pensare alla possibilità di essere semplicemente bisessuale. Accade, non è neppure poi così raro.

ho scoperto di essere lesbicaNon esiste un’età specifica in cui ci si può accorgere che ci piacciono le donne . può accadere a 15, 16 anni così come a 18 o a 25 ma anche a 30 o 40. Non solo quindi quando si iniziano a fare le prime scoperte ed a stabilire i primi rapporti affettivi al di fuori della famiglia di origine, ma anche quando si è già avuta una vita affettiva e sessuale consolidata con gli uomini e perfino nel pieno di una vita matrimoniale, anche dopo che si sono avuti dei figli. In questi casi, così come se ti piacciono molto anche i ragazzi, è più probabile che tu non sia lesbica ma piuttosto bisessuale.lesbica

Le emozioni e le sensazioni che ti pervadono in questi momenti sono sicuramente tante e vanno dalla confusione al senso di colpa, dallo sconforto al rifiuto, alla depressione fino al desiderio e tendenza ad isolarti, cosa assolutamente sconsigliata. Anche se ti senti sola, ci sono moltissime donne che hanno già provato quello che tu provi ora, altre che lo stanno provando ora e moltissime che hanno superato questi momenti di inquietudine e difficoltà in modo brillante. Se non si ha nessuno con cui confidarsi o anche se lo si ha, ma non si riesce a capire bene se stesse o ad accettarsi, si possono fare due cose: andare in qualche locale per gay e lesbiche e confrontarsi con altre persone che hanno già fatto il tuo percorso e chiedere un aiuto psicologico. Ci si può anche iscrivere a qualche forum apposito, che tratti questa tematica e dove si potranno scambiare idee, opinioni e sostegno.

A cura della d.ssa Elisabetta Lazzari

La mia partner è frigida – cause e cure

La mia partner è frigida – cosa èfrigidità cure

Se una donna, che si trova nella fase dello sviluppo sessuale noto come Genitale (dallo sviluppo in poi), non trova piacere sessuale (cioè, non si eccita, anche se stimolata in modo opportuno e se, il sesso viene vissuto come un’inutile e fastidiosa incombenza) viene chiamata in vario modo tra cui: algida, fredda, frigida, etc.

La frigidità è una caratteristica che oggi trova poca accoglienza (a chi fa piacere avere una partner frigida?), eppure in passato era la normalità, dal momento che veniva considerato ‘naturale’, che una donna non provasse piacere. Se poi, dopo il matrimonio questa ‘naturale’ tendenza persisteva, nessuno (il marito) se ne rammaricava, dal momento che era percepita come una garanzia di fedeltà. Le donne dal loro canto, non ci facevano caso, dal momento che ignoravano la loro naturale predisposizione fisiologica al piacere. In alcuni paesi del mondo (penisola araba, africa e sud-est asiatico), viene ancora praticato ritualmente l’infibulazione. L’infibulazione è la castrazione del genitale femminile. Prevede l’escissione (asportazione) del clitoride, delle labbra (piccole e grande) vaginali, che elimina del tutto la possibilità di provare piacere. Chi lo desidfrigidità mancanza desiderioera può cercare siti dove si tratta l’argomento in modo più specifico.

E’ un disturbo che ha diverse connotazioni: riguarda donne che non hanno mai avuto un orgasmo; donne che lo avevano ma ne hanno perso la capacità e donne che occasionalmente si trovano in questa situazione. Con questa difficoltà le donne possono rattristarsi, sentirsi frustrate oppure provare angoscia al punto da sperimentare momenti depressivi che le portano a limitare la loro vita sessuale ai solo preliminari evitando il rapporto nella sua interezza.

Tornando al discorso principale, oggi, contrariamente a ieri, la frigidità e quindi lo scarso interesse verso tutto ciò che attiene alla sessualità, rientra tra i disturbi sessuali e viene chiamata in modi diversi asseconda della modalità.

frigidità causeCon anedonia si descrive l’incapacità di provare piacere (dormire, mangiare, fare sesso, frequentare persone, etc);

Il desiderio sessuale ipoattivo (presente anche nel DSM) caratterizza un’assenza o una mancanza o di fantasia sessuale;

L’anorgasmia l’incapacità di ottenere eccitamento durante il rapporto sessuale. Anche l’uomo ne soffre e si manifesta con la difficoltà a mantenere l’erezione fino alla fine; nella donna invece, si manifesta con la mancanza di desiderio che limita la lubrificazione della vagina. Quindi, la donna non raggiunge l’orgasmo (un fenomeno molto diffuso e ben celato dalle donne che per concludere l’atto, fingono di raggiungerlo);

La dispareunia si applica per tutte quelle situazioni ove la donna prova dolore vaginale durante il rapporto;

Il vaginismo, invece, ha come effetto, la contrazione (involontaria) dei muscoli perineali. La contrazione è così forte da impedire la penetrazione.

Come dicevamo, oggi la frigidità, viene considerata un disturbo sessuale e come tale può essere curato.

Le causefrigidità femminile

Un contesto socio culturale ostativo o addirittura rifiutante, una madre inibente e che quindi non ha permesso un’accettazione libera della sessualità, eventuali disfunzioni sessuali o difetti erotici del partner (partner inibito, impotente, freddo, disinteressato, etc), un trauma sessuale (violenza, abuso, etc). Tutte queste e altre ‘cause’, generano frustrazione insoddisfazione, delusione e quindi provocano un calo o un blocco della componente eros.

La terapia

Per quale motivo la donna non prova piacere? Questa è sicuramente una prima domanda da porsi e, prima di ogni altra cosa, va verificato se esiste un problema di natura medica. Se tutti gli accertamenti necessari sono negativi, allora è sensato ipotizzare un’eziologia psicogena. La verifica medica va effettuata perché esistono problematiche (diabete, ormoni, tiroide, etc) mediche che inibiscono la sessualità.

Sul fronte psicologico va verificato l’eventuale situazione di temporaneità. Ad esempio, potrebbe esserci un problema di coppia e in quanto tale, la frigidità è la risposta somatizzata di quel problema, che va risolto con una terapia di coppia. Se persiste, la frigidità ha radici più profonde e vanno analizzate in modo approfondito.

I problemi sono di molteplice natura: ad un primo livello ci potrebbe essere la paura di perdere il controllo, la paura dell’aggressività maschile (l’uomo è anche molto ruvido e questo potrebbe spaventare), paura della propria femminilità (incapacità di gestirla).

Una donna frigida, non perde la capacità di innamorarsi né quella di desiderare di avere rapporti sessuali e né tantomeno inibisce il desiderio di avere figli, anzi. Molte donne accettano di non provare piacere, ma non quello di rinunciare alla maternità. Qualcuno sosterrebbe che non è obbligatorio provare piacere ma, l’essere umano ha un apparato genitale non solo ai fini riproduttivi, quindi, la mancanza di piacere sessuale, nel tempo, genera scompensi psicologici anche gravi, che possono sconfinare nelle fobie e nella depressione, tutte sindromi a discapito dell’armonia in ambito personale e famigliare.

Fortunatamente la frigidità estrema è rara. Le donne frigide spesso non hanno la capacità di raggiungere l’orgasmo (anorgasmiche), ma riescono ad eccitarsi. Basterebbe quindi, in questo caso più lieve, lavorare sulle condizioni a contorno (atmosfera, petting, tecnica, etc) e con una valida collaborazione del partner, il problema si potrebbe risolvere, in tutti gli altri casi è opportuno valutare l’ipotesi di iniziare un percorso psicoterapeutico.

Come le donne raggiungono l’orgasmo

Come le donne raggiungono l’orgasmo

Brutte notizie per gli uomini. Sembra che una ricerca attribuisca poca importanza al mito fallocentrico. Anche se il piacere femminile resta sempre un’impresa ardua, lo studio ci fornisce ulteriori indizi.

L’Institut français d’opinion publique (IFOP) ha pubblicato un recente  studio in merito a come le donne raggiungono l’orgasmo. Lo studio ‘Le francesi e l’orgasmo’ (http://www.ifop.com/?option=com_publication&type=poll&id=2886), basato su un’indagine condotta su 1006 donne maggiorenni, è stato pubblicato sul web dal 25 al 27 novembre 2014 e sottoposto in modalità (CAWI – Computer Assisted Web Interviewing) in occasione della Giornata Mondiale dell’Orgasmo (il 31/7 si celebra il Global orgasm day. Tra le varie NEWS, sembra che ben l’85% delle donne sostiene con molta convinzione che raramente l’uomo è in grado di ‘capire’ quando e se la donna abbia raggiunto il piacere. Altre curiose statistiche: il 73% delle donne e il 41% degli uomini, simulano l’orgasmo e l’85% delle donne attribuiscono al tradimento il merito di aver ridotto le tensioni coniugali).

I risultati non sono esaltanti, dal momento che in buona sostanza viene evidenziato che le donne fanno molta fatica a raggiungere un orgasmo mentre fanno l’amore con il proprio partner, mentre il ricorso all’autoerotismo sembra un buon sistema per ‘rimediare’.

I risultati delle singole domande (http://www.ifop.com/media/poll/2886-1-study_file.pdf) sono deprimenti.

Due donne su tre, danno l’illusione al proprio partner di essere loro gli artefici del presunto’orgasmo’. Solo 6 donne su 10 di chi ha una relazione fissa, ammette di provare eccitazione e conseguentemente l’orgasmo con il proprio partner (quindi 4 donne su 10, negano tale eventualità). Andando oltre, il 5% non ha mai orgasmo e il 27 % risponde con un laconico e sconfortante ‘a volte’.

La tanta esaltata ‘penetrazione vaginale’ permette l’orgasmo a solo 1 donna su 3 (il solo 28%) ; e questo indipendentemente dalle dimensioni del pene. Si rassereni dunque chi pensa che essere super dotati sia una conditio sine qua non per far raggiungere l’orgasmo alla propria partner, dal momento che ci vuole ben altro. Andando oltre nello studio, si è scoperto che ben il 38% delle donne più che il pene preferisce (e raggiunge il piacere attraverso) la pratica chiamata cunnilingus (sesso orale).

Non tutte le donne hanno queste difficoltà. Infatti lo studio evidenzia che riguarda prevalentemente: donne sotto i 25 anni, le donne che sono preoccupate con la carriera e le donne sovrappeso.

Ma, allora nessuna donna gode con soddisfazione delle gioie del sesso? No, ma solo un striminzito 6% ammette di godere tutti i giorni; una volta la settimana il 37%; chi invece lo raggiunge una volta al mese è il 31% e ben il 7% ‘salta’ anche il mese (cioè, neanche una volta al mese ci riesce).

Quindi, sembra che l’unica chance per le donne, rimanga solo la stimolazione clitoridea dal momento che sembrerebbe un sistema infallibile per raggiungere efficacemente l’orgasmo.

Può essere consolatorio pensare che lo studio si riferisce  alle donne francesi?

 L’intuito è una prerogativa delle donne?

Tre università, quella di Granada, Londra e Barcellona, con una pubblicazione su   Psychoneuroendocrinology, come conseguenza di uno studio specifico, sostengono che l’intuito femminile si sviluppa molto presto, addirittura durante la vita intrauterina e permette alla donna di intercettare segnali e situazioni molto utili per risolvere problemi, anche difficili, senza per forza dover ricorrere al pensiero razionale. Il lavoro della equipe, conclude in buona sostanza che questo avviene grazie al fatto che nelle femmine c’è una scarsa quantità di un ormone maschile, il testosterone, che sarebbe responsabile del pensiero riflessivo e razionale.

Differenze e ormoni sessuali

Alla base delle differenze tra cervello maschile e femminile ci sarebbe quindi, secondo questo studio, l’influenza di due ormoni sessuali: per gli uomini il testosterone, per le donne gli estrogeni.

Gli ormoni influiscono ancor prima della nascita e le donne si lasciano guidare più da processi inconsci e quindi dall’intuito mentre gli uomini si lasciano guidare maggiormente dal pensiero riflessivo. L’uomo agisce sotto la spinta di un cervello che è più razionale di quello femminile perché i due emisferi sono meno connessi di quello femminile. Infatti nel cervello femminile i due emisferi hanno una maggiore connessione e questo le permetterebbe di avere un cervello più olistico e intuitivo.

Il cervello, quindi, ha una funzionalità duplice ovvero in esso coesistono due modalità complementari e alternative. Una la possiamo definire intuitiva-olistica che in altri termini vorrebbe dire induttiva, sintetica e globalizzante; l’altra invece logico-razionale e quindi, deduttiva, sequenziale e analitica. Entrambe queste modalità rispondono a funzioni differenziate relative ai due emisferi cerebrali.

Tornando alla dualità maschio-femmina, il cervello femminile ha più connissioni tra i due emisferi (il corpo calloso è più denso). Alcuni studi confermano che nei bambini questa differenza si manifesta solo dopo lo sviluppo, perché solo nell’adolescenza aumenta in modo significativo la quantità dei due ormoni: estrogeni per le femmine; testosterone per i maschi.

Mente “maschile” e “femminile”

Un precondizionamento è tuttavia possibile nel caso ci sia una esposizione del testosterone o degli estrogeni fin nella fase fetale.

Tutto questo è stato dimostrato dagli esperimenti nelle università spagnole e inglesi.

Ben 600 giovani (maschi e femmine) sono stati ingaggiati dei ricercatori; un questionario è stato somministrato con lo scopo di valutare le capacità intuitive di tutti i partecipanti. E’ stato inoltre calcolato il rapporto tra la lunghezza dell’anulare e dell’indice. Più alta è stata l’esposizione al testosterone nella vita intrauterina più l’individuo è mascolino e più è basso il rapporto anulare/indice. Lo studio dei questionari ha evidenziato che le donne, mediamente sono più intuitive dei maschi; le donne con un anulare/indice basso sono meno intuitive delle altre. Il loro cervello quindi, è più maschile.

Conclusioni

Il fatto che la donna sia più intuitiva dell’uomo è noto da sempre. Come abbiamo detto sopra il testosterone è un ormone prevalentemente maschile. Il feto (maschio o femmina) cresce nell’utero materno, quindi è ovvio che la donna ha una minore esposizione al testosterone e una maggiore agli estrogeni.

Pornografia WEB e Anoressia sessuale

Anoressia

anoressia sessualeTecnicamente, si intende per ‘anoressia sessuale’ quella sorta di ossessione che spinge il soggetto ad evitare tutto ciò che si declina con sesso, compreso tutto il relativo coinvolgimento intimo. Questo disagio è particolarmente grave a va preso molto seriamente perché il soggetto, al pari dell’anoressia alimentare, giunge a rappresentarsi la totale assenza del corpo e di tutti i suoi bisogni (per l’appunto, sia il sesso che l’alimentazione). Come dicevo, una patologia che può assumere forme estreme e di cui difficilmente se ne esce con il fai-da-te.

Pornografia onlinepornografia online

Sembrerebbe che fruire in modo esagerato della pornografia (in particolare tra gli adolescenti) che si trova nei vari siti online, oltre a portare un calo del desiderio (anoressia sessuale, vedi sopra), possa essere anche alla base dell’impotenza.

Vero o non vero, di seguito alcuni riferimenti scientifici.

pornografia online adolescentiIl mondo degli adolescenti, che entrano finalmente in quella fase, che nello sviluppo psicosessuale Freud chiamava genitale, dovrebbe anelare ad avere finalmente un rapporto intimo con un partner, invece, spesso e impropriamente (forse cercando una facile scorciatoia), cominciano sperimentando il sesso fatto da altri e online, ovvero sul web, ovvero, per essere più specifico sui uno dei tanti siti pornografici. In tal modo, il rischio che si corre, secondo gli esperti, è per l’appunto quello dell’anoressia sessuale.

In merito all’anoressia sessuale una ricerca USA del Journal of American Medical Association ha evidenziato che il 33 per cento delle donne di un’età compresa tra i 18 e i 59 anni lamenta un calo parziale o addirittura totale del desiderio sessuale. Per i maschi, questa percentuale si attesta sul 16%. Da noi, in Italia, gli esperti affermano che nella forma più grave, ovvero, la totale assenza di desiderio, colpisce soltanto (si fa per dire) il 3% delle donne.anor sex

Secondo le indagini condotte da team di esperti, i giovani soffrono di questa sorta di sindrome, lamentando problemi in merito alla eiaculazione che può essere, lenta, velocissima, oppure, addirittura, impossibile. Quando poi si trovano in presenza di un vero e proprio partner, stentano ad avere l’erezione e soprattutto a mantenerla.

In un articolo della rivista Psychology Today, viene riportato un sondaggio condotto dalla Società di Andrologia basato su un ampio campione di sesso maschile (28000), sotto i 25 anni e assidui frequentatori di siti porno.

sexLe conclusioni di questo sondaggio, sostengono che in funzione dell’estrema facilità di accesso alla fruizione di questi contenuti, si può creare una dipendenza simile a quelle classiche (alcol, azzardo, droghe, etc). L’effetto di questa fruizione virtuale sarebbe, secondo il sondaggio, devastante. Tale devastazione, la si vede in tutta la sua distruttività proprio nel momento magico per eccellenza; l’incontro con un partner reale.

cervello e sexSecondo la ricerca, il 70% del campione intervistato, ha ammesso di aver frequentato siti porno in giovane età e di averci passato molte ore al giorno. Il risultato, come dicevamo sopra, è che c’è un calo del desiderio (libido) e difficoltà erettile.

Sul fronte biologico, sembrerebbe, secondo gli studiosi, che questo comportamento causa un’alterazione della produzione e messa in circolo della dopamina. Questa sostanza, infatti, normalmente si concentra sui neuroni specifici che sotto specifiche condizioni di piacere  scatenano tutti i comportamenti idonei tra cui, ovviamente quello della erezione.

neurotrasmettitoriLa dopamina, prodotta dal sistema nervoso, si occupa di attivare i centri deputati al sesso (che si trovano nell’ipotalamo) che, seguendo uno schema evolutivo costruito lungo il corso di milioni di anni, attraverso le fibre discendenti, eccitano la zona del midollo spinale (centri erettili) che a loro volta mandano l’impulso ai genitali. 

Se, paradossalmente, la produzione di dopamina diviene esagerata, il cervello non riesce più a rispondere. Questa del resto è la tipica reazione legata alla dipendenza, sia naturale che di origine chimica.dopamina Diviene quasi logico concludere che per mantenere il livello di eccitazione bisogna aumentare la produzione di dopamina, un pò come nella tossicodipendenza, per mantenere lo stato di eccitazione bisogna aumentare le dosi. La stessa cosa avviene per la dipendenza da pornografia: abbiamo bisogno di immagini sempre più inedite, forti, per riuscire a stimolarci. Ecco perchè alla fine si cade nell’anoressia sessuale.

Tornando nel mondo dei vivi, vorrei concludere con una frase che dovrebbe essere ovvia ma che rischia di esserlo oggi giorno sempre di meno.

Il desiderio sessuale ha bisogno di essere alimentato.

Più facciamo l’amore, più ne abbiamo voglia (e questo non si traduce necessariamente solo nei termini di concentrazioni ormonali). Non fare l’amore, o limitarlo pesantemente crea problemi all’interno della coppia che ne esce indebolita.

Cosa determina l’orientamento sessuale umano

Cosa determina l’orientamento sessuale umano

In Uganda, il presidente Yoweri Museveni ha stabilito che l’omosessualità è un reato (stabilendo pene che arrivano fino all’ergastolo), almeno fino a che la scienza non dimostri che l’orientamento sessuale è prestabilito anche prima della nascita.omofobia in africa

In risposta a queste evidenti provocazioni, un professore di psicologia della Northwestern University di Evanston (Illinois), J. Michael Bailey, ha fatto una serie di dichiarazioni (Anti-gay Uganda claims sexual orientation is a choice) pubblicate dal New Scientist e che hanno come oggetto il tema legato alla omosessualità dal punto di vista scientifico.

Secondo il professor Bailey, l’orientamento non può essere scelto anche se al momento la scienza ignora cosa lo determina. Il filosofo Arthur Schopenhauer, circa 200 anni fa sosteneva che possiamo scegliere come comportarci ma non i nostri desideri (“A man can indeed do what he wants, but he cannot want what he wants.“). Inoltre, la presunta contagiosità dell’omosessualità viene vigorosamente esclusa dal momento che le testimonianze degli omosessuali dichiarano di aver avuto quei desideri molto tempo prima di aver avuto qualsiasi rapporto sessuale.

Quindi la domanda se l’orientamento (omo, etero o bsx) nasce con noi oppure lo scegliamo in seguito rimane senza risposta anche perché, nel tempo, può cambiare in ognuna di queste tre diverse tipologie. Inoltre la scienza ha ‘solo’ evidenziato che gli aspetti in gioco sono molteplici e i nostri desideri sono alimentati da una non facilmente quantificabile mistura di fattori genetici e ambientali.

In merito a questi aspetti (genetici e ambientali), Bailey sostiene che i dati non sono né chiari né esaustivi. I fratelli omozigoti ad esempio, sembrerebbero avere un orientamento più simile degli altri fratelli (in questo ci potrebbe essere una base genetica) anche se, in una sua ricerca ha evidenziato che se di due gemelli identici uno è omosessuale, l’altro invece è etero. Quindi la genetica non ha nessun ruolo mentre potrebbe averla quella ambientale.

In merito al cambiamento dell’orientamento, anche il famoso rapporto Kinsey, sin dal 1948 sosteneva che non è necessariamente una condizione scolpita nella pietra, lasciando intendere (sulla base delle proprie indagini) che nulla è immutabile con particolare alle donne che, rispetto all’uomo, sarebbero meno rigide in merito alla possibilità del cambiamento.

Una sintesi delle varie ricerche evidenzierebbero quanto segue:

a) L’orientamento può cambiare e questa instabilità appartiene sia agli etero che agli omosessuali.

b) Se non ci fossero pressioni vs la scelta etero (come avviene ad esempio in Uganda) sarebbe molto probabile che più persone si sentirebbero libere di vivere e quindi di esprimere un orientamento diverso, quindi solo la paura di eventuali ritorsioni giocherebbe un ruolo limitante.

c) L’orientamento è il frutto di un equilibrio non ben definito tra biologia, genetica, ambiente e cultura. Non è determinato biologicamente ma è solo una preferenza che nella maggioranza dei casi è etero.

d) Come dicevamo sopra le donne sono più flessibili in merito all’orientamento. Molti studi, in particolare quelli della d.ssa Meredith Chivers (del Center for Addiction and Mental Health dell’Università di Toronto – http://www.queensu.ca/psychology/sage/Home.html) evidenzierebbero che la donna ha una maggiore predisposizione alla bisessualità rispetto agli uomini. Nelle donne quindi l’orientamento è più flessibile, mentre negli uomini la scelta viene vissuta come immutabile e in alcuni casi innata.

e) E’ stato smentito (dalla scienza) che si nasca con un orientamento sessuale e tuttavia questa convinzione errata sta alla base delle società e dei soggetti omofobi.

f) Poiché fino ad ora nessun genetista ha trovato il gene dell’omosessualità non si può prescindere dal fatto che sia omo che etero appartengono alla stessa categoria. Tutti gli schemi che vorrebbero distinguere le persone in omo, etero o bsx sono fuorvianti e non più adeguate. La realtà che li descrive è molto più complessa di quanto sembrerebbe. Tuttavia una recente ricerca sui geni condotta da Bailey (http://www.independent.co.uk/news/world/americas/male-homosexuality-influenced-by-genes-us-study-finds-9127683.html) e da un suo collega Alan Sanders della North Shore University Health System (Illinois) evidenzierebbe che nel 30% di circa 400 fratelli gay si evidenzierebbe un’anomalia genetica del cromosoma X, precisamente dell’ Xq28, che passerebbe dalla madre al figlio condizionando così l’orientamento sessuale futuro (Scientists found that a region of the X chromosome Xq28 had an impact on male sexuality, as did a stretch of DNA on chromosome 8).

g) L’American Psychological Association sostiene che l’orientamento sessuale non può essere modificato a comando. Quindi, ad esempio non c’è una psicoterapia o una religione in grado di operare eventuali ‘aggiustamenti’. La ‘terapia riparativa’, ad esempio quella dello psicoterapeuta statunitense dottor Joseph Nicolosi, sembrerebbe non aver raggiunto nessun risultato apprezzabile ed è vietata dall’Ordine degli Psicologi Italiani. Tuttavia esiste un altro il termine dove «riparativo» vuol dire altro dal momento che non c’è una malattia da ‘riparare’. La parola nasce nel linguaggio psicanalitico, e descrive ‘solo’ quelle situazioni ove l’omosessuale non si ritrova in questa identità sessuale e non desidera questo orientamento e chiede un approfondimento per uscire dalla situazione di incertezza in cui sente di vivere. L’ omosessualità quindi, non è una malattia e sembrerebbe (da una recente ricerca) che un buon 20% di psicologi ancora non lo sanno dal momento che nelle interviste avrebbero sostenuto che sarebbero in grado di riparare il disagio.

h) Nessuna ricerca scientifica ha mai dimostrato che l’orientamento possa essere il frutto o il risultato di traumi infantili, deficit, abusi o rapporti difficili con i propri genitori o con una madre ‘castrante’. Eventuali traumi sessuali possono semmai avere riflessi sulla vita sessuale, indipendentemente dall’orientamento preso. Fino a 40anni fa, nel DSM, l’omosessualità era vista come una forma di devianza sessuale eppure nessuna ha mai dimostrato una correlazione con la psicopatologia. Dal 1990, l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha definito l’omosessualità come una variante e l’ha definitivamente eliminata dall’elenco delle malattie mentali.

Conclusioni

Dagli studi e ricerche riportate si evincerebbe che l’orientamento sessuale non si sceglie ma al massimo può solo essere modificato. Però potrebbe essere scoraggiato come accade in Uganda oppure dai comportamenti omofobi. Tuttavia al momento non vi è nessuna prova reale, concreta, che dimostra che l’orientamento preso possa essere stabilito a prescindere. Cambiare i ragazzi in ragazze (attraverso la chirurgia alla nascita ad esempio – pare che per ragioni mediche sia stato necessario fare anche questa cosa – The New England Journal of Medicine – http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa022236) non ha cambiato il loro orientamento sessuale.

Il disturbo bipolare e la personalità ciclotimica

Definizione

snc e ciclotimiaIl disturbo bipolare si distingue in maggiore (nei vecchi trattati psichiatrici veniva  anche chiamato ‘psicosi maniaco depressiva’) e minore e rappresenta l’1% della popolazione, colpisce entrambi i sessi, comincia dopo l’adolescenza, raramente dopo i 40anni.

Ce ne sono di diversi tipi: bipolare e ciclotimica (meno grave del bipolare, non compromette la vita lavorativa e relazionale,  ma che può evolvere vs il bipolare e durare più a lungo).

 Alle possibili cause di questo disturbo vengono riconosciuti fattori predisponenti dovuti a casi analoghi in famiglia, ma anche ad alterazioni specifiche in quelle aree cerebrali adibite al controllo dell’umore dell’affettività, degli impulsi ma anche ad alcune funzioni fisiologiche di base (sonno, appetito, sessualità, etc).la doppia faccia della ciclotimia

Nel disturbo ‘minore’ si trovano i cosiddetti disturbi minori, caratterizzati dal fatto che il soggetto è in grado sia di intendere che di volere e tendenzialmente è in grado di non superare quel limite, oltre il quale i soggetti ‘delirano’ ovvero hanno idee di se stessi e dell’ambiente prive di concretezza e quindi deliranti. Questi soggetti, mostrano un’alternanza dell’umore che va dalla tristezza all’euforia. Anche se non raggiungono i livelli patologici tipici della sindrome bipolare, nei casi gravi influenzano, a volte anche pesantemente, la vita del soggetto e quella delle persone a lei vicine. Il passaggio tra una fase e l’altra (oscillazione) può essere frequente e improvviso oppure può manifestarsi al cambio di stagione (ad esempio nel periodo primaverile). Il tipo di reattività può anche essere molto marcato; avremmo quindi difficoltà in ambito lavorativo, particolarmente rifiutanti verso tutto e tutti, oppure particolarmente desiderosi dell’approvazione altrui e anche tendenti alla eccessività (di alcol, di sostanze stupefacenti, di sesso, etc). In questa situazione può accadere di avere un picco di energia nelle ore serali e fino a notte inoltrata. Gli artisti, in questa fase potrebbero avere i loro picchi creativi.

euforicodepressoCome può oscillare l’umore

   Sto giù (quindi depresso) …. mi sento depresso e disperato

Essere depressi può in alcuni casi essere un fatto positivo (ci indica che qualcosa non va e ci suggerisce l’azione tesa alla risoluzione), tuttavia, in questa fase e in questa malattia, la depressione è molto, molto più intensa, al punto da compromettere la nostra quotidianità. Si assiste ad una serie di cambiamenti che possono essere relativi al pensiero (nessun pensiero positivo, nessuna decisione, nessuna concentrazione); allo stato emotivo (tristezza, pianto, disinteresse, irrequietezza, sfiduciati, senso di inutilità, irritabili e si, ahimè, pensieri suicidi); all’aspetto fisico (perdita di peso, insonnia, stanchezza, riduzione libido); al comportamento (iniziare o finire attività, pianto eccessivo, non incontrare persone).

   Mi sento ‘in forma’ (fase maniacale) sono felice (al settimo cielo)amore odio

In questa fase chiamata maniacale ci si sente benissimo e si è pieni di energia e positività. Le sensazioni che si percepiscono sono così estreme che possono influenzare tutto, anche la capacità di giudizio (in questa fase si fanno cose di cui poi ci si pente e le conseguenze sono spesso dannose). Infatti ci si sente invincibili e si prendono decisioni poco ponderate e il comportamento può essere anche pericoloso e poco congruo. In questa fase si hanno effetti sui fronti: emozionale  (ci si sente eccitati, felici, irritati con chi non condivide,  un ‘padreterno’); il pensiero (tante idee, ove si saltella da un’idea all’altra, a volte si possono anche avere allucinazioni uditive); l’aspetto fisico (pieni di energia, dormire meno, molto eccitato sessualmente); il comportamento (fare progetti irrealizzabili, molti attivi e dinamici, molto più loquaci, decisionisti ma con conseguenze dannose, shopping compulsivo, ludopatia, totalmente disinibiti).

In questa fase, il senso critico può svanire e ogni suggerimento alla cautela e alla calma da parte di amici, colleghi, famigliari, viene spesso percepita come offensiva e rifiutante. Insomma, in questa stato si perde di vista il senso della realtà.

ciclotimiaQuesto tipo di disturbo è tipico di persone che comunemente vengono definite come: umorali, drammatici, melodrammatici, etc. persone cioè che passano da uno stato di estrema felicità (mi sento al top, mi sento al settimo cielo, etc) allo sconforto e disperazione totale senza un motivo, o almeno senza un motivo evidente. Si passa dalla felicità (tipica nella fase maniacale) alla sofferenza indicibile (in quella depressiva).

Questi soggetti anche se non hanno comportamenti tipici dell’alienato, compiono azioni che creano seri danni alla loro vita relazionale. Questi ‘danni’ caratterizzano la loro personalità che può essere anche definita come narcisistica, istrionica, antisociale, borderline, passiva, aggressiva etc.

Quindi, se dovessimo descrivere i suoi sintomi diremmo che è una persona a volte depressa, molto ansiosa, emotivamente instabile ed è caratterizzata da conflittualità e turbolenza nell’ambito della vita relazionale ovvero con gli amici, in famiglia, al lavoro e con il proprio partner.

Il soggetto è rigido, ha perso l’elasticità e quindi la capacità di adattarsi a ciò che la realtà ci propone continuamente,

Quando inizia il disturbo

Difficile riconoscerlo, ma spesso coincide con l’aumento di problemi che si hanno verso la realtà che circonda il soggetto (difficoltà nelle relazioni, nel portare a termine gli abituali compiti), insomma la propria vita fatta di progetti, relazioni, tendenze etc.).

La sessualità nel disturbo bipolarela sessualità del ciclotimico

Come dicevamo sopra, in merito alle influenze sul pensiero, abbiamo citato il fatto che i pensieri ‘volano’ a tal punto che si fa fatica a starci dietro. La stessa cosa accade anche in merito al comportamento sessuale. Essendo anche meno inibiti la sessualità aumenta in modo travolgente e senza freni inibitori, assumendo anche la forma estrema di compulsività. Quello che prima era un soggetto normale o anche timido, diventa improvvisamente audace oltre ogni misura non solo verbalmente ma anche nelle azioni che comportano un’attività sessuale intensa e spesso anche sregolata.

psicoterapiaQuale terapia

Poiché in questo disturbo, il primo elemento coinvolto è l’umore, la terapia non può partire che dalla sua stabilizzazione. L’umore va stabilizzato riducendo sia la gravità che la frequenza di questi episodi definiti maniacali e depressivi. Ovviamente, queste cure tendono a prevenire le eventuali ricadute.

La cura, in particolare nei casi gravi, raramente può fare a meno del supporto farmacologico. Il rapporto analista-psichiatra è utilissimo ed ha lo scopo di comprendere quale può essere il giusto dosaggio farmacologico che in teoria dovrebbe ridursi man mano che gli effetti della psicoterapia diventano tangibili.

Io ritengo che non esiste un bisticcio tra la psichiatria e il sistema nervoso: sono cosciente che abbiamo un corpo e un cervello e che i disturbi psichici, in particolare quelli gravi, hanno una origine sia fisica che psichica. Insomma, io dico sempre: ‘… inutile fare gli eroi … se il farmaco aiuta, usiamolo ‘.

Sul piano psicoterapeutico è importante osservare le dinamiche transferali e lavorare per ipotesi che via via si consolidano oppure si abbandonano per altre più efficaci. Mai come in questo disturbo, i cambiamenti vanno perseguiti e il lavoro con il paziente va continuamente verificato ed eventualmente ipotizzare cambi di rotta, tutte tese verso la meta finale.

A mio avviso, la dialettica teoria/paziente va, senza dubbio centrata su quest’ultimo. Mai come in questo disturbo è importante adattare la teoria al paziente e ad i suoi bisogni e mai il contrario. Può sembrare un’affermazione ovvia e forse anche banale, ma non lo è assolutamente dal momento che spesso è accaduto e accade il contrario. Se si ha paura del paziente e/o del problema che ci porta, può essere utile rifugiarsi dietro la teoria, peccato che questo non aiuta il paziente ma momentaneamente solo il terapeuta. Il segreto quindi (ammettendo che lo sia) e non avere mai paura del paziente e del suo dolore ma tentare sempre e comunque di ‘capire’ chi è e cosa ci porta.

Dal punto di vista psicoterapeutico, quindi, è importante lavorare sul presente evidenziando le distorsioni tipiche della realtà che si hanno in entrambe le fasi ma anche cercando nel profondo, quei vissuti che possano aver contribuito. Grazie all’attività trasferale, sarà possibile favorire l’assimilazione di ‘oggetti buoni’ allo scopo di stringere un’alleanza terapeutica che permetta di individuare e rielaborare i vissuti inconsci (quasi sempre caratterizzati da un fatto semplice ma drammatico allo stesso tempo: quello di non essere mai stati capiti) che emergono nel corse delle sedute.

Le parafilie

Secondo il DSM – IV, le Parafilie sono caratterizzate da ricorrenti e intensi impulsi, fantasie, o comportamenti sessuali che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali e causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento; includono l’Esibizionismo, il Feticismo, il Frotteurismo, la Pedofilia, il Masochismo Sessuale, il Sadismo Sessuale, il Feticismo di Travestimento, il Voyeurismo, e la Parafilia non Altrimenti Specificata.

Dunque, le caratteristiche specifiche della Parafilia sarebbero legate ad una ricorrente, intensa attrazione sessuale riguardante oggetti non umani, sofferenza, dolore o umiliazione propria o del proprio partner, coinvolgimento di bambini o adulti non consenzienti. La diagnosi di Parafilia, inoltre, viene fatta solo se il soggetto mette in atto questi impulsi, o risulta a disagio a causa di essi. Gli autori del DSM – IV, per valutare il continuum fra fantasia e azione e per non scindere il legame fra vissuti interiori e mondo reale, hanno elaborato tre diversi criteri di gravità delle manifestazioni di una o più Parafilie.  La diagnosi differenziale posta dal DSM – IV è che una “Una Parafilia deve essere distinta dall’uso non patologico di fantasie, comportamenti, o oggetti sessuali come stimolo per l’eccitazione sessuale in soggetti senza Parafilia.  Le fantasie, i comportamenti o gli oggetti sono parafilici solo quando portano ad un disagio clinicamente significativo o ad una menomazione (per es., sono vincolanti, esitano in disfunzioni sessuali, richiedono la partecipazione di soggetti non consenzienti, portano a complicanze legali, interferiscono con le relazioni sociali)”.

Il masochismo sessuale

La forma di parafilia in cui il piacere sessuale è legato al dolore fisico o morale del soggetto è definita masochismo sessuale.

Esibizionismo e Voyeurismo

l voyeur vero e proprio è chi trae soddisfazione unicamente dall’osservare una persona o una coppia in intimità o in attività erotiche.

Pedofilia

Per quanto riguarda la pedofilia, attualmente, per poter considerare pedofilica l’attività sessuale con minori è necessario che gli stessi abbiano meno di 13 anni, che siano prepuberi, che il soggetto pedofilo deve avere almeno 16 anni e almeno 5 anni più del bambino.

Feticismo e feticismo di travestimento

In termini clinici il feticismo è una parafilia, e il suo esordio è solitamente in adolescenza, sebbene il feticcio possa avere acquisito una particolare significato già nella fanciullezza (coperta di linus).

Frotteurismo

Il termine deriva dal francese frotteur, colui che sfrega. Secondo il DSM-IV, il frotteurismo comporta il toccare e lo strofinarsi contro una persona non consenziente.

Sadismo sessuale

Il termine sadismo deriva dal marchese de Sade, di cui si conoscono le gesta come scrittore e come autore di certi giochi crudeli e che finì in un ricovero di alienati per questi suoi comportamenti. Con questo termine, nel DSM – IV, si indicano le azione in cui il soggetto ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica o fisica della vittima.

Parafilie non altrimenti specificate

Fanno parte di questa categoria la scatologia telefonica, la clismafilia, l’ urofilia, la coprofilia, la zoofilia, la necrofilia, ecc.

Tali parafilie vengono considerate “minori” in quanto sono molto più rare per giustificare l’uso di una classe specifica. Quando tali attività diventano prioritarie e sostituiscono i contatti sessuali ordinari, allora rientrano in un quadro di “anormalità”.

Considerazioni conclusive

In conclusione è utile ricordare che, nella pratica clinica, le parafile non si manifestano mai in forma pura; spesso nel mettere in atto una perversione si ricorre a caratteristiche tipiche di altre.

 

Bellezza e successo sociale. Quale influenza

Bellezza e successo sociale

Se è vero che ultimamente, c’è un dilagare di persone che danno un’importanza molto forte alla bellezza esteriore, è anche vera che questi (spesso) eccessi si riflettono sia sulle patologie (anoressia ad esempio) che sui cosiddetti fenomeni sociali (ricorso alla chirurgia estetica, dilagare di prodotti di bellezza; successo delle beauty farm e centri estetici).

Ci sono un gran numero di caratteristiche fisiche che gli studi psicologici hanno individuato come fattori che  influenzano l’attrattiva fisica di una persona: la statura, la conformazione dei denti e del volto, il colore degli occhi, l’assenza o la presenza di barba, il colore e la lunghezza dei capelli; e questo solo per citarne alcuni. Tutte cose che, secondo, ad esempio, Chris Salomone dell’Università di Kent, sono misurabili nelle proporzioni (proprietà di un viso) e nella forma. Nihil novi  sub sole lucet, queste cose le avevano individuate anche i Greci.

Cosa c’è di meglio, per spiegare l’importanza dell’attrattività, se non riflettere in merito a quando non c’è? Pensiamo ad esempio a tutti quei casi di incidenti stradali che deformano il corpo o una sua parte. Oppure una malattia della pelle. In casi del genere i primi caposaldi a cadere sono: l’autostima, la fiducia e altre cose simili che mettono in discussione la vita sociale e relazionale.

Un’altra prospettiva, per parlare di chi è attraente, è quella di mettere in evidenza i cambiamenti di ciò che comunemente definiamo brutto. Quindi oggi brutto, potrebbe forse essere equiparato a ciò che è normale, cioè, non bello.

Molti studi hanno ampiamente dimostrato che chi ha un aspetto gradevole appare più credibile e persuasivo (ecco perché nelle pubblicità sono TUTTI belli: bambini/e vecchi/ie, uomini, donne etc), e che diventano leader nel gruppo di amici e spesso sono quelli che più facilmente fanno carriera.

Nella scuola, alcuni studi hanno mostrato la stessa cosa: le aspettative  si concentrano sui più attraenti, che ricevono quindi maggiori attenzioni dai prof che tendono a valutare meglio l’intelligenza di quegli alunni più belli a discapito degli altri. Di conseguenza pongono maggiore attenzione su quell’alunno che, inevitabilmente avrà più chance di apprendere degli altri; nei primi si innesca un circuito virtuoso mentre nei secondi questa cosa non accade. Questo effetto, si chiama: effetto Pigmalione (vedi oltre).

Nel lavoro accade la stessa cosa. Vengono preferiti soggetti più attraenti. Escludendo tutti quegli ambienti ove è richiesta una certa ‘bella presenza’ alcune ricerche hanno rilevato che anche in altri ambiti (tecnici, ad esempio) questi individui hanno una corsia preferenziale. Questa preferenza riguarda maggiormente il mondo maschile perché per le donne valgono altri  pregiudizi dal momento che le donne belle vengono giudicate meno capaci. Ciliegina finale, queste persone (attraenti) alla fine percepiscono stipendi superiori.

In politica accade la stessa cosa. Dal momento che difficilmente si può valutare con una certa obiettività un candidato (ovviamente con la esclusione dei politici famosi), nel segreto dell’urna chi sceglie l’elettore poco informato? si, lui/lei, il più attraente

Ovviamente non sono belle notizie,  sapere che gli alunni attraenti sono quelli più seguiti, o che possono fare più carriera, etc. Quindi, per difenderci, sapendo che la bellezza oltre che salvare il mondo, può anche influenzarci, potrebbe essere utile cercare di mantenere una certa obiettività e nelle nostre scelte resistere al fascino non tanto misterioso di questa caratteristica 

Bellezza e successo sociale: effetto pigmalione  

Tutti noi ricordiamo quando, ai tempi della scuola, c’era l’ultimo della classe. Inevitabilmente i professori, più o meno, di lui, dicevano sempre la stessa cosa e lo trattavano (alunni e professori) allo stesso modo.

Ma se fosse stato trattato diversamente, il suo esito scolastico sarebbe cambiato?

Bella domanda a cui  il prof Rosenthal e la sua equipe, hanno tentato di dare una risposta.

La tesi di fondo era: se un bambino viene giudicato dai propri insegnanti scolasticamente ‘lento’ verrà trattato diversamente e il bambino, inconsciamente, si convincerà che il giudizio lapidario degli insegnanti risponde al vero e nel tempo, diverrà esattamente come gli insegnanti avevano predetto.

La equipe americana fece partire un esperimento in una scuola elementare.

Tutti gli allievi furono sottoposti ad un test intellettivo e furono scelti casualmente un certo numero di ragazzi (scelta operata senza aver consultato il risultato dei test). Gli insegnanti vennero informati che questi alunni erano i più intelligenti e che quindi avrebbero ottenuto ottimi risultati.

Un anno dopo, Rosenthal, visitando la scuola, scopri che i ‘suoi’ alunni erano più bravi e che addirittura, al ripasso del test, evidenziarono un aumento della loro intelligenza. 

La morale dell’effetto Pigmalione è che se un adulto esprime ciecamente fiducia, il bambino raggiunge ottimi risultati indipendentemente dalla bellezza.

Bellezza e successo sociale: bellezza e bruttezza

Tutti hanno in mente il senso che si cela dietro al fatto che la bellezza non si identifica necessariamente con l’attrazione. Una bellissima persona, potrebbe essere piacevole vederla, magari irraggiungibile eppure anche non attraente perché, potrebbe per l’appunto non piacere. Gli stereotipi potrebbero non emozionare.

Grazie alla chirurgia estetica, molte persone possono cambiare le cose che non piacciono, anche se un buon chirurgo, dovrebbe solo migliorare ciò che uno ha e non trasformarlo. Da ciò si evince che ognuno di noi può decidere se essere bello o brutto, appunto perché il canone di bellezza è in ognuno di noi e non nelle mani (o meglio negli occhi) degli altri.  Quindi, se è vero che ognuno può cambiare la propria esteriorità (chirurgia estetica, piercing, tatuaggi, diete, abbigliamento) è anche  vero che sul fronte patologico, la ‘bruttezza’  (percepita ma non necessariamente e oggettivamente reale)  può portare ad un disagio spesso insostenibile perché priva di quella ‘bellezza’ idealizzata. 

Fare sesso fa bene anche alla intelligenza

Fare sesso allunga la vita, fa passare il mal di testa, ci mantiene in forma, fa aumentare le endorfine ed abbassare il colesterolo e, volendo dar credito ad una ricerca fatta nel Maryland (USA) e pubblicato su un giornale americano, sembra che ci renda più intelligenti, dal momento che farebbe aumentare e migliorare le prestazioni cognitive.
La ricerca è stata fatta su alcuni animali a cui era stato permesso di avere rapporti sessuali. Rispetto a quelli meno fortunati, questi roditori avevano prestazioni mentali e cognitive di gran lunga maggiori degli altri.
Un altro studio, fatto indipendentemente dal primo  e molto più lontano (Corea del Sud) ha rilevato che fare sesso aiuta a non perdere la memoria ai topi stressati in modo cronico e massivo.
Il motivo? Da cercare nella neurogenesi (creazione di nuove cellule) in aree ove risiede la memoria a lungo termine (ippocampo). Da ciò si evincerebbe quindi che c’è un miglioramento delle prestazioni ma anche della memoria che non verrebbe ostacolata dalla situazione stressogena.
Notizie molto importanti ma rilevato solo nei ratti. Sarà applicabile anche a noi esseri umani? Al momento le varie ricerche effettuate non confermano l’esistenza di una correlazione tra questi due fattori (sesso e intelligenza). Il che vuol dire che per essere più intelligenti può essere utile fare sesso ma, potrebbe essere vero anche i contrario. Quindi i maratoneti del sesso restino calmi.
Nel 2012, uno studio della Università della Pennsylvania, ha dimostrato che gli studenti più intelligenti (migliori successi scolastici), hanno iniziato a fare sesso più tardi degli altri studenti.
A questo punto, si ricade sul fatto abbastanza ovvio che siamo diversi dai ratti e che la valutazione dell’intelligenza ha a che fare con quella emotiva (per intenderci quella di Coleman – per chi vuole approfondire: lIntelligenza emotiva di Daniel Goleman) che ci permette una migliore gestione delle emozioni: grazie a questo tipo di intelligenza siamo in grado di comprendere, e da qualche indizio (gestualità facciale ad esempio) intuire ciò che l’altro pensa. Ecco perché, chi ne fa buon uso ha migliori relazioni sociali riuscendo a integrare la continua interazione esistenbte tra l’apparato psichico e quello fisico e non solo da punto di vista sessuale.

Relazioni conflittuali tra la madre e la figlia

figlie e madriAnche nelle famiglie di oggi, dove l’attenzione alle esigenze dei figli  è molto più presente che in passato, notiamo che i conflitti generazionali, anche se attenuati persistono, ed evidenziano non una rottura ma una necessità di rimodulare la relazione.

 Viene da chiedersi: tutto ciò è fisiologico? Ovvero, per crescere, lo scontro è proprio necessario?

 Questo scontro avviene più tra i figli e la madre e più in particolare tra le figlie e la madre, dal momento che gli adolescenti  vedono la figura paterna meno conflittuale rispetto a quella materna.figlie e madri adolescenti

Vediamo come viene interpretato questo conflitto madre-figlia sotto la lente della teoria psicoanalitica.

Gli studi di Neuman sul mito della Grande Madre  ci permettono di farci un’idea in chiave archetipica del fenomeno che andiamo a trattare.

In generale, gli adolescenti ‘sentono’ che la relazione materna offre maggiori difficoltà verso l’autonomia, dal momento che c’è una maggiore dipendenza affettiva, mentre il padre viene percepito come favorevole all’autonomia. E’ quindi la madre che, inconsciamente, tiene i figli legati a quel passato ove il mondo era percepito solo in funzione della mamma. Del resto, chi si prende maggiormente cura dei figli nei primi anni di vità se non la mamma? Ecco perché, e Neuman lo spiega molto bene, anche con tantissimi riferimenti mitologici,  l’onnipotenza della madre invischia e frena l’autonomia dei ragazzi.

lotta madri e figlieLa madre, quindi svolge un ruolo ambivalente ovvero, infonde sicurezza, ma allo stesso tempo rende dipendenti. Alla fine, è la madre ontologica, mistica, trascendente, incarnata dalla madre reale,che pone l’adolescente nella necessità di svincolarsi, interrompere quel legame per …. Affermare la propria individualità.

Se tutto ciò è vero per i figli (maschi e femmine) lo è molto di più per le femmine a causa dell’identità di genere che rende il loro rapporto più intimo.

Ecco che  l’adolescente femmina avverte (inconsciamente), che la madre rappresenta un pericolo ed un ostacolo verso la conquista del bene più prezioso: la propria femminilità.

In questa fase la madre è vista come onnipotente (da punto di vista della femminilità) in entrambi i possibili aspetti: positivo e negativo. La piccola, per poter ‘reggere’ il confronto esercita (sempre inconsciamente)  sentimenti come: svalutazione, invidia, disprezzo, etc.,  tesi a ferire la madre. Il motivo di questi atteggiamenti, che amadri figlieltro non sono che meccanismi di difesa dell’Io, servono fondamentalmente a ridimensionare una figura che è altamente idealizzata e che viene percepita come irraggiungibile. In questa situazione, come in quelle adulte, si instaura un processo di idealizzazione caratterizzata da eccessi che spesso si alternano con fasi svalutativi anch’essi esagerati e acritici.

La madre, oggetto di queste aggressioni, spesso se ne lamenta e se ne rattrista, ma è un errore perché questi atteggiamenti indicano (anche se non sempre, sicuramente spesso) segnali di ‘trasformazione’ o ‘svolta’ che oltre ad essere inevitabili sono anche un chiaro segno di evoluzione e di allontanamento (a cui ogni madre dovrebbe tendere: l’affrancamento dei propri figli e delle proprie figlie – compito non facile a cui molte madri spesso falliscono).

Quando questo accade la fanciulla-adolescente (stiamo parlando delle primissime fasi dell’adolescenza) comincia ad allontanarsi e ad allentare quei legami tipici della fanciullezza (preadolescenza) utilissimi fino a quel  momento ma pericolosi da questo punto in avanti. Questo legame (materno) deve allentarsi per far posto ad altre relazioni femminili (quelle delle coetanee o delle zie illuminate) utili per favorire lo sviluppo di altri modelli, necessari per completare lo schema della sua femminilità sulle basi di una più completa libertà ed autonomia.

La madre (contrariamente al padre), in questa fase, rappresenta il pericolo maggiore perché è un ostacolo al suo destino: diventare grande.

Una figlia obbediente e non contestatrice, rappresenta sicuramente un ‘impiccio’ di meno, perché non ci sono né contrasti né conflitti ma questa ‘calma’ dovrebbe essere oggetto di preoccupazione perché è un indice di un attaccamento innaturale, e che, inevitabilmente, mette in crisi la fase di crescita. Oggi, molto, ma molto più che in passato, assistiamo ad un cambiamento del costume che altera ciò che è stato ‘naturale’ nel passato in questo rapporto madre-figlia adolescente.

competizione madri e figlieOggi, il Puer, esercita la sua influenza in modo quasi incontrollato. Assistiamo a mamme di 40 e più anni che giocano ruoli caratterizzati da egocentrismo e narcisismo. Le madri fanno sempre più le amiche e vivono e pensano come le figlie. Queste madri che vorrebbero ‘fermare il tempo’, passano ore in palestra a tonificare il proprio corpo cercando a tutti i costi a mantenere un corpo giovane, come quello delle proprie figlie, rifiutano di invecchiare, e che in alcuni casi estremi vengono scambiate per sorelle e non per madri, rappresentano (per le figlie) un ulteriore ostacolo per il loro sviluppo. Un ostacolo che può essere ingombrante. Questa madre, eternamente giovane, paradossalmente potrebbe portare la figlia a consolidare l’identificazione, tutto a discapito dell’autonomia.  Se mi identifico con mia madre, non mi sognerò mai di prendere il suo posto in seno alla società, altrimenti corro il rischio di distruggerla. Allora, cosa faccio: rifiuto la mia femminilità, oppure esprimo e supero la mia gelosia con esperienze sessuali discutibili scambiandole per un mio autonomo desiderio mentre invece, altro non sono che ‘aggressioni’ contro chi? Contro una madre percepita come rivale

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