Categoria: Infedeltà

I Social Network  e le coppie  

L’influenza dei Social Network nella vita di coppia 

E’ indubbio che i Social Network hanno egemonizzato la vita di tutti noi. Spesso, si passa moltissimo tempo saltando tra Facebook, Twitter, … e altri, mettendo in secondo piano spesso tutto il resto.

Le coppie, anche le più consolidate, spesso hanno discussioni se non liti, proprio su questo argomento

Di certo, nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe accaduto quello che sta accadendo. I SN hanno alterato pesantemente valori come famiglia, scuola, coppia, società, politica (In un tweet Trump ha detto che…  Bersani ha risposto con un tweet, …) quante volte lo leggiamo sui giornali oppure lo sentiamo nei vari TG?

L’impatto dei SN in questi ultimissimi anni (e in maniera sempre più crescente) è sotto gli occhi di tutti. La comunicazione, le relazioni, ha nuove regole, insegnate da nessuno ma che tutti oramai conoscono benissimo. La comunicazione, in particolare quella umana, si basa su modalità di scambio completamente differenti anche perché oggi, la possibilità di restare/entrare in contatto, indipendentemente dal tempo e dalla geografia  (spazio e tempo), sono immediate.

Ma, ai fini del benessere psicologico, qual è l’impatto? I SN migliorano la qualità delle relazioni? Che uso se ne fa? Quando si esagera e  se ne diventa dipendenti (c’è gente che addirittura non ne può fare a meno)? Che riflessi sul lavoro, la famiglia, il tempo libero?

Esistono diverse ricerche in merito, ed hanno indagato su impatto e correlazione con le relazioni, e incidenza sulle eventuali rotture, infedeltà, distrazioni, trascuratezze, … Pare che su Twitter ci siano circa 550 milioni di utenti, e ogni giorno si lanciano in rete circa 59 milioni di messaggi. Contrariamente a Facebook, è meno interattivo e offre poche opportunità di chat, anche se, mai dire mai. Ad esempio un mio paziente mi ha confessato che è grazie a twitter che la sua vita è cambiata.

Una ricerca della Università del Missouri-Columbia, condotta dal Dr Russell Clayton, su circa 500 utenti (per più del 60% di genere femminile) evidenzia inequivocabilmente che il tempo speso su twitter è intimamente legato ai conflitti di coppia (malumori, litigi, gelosie…); l’esistenza di tali conflitti  permette di anticipare l’esito negativo della relazione (divorzio, rotture, tradimenti, …) e che tale (prevedibile) esito non dipende dalla durata dalle storia.  Dello stesso autore, altre ricerche avevano evidenziato una forte correlazione tra la gelosia e l’uso di facebook.

Un’altra ricerca, questa volta della University of Oxford, quindi inglese, sostiene che una delle principali cause delle crisi delle coppie avviene quando si usano i SN come primaria forma di comunicazione.

Il campione preso in esame era di 24000 coppie che usano tutti i giorni Facebook.  L’utilizzo di FB quasi esclusivo per comunicare (no telefonate per intenderci ma solo messaggi su messanger) crea molti problemi all’interno della coppia stessa.  Pur non parlando di tradimenti, l’utilizzo del mezzo per comunicare, crea fraintendimenti, suscitano fantasie, portano a fare gratuite idealizzazioni, insomma la comunicazione è falsata, distorta e quindi, oserei dire, distorsiva, dice una cosa che non c’è. A tutto ciò si deve aggiungere la necessità del controllo (che tutti più o meno conosciamo), che può rasentare l’ossessione fino a giungere al negare all’altro qualsiasi forma di privacy, anche la più innocente.

Ciò non bastasse, l’Associazione degli avvocati, quelli che si occupano delle separazione e dei divorzi, quindi gli Avvocati Matrimonialisti, ha divulgato una serie di dati che confermerebbe che Facebook, è una delle principali cause di separazione, per le coppie giovani, ma anche sposate di diversi anni, e arrivano alla rottura perché i tradimenti (non sempre reali) si sono realizzati in rete.

Nel Regno Unito, su tre separazioni, una avviene grazie a Facebook (sostenuto da Divorce online); in Italia una su 5.

Anche WhatsApp non scherza. L’instabilità della coppia avviene con un linguaggio leggermente diverso, perché differente è il mezzo e la sua grammatica (è in linea, ha ricevuto ma non letto, non risponde, chissà con chi starà parlando, …) tutte chiacchiere, ipotesi, pensieri negativi, servono solo ad alimentare ipotesi, supposizioni, gelosie, a volte anche deliri…

WhatsApp è un ottimo strumento per comunicare ma in seguito, potrebbe diventare come FB (vedi sopra); ma da subito lo strumento deve essere usato per comunicare l’essenziale (in questo è fantastico) ma, messaggi e pensieri complessi vanno fatti sempre e solo l’uno di fronte all’altro.

Ma i SN non sono solo negativi, dal momento che, secondo un esperto di coppia e sessuologo il dr  Vito Frugis,  le coppie saltano se c’è una crisi preesistente e Facebook è solo uno dei tanti possibili detonatori. In questi casi il SN è solo una via di fuga, un qualcosa che permette di dialogare con altre persone, un modo per condividere emozioni e sensazioni, un po’ come si faceva con il diario. Ecco che il virtuale, permette di avere conversazioni con sconosciuti e con la quale è facile proiettare bisogni, ansie, paure, …

Cosa si fa dallo psicologo se non proiettare tutto ciò? Solo che lo psicologo poi aiuta a ricollocare il tutto in un mondo reale più armonioso, mentre nel SN tutto può restare virtuale ma, avendo ‘scaricato’, ci fa star meglio anche se poi non cambia nulla. I rapporti costruiti online, si basano su proiezioni al punto da dare l’illusione che possa essere ‘ideale’. Ma dopo l’incontro, ci si scontra con la realtà, e la nuova coppia si deve confrontare con tutte le difficoltà di una coppia, fatta da due sconosciuti, con un vissuto completamente diverso e che hanno il compito di creare un intreccio simmetrico.  Cercare un partner in rete è relativamente facile, il difficile viene dopo.

Frequento una persona che si è appena separata

Mi sono separata – nessuno mi aiuta

Quale sono i traumi più difficili da superare? Al primo posto sicuramente il lutto per la perdita di una persona cara; subito dopo: la separazione.

Come separarsi e quando? Non esiste il tempo giusto, tutto è soggettivo, è legato al vissuto del soggetto, quindi alle sue esperienze, ai suoi desideri, ai suoi bisogni; e poi è anche legato al partner, alle sue caratteristiche, ma anche al momento preciso che si sta attraversando e alle decisioni che si dovrebbero prendere.

Il passato è molto importante perché evidenzia come sono state vissute le prime separazioni infantili e sono condizionanti perché influenzano il modo con cui, in futuro, si affronteranno situazioni analoghe. Conoscerle può aiutare per ricalcarle ma, soprattutto se negative, per operare scelte diverse e quindi più consapevoli ed efficaci.

Le considerazioni che seguono vanno intese come ipotesi di massima, quindi generiche e non specifiche.

In merito al tempo in cui si decide è importante perché, una separazione tra i 20 e i 30 anni è relativamente più semplice perché l’arco temporale che rimane è molto più ampio e si è maggiormente aperti alla prospettiva di una nuova relazione; dopo diviene più difficile, in particolare per chi vorrebbe costruirsi una famiglia (idem per chi la famiglia l’ha invece creata); vedrebbe crollare tutto un progetto di vita o nella migliore delle ipotesi la vedrebbe messa in forse. Oltre i 50anni per gli uomini e per le donne sarebbero sfide completamente diverse: opportunità per nuove conquiste sessuali per l’uomo, atte a confermare la proprio virilità, perché no, anche con donne più giovani; mentre per le donne, che sono prossime alla menopausa, inciderebbe molto sul fronte della propria autostima.

Una volta digerito il fatto che c’è una separazione in atto oppure appena conclusa, ci sono due aspetti importanti da tenere in considerazione: una legata al soggetto e l’altra all’entourage che potrebbe supportarci.

Mi sono separata – cosa fare

Poche cose ma fondamentali.   Manteniamo ordinato l’ambiente in cui viviamo (o andremo a vivere); cestiniamo ciò che non serve e che magari ricordano l’altro. Cerchiamo di rinnovare l’ambiente con cose diverse; ci sembrerà di vivere una nuova vita.

Evitiamo di trascurarci, quindi curiamo l’igiene, l’alimentazione, il fisico e le relazioni amicali. Insomma, coccoliamoci, non può che farci che bene. Se poi c’è una cosa che abbiamo sempre voluto fare senza trovare il tempo, ecco, è arrivato il momento per farla.

Poi ricordiamoci il potere dei proverbi ’amor con amor si paga’, ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’, etc. Evitiamo (è fondamentale) di avere rapporti con l’altro (vederlo, sentirlo, spiarlo, cercarlo, messaggi, …); ogni contatto non fa che allungare i tempi di elaborazione del distacco; ogni volta che c’è il contatto, si riapre la ferita; più la teniamo aperta, più tempo sarà necessario per recuperare una propria autonomia. Se la storia si è chiusa, cerchiamo di essere più decisi, soffriremo un po’ ma solo così, lentamente, recuperiamo lo spazio necessario per ricominciare; insomma, dobbiamo mettere in campo tutte le difese necessarie per accettare ciò che è successo e trovare la strada per voltare pagina.

Separarsi è difficile, doloroso, a volte duro da accettare, fino a giungere la rifiuto. Ma quando è inevitabile, seguire qualche regola, non può che aiutare.  

Abbiamo strutturato la nostra vita scegliendo una vita di coppia, ora è difficile accettare che la coppia non c’è più e che con essa non ci saranno più tutte quelle piccole abitudini che costellavano il nostro tempo. L’organizzazione cui avevamo dato alla nostra vita va cambiata. Dobbiamo riorganizzarla, forse totalmente.  L’abbiamo impostata  in un certo modo ed ora, assistiamo al crollo di tutto ciò in cui avevamo creduto. Oltre all’aspetto esistenziale, ci sono anche tanti altri problemi concreti che vanno gestiti e possibilmente risolti: i figli, il mutuo, gli aspetti economici, logistici, i beni da dividere, l’assegno di mantenimento. Se poi la separazione è lacerata dai conflitti tra i partner tutto si complica.

I conflitti saranno più o meno accentuati in funzione delle ragioni che hanno determinato la separazione (ed esempio un tradimento, un disamoramento, incompatibilità di carattere, …).

Anche laddove la separazione è stata voluta da noi, oppure è stata condivisa, rimane comunque un amaro senso di fallimento a cui possono accompagnarsi anche critiche alla nostra capacità di operare scelte giuste.

Mi sono separata – Cosa dire e cosa non dire

Un nostro amico/a si sta separando. Chiediamoci cosa sta passando. Evitiamo di semplificare e di pontificare. L’altro sta passando un momento terribile. Angoscia, stupore, fallimento, paura, rabbia, disgusto, stordimento, stanchezza … tutte cose in continuo mutamento (in che fase della separazione sta?); cosa dobbiamo fare? Ascoltare. Ascoltiamo, evitiamo invadenza, rimettiamoci ai suoi bisogni. Dirà o deciderà cose che verranno smentite nel giro di poco tempo. Vorrà uscire oppure piangere, vorrà conoscere altre persone oppure nessuno mai … noi dobbiamo solo ascoltare e restare pazienti.

Evitiamo di giudicare, di proiettare le nostre ansie (come farà con il lavoro, i bambini, i soldi …), cerchiamo di evitare facce di commiserazione (come quella che si fa per le persone che vediamo come spacciate).

Si invece, a tutto ciò che alleggerisce. Non siamo noi che dobbiamo risolvere il problema, evitiamo ramanzine (hai fatto male, oppure hai fatto bene, faresti meglio a fare così, etc). Tutte cose inutili. Facciamo solo cose utili, andiamogli a prendere i bambini a scuola, accompagniamoli in palestra o a danza, andiamo a fare la spesa, svuotiamogli la spazzatura, … insomma tutte piccole cose, che alleggeriscono, in questo momento di estrema pesantezza, la sua vita. Proponiamo noi cose (cinema, ristorante, uscite fuori porta, …), assecondiamo ogni suo desiderio, anche se per noi potrebbe essere un capriccio; se deve traslocare, diamogli un aiuto e, se non ha figli, cerchiamo di stare il più possibile vicino organizzando i fine settimana e le serate. 

Evitare di dire cose sbagliate. Non sappiamo quali sono? Nel dubbio vale sempre la solita regola: astenersi.

Un “radar” per smascherare l’infedeltà

radarIl meccanismo ancestrale che rileva le bugie

A partire dai piccoli indizi, siamo in grado di identificare una quantità sorprendente di informazioni su ciò che riguarda gli altri, anche se non ne siamo pienamente consapevoli. Siamo capaci di valutare il grado di affidabilità di una persona nel giro di pochi secondi e possiamo perfino entrare in empatia con qualcuno in pochi minuti. Tutto ciò è dovuto ad un meccanismo ancestrale che ci permette di avere la cosiddetta “prima impressione”.il terzo incomodo

La “prima impressione” è un congegno molto utile che aiuta ogni individuo ad orientarsi nel tessuto sociale, anche in presenza di poche informazioni su chi si ha a che fare. Pertanto, in mancanza di informazioni, analizziamo rapidamente il soggetto x , alla ricerca di indizi che ci possano aiutare a valutare in pochi secondi se è il caso di allontanarci o se possiamo instaurare un rapporto senza problemi.

come smascherare il tradimentoAlcuni ricercatori della Brigham Young University si sono addirittura spinti oltre, affermando che ogni individuo possiede un “radar per l’infedeltà”, vale a dire una capacità che non si aziona solo all’interno di una coppia, ma che permette di individuare l’inganno anche nelle altre coppie.

Una coppia, un’attività comune e un osservatore esternoil tradimento con amici

Gli psicologi hanno sottoposto ad un esperimento 51 persone, alcune delle quali con una relazione di coppia. Ad ognuno di loro è stato chiesto di sottoporsi ad un sondaggio per indagare sulla loro infedeltà nei confronti del compagno. In seguito, ogni coppia è stata ripresa per cinque minuti mentre era alle prese con la realizzazione di un disegno.

il tradimentoIl gioco stava nel bendare uno dei due, invertendo successivamente i ruoli, mentre l’altro doveva guidare il partner e dare indicazioni su come disegnare.

Successivamente, è stato chiesto ad altre persone che avevano visto i filmati, se credevano che qualcuno dei partecipanti avesse mostrato un vero interesse romantico nei confronti del partner, se avevano flirtato con qualcun’altro o se avevano avuto relazioni sessuali al di fuori della del rapporto di coppia.

È interessante notare che molte di queste persone sono state in grado di scoprire i soggetti “infedeli”.le bugie come scoprirle

Non soddisfatti dei risultati, gli psicologi hanno ripetuto l’esperimento con 43 persone, ma stavolta chiedendo di valutare, oltre agli infedeli, anche alcuni valori di ciascuno dei partner, come il grado di impegno e di fiducia.

il tradimento uccide l'amoreAnche in questo caso, gli osservatori sono stati in grado di individuare gli indizi. I ricercatori hanno scoperto che i giudizi di queste persone erano basati sul livello di fiducia e il livello di impegno che ciascuno dei partner mostrava. In altre parole, gli osservatori hanno tratto conclusioni sulla base di piccoli dettagli che erano venuti alla luce mentre la coppia si relazionava e che hanno permesso loro di capire se uno dei partner si stava comportando effettivamente come un soggetto infedele.

Da dove nasce questo Radar per l’infedeltà?

Secondo i ricercatori, siamo tutti dotati di una sorta di radar per riconoscere le persone infedeli, una capacità che ha aiutato i nostri antenati a progredire nel tempo, tenendo soprattutto in considerazione le conseguenze negative che aveva l’infedeltà a quei tempi, quando le risorse delle famiglie erano decisamente limitate. Tale meccanismo evolutivo ha permesso ai nostri avi di valutare sia le donne infedeli (per evitare che gli uomini dovessero gestire bambini nati al di fuori del matrimonio), che gli uomini infedeli (per far sì che le donne restassero in allerta su soggetti che avrebbero potuto lasciarle da sole).

Attualmente i problemi di questo tipo non esistono più (almeno così come lo era allora), ma il radar si continua ad attivare, soprattutto perché la maggior parte delle persone è alla ricerca di una relazione di coppia a lungo termine che trasmetta prevalentemente sicurezza. Ecco perché, in maniera del tutto inconsapevole, riteniamo che sia molto utile individuare i piccoli indizi che ci indicano se possiamo fidarci di una persona o meno.

In pratica, attraverso questo meccanismo, si possono identificare i segnali che risulterebbero devastanti per una coppia; in questo modo è possibile pensarci due volte prima di impegnarsi con un partner.

Nessuno mi vuole bene

la ferita dei non amatiNessuno mi vuole bene

Finalmente me ne rendo conto. Tra me e gli altri c’è un abisso incolmabile. Sono vivo eppure sono come morto. Questa ferita resterà sempre aperta e finchè vivrò continuerà a sanguinare.

Ma perché? Perché questa inquietudine non si placa, perché vago tra una spiegazione insufficiente alla disperata ricerca di un’altra, altrettanto scarna. Di fatto, alla fin fine, si giunge alla stessa e desolante constatazione: nessuno mi ha amato. Nessuno mi amerà. Punto.

Questa desolante visione del proprio vissuto,  vale per chi non è stato amato ma anche per chi lo è stato troppo, o nel modo sbagliato o con sufficienza.

Due sono le grandi gioie nella vita d’amore di un uomo: la prima, quando per la prima volta può dire “amo” – l’altra ancora più grande, quando può dire “sono amato”.
Carlo Dossi, Note azzurre, 1870/1907 (postumo 1912/64)

Le persone che hanno una scarsa autostima oppure poca fiducia in se stessi  hanno questo tipo di ferita.
Lo studio dell’analista deve essere il luogo ove vengono conciliati e associati due aspetti importanti del vivere: il mondo interiore (mancanza d’amore, ad esempio) ma anche quello esteriore legato al rispetto delle regole che attiene al vivere sociale.  Ecco che in tal modo o forse solo in tal modo, tutto il rifiuto percepito (dal mondo interiore ed esteriore) può trovare nuovi spazi e nuove modalità espressive.

Quando il nostro inconscio ci parla,  spesso ci domina e la coscienza, ovvero i nostri propositi, vacillano, e si prova lo stesso disagio di quando non riusciamo a mantenere lo sguardo. I bambini che non sono stati amati fanno fatica, da adulti, ad amarsi sotto lo sguardo dell’altro. In questo contesto, anche se è amato, se non addirittura amatissimo, lui non lo sente, non lo percepisce.nessuno mi ama

Molte coppie che vedono fallire la loro relazione si trovano a sperimentare lo stesso senso di perdita provato nell’infanzia; in questo caso,  non viene da pensare che ciò che sta accadendo sia già stato vissuto molto tempo prima e si sta ‘richiamando’ quella sofferenza?  Solo chi è stato amato, si ama. La mancanza di amore è fondante per l’Ombra; le nostra zone grigie equivalgono alla minor conoscenza di noi. Chi non è stato amato si sente rifiutato o almeno vive questa sensazione.

Il contesto è apparentemente semplice. Ci sono due estremi che si toccano e cioè:

  • Quella che viene chiamata ‘ferita narcisistica ovvero il trauma che si ha (o si crede di avere); nella fattispecie, il trauma è l’intima convinzione che da piccoli non siamo stati amati.
  • L’altro, è rappresentato dal disperato bisogno dell’Io di essere amato. Quella disperazione che porta a dire: “io non ce ‘l’ho (l’amore) ma da qualche parte deve esserci”.

Quindi abbiamo un si e un no. Una difficile convivenza. Alle volte prevale l’uno (no, nessuno mi ama); alle volte l’altro (eppure si vorrei e da qualche parte c’è). Un gioco infinito che va spezzato;  che è vissuto solo da chi, da bambino, ha provato la frustrazione della mancanza d’amore. Poiché c’è il rischio che si innesti il modello di comunicazione passivo (non ho amore, allora ne do tanto) cioè quello di ‘zerbinarsi’, prostarsi, umiliarsi , insomma tutti quei comportamenti (non necessariamente evidenti e plateali) che portano inevitabilmente a tradire e al venir meno del rispetto per se stessi.

Quando si raggiunge alla consapevolezza di essere prigionieri di questo meccanismo, ecco che nasce il desiderio di rivivere e superare i traumi infantili e cercare così di ritrovare il sentiero perduto e realizzare le proprie potenzialità.

nessuno mi amerà maiSe ci lasciamo ispirare dalla religione, notiamo che il cristianesimo e il buddismo propongono la ricerca dell’indipendenza, indipendentemente dal fatto di essere amati. 

Quindi occorre smettere di percepirsi come vittima e reagire, liberarsi e trasformarsi in un soggetto pieno di vitalità. Il passato non si minimizza, c’è stato ed ha prodotto le sue ferite ma poiché si vive nel presente è necessario stimolarsi ed agire.
Questo discorso ne  introduce altri come ad esempio la differenza tra il lutto e la depressione.

Nel primo caso, una persona viene a mancare e il mondo ne soffre, si impoverisce; nella depressione si impoverisce l’Io del soggetto. Nel primo caso si affronta concretamente il fatto e si elabora la perdita reale. Nel secondo, invece si perde il soggetto stesso. La ferita è sempre aperta  e l’Io viene svuotato continuamente.  

Amare significa affidarsi completamente, incondizionatamente, nella speranza che il nostro amore desterà amore nella persona amata. Amare è un atto di fede, e chiunque abbia poca fede avrà anche poco amore.
Erich Fromm, L’arte di amare, 1956

Chi si è sentito non amato, porta delle ferite che sono senza parole. Infatti non riesce a guarire perché non trova le parole necessarie. Ciò che diviene facile è il racconto dei loro abbandoni, allontanamenti, incomprensioni  e si riferiscono tutti a periodi in cui si era in grado di percepire la sofferenza. Quando questa situazione di mancanza di amore è stata vissuta nel periodo neonatale, cioè nei primi mesi di vita, ci si trova, anche da adulti, nell’incapacità di verbalizzare tale dolore. Ecco perché, spesso, nel corso della psicoterapia, non si riesce a verbalizzare la sofferenza e le analisi sono lunghissime e spesso costellate da interruzioni, prima di riuscire, finalmente, a comunicare la sofferenza. Non si riesce a ‘cogliere’ il punto perché mancano le parole per dirlo, perché quando la ferita ebbe luogo non si era in grado di verbalizzare.

Insomma, se il bimbo cresce in un ambiente affettuoso e stimolante, da adulto ha maggiori chance di essere in grado di instaurare rapporti di coppia stabili e duraturi.la ferita dei non amati 1

Una volta ritrovata la radice della ferita, diviene possibile andare finalmente oltre e ritrovare ciò che è mancato: amore, comprensione, certezze, stima, affidamento etc.  Finalmente può donarsi ciò che l’ambiente famigliare ha negato.

Chi invece non riesce in questa impresa, cioè chi non riesce a sbloccare questo dolore, sperimenterà che il dolore stesso è distruttivo. Per liberarlo, bisogna avere il coraggio di mostrarsi, confrontarsi, raccontarsi.

In sintesi, non è mai l’amore di un altro che ci guarisce, ma solo l’amore che finalmente decidiamo di dare a noi stessi.

Per una lettura ovviamente più esaustiva suggerisco la lettura che segue

La ferita dei non amati –  Schellenbaum Peter

Aspetti positivi e negativi di bugie e menzogne

Nascita ed evoluzione

Secondo uno studio del  Professore di Psicologia, Robert Feldman, presso l’Università del Massachusetts

“…Le persone mentono con una media di 3 volte ogni 10 minuti.”

Sindrome del bugiardo patologicoSembra oramai che la scienza abbia accertato che bugiardi si nasce. Già in fasce si piange per attirare l’attenzione e a tre anni, se non si è d’accordo su qualcosa, i bambini sono in grado di simulare con un sorriso di circostanza per, ad esempio, un regalo poco gradito. Ma attraverso il gioco del ‘come fosse’ il bambino, mentendo a se stesso, crea una pseudo realtà che realtà non è (io sono superman, oppure io sono il leone, etc) e quest’attività ludica contribuisce al processo di trasformazione e maturazione che la crescita comporta quotidianamente. In questo comportamento si ravvisa lo sviluppo della fantasia generati dalla finzione attraverso giochi di ruolo, imparando di conseguenza ad essere se stesso e a conoscersi meglio. Ma c’è anche chi è un  è bugiardo patologico, un pinocchio radicale chi, ad esempio  ignorando la gravità delle cose dette e non dette,  arriva a non riconoscerne le conseguenze causando a se stesso e agli altri molta sofferenza.

Alcuni studi dimostrano, ad esempio che mentire potrebbe essere molto utile, ad esempio, per fare strada nella vita oppure per mantenere buone relazioni sociali. Fingere, inoltre, sarebbe un meccanismo biologico utilissimo, legato alla lotta per la sopravvivenza e quindi essenziale per il processo evolutivo.

Il bugiardo deve avere buona memoria.
Marco Fabio Quintiliano

Mentiamo quindi per avere successo, avere vantaggi sul lavoro, nelle relazioni amicali e in quelle amorose e per non dare inutili sofferenze. Anche se socialmente inaccettabile, mentire appartiene a quella categorie di cose di cui …. Non si può fare a meno.

Però più spesso, mentire è dannoso, per il singolo, la società, la coppia. 

Ciò che facciamo quotidianamente è vivere con la nostra Persona, con la nostra identità e l’esigenza di coerenza e significato, segna il senso del nostro appartenere ad un contesto sociale. La bugia, quindi, inserita in questo contesto pone il soggetto (persona) ad essere visto con sospetto e considerato in termini negativi.

Come abbiamo anticipato sulle origini della bugie, raccontarle favorisce il ricordo di quell’esperienza legata alla fanciullezza quando, tramite essa, riuscivamo a sottrarci ad una realtà che poteva essere percepita come limitante o a rischio di sanzione da parte dell’autorità (genitori, maestri, parenti, etc). In alcuni contesti, quindi, può essere utile alla propria crescita personale quando ad esempio, in modo quasi presuntuoso ci si vede Direttori Generali di una grande azienda e il fantasticare quella posizione ci spinge a fare di tutto per raggiungerla.  Se però non sappiamo cavalcare questa sfida, la ‘bugia’ potrebbe connotarsi come una ‘fuga dalla realtà’; in tal caso sono ovvi gli effetti deleteri.

Un po’ di sincerità è pericolosa, ma molta è assolutamente fatale.
Oscar Wilde

Tornando al bugiardo patologico possiamo dire di loro che, anche se non necessario, mentono,   manipolano le persone a proprio piacimento, sono impazienti, seduttivi, disinibiti, intolleranti, pretenziosi, privi di rimorso e incapaci di relazioni affettive significative.

Come difendersi

Essere intolleranti, smascherare senza indulgenza ogni bugia, riflettere sul ‘colpevole’ il proprio comportamento; come estrema ratio e in casi estremi, allontanarlo, abbandonarlo. Tenere presente che, generalmente, il bugiardo (patologico) vuole stare al centro dell’attenzione, cerca di essere seduttivo ed è un abile provocatore, è molto volubile e refrattario alle emozioni (anche se finge bene emozioni che non ha), usa la propria fisicità per attirare l’interesse, in ogni discussioni raramente esce da una impostazione generica (insomma, entra raramente nei dettagli, preferisce dialoghi molto suggestivi ma senza profondità), adora la teatralità, si lascia influenzare dalle situazioni e tende a considerare intime, relazioni che intime non lo sono.

Fa bene la bugia?

Secondo una  ricerca dell’Università di Notre Dame nell’Indiana 2 le persone poco sincere si ammalano di più.  Dire bugie sembra far male sia al corpo, che allo spirito. Invece, le persone più sincere vivevano meglio.
C’era un nesso molto forte fra il miglioramento del proprio stato di salute e della qualità delle proprie relazioni e la riduzione del numero di bugie quotidiane. Si evitavano problemi psicologici come la malinconia o le tensioni, e anche fisici come il mal di testa e il mal di gola”. Inoltre, c’erano risultati positivi anche nelle relazioni interpersonali, che erano diventate più “lineari” cominciando a dire meno bugie, sia piccole che grandi”.

Secondo lo studio, il benessere è in sintonia con la sincerità.  Infatti da quando si comincia a dire la verità, il carico della tensione si allenta permettendoci di vivere la nostra quotidianità con minori conflitti.

Quello che ho detto ho detto. E qui lo nego!
Totò

Insomma, le persone poco sincere potrebbero avere una vita molto complicata e uscire dal ginepraio   delle menzogne può diventare un’impresa impossibile. Però basta ricordare una cosa: la bugia non ha potere. Almeno fino a quando non ci crediamo.

Il tradimento e la coppia – un vissuto antico

Il tradimento e la coppia – un vissuto antico

Sul tradimento si è scritto sin dalla notte dei tempi, segno evidente che c’è sempre stato anche se nessuno lo tollera. Secondo il notissimo rapporto Kinsey pubblicato nel 1940, pare che un marito su 2 comincia la sua relazione adulterina prima dei 40anni (quindi il 50%) mentre per le donne la percentuale sarebbe del 26%.

L’esperienza del tradimento e del lutto può svolgere una funzione trasformativa, se riusciamo a elaborarne il vissuto.

Aldo Carotenuto, Amare tradire, 1991

Rossetto sulla camicia, scoperta del tradimentoFarà parte del processo evolutivo? Potrebbe essere un ottimo spunto per uno studio approfondito che lasciamo volentieri alla ricerca. Sembrerebbe tuttavia che il tutto ebbe inizio con la scoperta che nella riproduzione il ruolo del maschio era fondamentale. Com’è noto l’uomo scoprì questa connessione tardissimo. Fino ad allora i figli erano della madre e l’uomo non aveva nessun potere sui figli della donna. Inoltre la gelosia non era ammessa perchè non funzionale alla pace e all’armonia della vita della caverna. La donna poteva scegliere di concedersi ai piaceri con chiunque (idem per l’uomo). Le cose cambiarono quando si scoprì che lo sperma era determinante per la riproduzione e l’uomo acquistò nuovo potere  e reclamò il diritto di essere padre dei sui figli. Da allora il tradimento non era più ammesso, perchè, andando con un altro uomo, la donna rischiava di essere fecondata e questo avrebbe creato squilibri nel clan di appartenenza.

Il tradimento presuppone che ci sia stato, in primis,  un avvicinamento emotivo tra due soggetti che desiderano una relazione intima, e possibilmente prolungata nel tempo.  Oggi si pone maggiormente l’attenzione sulla costruzione di legami stabili basati sul mutuo sostegno, il rispetto e la comprensione. Dopo l’innamoramento, l’altro entra nel nostro spazio vitale più intimo; a volte ciò crea l’illusione di conoscere la persona amata come noi stessi, dimenticando  che a volte è già difficile conoscere bene se stessi. Il fatto di provare una forte ‘attrazione sessuale’, crea l’illusione di aver finalmente trovato ristoro alle proprie ricerche. Ma, quante volte il desiderio sessuale è solo fine a se stesso? Quante volte si confonde la gioia della passione per amore; quante volte in realtà siamo mossi dal bisogno di dare sollievo alla propria solitudine, oppure al  desiderio di conquistare, o di essere conquistati se non, al polo opposto a sentimenti di vendetta? Insomma, il legame di coppia è uno dei legami più antichi dell’umanità, così come pure il tradimento perché si ha l’illusione della fusione completa e il patto che si stabilisce (ti amerò per sempre …) spesso, molto, troppo spesso si rompe tradendo così l’impegno preso.La sessualità con il coniuge, la sessualità con l'amante

Quando si ama troppo, ad esempio, si può essere spaventati da questo legame ecco allora che interviene il tradimento che funge da ‘distanziatore‘ da un sentimento percepito come possibile elemento che crea dipendenza o che ci fa percepire il rischio di essere succube dell’altro. 

Anche la paura della solitudine porta a tradire, non perchè veramente interessati all’altro. Sempre la paura può essere alla base della costruzione della coppia, non perchè innamorati ma solo per la paura di restare soli.

Ma, se scoperti, mentire, è utile? Proviamo a dare un ‘occhio’ a questo aspetto da differenti prospettive (traditore e tradito) senza avere la pretesa della esaustività.

Se una donna non tradisce, è perché non le conviene.

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/50 (postumo 1952)

Colui che tradisce, mente, perché vorrebbe  ‘proteggere’ l’altro dai particolari che inevitabilmente farebbero soffrire. Insomma si appella al diritto di evitare inutili sofferenze. Ovviamente anche a se stesso; la situazione è già così ‘carica’ che si preferisce alleggerirla.

Il tradito invece pensa ben altro. Intanto sul lato emozionale c’è rabbia, tristezza, vergogna, impotenza, aggressività, autocommiserazione, calo della stima, senso di disgusto, etc. Dai più  viene vissuta come il tentativo del partner di proteggere il terzo e quindi come volontà a mantenere e prolungare lo stato di tradimento.

Come dicevo, prospettive diverse.

La coppia e’ un insieme di tre persone di cui una e’ temporaneamente assente. (David Riondino)

Perché si tradisce

tradita dalla mia migliore amica, mi ha tradito con la mia migliore amicaSi tradisce perché nella coppia c’è incomunicabilità (o noia?); ma anche per evitare l’intimità (resistenze?) e allora si preferisce fare la guerra per non sembrare vulnerabili;  per colmare il vuoto esistenziale o per recuperare ciò che si è perso in una relazione coniugale fittizia, cioè creata senza grandi emozioni ma per uniformità sociale. Senza dimenticare che potrebbe essere anche un modo (un po’ estremo) per richiamare l’attenzione sul fatto che qualcosa si è rotto, forse non definitivamente. In questo caso, spesso inconsciamente si lasciano tracce utili per far emergere il tradimento. Un’altra forma di infedeltà è quella contro se stessi, quando, anche se infelici, si preferisce restare forzatamente in coppia, si tradisce il patto con se stessi.

Hillman, sostiene che colui/colei che subisce il tradimento potrebbe trasformare tale veleno in un mezzo per crescere e per, di consegenza, aumentare la propria autonomia individuale. 
Diviene utile quindi, seguendo questo autore, frantumare la fiducia primaria, affinche sia possibile che i rapporti possano evolvere; insomma così facendo diviene possibile riuscire a distinguere l’Altro dal e e imparare a fidarsi o meno.
Ne consegue che in tal modo si acquisisce  la piana consapevolezza di essere traditi o, di poter tradire.

Secondo le statistiche le donne tradiscono perché insoddisfatte dal matrimonio e perché si innamorano cercando e trovando un coinvolgimento emotivo, mentre gli uomini, al contrario, l’associano più al piacere e il tradire spesso viaggia su due linee, spesso  parallele: l’amore per la moglie e il sesso con l’amante. In entrambe le situazioni si è condannati a vivere parzialmente le singole situazioni venendo meno al piacere della compiutezza, della relazione totalizzante.

Coloro che non sono fedeli conoscono i piaceri dell’amore; coloro che sono fedeli ne conoscono le tragedie. (Oscar Wilde)

Se ne esce?gli sms prove di tradimento

Certo, purchè la coppia si ami ancora e lo desideri. Il percorso terapeutico si basa sull’instaurazione di una comunicazione autentica, l’unica in grado di chiarire cosa non funziona. Il tradimento è doloroso ma potrebbe diventare una opportunità per accogliere il cambiamento dell’altro come una sfida a modificarsi profondamente e a mutare la relazione.

Leggi anche questo articolo che tratta di sesso e coccole, ma anche  l’influenza degli odori nella scelta del partner

La gelosia un sentimento antico

È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. (William Shakespeare)

Chi è posseduto dal demone della gelosia, teme che il proprio partner, possa sfuggirgli via. Possa insomma, come un’anguilla, sgusciare via e prendersi la sua libertà.il colore della gelosia

Il geloso, teme di perdere l’oggetto (non riuscendo a vederlo come un soggetto) dei suoi desideri o perché altri glielo portano via, oppure perché l’oggetto stesso ricerca uno spazio ove lui/lei non è compreso.

Ma, esiste un’indagine che ci dica quante sono le persone gelose?  Willy Pasini, nel suo libro: La gelosia, sostiene che “… E’ difficile “quantificare”, dato che molti italiani considerano la gelosia un sentimento negativo, un po’ imbarazzante da confessare, e quindi la negano. Un sondaggio Abacus rileva che il 25 per cento degli italiani è “molto geloso” e il 45 percento “un po’ geloso”. Un altro condotto da Renato Mannaheimer presenta cifre analoghe: il 35 percento “abbastanza geloso”. In pole position i maschi, soprattutto fino ai 45 anni. Molti somatizzano la gelosia, sicché al suo posto “nominano” bruciori di stomaco, emicranie, coliti. E altrettanto numerosi sono quelli che la negano (o la minimizzano) e si ammalano: secondo un’indagine di “Riza Psicosomatica”, succede addirittura a 8 italiani su 10. E’ come se il corpo parlasse, e dicesse quello che non osiamo dichiarare… A parte l’Italia, quanto “colpisce” la gelosia nel resto del mondo? Secondo un saggio di Laurence Jyl, Les jalouses et les jaloux, il 28 per cento dei francesi è “malato” di gelosia, mentre gli altri sono “portatori sani”. Dunque, possiamo concludere che la gelosia riguarda tutti”.

Le sembianze della gelosia

Nella gelosia c’è più amor proprio che amore. (François De La Rochefoucauld)

Cos’è la gelosia se non una degenerazione dell’amore? Spesso nell’opera di Verdi agisce come la forza distruttiva del corso positivo degli eventi. Otello è la figura per antonomasia. La gelosia di Amneris rovina l’amore fra Radamès e Aida. Anche l’Alfredo di Traviata scatena la propria gelosia nella scena del duello con il barone. Alla fine della sua carriera Verdi arriva a sorridere, e a farci sorridere, di questa pericolosa debolezza umana, con il Dottor Cajus del suo Falstaff. Altri esempi presi dalla lirica e dalla letteratura ci mostrano che si può essere gelosi per una contrapposizione tra un desiderio fisico e un altro spirituale. Ad esempio tutti quei casi di prepotenza dovuto al proprio ruolo sociale; ad esempio Don Rodrigo in contrapposizione a Renzo; il Conte di Luna cerca di strappare Leonora a Manrico (Il Trovatore), arrivando addirittura all’eliminazione fisica del rivale (per poi scoprire tardivamente che era suo fratello ).

Poi abbiamo la gelosia per un amore non corrisposto: Amneris ama Radames che a sua volta ama Aida; Santuzza ama Turiddu mentre questo ama Lola (Cavalleria Rusticana) , nel Giardino dei Finzi Contini, il protagonista ama Nicole che però ama Giampiero; nelle Notti bianche di Dostoyevsky, il sognatore ama Naspenka che però ama un altro.

Ma anche la gelosia come illusione del tradimento, anche quando questi è assolutamente inesistente o ingiustificata: la Tosca sospettosa di Mario Caravadossi (Tosca di Giacomo Puccini); Lucia viene ingannata dal fratello si convince di essere stata tradita da Edgardo (Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizzetti); Otello sospetta Desdemona perché istigato da Jago. Dalla letteratura, invece, vorrei citare: La sonata a Kreutzer di Tolstoj (il nome viene dalla sonata di Beethoven) … qui il tizio, Vasja Pozdnyšev, uccide la moglie sospettando (solo sospettando) che lei lo tradisca con un musicista che lui stesso le ha presentato. I dubbi gli nascono mentre i due suonano, uno al violino, l’altra al pianoforte la sonata e quando li trova a cena insieme, a casa, per altro lei lo aveva in qualche modo comunicato, la uccide… Da questo libro sono stati tratti alcuni film …Tolstoj non svela se lei lo ha tradito o meno, ma il lettore sospetta di no! La formula narrativa è inusuale, l’uxoricida racconta la storia ad uno sconosciuto in treno e finisce per chiedergli perdono.

La gelosia provata da uomini anziani per una giovane  che invece di mostrarsi riconoscente si innamora (com’è giusto che sia) di un coetaneo (I pagliacci; L’Italiana ad Algeri.

Fu adunque già in Arezzo un ricco uomo, il qual fu Tofano nominato. A costui fu data per moglie una bellissima donna, il cui nome fu monna Ghita, della quale egli senza saper perché prestamente divenne geloso, di che la donna avvedendosi prese sdegno; e più volte avendolo della cagione della sua gelosia addomandato né egli alcuna avendone saputa assegnare se non cotali generali e cattive, cadde nell’animo della donna di farlo morire del male del quale senza cagione aveva paura. (Giovanni Boccaccio)

Come dimenticare infine, i danni che una fanciulla un po’ frivola può generare? Basta pensare alla Carmen di Bizet. In quest’opera, Carmen si innamora di Don Jose ma poi ne rimane delusa e lo lascia. Quando poi lei si innamora di Escamillo, Don Jose impazzisce e la uccide. Molti uomini hanno difficoltà a gestire questo tipo di donna anche se inizialmente è proprio questa loro spregiudicatezza ad affascinarli.

Infine c’è la gelosia che comporta violenza da parte dell’altra donna e la cronaca, di tanto in tanto ce  lo ricorda.

Come si manifesta

Moltissime persone manifestano la loro gelosia in assenza di qualunque circostanza, di qualunque evento che possa giustificarla.
Spesso, alla fine, risulta evidente che tutto è simile ad un castello costruito dalla nostra mente, causando, assai spesso la rottura di una relazione e la letteratura ci mostra qualche esempio. Una fra tutte, “Rebecca la prima moglie” di Daphne Du Maurier, qui la gelosia è tutta nella testa della seconda moglie, che spinta anche dalla governante, si convince che il marito sia ancora innamorato della prima.

Come combattere la propria gelosia?
Per combattere la propria gelosia spesso non è sufficiente la buona volontà, non è sufficiente proporsi buone intenzioni. A volte, nei casi più tenaci, occorre intraprendere un percorso, facendosi aiutare da un esperto, allo scopo di comprendere perché diviene necessario inventarsi tanti e tali costruzioni che strozzano la propria vita e la serenità di chi ci sta vicino. Bisogna cercare di capire le proprie incertezze personali, migliorare la propria autostima, riporre maggiore fiducia negli altri.

Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri. (Barthes, Roland)

La gelosia si lega al concetto di possessività, alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio, perché parte dall’idea che ciò che si ha di più “caro” potrebbe, da un momento all’altro, svanire. Entrambi i sentimenti pretendono l’ “altro”, vogliono la sua presenza in termini esclusivi e personali.

Nella gelosia si ha paura dell’abbandono, della perdita, della separazione, di ciò che si ritiene proprio e necessario al proprio benessere; gelosia ed invidia dell’altro che potrebbe condividere ciò che è nostro. Si può essere gelosi per le caratteristiche che il rivale ha e noi non abbiamo (invidia?).

In questo contesto, trascuriamo la gelosia “normale” perché dovrebbe essere sempre presente purchè a livelli accettabili. Chi dichiara di non esserlo o mente oppure in realtà potrebbe non amare veramente. Anche perché, spesso un pizzico di sana gelosia alimenta l’amore tra i partner.

Ciò che ci interessa invece, è quel tipo di gelosia amante degli eccessi, al punto tale che può tranquillamente sconfinare nel patologico.

Quali sono le situazioni che lasciano intuire il tratto patologico? Alcune tra le tante:

  1. Eccessivo controllo delle relazioni del partner verso persone dell’altro sesso;
  2. minimizzare, invidiare e aggredire tutti i possibili rivali;
  3. paura abbandoniche e tristezza per la possibile perdita;
  4. aggressività persecutoria verso il partner;
  5. poca autostima e senso di continua inadeguatezza;
  6. controllo di ogni comportamento dell’ “altro”.

La gelosia patologica si alimenta da tutto ciò che spesso non ha nessun fondamento; viene generata e alimentata da pensieri, quasi sempre irreali, che si basano su ipotesi inesistenti e continuamente sostenuti da pensieri negativi. Questi pensieri producono delle vere e proprie rappresentazioni mentali che portano a sceneggiare situazioni e contesti che hanno come risultato il fatto che la realtà effettiva, banalmente, e a volte tragicamente, viene interpretata erroneamente. Questi pensieri, se non deviati o interrotti, possono in alcuni casi portare a  veri e propri “deliri di gelosia”. Come accennavo sopra, il risultato di questi ‘deliri’ sono spesso all’origine dei fatti di cronaca, spesso caratterizzate da inaudite atrocità.

Dove nasce la gelosia

“…. Da un tradimento svelato, uno sguardo intercettato, un sospetto? Assolutamente no. La gelosia nasce nel bambino, come altre emozioni e sentimenti, ed è legata alle sue fasi dello sviluppo psicosessuale: la prima infanzia e il complesso di Edipo verso i quattro, sei anni… “  (Willy Pasini, La Gelosia)

Se è vero, quindi che la gelosia, il più delle volte, sgorga dalle sorgenti della vita (l’infanzia), dobbiamo ricondurre l’eventuale deriva patologica in una cattiva relazione con i genitori e comunque con la propria figura di attaccamento. In virtù di tale ipotesi, potremmo sostenere che tale figura (tipicamente la madre) non ha favorito lo sviluppo dell’autostima e della fiducia contribuendo così alla creazione di un adulto geloso perchè ignaro delle sue possibilità e del suo valore. Quindi il comportamento geloso verrebbe rinforzato dal fatto che ogni ‘altro’ viene considerato più degno.

Nel caso estremo, quello in cui la gelosia spinge a ricercare il  possesso assoluto del partner, alcune teorie psicologiche ipotizzano che  alla base possa esserci una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, sopratutto quello di sesso opposto. Poiché la richiesta di affettività è stata frustrata sistematicamente durante l’infanzia, l’adulto pensa di riscattarla, attraverso il possesso assoluto dell’altro.

Gelosia e psicoanalisi

Freud ipotizza tre diverse tipologie di gelosia (1922, Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, paranoia e omosessualità):

La gelosia normale che si manifesta principalmente con dolore, ansia, angoscia, causati dal vissuto cognitivo-emotivo di aver perduto la persona amata, da sentimenti ostili verso il rivale, da un atteggiamento autocritico volto ad attribuire a sé stessi la responsabilità della perdita affettiva e dalla ferita narcisistica.

La gelosia proiettata che proviene, per entrambi i sessi, dai tradimenti già esperiti nel corso della vita affettiva o da spinte inconscie verso il tradimento (Chi la pensa, la fa). Nei rapporti di coppia bisogna resistere alle continue tentazioni per evitare di tradire. Colui che avverte in sé l’esistenza di queste tentazioni attuerà un meccanismo inconscio per alleviare il proprio disagio: proietterà sull’altro le proprie tendenze al tradimento. Al riguardo Freud cita Desdemona quale esempio di gelosia proiettata:

Chiamai il mio amore traditore. E lui, che mi rispose? … Se d’altre donne io mi diletto Vi stendete sul letto con altri uomini

Freud osserva che le persone affette da gelosia proiettata valutano un comportamento civettuolo alla stregua di un tradimento.

La gelosia delirante è determinata da tendenze al tradimento che sono state rimosse ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto che le pone in essere. Per Freud la gelosia delirante corrisponde ad una forma di omosessualità latente che preme per manifestarsi. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa può essere descritta mediante la formula: “Non sono io che lo amo è Lei che lo ama”. E’ come se oggetto della gelosia diventasse l’altro, il rivale o la rivale.

La gelosia e la dipendenza affettiva, in conclusione, potrebbero essere le due facce di una stessa medaglia. Se è presente l’una è molto probabile che sia presente anche l’altra.

Willy Pasini, conclude il suo libro sulla gelosia con:

Dobbiamo però imparare a non avere paura di questa “malattia”, a non vergognarcene, a non essere imbarazzati. Questo è il primo passo. Il secondo consiste nel cercare di “educare” tale sentimento invece di negarlo, giocando sulle allusioni e le illusioni, sul potere straordinario (e dimenticato) del flirt, sulla leggerezza. Per rendere la gelosia positiva, anzi addirittura afrodisiaca

 

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Come reagire ad una delusione d’amore

Come reagire ad una delusione d’amore

Quando una coppia è in crisi potrebbe essere utile prendere in considerazione una   psicoterapia di coppia, ma se comunque alla fine la storia si chiude,  normalmente c’è una persona che viene lasciata ed una che lascia.

Se la delusione ti ha spento un sogno, non lasciare che ti spenga la vita. Vivila fino in fondo, troverai un nuovo tesoro: la tua serenità!
Anonimo

La persona lasciata vive, per un tempo non definibile (perché diverso da soggetto a soggetto), una serie di passaggi di ‘stato’ caratterizzati prevalentemente da sofferenza, in alcuni casi con veri e propri attacchi di panico mentre in altri l’incapacità di gestire la frustrazione può indurre a sperimentare una sorta di   dipendenza affettiva per un certo lasso di tempo; nella fase successiva accade, non di rado, che l’amato viene ‘sostituito’ da una persona che in qualche modo possa compensare la mancanza, ma il più delle volte rappresentano solo delle mere illusioni; infine, alla fine di una lunga elaborazione (simile a quella del lutto) si intravede un nuovo percorso, una nuova prospettiva, in alcuni casi addirittura una trasformazione. Un po’ come dire che, l’esperienza, seppur dolorosa, ha fornito al soggetto lo spunto per vedersi meglio dentro e comprendere i proprio bisogni, limiti e potenzialità.

Nei giorni (a volte mesi) che seguono la separazione, colui che subisce l’abbandono viene colto, a giorni alterni, da momenti di disperazione e ansia. Si va alla ricerca dei perché e immancabilmente non riesce a rassegnarsi alla decisione dell’altro. Il deluso sperimenta su se stesso tutti quei comportamenti tipici del disturbo ossessivo compulsivo, è incapace di controllare i contenuti della propria mente, la sua attenzione è monopolizzata da pensieri e immagini che la sua volontà non riesce a scacciare (pensa continuamente e senza sosta alla persona che lo ha lasciato e sono manifesti i sintomi tipici della depressione: apatia, svogliatezza, senso di vuoto, perdita di interesse verso le proprie passioni, perdita di appetito, insonnia, difficoltà di concentrazione, etc.

In sostanza, il deluso evidenzia la mancata accettazione del fatto di essere stato lasciato e questo ‘stato’ ha una durata che può variare da 1 a 6 o più mesi, a seconda delle capacità individuali di accettare il fatto, andare incontro al cambiamento e riuscire a staccarsi dall’altro.

In questo periodo, potrebbe essere utile dominare il tempo riempendolo di altre cose; evitare quindi di stare soli, cercare di uscire con amici, se viene da piangere, non evitarlo (a volte, piangere, fa molto bene) , parlare con amici, viaggiare, etc. Laddove è possibile, evitare di prendere decisioni (di qualsiasi tipo), e in particolare, sospendere tutto, anche il giudizio, perché se una possibilità di tornare insieme esiste, questa non deve essere forzata in nessuna maniera, deve arrivare con naturalezza e spontaneità dall’altro. Insomma, si può fare poco o nulla per ripristinare la situazione precedente e quindi la cosa più opportuna è quella di vivere la quotidianità in maniera più equilibrata e con la minore sofferenza possibile.

In questa fase è importante, inoltre, mantenere la consapevolezza e non abbandonarsi ai diversi stati d’animo che si accavallano, per non confondersi e credere, ad esempio, si essersi ammalati senza rimedio. Proviamo quindi a concettualizzare il nostro stato come se fossimo in preda a qualche demone che a volte ci fa star bene a volte male e che con il tempo, i momenti di benessere aumenteranno sempre più. Insomma, non vi siete persi definitivamente ma solo in maniera transitoria.

Tutte le battaglie nella vita servono a insegnarci qualcosa, anche quelle perdute.
                              P. Coelho

Una grande sofferenza ci pervade e non di rado si ha la paura di vedere l’altro in ‘altracompagnia, oppure di non riuscire a trovare un’altra persona adatta.

Cosa fare? Inutile negarlo, la sofferenza va accettata. La propria sofferenza, in quel momento è enorme e a nulla valgono i suggerimenti di moderazione che ci giungono da amici. Però potrebbe essere utile, nei momenti di lucidità paragonare la nostra sofferenza con, ad esempio, la disperazione di una madre che perde il proprio figlio in guerra, la fame nel mondo, le guerre, i terremoti e le inondazione e le conseguenti sofferenze delle popolazioni.

Una cosa assolutamente da fare è quella di evitare i sentimenti di autosvalutazione, di non darsi la colpa per quello che è successo. Di non fare, ad esempio, l’errore di giustificare l’altro per averci lasciato perchè siamo dei pigri, perchè ci siamo fatti crescere la pancia, perchè non ci lavavamo i denti ogni mattina o perchè non prestavamo attenzione alle sue esigenze, etc. insomma, sentirsi brutti, fragili, piccoli, inutili.

Allora cosa fare? Consideriamo una cosa fondamentale e cioè che in amore le persone si amano per quello che sono, e che non troveremo mai nessuno uguale a noi stessi anche perché se non sempre, sicuramente quasi sempre, ci scegliamo gli opposti perchè sono fonte di arricchimento e di compensazione.

Le motivazioni nella scelta dell’altro sono molteplici, quasi sempre tutte inconsce e spesso come forma di compensazione (scegliamo le persone che soffrono perché vogliamo fare del bene, oppure perchè da piccoli siamo stati tanto amati e noi ricambiamo quell’amore, etc.). Ma il punto vero è che dobbiamo sempre ricordare che noi siamo ciò che siamo e quindi, anche con margini di miglioramento (chi non ne ha?) noi siamo nel giusto come lo era l’altro. Le storie finiscono, semplicemente perché si esaurisce l’amore, o la spinta propulsiva che ci spingeva verso l’altro (le altre ‘ragioni’ , pancia, barba lunga etc, sono sciocchezze e fuorvianti).

Dobbiamo assolutamente evitare di idealizzare l’altro perché così facendo ci condanniamo a prolungare la fase di sofferenza e a ritardare l’accettazione della perdita; le persone sono piene di difetti con cui spesso non riusciamo a convivere, se queste hanno preso la decisione di abbandonarci, a maggior ragione facciamo un errore nel continuare ad idealizzare un sentimento unilaterale.

Le illusioni ci aiutano a vivere. Le delusioni, a morire.

Roberto GervasoLa volpe e l’uva, 1989

A cosa serve idealizzare chi, ad esempio, ci ha giurato eterno amore e poi, sparisce? Le difficoltà si affrontano insieme e mai separandosi. Quindi evitare di cadere in questa trappola (mai più troverò un amore simile; resterò sempre solo/a; ho sbagliato tantissime cose, era perfetto/a, etc)

Grandissimo aiuto ci potrebbe venire dai familiari e quindi usiamoli. Parliamo con i nostri genitori perché aiuta a superare prima e meglio i brutti momenti e perché potrebbero avere la capacità di sdrammatizzare stati d’animo che possono sembrarci impossibili da gestire.

Vivere (quando ci si riesce) sempre alla giornata e non pensare mai al domani. L’dea che potremmo avere in questi casi, del nostro domani, non è mai reale. La ragione deve dominare sul cuore e lo può fare solo vivendo il presente; in questo modo sarà più facile affrontare in maniera sana i diversi stati d’animo e sarà meno doloroso gestirli.

Ovviamente è opportuno non rispondere al canto delle sirene (lo/la voglio vedere). Ulisse si fece legare per evitarlo, quindi anche voi, evitate ogni possibilità di contatto; questo perché la sensazione che si prova nel rivederlo/a scatena uno stato di euforia e di esaltazione enorme e quasi sempre inutile. Del resto è più facile dimenticare una persona se non la vediamo più. Pensate che dramma sarebbe, ad esempio, se il vostro perduto amore, lavora nel vostro stesso ambiente di lavoro … una ferita perennemente sanguinante. Unica possibile (e ammessa) variante, il caso che sia l’altro a volerci vedere, lì la risposta varia da caso a caso, anche perchè non è da escludere che l’altro abbia avuto modo di ripensare alla sua decisione. Solo che in questo caso potrebbe essere opportuno sapere ciò che si desidera perché il più delle volte, l’incontro, si conclude con tante inutili e sterili chiacchiere, quindi accettare l’incontro a specifiche condizioni.

Non chiudersi è fondamentale come fondamentale è assecondare ogni occasione di cambiamento ma ciò che veramente è indispensabile è: fare tesoro di questa esperienza. Fare tesoro significa soggettivizzare il tutto. Dare la colpa all’altro, agli altri, comunque al di fuori di noi stessi, anche se potrebbe essere verissimo, non serve a nulla.

Ciò che serve è porsi delle domande con il solo scopo di migliorare noi stessi. Dobbiamo cambiare prospettiva, atteggiamento.

Trasformare l’innegabile ‘veleno’ di quest’abbandono, in medicina che cura e guarisce

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E’ giusto perdonare il tuo partner se ti ha tradito?

 

Secondo una recente statistica, circa il 15% degli uomini ammette di tradire la propria moglie o la propria ragazza, e le donne a loro volta non sono neppure troppo lontane, con una percentuale che si aggira intorno al 10%.

Ciò che differenzia uomini e donne è la loro propensione al perdono, infatti le donne sono molto più aperte a perdonare l’infedeltà dei loro compagni.

Un altro studio ha fatto emergere che buona parte dei matrimoni finiti, dipendeva dall’infedeltà della loro compagna, piuttosto che da qualche scappatella di chi “porta i pantaloni” in casa.

Gli uomini sono più pronti a perdonare loro stessi, meno a perdonare le loro compagne per gli stessi errori.

Per una donna tradita infatti, si tratta di un’offesa nei confronti della sua dignità. Per un uomo tradito dalla propria compagna invece, si tratta di un’offesa diretta alla propria mascolinità.

E’ una questione di principio, di orgoglio di essere uomo. E’ qualcosa che va dritta alla sua identità maschile.

Una cosa è certa, uomini e donne, tradiscono per le stesse ragioni: per il bisogno di ricevere attenzioni ed ovviamente, affetto.

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A proposito di infedeltà

Il mitico Giacobazzi di Zelig nel suo libro ha scritto parlando con un uomo:
“…Se per esempio tua moglie arriva a casa d’improvviso e ti becca con le mani nel reggipetto della baby sitter e l’uccello di fuori tu dovrai dire: ‘Non è come pensi. Posso spiegarti tutto: le stavo facendo un massaggio cardiaco perchè ha appena avuto un infarto!’ e tua moglie allora ti chiederà ‘E l’uccello di fuori?’
allora tu risponderai ‘Giusto! Quando è caduta in terra, ero in bagno e appena sentito il tonfo, sono corso a vedere senza curarmi di rimetterlo dentro’
Sul momento non ci crederà, ma se tieni botta e continui a sostenere la tua versione, dopo qualche tempo finirà con l’accettarla perchè è la cosa che le fa più comodo credere. Poi si sa che il cervello tende a cancellare o almeno a mitigare i ricordi spiacevoli e alla fine la storia sarà verità adamantina e inconfutabile.”

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