Categoria: Coppia

La sessualità maschile: miti e stereotipi

La sessualità maschile: miti e stereotipi

Lo stereotipo per eccellenza stabilisce che uomini e donne hanno desideri sessuali diversi.

Peccato che la ricerca ribalta alcune credenze dal momento che ciò che sappiamo, il più delle volte è ben diverso dalla realtà e quindi sono solo credenze popolari.

Quali sono le credenze più comuni:

Gli uomini pensano sempre al sesso

Fisher e altri nel 2012 hanno fatto una ricerca ove veniva chiesto a donne ed uomini la frequenza delle loro fantasie sessuali.

Dato che la ricerca su questo tema è sorprendentemente incoerente, Fisher et al. (2012) hanno chiesto, inizialmente, a uomini e donne di riferire con quale frequenza pensavano al sesso. La risposta per gli uomini è stata 8 per gli uomini e 6 per le donne.

Nella seconda fase, i ricercatori hanno fornito dei contatori ad entrambi (uomini e donne) e hanno chiesto loro di schiacciare un bottone tutte le volte che il sesso faceva parte dei loro pensieri. Il numero è cambiato; gli uomini lo hanno schiacciato 34 volte, le donne 19 (i valori sono medi).

Da notare e sottolineare che ammettere di avere fantasie sessuali, per le donne è più difficile che per gli uomini dal momento che ciò le renderebbe più criticabili (degli uomini) e quindi meno desiderabili sul piano sociale.

Inoltre i ricercatori non hanno escluso la possibilità che la presenza dei contatori e l’incarico dato loro , possa aver influenzato i loro pensieri. 

Quindi, dalle risposte si sarebbe indotti a pensare che in effetti si, gli uomini pensano più spesso al sesso.

La maggior parte delle ricerche giunge a questa conclusione ma sembrerebbe che la differenza potrebbe essere meno rilevante. 

Gli uomini hanno o hanno avuto più partner delle donne

Molte ricerche (Wiederman, 1997; Jonason & Fisher, 2009; Petersen & Hyde, 2010; Alexander & Fisher, 2003) avrebbero evidenziato che gli uomini (eterosessuali) affermano di aver più partner di quanto affermano le donne.

La ricerca di Wiederman ha fornito una serie di spiegazioni per chiarire questa differenza. Infatti gli uomini tendono a considerare e quindi a contare, anche le prostitute come partner sessuali, oppure anche coloro con cui si è fatto prevalentemente del sesso parziale, come ad esempio il sesso orale, ed altre situazioni minori.

Dall’analisi di questi dati, i ricercatori hanno notato che nel riferire il numero dei partner, gli uomini esprimevano un numero che finiva per 0 oppure per 5. Sembrerebbe quindi che se ad esempio abbiamo avuto 13 partner oppure non siamo sicuri sul numero reale si tenda ad arrotondare alla cinquina successiva.

Ma non finisce qui, perché, sempre secondo lo studio, se gli uomini tendono ad arrotondare in eccesso, le donne al contrario, lo fanno in difetto.

Altri studiosi, Alexander and Fisher (2003), in un altro progetto, hanno posto la stessa domanda, ovvero dichiarare il numero di partner sessuali avuti, mentre erano collegati con una strumentazione elettronica presentata come la macchina della verità. Le donne hanno dichiarato di più.

In merito alla quesito iniziale, ovvero che gli uomini hanno più partner delle donne, sembrerebbe che non sia proprio vero dal momento che le differenze percepite siano dovute al fatto che gli uomini tendono a sovrastimare mentre le donne fanno il contrario.

Le donne sono più fedeli

Anche questa è una credenza  dal momento che gli uomini dichiarano maggiori infedeltà mentre le donne meno (Fincham & May, 2017; Blow & Hartnett, 2005; Petersen & Hyde, 2010). La ricerca tuttavia ammette che questa tendenza stia calando. Anche le donne tendono ad ammettere le proprie infedeltà più liberamente.

Quindi come dicevamo sopra, gli uomini ammettono di essere più infedeli e quindi le ricerche confermano questo stereotipo (che, alla luce delle ricerche, stereotipo non è) ma, questa differenza si sta assottigliando.

Rapporto a tre – agli uomini interessa di più

Questo aspetto sembra essere maggiormente sollevato dagli uomini che lo propongono (alle loro partner) più delle donne (Morris et al.(2016). Altre ricerche, Hughes et al. (2004) suggeriscono la stessa cosa dal momento che nelle loro ricerche, il fenomeno vede coinvolto il doppio degli uomini pechè i maschi partecipanti alle ricerche, avrebbero espresso questo desiderio molto più delle donne.

Sembrerebbe che le donne siano meno disposte ad avere contemporaneamente più partner maschili, perché, più degli uomini, temono per la loro reputazione. Infatti altre ricerche (Jonason and Marks (2009) avrebbero confermato che le donne sono giudicate più negativamente se interessate a relazioni di questo tipo.

Quindi questo stereotipo sembrerebbe confermato.

Questo tipo di ricerche hanno fornito ‘sostanza scientifica’ a quanto correttamente oppure erroneamente si pensava  in merito alla sessualità di entrambi i generi.

I Social Network  e le coppie  

L’influenza dei Social Network nella vita di coppia 

E’ indubbio che i Social Network hanno egemonizzato la vita di tutti noi. Spesso, si passa moltissimo tempo saltando tra Facebook, Twitter, … e altri, mettendo in secondo piano spesso tutto il resto.

Le coppie, anche le più consolidate, spesso hanno discussioni se non liti, proprio su questo argomento

Di certo, nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe accaduto quello che sta accadendo. I SN hanno alterato pesantemente valori come famiglia, scuola, coppia, società, politica (In un tweet Trump ha detto che…  Bersani ha risposto con un tweet, …) quante volte lo leggiamo sui giornali oppure lo sentiamo nei vari TG?

L’impatto dei SN in questi ultimissimi anni (e in maniera sempre più crescente) è sotto gli occhi di tutti. La comunicazione, le relazioni, ha nuove regole, insegnate da nessuno ma che tutti oramai conoscono benissimo. La comunicazione, in particolare quella umana, si basa su modalità di scambio completamente differenti anche perché oggi, la possibilità di restare/entrare in contatto, indipendentemente dal tempo e dalla geografia  (spazio e tempo), sono immediate.

Ma, ai fini del benessere psicologico, qual è l’impatto? I SN migliorano la qualità delle relazioni? Che uso se ne fa? Quando si esagera e  se ne diventa dipendenti (c’è gente che addirittura non ne può fare a meno)? Che riflessi sul lavoro, la famiglia, il tempo libero?

Esistono diverse ricerche in merito, ed hanno indagato su impatto e correlazione con le relazioni, e incidenza sulle eventuali rotture, infedeltà, distrazioni, trascuratezze, … Pare che su Twitter ci siano circa 550 milioni di utenti, e ogni giorno si lanciano in rete circa 59 milioni di messaggi. Contrariamente a Facebook, è meno interattivo e offre poche opportunità di chat, anche se, mai dire mai. Ad esempio un mio paziente mi ha confessato che è grazie a twitter che la sua vita è cambiata.

Una ricerca della Università del Missouri-Columbia, condotta dal Dr Russell Clayton, su circa 500 utenti (per più del 60% di genere femminile) evidenzia inequivocabilmente che il tempo speso su twitter è intimamente legato ai conflitti di coppia (malumori, litigi, gelosie…); l’esistenza di tali conflitti  permette di anticipare l’esito negativo della relazione (divorzio, rotture, tradimenti, …) e che tale (prevedibile) esito non dipende dalla durata dalle storia.  Dello stesso autore, altre ricerche avevano evidenziato una forte correlazione tra la gelosia e l’uso di facebook.

Un’altra ricerca, questa volta della University of Oxford, quindi inglese, sostiene che una delle principali cause delle crisi delle coppie avviene quando si usano i SN come primaria forma di comunicazione.

Il campione preso in esame era di 24000 coppie che usano tutti i giorni Facebook.  L’utilizzo di FB quasi esclusivo per comunicare (no telefonate per intenderci ma solo messaggi su messanger) crea molti problemi all’interno della coppia stessa.  Pur non parlando di tradimenti, l’utilizzo del mezzo per comunicare, crea fraintendimenti, suscitano fantasie, portano a fare gratuite idealizzazioni, insomma la comunicazione è falsata, distorta e quindi, oserei dire, distorsiva, dice una cosa che non c’è. A tutto ciò si deve aggiungere la necessità del controllo (che tutti più o meno conosciamo), che può rasentare l’ossessione fino a giungere al negare all’altro qualsiasi forma di privacy, anche la più innocente.

Ciò non bastasse, l’Associazione degli avvocati, quelli che si occupano delle separazione e dei divorzi, quindi gli Avvocati Matrimonialisti, ha divulgato una serie di dati che confermerebbe che Facebook, è una delle principali cause di separazione, per le coppie giovani, ma anche sposate di diversi anni, e arrivano alla rottura perché i tradimenti (non sempre reali) si sono realizzati in rete.

Nel Regno Unito, su tre separazioni, una avviene grazie a Facebook (sostenuto da Divorce online); in Italia una su 5.

Anche WhatsApp non scherza. L’instabilità della coppia avviene con un linguaggio leggermente diverso, perché differente è il mezzo e la sua grammatica (è in linea, ha ricevuto ma non letto, non risponde, chissà con chi starà parlando, …) tutte chiacchiere, ipotesi, pensieri negativi, servono solo ad alimentare ipotesi, supposizioni, gelosie, a volte anche deliri…

WhatsApp è un ottimo strumento per comunicare ma in seguito, potrebbe diventare come FB (vedi sopra); ma da subito lo strumento deve essere usato per comunicare l’essenziale (in questo è fantastico) ma, messaggi e pensieri complessi vanno fatti sempre e solo l’uno di fronte all’altro.

Ma i SN non sono solo negativi, dal momento che, secondo un esperto di coppia e sessuologo il dr  Vito Frugis,  le coppie saltano se c’è una crisi preesistente e Facebook è solo uno dei tanti possibili detonatori. In questi casi il SN è solo una via di fuga, un qualcosa che permette di dialogare con altre persone, un modo per condividere emozioni e sensazioni, un po’ come si faceva con il diario. Ecco che il virtuale, permette di avere conversazioni con sconosciuti e con la quale è facile proiettare bisogni, ansie, paure, …

Cosa si fa dallo psicologo se non proiettare tutto ciò? Solo che lo psicologo poi aiuta a ricollocare il tutto in un mondo reale più armonioso, mentre nel SN tutto può restare virtuale ma, avendo ‘scaricato’, ci fa star meglio anche se poi non cambia nulla. I rapporti costruiti online, si basano su proiezioni al punto da dare l’illusione che possa essere ‘ideale’. Ma dopo l’incontro, ci si scontra con la realtà, e la nuova coppia si deve confrontare con tutte le difficoltà di una coppia, fatta da due sconosciuti, con un vissuto completamente diverso e che hanno il compito di creare un intreccio simmetrico.  Cercare un partner in rete è relativamente facile, il difficile viene dopo.

Frequento una persona che si è appena separata

Mi sono separata – nessuno mi aiuta

Quale sono i traumi più difficili da superare? Al primo posto sicuramente il lutto per la perdita di una persona cara; subito dopo: la separazione.

Come separarsi e quando? Non esiste il tempo giusto, tutto è soggettivo, è legato al vissuto del soggetto, quindi alle sue esperienze, ai suoi desideri, ai suoi bisogni; e poi è anche legato al partner, alle sue caratteristiche, ma anche al momento preciso che si sta attraversando e alle decisioni che si dovrebbero prendere.

Il passato è molto importante perché evidenzia come sono state vissute le prime separazioni infantili e sono condizionanti perché influenzano il modo con cui, in futuro, si affronteranno situazioni analoghe. Conoscerle può aiutare per ricalcarle ma, soprattutto se negative, per operare scelte diverse e quindi più consapevoli ed efficaci.

Le considerazioni che seguono vanno intese come ipotesi di massima, quindi generiche e non specifiche.

In merito al tempo in cui si decide è importante perché, una separazione tra i 20 e i 30 anni è relativamente più semplice perché l’arco temporale che rimane è molto più ampio e si è maggiormente aperti alla prospettiva di una nuova relazione; dopo diviene più difficile, in particolare per chi vorrebbe costruirsi una famiglia (idem per chi la famiglia l’ha invece creata); vedrebbe crollare tutto un progetto di vita o nella migliore delle ipotesi la vedrebbe messa in forse. Oltre i 50anni per gli uomini e per le donne sarebbero sfide completamente diverse: opportunità per nuove conquiste sessuali per l’uomo, atte a confermare la proprio virilità, perché no, anche con donne più giovani; mentre per le donne, che sono prossime alla menopausa, inciderebbe molto sul fronte della propria autostima.

Una volta digerito il fatto che c’è una separazione in atto oppure appena conclusa, ci sono due aspetti importanti da tenere in considerazione: una legata al soggetto e l’altra all’entourage che potrebbe supportarci.

Mi sono separata – cosa fare

Poche cose ma fondamentali.   Manteniamo ordinato l’ambiente in cui viviamo (o andremo a vivere); cestiniamo ciò che non serve e che magari ricordano l’altro. Cerchiamo di rinnovare l’ambiente con cose diverse; ci sembrerà di vivere una nuova vita.

Evitiamo di trascurarci, quindi curiamo l’igiene, l’alimentazione, il fisico e le relazioni amicali. Insomma, coccoliamoci, non può che farci che bene. Se poi c’è una cosa che abbiamo sempre voluto fare senza trovare il tempo, ecco, è arrivato il momento per farla.

Poi ricordiamoci il potere dei proverbi ’amor con amor si paga’, ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’, etc. Evitiamo (è fondamentale) di avere rapporti con l’altro (vederlo, sentirlo, spiarlo, cercarlo, messaggi, …); ogni contatto non fa che allungare i tempi di elaborazione del distacco; ogni volta che c’è il contatto, si riapre la ferita; più la teniamo aperta, più tempo sarà necessario per recuperare una propria autonomia. Se la storia si è chiusa, cerchiamo di essere più decisi, soffriremo un po’ ma solo così, lentamente, recuperiamo lo spazio necessario per ricominciare; insomma, dobbiamo mettere in campo tutte le difese necessarie per accettare ciò che è successo e trovare la strada per voltare pagina.

Separarsi è difficile, doloroso, a volte duro da accettare, fino a giungere la rifiuto. Ma quando è inevitabile, seguire qualche regola, non può che aiutare.  

Abbiamo strutturato la nostra vita scegliendo una vita di coppia, ora è difficile accettare che la coppia non c’è più e che con essa non ci saranno più tutte quelle piccole abitudini che costellavano il nostro tempo. L’organizzazione cui avevamo dato alla nostra vita va cambiata. Dobbiamo riorganizzarla, forse totalmente.  L’abbiamo impostata  in un certo modo ed ora, assistiamo al crollo di tutto ciò in cui avevamo creduto. Oltre all’aspetto esistenziale, ci sono anche tanti altri problemi concreti che vanno gestiti e possibilmente risolti: i figli, il mutuo, gli aspetti economici, logistici, i beni da dividere, l’assegno di mantenimento. Se poi la separazione è lacerata dai conflitti tra i partner tutto si complica.

I conflitti saranno più o meno accentuati in funzione delle ragioni che hanno determinato la separazione (ed esempio un tradimento, un disamoramento, incompatibilità di carattere, …).

Anche laddove la separazione è stata voluta da noi, oppure è stata condivisa, rimane comunque un amaro senso di fallimento a cui possono accompagnarsi anche critiche alla nostra capacità di operare scelte giuste.

Mi sono separata – Cosa dire e cosa non dire

Un nostro amico/a si sta separando. Chiediamoci cosa sta passando. Evitiamo di semplificare e di pontificare. L’altro sta passando un momento terribile. Angoscia, stupore, fallimento, paura, rabbia, disgusto, stordimento, stanchezza … tutte cose in continuo mutamento (in che fase della separazione sta?); cosa dobbiamo fare? Ascoltare. Ascoltiamo, evitiamo invadenza, rimettiamoci ai suoi bisogni. Dirà o deciderà cose che verranno smentite nel giro di poco tempo. Vorrà uscire oppure piangere, vorrà conoscere altre persone oppure nessuno mai … noi dobbiamo solo ascoltare e restare pazienti.

Evitiamo di giudicare, di proiettare le nostre ansie (come farà con il lavoro, i bambini, i soldi …), cerchiamo di evitare facce di commiserazione (come quella che si fa per le persone che vediamo come spacciate).

Si invece, a tutto ciò che alleggerisce. Non siamo noi che dobbiamo risolvere il problema, evitiamo ramanzine (hai fatto male, oppure hai fatto bene, faresti meglio a fare così, etc). Tutte cose inutili. Facciamo solo cose utili, andiamogli a prendere i bambini a scuola, accompagniamoli in palestra o a danza, andiamo a fare la spesa, svuotiamogli la spazzatura, … insomma tutte piccole cose, che alleggeriscono, in questo momento di estrema pesantezza, la sua vita. Proponiamo noi cose (cinema, ristorante, uscite fuori porta, …), assecondiamo ogni suo desiderio, anche se per noi potrebbe essere un capriccio; se deve traslocare, diamogli un aiuto e, se non ha figli, cerchiamo di stare il più possibile vicino organizzando i fine settimana e le serate. 

Evitare di dire cose sbagliate. Non sappiamo quali sono? Nel dubbio vale sempre la solita regola: astenersi.

Frequento una persona difficile

Frequento una persona difficile

E’ noto a tutti che al mondo ci sono persone con le quali è proprio difficile dialogare. Proviamo un po’ a pensare alla nostra cerchia (amici, famigliari, colleghi di lavoro, etc).  Parliamo più o meno con tutti ma Tizio proprio non lo si sopporta. Tizio è proprio una persona ‘difficile’, aspra, puntigliosa, polemica, iraconda, una persona che tende allo scontro e mai alla cordialità o quanto meno ad un dialogo civile. Insomma, con Tizio, è ‘impossibile’ avere interazioni piacevoli. Tutti, chi più, chi meno, hanno avuto, hanno ed avranno questo tipo di esperienze.

Ma, ci siamo chiesti come mai? Da cosa dipende? Ebbene una ricerca ha ‘scoperto’ cosa c’è che non va in loro e di contro, come fare per instaurare con queste persone una comunicazione più facile.

Una possibile spiegazione psicologica ci viene dalla teoria degli stili di attaccamento. Secondo questa teoria, noi da adulti ci relazioneremo in funzione della relazione che abbiamo stabilito con i nostri genitori (in particolare con la figura primaria di attaccamento) e/o con tutte le altre persone che si sono prese cura di noi (zii, nonni, etc) durante l’infanzia.

Quindi, possiamo tranquillamente sostenere che se da piccoli eravamo certi di poter contare sul fatto che i nostri genitori ci amavano, ci accudivano, ci sostenevano ebbene anche da adulti potrebbe accadere la stessa cosa, ovvero, sappiamo di poter contare su tutte le persone che ci circondano (amici, colleghi, affetti, etc). Questo è un stile di attaccamento, e viene chiamato ‘sicuro’. Da ciò si evince che ne esiste almeno un altro,, chiamato ‘insicuro’ ove il bambino è stato trascurato, abbandonato, dimenticato, etc dai genitori. Ma non è finita qui, perché esistono altre possibili declinazioni dello stile insicuro, ovvero, avremmo una variante detta ‘evitante’, ove allo scopo di evitare le delusioni si tende a fuggire dalle relazioni intime, ed un’altra chiamata ‘ansiosa’ ove il soggetto è alla ricerca continua di certezze e rassicurazioni.

L’individuo, oggetto di questo articolo è quello con la variabile ‘evitante’. Quindi, la difficoltà ad avvicinarsi a questi individui ci viene dal fatto che, per una sorta di difesa inconscia, appresa durante l’infanzia, fanno di tutto per innalzare barriere con lo scopo di impedire una vicinanza di cui sono incapaci di gestirne le dinamiche.

La teoria dell’attaccamento di cui sopra stabilisce che tali modelli sono inconsci, quindi non se ne ha una piena e diretta consapevolezza. Da ciò si evince che le cosiddette persone difficili,  ignorano di innalzare barriere allo scopo di proteggersi (inconsciamente) dalla paura dell’abbandono (lo fanno e basta). Sono talmente difesi che diviene impossibile guardare ‘oltre’ queste difese. Hanno imparato a nascondere bene la loro parte vulnerabile.

La ricerca – presupposti teorici

Sulla base della teoria, brevemente esposta sopra, due ricercatori, Anthony Sierra e Robert Ricco (2017), hanno cercato di mettere a fuoco e quindi comprendere in che modo i due soggetti (quelli con stile sicuro e quelli con stile insicuro) gestiscono il conflitto. L’idea di fondo è che le persone difficili, siano maggiormente orientate all’evitamento del conflitto e quando questo evitamento fallisce, scelgano sistemi poco costruttivi nel tentativo di risolverlo.

I due ricercatori, avevano interesse a confrontare i due stili insicuri (evitante e ansioso) perché, a loro dire, erano in grado di predire la strategia che sarebbe stata usata per gestire il conflitto.    

Gli autori hanno preso in considerazione ben 4 strategie dl conflitto, ovvero: la costrizione, l’evitamento, la tendenza a dominare e l’integrazione.

E’ evidente che c’è una sola strategia vincente, quella che permette una piena collaborazione per risolvere il problema, ovvero: l’integrazione.

Nelle ipotesi dei ricercatori, gli evitanti, hanno difficoltà nella gestione del conflitto perché: diffidenza verso gli altri (considerati poco premurosi e per niente leali); gli altri hanno scarsa empatia (che ne sanno dei miei problemi); infine, evitano il conflitto dal momento che inconsciamente non vogliono far passare l’idea di essere persone bisognose  di una relazione.

La ricerca – raccolta dati

Sono stati utilizzati strumenti (self-report) atti a individuare lo stile di attaccamento e le strategie per la gestione del conflitto e quali sono le credenze di base. I dati sono stati ottenuti da un campione di 449 studenti la cui età era compresa tra i 18 e i 56 anni). La stragrande maggioranza aveva una relazione e solo il 14% era sposato.

La ricerca – esito

Gli evitanti (stile attaccamento insicuro), rispetto agli ansiosi, hanno la tendenza ad evitare il conflitto perché poco vantaggioso. Quando l’evitamento non riesce usano, tra le 4 strategie di cui sopra, quella basata sulla dominazione: ecco perché queste persone risultano ‘difficili’, refrattari ad ogni intimità, con la tendenza ad allontanare e nelle loro interazioni sono polemici e neanche a farlo apposta hanno, incredibilmente, sempre ragione.

La conclusione dei ricercatori è che: 

L’attaccamento evitante risulta essere più problematico rispetto a quello ansioso, quando si tratta di gestire dei conflitti all’interno delle relazioni amorose

Quindi, laddove le persone che vivono le discussioni all’interno della coppia come una opportunità e sempre foriera di benefici, le loro strategie adottate sono sempre caratterizzate dalla integrazione (da cui ci si attende sempre risultati positivi).

Nel caso invece delle persone difficili penso sia utile riflettere sul fatto che tutti i nostri tentativi di risultare cordiali e flessibili, sia assolutamente ininfluente. Questi soggetti non hanno nessun interesse a ‘chiacchierare’ anche in modo semplice e informale (da cui la maggior parte delle persone ne trae giovamento); quando lo fanno, le loro reazioni ci danno la sgradevole sensazione di aver detto cose percepite come offensive o comunque sbagliate. Insomma, esperienze quanto più frustranti possibili.

Lo studio dei due ricercatori (Ricco e Sierra), ci invita a riflettere sui motivi per cui queste persone sono così. Se vogliamo avere con queste persone buoni rapporti, ci viene richiesta una buona dose di pazienza, costanza e ottima predisposizione. Dovremmo essere amichevoli anche oltre misura, perché alla fine, potrebbe essere possibile ‘rompere il ghiaccio’ e riuscire, finalmente, ad avere relazioni e interazioni positive. Anche le persone difficili hanno il loro lato ‘morbido’. Basta solo avere la pazienza e la capacità di cercarlo.

Cause della scelta ripetitiva del partner sbagliato

Cause della scelta ripetitiva del  partner sbagliato

Risultati immagini per mi innamora della persona sbagliataOgnuno di noi è inconsciamente attratto da ciò che ci è famigliare. Quindi, se siamo cresciuti con genitori che ci hanno amato, saremo felici e forse anche persone di successo.

La figura di attaccamento, ha per ognuno di noi grandissima importanza. Se hanno creato con noi un buon legame (sicuro, sano e coerente) è relativamente più facile evitare persone manipolatorie, narcisisti, etc e anzi, questi soggetti, non susciteranno nessun interesse mentre, al contrario, saremo attratti da persone rispettose, autonome e alla ricerca della giusta intimità, supporto, reciprocità e  desiderosi di una comunicazione simmetrica.

Tutto questo, ovviamente salta, se da bambino, tutti o parte dei nostri bisogni emotivi non sono stati minimamente soddisfatti.

Ecco perché, da adulti, si corre il rischio di trovare il partner sbagliato. Se da bimbi non abbiamo avuto una figura di riferimento con le caratteristiche citate sopra (sicuro, sano e coerente), si ha la tendenza ad essere più vulnerabili.

Cause della scelta ripetitiva del  partner sbagliato – Come vediamo l’amoreRisultati immagini per mi innamora della persona sbagliata

C’è da premettere una cosa fondamentale, atavica, oserei dire archetipica: l’essere umano, dovendo operare una scelta, si è sempre affidato alla sua esperienza, fatta prevalentemente di conoscenze acquisite.  Prendiamo ad esempio il cibo: tendiamo a mangiare cose che ci piacciono; cose che, confrontate con altri cibi, ci piacciono di più. Se possiamo scegliere tra A e B e ci piace di più A, scegliamo A.  

Per l’amore, non possiamo scegliere se abbiamo conosciuto una sola versione dell’amore, quella della figura di attaccamento (tipicamente la mamma). Quindi, applicando ciò che abbiamo detto sopra, se dobbiamo scegliere tra A (il riflesso dell’amore appreso da mamma) e B (una versione dell’amore diverso da quello di mamma), non abbiamo scampo: sceglieremo sempre A. Quindi se la mamma ha una visione dell’amore malata, anche noi avremo lo stesso destino.  Da adulto quel bimbo o bimba, farà scelte basate su ciò che conosce e nella scelta dell’amore e quindi del partner, sceglierà la versione che conosce di più, sia nel bene che nel male.  Quindi il legame che avremmo instaurato con la nostra figura di attaccamento, determinerà, nel modo più vario possibile, l’orientamento delle nostre scelte.  

Se da piccolo, abbiamo dovuto faticare non poco per ottenere l’attenzione di nostra madre, oppure se pur avendo avuto attenzioni, le abbiamo ottenute o vissute in modo insufficiente o conflittuali o non nel modo che avremmo desiderato, da adulti potrebbe accadere di scegliere il partner sbagliato.

Ma, come mai e perché?

Se incontriamo un partner che si dimostra apparentemente disponibile sul piano emotivo, ma questa disponibilità è a volte negata (cioè esattamente come ci è accaduto durante l’infanzia), il tutto ci sembra normale. Un bambino non amato si porta dietro una ferita enorme e quel comportamento (disponibilità emotiva alternante) incoerente, ci indurrà a fare tutti gli sforzi possibili per stabilizzare questo legame Risultati immagini per mi innamora della persona sbagliata(esattamente come abbiamo fatto da piccoli) e tutto ciò ci sembrerà naturale, da momento che siamo convinti che è così che le cose funzionano.

Quindi, in questo caso, ove nell’infanzia, non siamo stati amati, per forza di cose non abbiamo mai conosciuto e assimilato il concetto di reciprocità (io, mamma ti amo e tu, mamma mi ami) caratterizzato da amore, cura, indipendenza, etc.  da adulti non disporremo delle giuste conoscenze che possono orientare le nostre scelte verso un amore sano e di conseguenza, giusto.

Un bimbo/a non amato, necessariamente non va associato a trascurato, lasciato solo, abbandonato o che ha anche subito abusi. No, perché in questo caso le eventuali patologie potrebbero essere altre. Il caso in questione riepiloga la situazione in cui ciò che è veramente mancato, è il supporto emotivo.

Se siamo cresciuti all’ombra di una sorella o fratello che aveva una posizione più in vista di noi (perché malato, oppure meno intelligente, oppure semplicemente perché più il cocco di mamma), oppure perché abbiamo dovuto essere noi a prenderci cura della mamma (perché vulnerabile, indifesa, fragile, malata, depressa, etc), oppure perché era narcisista, o peggio ancora borderline (tutte situazioni ove la mamma non era assolutamente in grado di fornire il supporto emotivo di cui sopra), tenderemo ad avere questo tipo di difficoltà.

In tutti questi casi, da adulti potremmo essere affascinati da tutto ciò che è estremo, dal momento che emotivamente saremmo instabili e con la tendenza a fare confusione in amore (incapacità di stabilire un rapporto stabile e non ondulatorio). Tenderemo a confondere, ad esempio, tutti gli alti e bassi della relazione con la passione, mentre passione non è, ma solo isteria. Questi alti e bassi ci sembrano normali (questo abbiamo appreso) o tuttalpiù, percepiti come il risultato di una forte passionalità. Ecco perché, chi si porta dietro la ferita dei non amati, tende a relazionarsi SOLO con soggetti borderline oppure narcisisti, da cui non ne viene mai nulla di buono ma, dopo un inizio FANTASTICO, rimane solo dolore.

Ecco anche perché tali soggetti, cadono spesso nelle grinfie di un manipolatore. Una evidenza di questa manipolazione subita da una madre manipolatrice è dato dal senso di colpa. Se ne soffriamo, non è da escludere che l’educazione avuta era totalmente intrisa di filtri emotivi ambigui e strumentali. Quindi, dovremmo pensare che il senso di colpa, in questi casi, non è assolutamente reale ma solo indotto, a fini strumentali  o, per dirla con un termine più completo, frutto di manipolazioni continue e protratte.

Inoltre, chi da piccolo è stato manipolato, tenderà, da grande a fare altrettanto ma anche il contrario, cioè a farsi manipolare. Ecco che siamo arrivati al paradosso, rendere normale la manipolazione al punto che diviene l’unica forma di comunicazione da cui è difficile, se non impossibile, farne ritorno.  

Un genitore così, però, non ha necessariamente delle colpe. Semplicemente, non ha gli strumenti, forse perché anche lui ha sofferto di denutrizione emotiva.  Dovremmo tutti riflettere su ciò che i nostri genitori (che molto probabilmente adoriamo e amiamo in modo incondizionato) ci hanno dato.

Noi volevamo 100; loro credono di averci dato 100. Ciò che abbiamo percepito è 15. Restiamo per tutta la vita in attesa di quel 85 che non arriverà mai, perché loro, ne sono convinti, ci hanno dato 100, ovvero il massimo. Allora non rimane che una cosa: ‘rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo da soli, dentro di noi e nel mondo quel 85 di cui abbiamo assolutamente bisogno‘.

Cause della scelta ripetitiva del  partner sbagliato – Cosa cambiare

Intanto essere consapevoli e non in perenne e passiva attesa di un qualcosa che oramai non arriverà più gratuitamente. Dal momento che le nostre azioni sono prevalentemente guidate dalle nostre conoscenza apprese nel corso della nostra vita, è importante iniziare ad essere più consapevoli.

Quando instauriamo una nuova relazione, cerchiamo di discriminare tra ciò che è vero e ciò che è illusione. Ciò che è vero è ciò che dicono i fatti; ciò che è illusorio è vedere alla nuova storia con le lenti dell’infanzia. Smettiamola a far affidamento sullo stile di attaccamento (lo abbiamo appreso da piccoli ed ora siamo grandi); da oggi in poi, siamo noi e solo noi a fare la differenza, anche in virtù di chi scegliamo per avere al nostro fianco. Se vogliamo correggere le esperienze emotive, dobbiamo scegliere un partner sano. La caratteristica di una relazione sana parte innanzitutto dal sentirsi rispettati e deve essere caratterizzata da interdipendenza, reciprocità, coerenza; ove non c’è morbosità, svalutazioni continue, e non c’è dipendenza o co-dipendenza affettiva.

Se c’è tutto questo ci sono buone e di star correggendo le esperienze che si sono dimostrate emotivamente povere e quindi stai nutrendo il tuo stato emotivo e cosa molto più importante, il tuo rapporto è sano.

La mia partner è frigida – cause e cure

La mia partner è frigida – cause e curefrigidità cure

La mia partner è frigida, le cause hanno inizio nella fase genitale  dello sviluppo psicosessuale umano.

Si verifica tutte le volte in cui la donna  non trova piacere sessuale (cioè, non si eccita, anche se stimolata in modo opportuno e se il sesso viene vissuto come un’inutile e fastidiosa incombenza) e viene chiamata in vario modo tra cui: algida, fredda, frigida, etc.

La frigidità è una caratteristica che oggi trova poca accoglienza (a chi fa piacere avere una partner frigida?), eppure in passato era la normalità, dal momento che veniva considerato ‘naturale’, che una donna non provasse piacere.

Se poi, dopo il matrimonio questa ‘naturale’ tendenza persisteva, nessuno (il marito) se ne rammaricava, dal momento che era percepita come una garanzia di fedeltà. Le donne dal loro canto, non ci facevano caso, dal momento che ignoravano la loro naturale predisposizione fisiologica al piacere. In alcuni paesi del mondo (penisola araba, africa e sud-est asiatico), viene ancora praticato ritualmente l’infibulazione. L’infibulazione è la castrazione del genitale femminile. Prevede l’escissione (asportazione) del clitoride, delle labbra (piccole e grande) vaginali, che elimina del tutto la possibilità di provare piacere. Chi lo desidfrigidità mancanza desiderioera può cercare siti dove si tratta l’argomento in modo più specifico.

E’ un disturbo che ha diverse connotazioni: riguarda donne che non hanno mai avuto un orgasmo; donne che lo avevano ma ne hanno perso la capacità e donne che occasionalmente si trovano in questa situazione. Con questa difficoltà le donne possono rattristarsi, sentirsi frustrate oppure provare angoscia, al punto da sperimentare momenti depressivi, che le portano a limitare la loro vita sessuale ai solo preliminari, evitando il rapporto nella sua interezza.

Tornando al discorso principale, oggi, contrariamente a ieri, la frigidità e quindi lo scarso interesse verso tutto ciò che attiene alla sessualità, rientra tra i disturbi sessuali e viene chiamata in modi diversi asseconda della modalità.

frigidità causeCon anedonia si descrive l’incapacità di provare piacere (dormire, mangiare, fare sesso, frequentare persone, etc);

Il desiderio sessuale ipoattivo (presente anche nel DSM) caratterizza un’assenza o una mancanza o di fantasia sessuale;

L’anorgasmia l’incapacità di ottenere eccitamento durante il rapporto sessuale. Anche l’uomo ne soffre e si manifesta con la difficoltà a mantenere l’erezione fino alla fine; nella donna invece, si manifesta con la mancanza di desiderio che limita la lubrificazione della vagina. Quindi, la donna non raggiunge l’orgasmo (un fenomeno molto diffuso e ben celato dalle donne che per concludere l’atto, fingono di raggiungerlo);

La dispareunia si applica per tutte quelle situazioni ove la donna prova dolore vaginale durante il rapporto;

Il vaginismo, invece, ha come effetto, la contrazione (involontaria) dei muscoli perineali. La contrazione è così forte da impedire la penetrazione.

Come dicevamo, oggi la frigidità, viene considerata un disturbo sessuale e come tale può essere curato.

Le causefrigidità femminile

Un contesto socio culturale ostativo o addirittura rifiutante, una madre inibente e che quindi non ha permesso un’accettazione libera della sessualità, eventuali disfunzioni sessuali o difetti erotici del partner (partner inibito, impotente, freddo, disinteressato, etc), un trauma sessuale (violenza, abuso, etc). Tutte queste e altre ‘cause’, generano frustrazione insoddisfazione, delusione e quindi provocano un calo o un blocco della componente eros.

La terapia

Per quale motivo la donna non prova piacere? Questa è sicuramente una prima domanda da porsi e, prima di ogni altra cosa, va verificato se esiste un problema di natura medica. Se tutti gli accertamenti necessari sono negativi, allora è sensato ipotizzare un’eziologia psicogena. La verifica medica va effettuata perché esistono problematiche (diabete, ormoni, tiroide, etc) mediche che inibiscono la sessualità.

Sul fronte psicologico va verificato l’eventuale situazione di temporaneità. Ad esempio, potrebbe esserci un problema di coppia e in quanto tale, la frigidità è la risposta somatizzata di quel problema, che va risolto con una terapia di coppia. Se persiste, la frigidità ha radici più profonde e vanno analizzate in modo approfondito.

I problemi sono di molteplice natura: ad un primo livello ci potrebbe essere la paura di perdere il controllo, la paura dell’aggressività maschile (l’uomo è anche molto ruvido e questo potrebbe spaventare), paura della propria femminilità (incapacità di gestirla).

Una donna frigida, non perde la capacità di innamorarsi né quella di desiderare di avere rapporti sessuali e né tantomeno inibisce il desiderio di avere figli, anzi. Molte donne accettano di non provare piacere, ma non quello di rinunciare alla maternità. Qualcuno sosterrebbe che non è obbligatorio provare piacere ma, l’essere umano ha un apparato genitale non solo ai fini riproduttivi, quindi, la mancanza di piacere sessuale, nel tempo, genera scompensi psicologici anche gravi, che possono sconfinare nelle fobie e nella depressione, tutte sindromi a discapito dell’armonia in ambito personale e famigliare.

Fortunatamente la frigidità estrema è rara. Le donne frigide spesso non hanno la capacità di raggiungere l’orgasmo (anorgasmiche), ma riescono ad eccitarsi. Basterebbe quindi, in questo caso più lieve, lavorare sulle condizioni a contorno (atmosfera, petting, tecnica, etc) e con una valida collaborazione del partner, il problema si potrebbe risolvere, in tutti gli altri casi è opportuno valutare l’ipotesi di iniziare un percorso psicoterapeutico.

Relazione Parassitaria – come riconoscerla

parassitaSto vivendo una relazione parassitaria

Nessuno (o quasi) può vivere lontano dagli altri e tutti hanno la necessità di avere relazioni sociali e affettive perché indispensabili alla crescita emotiva e relazionale. Ognuno di noi ha bisogno di approvazione e quando questa non arriva, gli altri sono visti come nemici o percepiti come ostili e in quanto tali vengono allontanati. In questo caso però gli altri, proprio perché hanno un punto di vista diverso dal nostro dovrebbero essere percepiti come un’opportunità dal momento che, integrando il loro punto di vista potrebbero arricchirci.

Quando ciò non accade, quando nel nostro vissuto c’è solo il mio punto di vista e quello dell’altro non conta mai, il confronto diviene scontro e in caso di relazioni, non c’è scambio ma rapina, dal momento che esigiamo che l’altro ci dia sempre e incondizionatamente ragione. In questo caso l’ego si nutre e l’altro capitola.parassita 1

Ecco il parassita, è colui (o colei) che vuole avere sempre ragione, che vede il mondo pericoloso, che non ammette nessuna dialettica contraria, è una persona che si sente sempre e solo vittima di situazioni che comunque ha contribuito anche lui a metterla in atto.

Cos’è un parassita?

Un parassita si attacca su un animale detto ‘ospite’ e da quel momento comincia a sfruttare le sue preziose risorse che spesso sono indispensabili per garantirsi la sopravvivenza.

La tua relazione

La tua è una relazione ove sospetti che il tuo partner stia prosciugando le tue energie, rubando il tuo tempo, la tua energia emotiva e magari anche il tuo denaro? In questo articolo cercherò di evidenziare le situazioni che ricadono in questo tipo di relazione da cui, si dovrebbe tentare di uscirne.

Proviamo a partire dalle cose che si fanno insieme. Va da se, che in una relazione amorosa è bello stare insieme ma esiste una sottile linea rossa oltre il quale potrebbe annidarsi il parassita. Se l’altro comincia a stare incollato a te e per fare ciò comincia con il cambiare tutte le sue abitudini (stessi tuoi orari, ti accompagna ovunque, mangiate sempre insieme, etc); non riesce a fare le cose da solo/a e richiede sempre la tua presenza, insomma avere un legame forte è bello e gratificante, ma se non riesci più a fare nulla, assolutamente nulla senza la sua onnipresenza, ecco, in questo caso, la tua potrebbe essere una relazione parassitaria.

Amici

Tutti i tuoi amici, sono diventati anche i suoi e anzi, magari lui/lei comincia ad uscire con loro senza di te; se accade questa cosa allora il pericolo aumenta perché nel caso doveste lasciarvi l’imbarazzo sarebbe grande. Se non ha amici allora il pericolo è maggiore, potrebbe voler dire che non è in grado di crearsi relazioni affettive stabili.

Paghi sempre tu? Altro campanello di allarme. Anche qui c’è una sottile linea rossa; può accadere di tanto in tanto di essere senza soldi, non sempre però. Se accade così l’altro potrebbe erroneamente dare per scontato che te ne prendi totalmente cura. Non importa se hai una grande disponibilità economica, anzi, in questo caso le cose si complicano perché fai fatica a capire le dinamiche sottostanti. I parassiti fanno così.

Favori

Come nel caso precedente. La domanda è: li faccio solo io? Se sei sempre tu ad accompagnarlo/a, a cucinare, fare la spesa, commissioni, andare alla posta, etc senza mai un principio di reciprocità ecco, anche in questo caso sei infetto.

Relazioni sociali

In questo caso, se l’altro pretende attenzioni totali anche in presenza di altri e si rifiuta di socializzare, spacciando il tutto per timidezza, verifica se ha un atteggiamento scontroso e/o scortese con gli altri o se tenta almeno di sforzarsi a socializzare; se al contrario o come conseguenza uscite sempre da soli e ogni tentativo di coinvolgere gli altri finisce con scene di gelosia o di irritazione, ecco, anche in questo caso, forse avete un problema. Se poi l’altro si irrita perché osi fare cose per conto tuo, quando ogni relazione armoniosa richiede la capacità per entrambi di sentirsi a proprio agio (fare footing da solo, vedere la propria famiglia, leggere) ancora una volta, hai un problema, perché è condiviso da tutti che quando fai cose che ti fanno star bene, lui o lei non dovrebbe far altro che felicitarsi. Ma se riesci ad uscire senza la sua onnipresenza e ti chiama ogni 5 minuti chiedendo quando torni, oramai lo avrai capito, hai un partner parassita.

Se tutti (parenti e amici) si preoccupano della tua relazione, o del fatto che il tuo partner potrebbe sfruttarti, potrebbe essere utile rifletterci un po’, dal momento che forse c’è un minimo di fondamento che il tuo eventuale stato di innamoramento ti impedisce di vedere. Se invece li combatti corri il rischio di vederli allontanare e farai il gioco dell’altro: creare il vuoto intorno a te.

Di cosa parlate

Sempre e solo dei suoi problemi e mai dei tuoi? Lui parla, espone i suoi dubbi, i suoi timori, le sue preoccupazioni, i suoi lamenti; se cerca conforto, attenzioni, amore, etc e quando lo fai tu l’altro sminuisce dicendo ad esempio di star peggio. Insomma sappiamo benissimo che la relazione presuppone un reciproco scambio emotivo e che non dovrebbe mai essere a senso unico, cioè tutto sempre da una parte. Se lui egemonizza tutto il tempo per esporre le sue cose e tu non ci riesci pur essendo una persona socievole e per niente timida, ecco che si riaffaccia il fatto che tu hai un problema.

Paura

Se hai paura di esprimere i tuoi sentimenti perché oramai hai la certezza che l’altro non ti ascolta, stai contraddicendo un principio fondamentale e cioè quello che ci dovrebbe far sentire liberi di esprimere le nostre paure, i nostri sentimenti, le nostre speranze esattamente come fa l’altro. Se invece quando lo fai tu l’altro ti guarda con freddezza, indifferenza o supponenza allora valuta l’ipotesi che l’altro ti sta solo usando.

Se l’altro non apprezza mai nulla di ciò che fai, non ringrazia mai, non ti dice mai quanto ti ama, magari perché da per scontato che è così mentre tu glielo dici 30 volte al giorno, non ti fa mai un complimento durante i vostri incontri intimi oppure a cena, se spesso ti senti in colpa per aver fatto troppo poco o eviti di dire no perché ti farebbe sentire di aver fallito in qualcosa (anche quando l’altro fa cose decisamente stupide), se dopo un incontro ti senti senza energia (ti ha svuotato il portafoglio, il tempo libero, le emozioni, etc) perché hai impiegato tutto il tempo per rassicurarlo…… ebbene in tutti questi casi, e partendo dal presupposto che le coppie si danno forza a vicenda, ci troviamo in una situazione parassitaria, dal momento che l’altro risucchia tutte le nostre energie facendoci sentire, in modo spesso subdolo, che siamo incapaci di fare qualsiasi cosa.

Conclusione

Se ti trovi in una delle tante situazioni elencate (ma ovviamente ce ne sono mille altre), se ti senti di ospitare nella tua vita un parassita che sta risucchiando tutta la tua energia vita, abbi il coraggio di allontanarti o almeno di chiedere aiuto psicologico.

Valuta con attenzione l’ipotesi di liberati dei ‘parassiti’, di coloro che ti stanno addosso e ti succhiano tutto: idee, tempo, vita, energia, denaro, amici, etc. Se non hai quel pizzico di sano egoismo e non sai quindi come difenderti dagli avari, dalle persone avide e superficiali, dagli opportunisti, fatti aiutare dagli amici veri, dalla tua famiglia, da un professionista. Cerca di dedicarti invece alle persone che con la loro leggerezza sono capaci di farti ridere, crescere, pensare, etc.

Accogli chi è simile a te e non chi ti appesantisce.

Pornografia WEB e Anoressia sessuale

Anoressia

anoressia sessualeTecnicamente, si intende per ‘anoressia sessuale’ quella sorta di ossessione che spinge il soggetto ad evitare tutto ciò che si declina con sesso, compreso tutto il relativo coinvolgimento intimo. Questo disagio è particolarmente grave a va preso molto seriamente perché il soggetto, al pari dell’anoressia alimentare, giunge a rappresentarsi la totale assenza del corpo e di tutti i suoi bisogni (per l’appunto, sia il sesso che l’alimentazione). Come dicevo, una patologia che può assumere forme estreme e di cui difficilmente se ne esce con il fai-da-te.

Pornografia onlinepornografia online

Sembrerebbe che fruire in modo esagerato della pornografia (in particolare tra gli adolescenti) che si trova nei vari siti online, oltre a portare un calo del desiderio (anoressia sessuale, vedi sopra), possa essere anche alla base dell’impotenza.

Vero o non vero, di seguito alcuni riferimenti scientifici.

pornografia online adolescentiIl mondo degli adolescenti, che entrano finalmente in quella fase, che nello sviluppo psicosessuale Freud chiamava genitale, dovrebbe anelare ad avere finalmente un rapporto intimo con un partner, invece, spesso e impropriamente (forse cercando una facile scorciatoia), cominciano sperimentando il sesso fatto da altri e online, ovvero sul web, ovvero, per essere più specifico sui uno dei tanti siti pornografici. In tal modo, il rischio che si corre, secondo gli esperti, è per l’appunto quello dell’anoressia sessuale.

In merito all’anoressia sessuale una ricerca USA del Journal of American Medical Association ha evidenziato che il 33 per cento delle donne di un’età compresa tra i 18 e i 59 anni lamenta un calo parziale o addirittura totale del desiderio sessuale. Per i maschi, questa percentuale si attesta sul 16%. Da noi, in Italia, gli esperti affermano che nella forma più grave, ovvero, la totale assenza di desiderio, colpisce soltanto (si fa per dire) il 3% delle donne.anor sex

Secondo le indagini condotte da team di esperti, i giovani soffrono di questa sorta di sindrome, lamentando problemi in merito alla eiaculazione che può essere, lenta, velocissima, oppure, addirittura, impossibile. Quando poi si trovano in presenza di un vero e proprio partner, stentano ad avere l’erezione e soprattutto a mantenerla.

In un articolo della rivista Psychology Today, viene riportato un sondaggio condotto dalla Società di Andrologia basato su un ampio campione di sesso maschile (28000), sotto i 25 anni e assidui frequentatori di siti porno.

sexLe conclusioni di questo sondaggio, sostengono che in funzione dell’estrema facilità di accesso alla fruizione di questi contenuti, si può creare una dipendenza simile a quelle classiche (alcol, azzardo, droghe, etc). L’effetto di questa fruizione virtuale sarebbe, secondo il sondaggio, devastante. Tale devastazione, la si vede in tutta la sua distruttività proprio nel momento magico per eccellenza; l’incontro con un partner reale.

cervello e sexSecondo la ricerca, il 70% del campione intervistato, ha ammesso di aver frequentato siti porno in giovane età e di averci passato molte ore al giorno. Il risultato, come dicevamo sopra, è che c’è un calo del desiderio (libido) e difficoltà erettile.

Sul fronte biologico, sembrerebbe, secondo gli studiosi, che questo comportamento causa un’alterazione della produzione e messa in circolo della dopamina. Questa sostanza, infatti, normalmente si concentra sui neuroni specifici che sotto specifiche condizioni di piacere  scatenano tutti i comportamenti idonei tra cui, ovviamente quello della erezione.

neurotrasmettitoriLa dopamina, prodotta dal sistema nervoso, si occupa di attivare i centri deputati al sesso (che si trovano nell’ipotalamo) che, seguendo uno schema evolutivo costruito lungo il corso di milioni di anni, attraverso le fibre discendenti, eccitano la zona del midollo spinale (centri erettili) che a loro volta mandano l’impulso ai genitali. 

Se, paradossalmente, la produzione di dopamina diviene esagerata, il cervello non riesce più a rispondere. Questa del resto è la tipica reazione legata alla dipendenza, sia naturale che di origine chimica.dopamina Diviene quasi logico concludere che per mantenere il livello di eccitazione bisogna aumentare la produzione di dopamina, un pò come nella tossicodipendenza, per mantenere lo stato di eccitazione bisogna aumentare le dosi. La stessa cosa avviene per la dipendenza da pornografia: abbiamo bisogno di immagini sempre più inedite, forti, per riuscire a stimolarci. Ecco perchè alla fine si cade nell’anoressia sessuale.

Tornando nel mondo dei vivi, vorrei concludere con una frase che dovrebbe essere ovvia ma che rischia di esserlo oggi giorno sempre di meno.

Il desiderio sessuale ha bisogno di essere alimentato.

Più facciamo l’amore, più ne abbiamo voglia (e questo non si traduce necessariamente solo nei termini di concentrazioni ormonali). Non fare l’amore, o limitarlo pesantemente crea problemi all’interno della coppia che ne esce indebolita.

Come funziona la manipolazione psicologica

manipolazione psicologica

Come funziona la manipolazione psicologica

In questo articolo parleremo dei manipolatori, cioè coloro che spinti dal loro narcisismo, tendono a soggiogare la volontà altrui.

Come funziona la manipolazione psicologica – chi è il manipolatore

Il manipolatore sa fare leva sui principi morali degli altri per raggiungere i propri scopi, è geloso, ipercritico, svaluta il lavoro e il carattere degli altri sempre e comunque, abile adulatore se utile ai propri scopi, è sempre superindaffarato e quindi sempre stanchissimo, scarica sugli altri le proprie responsabiltà, i suoi bisogni, le sue opinioni; i suoi sentimenti sono sempre ammantati di ambiguità, ovviamente non sopporta le critiche e … e così via.

Chi opera in tal modo, attua una specie di plagio, genera danni che hanno riflessi sia a livello psichico che fisico, danni che possono essere anche molto gravi, a volte, molto più gravi della violenza fisica. Queste sono cose che accadono continuamente ma che vengono alla luce solo quando uno dei due pone termine a questa storia evidentemente malata, e la violenza psicologica si trasforma in un vero e proprio stalking.manipolazione psicologica5

Non è facile individuare un manipolatore perché sanno intrufolarsi molto bene e riescono a tormentare il prossimo senza scrupoli o vergogna. Ciò che li muove è solo legato ad incensare il proprio narcisismo perverso e di questo sono indubbiamente abili promotori: tutte le loro azioni mirano al raggiungimento dei propri obiettivi, spesso di natura esclusivamente nevrotici e che si basano quasi sempre sulla distorsione della realtà. Tutto ciò che fanno, non è MAI, nel tuo interesse.

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Come funziona la manipolazione psicologica – chi è il manipolatore – come fa?

Spesso agli occhi degli altri è una persona dall’aspetto rispettabile, premuroso e preciso sul lavoro. Una di quelle persone che ti lasciano dire: ‘ma la fregatura dov’è?” E’, esteriormente e di primo acchito, una persona cosiddetta ‘normale’ in ogni ambito, in particolare sul piano sentimentale; insomma sembra la persona dei tuoi sogni. Il personaggio s’insinua tra le pieghe delle fragilità di colui/colei che presto diventerà una vittima mostrandosi presente costantemente e pieno di attenzioni, anche le più delicate, mentre in altri ambiti, ad esempio sul lavoro è abilissimo nel prospettare facilità di carriera. Tutto ciò che prima è semplicemente meraviglioso è però destinato a trasformarsi nel peggiore incubo.manipolazione psicologica3

Come funziona la manipolazione psicologica – Destabilizzare e denigrare

Quante volte un coniuge dice all’altro parole apparentemente soft ma che poi alla fin fine risultano essere dissacranti, denigratorie, di assoluta disapprovazione. Cose che li per li non ci si fa caso ma che goccia dopo goccia fa crescere il malessere e incrina la nostra autostima. Il manipolazione psicologica2manipolatore ha cambiato tattica. Prima ci seduce, ora ci demolisce, lentamente. Con questo stillicidio di battute apparentemente innocenti (ma come ti sei pettinata? Ma come ti sei vestita? Il tuo trucco è inappropriato … la pasta era sciapa, etc etc) si corre lentamente verso la distruzione dei nostri punti fermi e della nostra autostima, insomma cominciamo a dubitare di noi stessi e ci rendiamo deboli ogni giorno di più. Ciò non bastasse, un altro meccanismo che spesso mette in moto, appartiene alla categoria del fare richieste contraddittorie. Cioè chiedere oppure ordinare una cosa e poi il suo contrario. Il risultato? A noi che ci piace tanto la montagna, oppure andare al cinema, senza sapere perché potrebbe capitarci di odiarli entrambi e ritrovarci al mare oppure al teatro (che prima non ci interessava) proprio e solo perché piace all’altro. Insomma completa spersonalizzazione, ovviamente nelle forme più estreme.manipolazione psicologica1

Come funziona la manipolazione psicologica – Isolamento

In sua presenza, o meglio con la sua presenza, risulta quasi inevitabile che i rapporti con il nostro entourage (casa, lavoro, amici) salti completamente o quasi. Se è naturale respirare, per il manipolatore, con la stessa semplicità e naturalezza, riesce a creare tutte le distorsioni utili alla destabilizzazione di ciò che  prima era consolidato. Per fare ciò ad esempio, sono molto abili a creare diffidenze tra i vari soggetti del gruppo, il tutto allo scopo di poter essere padroni di avere tutto sotto il proprio controllo. Quando improvvisamente (cioè da quando il manipolatore entra in gioco) emergono conflitti o rancori segreti, occorre fare molta attenzione e individuare il ‘vero’ nemico.

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Come funziona la manipolazione psicologica – Colpevolizzare

Il manipolatore, attribuisce sempre ad altri colpe inesistenti. Saremo sempre convinti e lui ce lo ricorderà sempre, che tutto quello che facciamo non sarà mai abbastanza.

Alcuni esempi: ‘hai innaffiato il mio giardino e ti sono molto grato ma, avrà fatto veramente tanto caldo, alcune piante sono morte’ …. ‘Mamma, rientro più tardi: va bene figlia mia ma mi lasci sempre sola‘. E via dicendo

Per la maggior parte delle persone ‘normali’ questi soggetti sono la maggior fonte di stress in tutte le forme relazionali. Attenzione a non cadere in queste trappole, il rischio è la dipendenza o peggio ancora la depressione. Individua il tuo nemico e liberatene. Quasi sempre, nell’ambito di queste relazioni malate che si protraggono nel tempo, si commette l’errore di confondere tra ciò che l’amore dovrebbe essere e quello che amore, assolutamente non è. Tutto ciò che lascia segni nell’anima e nel corpo, tutto ciò che crea dolore non è amore. L’amore non richiede che ci sia un più forte.

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Come funziona la manipolazione psicologica – Che tipo di prevenzione

Esiste una sola parola: rispetto, ovvero l’opposto della prepotenza. Come dicevo prima, contro ogni forma di violenza esiste una sola medicina che è l’amore. Visto che il manipolatore non ama, non sa o non vuole amare, l’amore di cui parlo è quello verso se stessi che comporta quindi il recupero della stima e fiducia. Mai come in questo caso dobbiamo tenere in mente che quotidianamente, ci facciamo del male, tutte le volte che non ci rispettiamo

I 4 comportamenti che uccidono una relazione

Vuoi divorziare? E’ semplicissimo. Applica questi 4 suggerimenti ed è fatta.

Critica senza pietà il tuo partner; disprezzalo; non ti mettere mai in discussione, gioca sempre in difesa; fai scena muta, smettila di parlare, alza un bel muro.

 I rapporti di coppia, studiati per oltre 40anni dallo psicologo John Gottman, gli hanno permesso di identificare tutti quei comportamenti che fanno naufragare il matrimonio: i 4 comportamenti esposti di seguito, assicurano un divorzio entro 6 anni.

 1 . CRITICARE

Quante coppie non si lamentano l’uno dell’altro? Fin qui niente di nuovo splende sotto il sole ma, dice Gottman, ci sono lamentele e lamentele, critiche e critiche; ciò che è veramente distruttivo ha a che fare con quelle cose che stanno veramente a cuore del partner. Criticare in modo insistente in merito a cose che feriscono il cuore dell’altro, che danno all’altro l’idea di essere sbagliati o peggio ancora cattivi, feriscono e minano la stabilità emotiva e  creano i presupposti di un disamoramento irreversibile.

Insomma, se invece di dire ”… arrivi sempre tardi perché non vuoi stare con me, preferisci stare di più con gli amici che con me”,  si esponesse il problema sotto un’altra prospettiva:”…. Mi manchi molto, vorrei stare di più con te oppure, mi annoio, vogliamo andare al cinema”, forse la relazione avrebbe un dialogo più costruttivo.

 2. DISPREZZARE

Ma ciò che, secondo Gottman, pesa veramente sulla probabilità di  divorziare in tempi brevi è dato dal disprezzo nei termini di insulti, sarcasmo, occhiate eloquentemente negative e l’imitazione dell’altro.  Questo atteggiamento, in qualsiasi forma fa sentire l’altro una nullità. Esprimendo questo comportamento, togliamo all’altro ogni valore.  Disprezzare l’altro, secondo Gottman ha effetti negativi anche sulla salute avendo rilevato un incremento significativo di malattie fisiche.

Se il vostro partner cucina male invece di dire che fa schifo aiuterebbe di più suggerire l’aggiunta di qualche spezia diversa.

 3. STARE SULLA DIFENSIVA

Quante volte commettiamo errori o dimenticanze e invece di ammetterlo cerchiamo sempre scuse? Se diventa una costante del nostro comportamento l’altro prima o poi si stufa e potrebbe decidere di interrompere la relazione.  

Invece di dire: no, non ho fatto benzina perché tu ti sei scordata di ricordarmelo; sarebbe meglio dire: hai ragione, mi sono scordato, andiamoci insieme.

4. FARE OSTRUZIONISMO

Quando facciamo muro, e chiudiamo ogni forma di comunicazione. Per quanto l’altro tenti di rompere questo muro e ristabilire il flusso della comunicazione, mancano cenno di resa o di comprensione empatica. Anche se a volte questa chiusura può avere una sua ragion d’essere, superato un certo limite è assolutamente inutile e di certo i problemi non si risolvono. Solo la comunicazione li risolve.

Alcune ricerche per gli innamorati e sull’amore

Alcune ricerche per gli innamorati e sull’amore

Seguono 10 studi psicologici che tutti gli innamorati (in tutte le fasi del loro innamoramento) dovrebbero conoscere.

  1. Per innamorarsi bastano 0,12 secondi: questo è il tempo necessario impiegato dal nostro cervello, che, osservando una persona, impiega per attivare quelle sostanze chimiche che ci rendono euforici. Studi di brain imaging (risonanza magnetica) evidenziano che ben 12 aree cerebrali sono coinvolte in questa attività. Guardando e osservando la persona amata vengono rilasciati una serie di neurotrasmettitori cerebrali quali l’ossitocina, la dopamina, la vasopressina e l’adrenalina.
  2. Aree cerebrali coinvolte: Il primo studio ha evidenziato che a livello neuronale esistono sovrapposizioni ma anche aree diverse che sono responsabili della differenza tra l’amore e la passione. I risultati hanno mostrato che i circuiti neuronali vengono attivati sia dall’amore che dal desiderio sessuale. Le aree attivate fanno riferimento a quelle che gestiscono le emozioni, la motivazione e il pensiero astratto. la sua scoperta suggerisce che il desiderio sessuale non è solo un’emozione elementare, ma spinge verso il raggiungimento di obiettivi ben precisi attraverso l’utilizzo di pensieri più complessi. L’amore è costruito sulla base di questi circuiti, con un settore chiave e cioè lo striato (Lo striato o corpo striatocorpus striatum noto anche come nucleo della base, e nucleo caudale, è un elemento sottocorticale del telencefalo). Questa zona del cervello è tipicamente associata con l’equilibrio tra le funzioni base e quelle di livello superiore.
  3. L’importanza dei baci: Altri studi hanno evidenziato (qualora ce ne fosse stato un reale bisogno) che i baci oltre ad esprimere la sensualità aiutano a scegliere il partner e a non farselo scappare. La ricerca ha evidenziato che le donne in primis attribuiscono loro molta importanza per la salute della coppia e comunque entrambi i partner attribuiscono al bacio un fatto determinante per l’inizio della relazione e ovviamente per il suo prosieguo. Sempre secondo i ricercatori parrebbe che l’intensità e la durata dei baci  sia correlata con la qualità della relazione. Sembra inoltre che non avviene se al posto dei baci si prende in considerazione la sessualità, anche quella pienamente soddisfacente.
  4. Le coppie, dopo 25 anni trascorsi insieme avrebbero tratti facciali simili: secondo osservatori estranei alla coppia, sostiene un altro studio, dopo 25 anni passati insieme, la mimica facciale dei partner sarebbero identiche  Il motivo andrebbe cercato dal fatto che vengono condivisi interessi e luoghi ma anche alla personalità e al fatto che stando a lungo insieme porterebbe ad una livello di empatia più radicato e profondo.
  5. La relazione a distanza può funzionare:  Contrariamente a quanto comunemente si pensa, secondo un’altra ricerca,  questo tipo di relazione può funzionare. Confidarsi dettagli intimi e avere del partner una percezione idealizzata starebbero alla base di questa ricerca. Questo tipo di coppia, alla stregua di tutte le altre che invece sono vicine, hanno una relazione stabile e piena di reciproca soddisfazione.
  6. Le quattro cose che rovinano la relazione:  lo psicologo John Gottman ha, per 40anni, studiato relazioni di coppia per individuare quali sono i comportamenti che ne assicurano la stabilità e la durata. Il suo studio ha evidenziato cosa non dovrebbe mai essere fatto perché metterebbero a rischio la relazione: le critiche insistenti; il sarcasmo; stare sempre in difensiva ed erigere un muro interrompendo la comunicazione. .
  7. I coniugi di oggi mirano all’appagamento personale: Negli ultimi anni l’istituzione del  matrimonio è cambiato moltissimo. Mentre una volta veniva considerato come il punto di stabilità oggi viene invece visto come un mezzo per avere un appoggio psicologico,  realizzare le proprie aspirazioni e come fonte di soddisfazioni. Ciononostante, le coppie  si danno troppo poco tempo e non investono a sufficienza per far progredire la relazione matrimoniale . Eli Finkel  (autore dello studio, ) sostiene: “Se vuoi che il tuo matrimonio ti sia di aiuto per avere una tua propria soddisfazione e una crescita personale, è utile che tu investa il tempo necessario e le giuste energie. Dovessero mancare entrambi valuterei l’ipotesi di ridimensionare le aspettative al fine di contenere la delusione”.
  8. Salvare il matrimonio con un semplice esercizio:  Se la relazione è in affanno, guardate insieme un film.  Secondo uno studio longitudinale (che si svolge acquisendo dati nel corso di anni) i divorzi si sono dimezzati grazie alla visione di  film che hanno per soggetto la relazione di coppia e seguiti da una discussione con il proprio partner. Ronald Rogge (autore dello studio), scrive che: “entrambi i partner sanno benissimo cosa funziona e cosa invece è sbagliato all’interno della loro relazione.  Quindi è pressoché inutile spiegare o insegnare loro quali contromisure prendere per allontanare lo spettro del divorzio. Ciò che veramente funziona, ammette lo studio,  è indurli a discutere dei propri comportamenti nei confronti del partner per aiutarli a rifletterci su anche grazie alle suggestioni della visione del film.
  9. La relazione dopo il divorzio  Dopo il divorzio, non sempre la relazione termina, a maggior ragione se ci sono figli. Secondo uno studio, che ha preso in esame un programma educativo di   genitori divorziati, ha evidenziato l’esistenza di cinque possibili evoluzioni. Abbastanza funzionali le prime  tre: 1) uno dei genitori (quasi sempre il padre) scompare. 2) Amici perfetti, se i genitori adottano la linea di essere buoni amici. 3) Colleghi cooperativi, se la coppia anche se divisa opta di collaborare per il bene dei  figli. 4) Soci arrabbiati, anche dopo il divorzio, le liti sono costanti. 4) Bestie feroci, quando i figli vengono strumentalizzati ai propri fini facendoli soffrire.
  10. Alcune piccole cose:  dove oggi tutto viene mercificato nel senso che si tende a pensare che tutto possa essere comprato e venduto, compreso l’amore, è giusto ricordare che sono le piccole cose che fanno la differenza. Un sondaggio fatto su più di 4000 Inglesi, ha evidenziato quanto le tenerezze e le attenzioni siano molto apprezzate. La gentilezza di portare una tazza di the o caffè a letto o buttare i rifiuti o fare complimenti (quanto sei bella) al proprio partner, incontrano un migliore apprezzamento di quanto potrebbe fare una scatola di cioccolatini o un mazzo di fiori.

 

Per chi volesse una lettura dell’articolo originale  10 Psychology Studies Every Lover Should Know

Che differenza c’è tra amore e passione?

sentimento e calmaChe differenza c’è tra amore e passione

All’inizio fu passione. Un’emozione profonda che rapisce tutta la nostra personalità, assolutamente ingestibile, incontrollabile. La ragione ha poche chance di contenerla. Quando si desidera, si vuole l’altro, lo si vuole vedere, possederlo, si è totalmente accecati e nulla della propria vita ha importanza. E’  solo piacere fisico, genitalità, che si completa con la vicinanza dell’altro. Potrebbe però essere anche la fase iniziale di una conoscenza a cui può seguire la fase successiva, quella dell’innamoramento o di una … dipendenza affettiva.

“la passione non è cieca ma visionaria”

Stendhal

Sull’amore molti hanno scritto e alla fine c’è anche chi la definisce come una malattia ma, attenzione, non la più bella ma, al contrario, la peggiore di quelle note. Peccato che nessuno tra i grandi pensatori, abbia fornito una risposta esauriente e definitiva. Insomma, il dilemma c’era e rimane tale.passione

Le donne romantiche, riflettei. Non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.
  Patrick McGrath

Autori moderni richiamano il bisogno di completamento che si esprime con gli opposti: siamo identici (siamo simili); ma anche  siamo differenti (la differenza ci completa). La completezza starebbe quindi in una sorta di oscillazione tra questi due estremi.

Cos’è quindi l’amore se non un alternarsi di momenti che vagano tra la serenità e l’incertezza?  L’amore starebbe quindi nella vaghezza ovvero: se ti allontani questi si avvicina mentre se ti avvicini questi tende ad allontanarsi, insomma, una vaghezza che ci vede su un crinale ove si rischia continuamente l’abisso. Quello di Nietzche, che avverte che guardandolo (l’abisso), si rischia che questi guarderà te e perdersi, è un rischio reale.

« Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te »

(Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male)

Come trovare un equilibrio dal momento che Eros scatena passioni incontenibili? L’amore è un ossimoro, una gioia che è perennemente incostante e alla ricerca di continue rassicurazioni (non farmi soffrire, ad esempio); una certezza di noi, ove la quotidianità molto spesso ne è mortificata e l’Io  implode continuamente. L’amore che se non ricambiato continuamente, porta ad tormento distruttivo ma che invece, al suo opposto può trasformarsi in gioia sublime, come quando si ha la sensazione di toccare il cielo con un dito.

passione e sentimento Nell’amore, l’essenza della nostra vita si completa nell’unione, che da felicità ma anche con la consapevolezza che il distacco da dolore.

Insomma, amore è veleno e medicina allo stesso tempo, felicità e dolore e l’orgasmo è un po’ come morire (e qualcuno, durante l’orgasmo muore pure).

Capita anche che per non farlo morire e non morire, in questo amore senza respiro, uno dei due possa decidere di attendere. Attendere che l’amore si insinui e dia compimento e senso alla passione. L’attesa può essere vana ma chi ha provato solo passione la cercherà altrove, chi ha provato amore, se ne nutre in eterno mantenendo una spazio nel proprio cuore

Ma allora, cos’è l’amore? Galimberti sostiene che è una ‘…. violazione dell’integrità degli individui, è toccare con mano i limiti dell’uomo. Mentre per Nietzsche  : “Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male…».

Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire a un altro “ti amo”, devo essere in grado di dire “amo tutti in te, amo il mondo attraverso te, amo in te anche me stesso”.
Erich Fromm

Per dirla con Fromm, se amo te, ho a mia disposizione il mondo intero, ritrovo l’unità. Quell’unità di cui gli dei erano invidiosi e li hanno portati a dividere l’uomo così come ce lo mostra Platone nel suo Simposio. La passione non è senza rischi e può essere quindi anche pericolosa, perchè potrebbe connotarsi come totalizzante e la persona, oggetto del nostro amore, diviene centro e fulcro di tutto ciò che è bello e fonte di felicità. Cosa accade se tutto finisce? Il mondo diviene insignificante, vuoto, privo di emozione e si corre il rischio di giungere ad un profondo senso di disperazione, tristezza, sofferenza. amore e passione

La Passione è fuoco che brucia, mentre l’Amore e fuoco che scalda. La passione è una cosa soggettiva (la vivi per te e per il tuo piacere, mentre l’amore è solo per  l’altro, per il suo star bene.  Banalmente la passione, vive benissimo anche senza l’amore e l’amore vive bene anche senza la passione. Esaudendo la passione, si soddisfa un bisogno e poi è facile pensare al resto, mentre l’amore è il compagno fedele della tua quotidianità. Chi ama sa bene che se non lo/la pensi, lui/lei ….. pensa a te.  L’amore è irrazionalità, mentre la passione è alla fin fine calcolo, ti prende, ti rapisce e poi, quasi sempre, la lasci andare. Solo l’amore, anche se si  spegne, ti rimane sempre dentro, perché mal che vada, quel pezzo di vita fatto insieme, si radica in ogni tua cellula.

Potrei anche dire che l’amore è come l’alcool. Lo provi una volta, ti fa girare la testa, ne vuoi ancora e ancora. Ti fa sentire male, tanto male che dirai di non voler provare mai più. Ma poi, al prossimo bicchiere ci ricascherai. E non dirai di no. (C. Bukowski)

amore e passioneConcludo dicendo che la passione prende il corpo, ma solo l’amore s’insinua nel cuore come le intrusioni presenti nei diamanti; una doccia fredda smorza la passione mentre le gocce dei sette mari non faranno mai annegare l’amore; la passione si accontenta dei minuti mentre l’amore …. ha l’eternità a disposizione.

Tifiamo per il coraggio  (calcolo di chi si lancia con mille paracaduti) della passione o per la temerarietà (ci si lancia nel vuoto godendo, nel caso, del piacere di volare) dell’amore?

Insomma, operiamo con calma, ordine, sentimento (COS).

Attraggo solo uomini sbagliati

baciare i piedi

Attraggo solo uomini sbagliati

Quante volte ti sarai detta: ma come mai capitano tutti a me?

Ma, mi capita ….cosa?

Tutti uomini che hanno problemi, con qualche disturbo, che si ‘appiccicano’ spesso in modo morboso, chiedono comprensione, sesso, amore, etc.

Anche se il pericolo è percepito, fatalmente alcune donne (fortunatamente non tutte) non   riescono a resistere alla tentazione e da quel momento comincia un percorso di sofferenza. Se invece si resiste e l’uomo viene rifiutato, può accadere che la donna possa essere tormentata da sensi di colpa e di inadeguatezza. Insomma, si sente responsabile di qualcosa che genera disagio e pensieri del tipo:’non è che sono io quella sbagliata?’

Ci troviamo quindi in presenza di due tipi di donne:pensavo fosse diverso

la prima è dipendente, o meglio, soffre di dipendenza affettiva, mentre la seconda caratterizza una donna che non si ama e che, pur vedendo i limiti dell’uomo, cede, vacilla, si brucia (burnout) e si imbarca in un’avventura senza possibilità di successo e quindi con alte probabilità di sofferenze.

Quindi, se sei una donna a cui capitano sempre le stesse cose, sappi che molto probabilmente tendi a ripetere lo stesso meccanismo.  

La donna che non si ama, proprio perché sente di non essere mai stata amata, non si stima e si attribuisce uno scarso valore (ovviamente il tutto viaggia al livello inconscio).

la scelta errataQueste donne si auto danneggiano e si, sono un pò masochiste. Poiché si sentono poco degne e perennemente in colpa forse perché i genitori non l’hanno valorizzata come lei desiderava, oppure perché si è sentita ignorata, ha scelto allora e di conseguenza ancora oggi vive il riflesso di quella scelta, cioè di vivere una vita in modo passivo e in perenne stato di soggezione. Insomma, alla base di tutto potrebbe esserci il mantra: se non mi amano o se non mi hanno amata è solo perché non lo meritavo. In questa condizione quali possono essere le aspettative nei confronti di una storia d’amore?  Non ce ne sono perché se qualcun altro ci ama veramente, allora dovremmo ammettere che i nostri genitori hanno sbagliato, sono stati ingiusti e di conseguenza dovrei mutare i miei sentimenti verso di loro. Troppo difficile, quasi impossibile.

Ecco perché scelgono sempre il partner sbagliato: per ripetere all’infinito quel modello. L’unico modo per sentirsi buona era, con i genitori, essere obbediente in tutto. Se chiedo amore oppure se disobbedisco allora sono cattiva e questo è intollerabilepartner sbagliato

Come se ne esce

Questa modalità di comportamento è oramai strutturata nella personalità da tantissimo tempo e potrebbe risultare arduo riuscire e rimodularsi da sole. Bisognerà ripercorrere le prime esperienze genitoriali, far si che i ricordi possano riaffiorare. Occorrerà poi  lavorare sui sensi di colpa in modo di rielaborarli alla luce di una maggiore e migliore presa di coscienza. Alla uomo sbagliatofine si otterrà che si avrà la capacità di risparmiarsi  quei rapporti che oggi fanno tanto soffrire. Anzi, questo tipo di uomo, non comparirà più nella propria vita.

Il tango nelle milonghe

Ringrazio Valentina Bruno per questo contributo

Milonga e vettrianoÈ una serata senza tanta magia, ma forse sono io che non riesco più a godermela come all’inizio. La pista della milonga, però, è davvero fenomenale: parquet vero, chiaro, così morbido che ballare qui stanca di meno. E poi ci sono le persone: i frequentatori tradizionali – gli “afecionados”- le signore in ghingheri, i soggetti improbabili di varie età, i tangueros e le tangueras di tutto rispetto, i maestri della serata con i loro allievi, la coppia argentina che si esibirà a mezzanotte, il “musicalizador” con l’immancabile cappello e via via fino agli attenti gestori del locale, il giovane barista, la cameriera sorridente etc. etc.
Il tango è un ballo “sociale” e qui, per fortuna, si vede. 
Le coppie in pista ballano abbastanza ordinate e con un livello tecnico medio gradevole; certo, la scheggia impazzita che fa tre passi indietro perché “me l’hanno insegnato ieri allo stage di XY” non manca mai e anche questa è una sicurezza!Milonga e tango
Io sono seduta ad un tavolo con mio marito e due coppie di amici di vecchia data; ai tavoli vicini, tante persone che conosco, chi molto bene, chi solo di vista. Facciamo quattro chiacchiere e si crea facilmente buon umore e sintonia. E iniziano gli inviti, le “miradas”..ci alziamo, balliamo, torniamo al tavolo, beviamo, ridiamo. Tutto come da copione, per intenderci. Ad un certo punto, mi invita un signore canuto: ben dritto sulle gambe mi arrivava a malapena sotto alla spalla, ma lui sembrava non curarsene. Era convinto, sorridente e non gli si poteva proprio dire di no. Ci avviciniamo e ci metto un paio di minuti ad abituarmi a quell’abbraccio così diverso. In pratica, mi sentivo come una giraffa che non sa dove mettere il collo ma poi ho pensato di sfruttare l’occasione: mi sono esercitata a stare dritta senza appoggiare la testa e mi sono lasciata guidare. Il minuto signore era bravo! Sapeva parecchie combinazioni (compresa quella con i passi indietro, che mi è toccato – ahimè -seguire) e le marcava con maestria e con un buon orecchio musicale, per giunta! Beh, stupita sia da lui che da me’, sono tornata al mio tavolo molto divertita dall’esperienza! 

MilongaAnche quando meno te lo aspetti, la milonga quella sincera, magari non perfetta ma popolata da persone che amano davvero il tango – ognuno come può – riesce a sorprenderti e ti regala un’emozione, non sempre legata al pathos interpretativo dei brani ma non per questo meno importante, anzi. La socializzazione, l’accettare di mettersi in gioco con l’Altro, cercando di seguire le stesse regole, trovo sia un esercizio socialmente utile per ogni essere umano, di qualsiasi età e nazionalità. Perciò, lunga vita alle milonghe tradizionali, templi pagani di musica, educazione, rispetto e sano divertimento!

Nessuno mi vuole bene

la ferita dei non amatiNessuno mi vuole bene

Finalmente me ne rendo conto. Tra me e gli altri c’è un abisso incolmabile. Sono vivo eppure sono come morto. Questa ferita resterà sempre aperta e finchè vivrò continuerà a sanguinare.

Ma perché? Perché questa inquietudine non si placa, perché vago tra una spiegazione insufficiente alla disperata ricerca di un’altra, altrettanto scarna. Di fatto, alla fin fine, si giunge alla stessa e desolante constatazione: nessuno mi ha amato. Nessuno mi amerà. Punto.

Questa desolante visione del proprio vissuto,  vale per chi non è stato amato ma anche per chi lo è stato troppo, o nel modo sbagliato o con sufficienza.

Due sono le grandi gioie nella vita d’amore di un uomo: la prima, quando per la prima volta può dire “amo” – l’altra ancora più grande, quando può dire “sono amato”.
Carlo Dossi, Note azzurre, 1870/1907 (postumo 1912/64)

Le persone che hanno una scarsa autostima oppure poca fiducia in se stessi  hanno questo tipo di ferita.
Lo studio dell’analista deve essere il luogo ove vengono conciliati e associati due aspetti importanti del vivere: il mondo interiore (mancanza d’amore, ad esempio) ma anche quello esteriore legato al rispetto delle regole che attiene al vivere sociale.  Ecco che in tal modo o forse solo in tal modo, tutto il rifiuto percepito (dal mondo interiore ed esteriore) può trovare nuovi spazi e nuove modalità espressive.

Quando il nostro inconscio ci parla,  spesso ci domina e la coscienza, ovvero i nostri propositi, vacillano, e si prova lo stesso disagio di quando non riusciamo a mantenere lo sguardo. I bambini che non sono stati amati fanno fatica, da adulti, ad amarsi sotto lo sguardo dell’altro. In questo contesto, anche se è amato, se non addirittura amatissimo, lui non lo sente, non lo percepisce.nessuno mi ama

Molte coppie che vedono fallire la loro relazione si trovano a sperimentare lo stesso senso di perdita provato nell’infanzia; in questo caso,  non viene da pensare che ciò che sta accadendo sia già stato vissuto molto tempo prima e si sta ‘richiamando’ quella sofferenza?  Solo chi è stato amato, si ama. La mancanza di amore è fondante per l’Ombra; le nostra zone grigie equivalgono alla minor conoscenza di noi. Chi non è stato amato si sente rifiutato o almeno vive questa sensazione.

Il contesto è apparentemente semplice. Ci sono due estremi che si toccano e cioè:

  • Quella che viene chiamata ‘ferita narcisistica ovvero il trauma che si ha (o si crede di avere); nella fattispecie, il trauma è l’intima convinzione che da piccoli non siamo stati amati.
  • L’altro, è rappresentato dal disperato bisogno dell’Io di essere amato. Quella disperazione che porta a dire: “io non ce ‘l’ho (l’amore) ma da qualche parte deve esserci”.

Quindi abbiamo un si e un no. Una difficile convivenza. Alle volte prevale l’uno (no, nessuno mi ama); alle volte l’altro (eppure si vorrei e da qualche parte c’è). Un gioco infinito che va spezzato;  che è vissuto solo da chi, da bambino, ha provato la frustrazione della mancanza d’amore. Poiché c’è il rischio che si innesti il modello di comunicazione passivo (non ho amore, allora ne do tanto) cioè quello di ‘zerbinarsi’, prostarsi, umiliarsi , insomma tutti quei comportamenti (non necessariamente evidenti e plateali) che portano inevitabilmente a tradire e al venir meno del rispetto per se stessi.

Quando si raggiunge alla consapevolezza di essere prigionieri di questo meccanismo, ecco che nasce il desiderio di rivivere e superare i traumi infantili e cercare così di ritrovare il sentiero perduto e realizzare le proprie potenzialità.

nessuno mi amerà maiSe ci lasciamo ispirare dalla religione, notiamo che il cristianesimo e il buddismo propongono la ricerca dell’indipendenza, indipendentemente dal fatto di essere amati. 

Quindi occorre smettere di percepirsi come vittima e reagire, liberarsi e trasformarsi in un soggetto pieno di vitalità. Il passato non si minimizza, c’è stato ed ha prodotto le sue ferite ma poiché si vive nel presente è necessario stimolarsi ed agire.
Questo discorso ne  introduce altri come ad esempio la differenza tra il lutto e la depressione.

Nel primo caso, una persona viene a mancare e il mondo ne soffre, si impoverisce; nella depressione si impoverisce l’Io del soggetto. Nel primo caso si affronta concretamente il fatto e si elabora la perdita reale. Nel secondo, invece si perde il soggetto stesso. La ferita è sempre aperta  e l’Io viene svuotato continuamente.  

Amare significa affidarsi completamente, incondizionatamente, nella speranza che il nostro amore desterà amore nella persona amata. Amare è un atto di fede, e chiunque abbia poca fede avrà anche poco amore.
Erich Fromm, L’arte di amare, 1956

Chi si è sentito non amato, porta delle ferite che sono senza parole. Infatti non riesce a guarire perché non trova le parole necessarie. Ciò che diviene facile è il racconto dei loro abbandoni, allontanamenti, incomprensioni  e si riferiscono tutti a periodi in cui si era in grado di percepire la sofferenza. Quando questa situazione di mancanza di amore è stata vissuta nel periodo neonatale, cioè nei primi mesi di vita, ci si trova, anche da adulti, nell’incapacità di verbalizzare tale dolore. Ecco perché, spesso, nel corso della psicoterapia, non si riesce a verbalizzare la sofferenza e le analisi sono lunghissime e spesso costellate da interruzioni, prima di riuscire, finalmente, a comunicare la sofferenza. Non si riesce a ‘cogliere’ il punto perché mancano le parole per dirlo, perché quando la ferita ebbe luogo non si era in grado di verbalizzare.

Insomma, se il bimbo cresce in un ambiente affettuoso e stimolante, da adulto ha maggiori chance di essere in grado di instaurare rapporti di coppia stabili e duraturi.la ferita dei non amati 1

Una volta ritrovata la radice della ferita, diviene possibile andare finalmente oltre e ritrovare ciò che è mancato: amore, comprensione, certezze, stima, affidamento etc.  Finalmente può donarsi ciò che l’ambiente famigliare ha negato.

Chi invece non riesce in questa impresa, cioè chi non riesce a sbloccare questo dolore, sperimenterà che il dolore stesso è distruttivo. Per liberarlo, bisogna avere il coraggio di mostrarsi, confrontarsi, raccontarsi.

In sintesi, non è mai l’amore di un altro che ci guarisce, ma solo l’amore che finalmente decidiamo di dare a noi stessi.

Per una lettura ovviamente più esaustiva suggerisco la lettura che segue

La ferita dei non amati –  Schellenbaum Peter

Le giuste dimensioni del pene

anatomia del pene

La lettura di questo articolo potrebbe essere più apprezzata se preceduta da altri articoli propedeutici ove espongo, ad esempio, alcune riflessioni sul valore della psicoanalisi. oppure sulle disfunzioni sessuali. Inoltre ti  ricordo che il sesso allunga la vita.

Si parla molto e in ogni dove in merito alle dimensioni del pene, e molte di queste cose sono solo leggende prive di fondamento scientifico. Questo articolo tende a chiarire e svelare  alcune credenze dure a morire.

Proviamo a partire dai film porno chi non ne ha visto almeno uno?In questi film gli attori sembrano super eroi: hanno tutti un pene enorme e le donne non hanno difetto. E’ un film, con pochi riscontri reali.

Chi li vede è portato a pensare che quelle ‘dimensioni’ siano la norma; quindi, se quelle dimensioni sono la norma, allora, viene automatico fare un confronto con le proprie, di dimensioni e inevitabilmente può venire un certo senso di inadeguatezza e/o di inferiorità. Il dubbio più grande è inevitabilmente legato al timore di non riuscire a soddisfare la propria partner.

Ebbene non è così …. La realtà è molto diversa (perchè condizionata dal comportamento sessuale umano)

In Italia e all’estero, sono stati sviluppati svariati studi, che partendo da misurazioni fatte su un gran numero di uomini, hanno permesso di stabilire quali sono le reali misure medie  che sono:

  • il pene a riposo si attesta, in media, tra i 6,5 e i 10 cm con una larghezza di 8-9 cm;
  • il pene in erezione medio misura 12,5 cm; una lunghezza che va dai 7,5 cm ai 17,5 cm.

Queste misure si rifanno alle tabelle dell’Istituto Kinsley (vedi sotto), e partono dalla base dell’osso pubico, fino alla punta del glande.

Inoltre è assolutamente falsa la convinzione che basterebbe avere il pene grande per garantire maggiori prestazioni; basti considerare l’anatomia femminile. La lunghezza (o profondità) media  della vagina è di 7-12 cm. Quindi, qualcuno mi sa dire a cosa può servire un pene di 25cm, dal momento che con uno di 8 si raggiunge la zona veramente erogena,  che si trova all’inizio (ovvero nel primo terzo) e raramente in profondità? Inoltre un uomo che possiede un pene di 20cm (considerando che la vagina è profonda mediamente la metà) deve fare molta attenzione per non causare lacerazioni, che di certo non non favoriscono l’orgasmo e dubito siano percepite come piacevoli. 

le dimensioni del pene

Nonostante tutte queste considerazioni oggettive, l’ansia rimane, non cala in tutti coloro che temono di averlo ‘piccolo’. In loro, ansia e di conseguenza paura, favoriscono il loro senso di frustrazione al punto da indurli a percepirsi inadeguati; in alcuni casi tale ansia li porta ad evitare le frequentazioni femminili generando in loro senso profondo di frustrazione e rinuncia. Oltre al timore per una possibile reazione negativa da parte del partner, potrebbe capitare anche di aver timore di mostrarsi nudi in presenza di altri uomini (docce di una palestra, oppure di un campo sportivo, etc).

Insomma, le dimensioni non sono tutto
Com’è noto, le zone erogene oltre che nella vagina, sono anche altrove, ad esempio (il (la)clitoride, ne sta fuori -dal greco κλειτορἰς, kleitorís-ídos) e gli uomini dovrebbero rasserenarsi dal momento la dimensione è solo una delle variabili utile nel determinare l’intensità del piacere che conduce all’orgasmo nelle donne. Infatti esse apprezzano molto se non di più i preliminari (p. es, carezze, tenerezze, coccole, ascolto, etc).

 

 La tabella del pene in erezione (Fonte: Kinsey Institute, USA)

Lunghezza
(cm.)
Uomini
%
Circonferenza
(cm.)
Uomini
%
9,50.23,80.3
10,10.34,40.4
10,80.25,10.4
11,41.75,71.2
12,00.86,30.3
12,72.07,00.3
13,34.47,60.4
13,910.78,20.4
14,68.08,90.9
15,223.99,51.1
15,98.810,16.3
16,514.310,86.3
17,15.711,417.1
17,89.512,011.7
18,41.812,724.1
19,02.913,39.9
19,71.013,911.5
20,31.014,63.0
20,90.315,23.9
21,60.315,90.5
22,20.116,50.5
22,90.117,10.1

Curiosità

Secondo uno studio di Hong Kong, le dimensioni del pene dei propri cittadini (i cinesi) tra i 23 e 93 anni,   in posizione di riposo è di 8,46 centimetri, a metà tra un gruppo formato dai tedeschi (8,6), israeliani (8,3), turchi (7,8) e filippini (7,35).  Gli americani 8,8 centimetri e al primo posto con ben 0,2 cm in più, cioè 9 cm gli italiani.

dimensioni del pene in europaIl pene più lungo mai registrato (secondo il Kinsey Institute of Research)  per chi ama le curiosità, era lungo ben 35 centimetri, il più piccolo solo un centimetro e mezzo!

Inoltre, poiché, come detto sopra l’innervazione vaginale è presente solo nel primo terzo (nei restante 2/3 infatti l’innervazione è poverissima) i sessuologi suggeriscono agli uomini di preferire  una penetrazione superficiale, in luogo di spinte coitali molto profonde.

Secondo alcuni studiosi, sembrerebbe che nel corso degli ultimi 10 milioni di anni (ricordo che il primo ominide ha ‘solo‘, 2,3 milioni di anni) il pene è cresciuto di circa 4 volte. Il cervello è cresciuto meno. Se ne ignorano le ragioni, ma poiché la natura non fa nulla a caso prima o poi si svelerà anche questo mistero.

Brian Mautz, dell’Università di Ottawa, ha tentato di elaborare una risposta. Una ricerca ha confermato che le donne preferiscano uomini con certe caratteristiche fisiche (spalle larghe, altezza, maggiori dimensioni del pene, etc). Quindi, secondo questa ricerca, la selezione naturale avrebbe favorito gli uomini con il pene più grande (perchè preferiti dalle donne) a discapito degli altri.

Ma su una cosa sembra che siano tutti d’accordo: un uomo superdotato non ha maggiori chance di soddisfare meglio una donna.

Ti sei mai chiesto a cosa serve una psicoterapia o andare da uno psicologo?

Altri articoli sulla sessualità

Il comportamento sessuale umano

Il comportamento sessuale umano è estremamente complesso. E’ differenziato secondo i sessi. E’ probabilmente legato, a diversi livelli, a tutti gli altri comportamenti della personalità e varia secondo le società e le epoche. Questo comportamento, dagli aspetti così diversi, può soddisfare due funzioni: quella del piacere e quella della riproduzione della specie.

La sessualità umana è, prima di tutto, una condotta motivata non soltanto dalla soddisfazione di un bisogno fisiologico ma anche da un desiderio, la cui soddisfazione si accompagna ad un piacere che culmina con l’orgasmo: è la funzione del piacere o funzione erotica. Il piacere biologico appartiene a tutta la serie animale. Ma nell’uomo, lo sviluppo delle fasi dell’atto sessuale che sfocia nell’orgasmo è ben lontano dai meccanismi nervosi riflessi o standardizzati dell’animale. In effetti nell’uomo la ricchezza infinita  delle associazioni corticali che si diramano negli stimoli propriamente sessuali che arrivano al cervello, fa in modo che tutta la vita affettiva dell’individuo vi si trovi implicata. E’ per questo che la condotta sessuale è, prima di tutto, l’espressione del comportamento e del desiderio sessuale, che si sviluppa lungo le tappe evolutive della personalità, vale a dire, lungo il corso della vita e ne fa una funzione fragile, suscettibile di numerose variazioni, normali e patologiche e spesso porta a fraintendere la profonda differenza tra la passione e l’amore.

Con lo sviluppo del sistema nervoso e con il conseguente sviluppo della capacità di fare fantasie, la condotta sessuale  dell’uomo si esprime assai bene sul piano dell’atto sessuale stesso o nei suoi preliminari, sul piano del semplice sogno amoroso e infine sul piano dell’attività creativa in tutti i suoi ambiti. E’ in questo che la condotta sessuale di ciascuno, è sempre carica degli investimenti successivi, operati nel corso delle fasi dello sviluppo del comportamento sessuale umano. Ed è anche per questo, che il ruolo dell’immaginario  e del fantastico è così potente che oltrepassa, per le sue influenze facilitatrici o inibitrici, sopratutto in patologia, le pulsioni strettamente ormonali o genitali.

La sessualità dell’uomo essendo dunque anche una condotta sociale, varia con il tempo, i costumi e l’etica della società considerata. Si può così vedere che in un’epoca di rapidi cambiamenti, i comportamenti sessuali ammessi o proibiti possano essere rimessi in discussione.  Ad esempio, l’omosessualità, la masturbazione, lo scambio di partner ed altro ancora, non rivestono più gli stessi significati di qualche decennio fa.

Ora le difficoltà sessuali sono per la maggior parte l’espressione di gravi disordini della personalità e la comprensione di questi disordini  deve essere intrapresa ascoltando il problema che ci viene posto con una profonda empatia. In fondo si sta confidando un qualcosa di estremamente intimo. Nel corso di questa conversazione particolarmente delicata, occurre usare prudenza e rispetto totale del soggetto, perchè il terapeuta si impegna in una relazione in cui le sue esperienze sessuali personali saranno del pari implicate. L’identificazione dei disturbi sveglierà quelle rapresentazioni mentali e sessuali che ci appartengono e he potrebbero avere riflessi sul controtransfert. Ancora oggi, il sesso e la sessualità, anche tra gli operatori, rappresenta o può rappresentare un tabù.  

 

 

 

Separazione e divorzio – quali danni

Secondo alcune statistiche Istat nel   ’95 si separavano 158 coppie ogni 1.000 abitanti e 80 divorziavano, nel 2010 sono raddoppiati (rispettivamente 307 e  182). Sempre secondo questa statistica la relazione dura in media 15 anni, ed è sempre in crescita (più le separazione dei divorzi); inoltre aumenta l’età media: 45 per gli uomini e 42 per le donne. Potrebbe sembrare una buona notizia ma se valutiamo anche un altro fattore, è aumentata l’età in cui ci si sposa, l’entusiasmo sfuma.

Buone notizie invece sul fronte della consensualità che per le separazioni è  l’85% nel 2010, e il 72,4% per i divorzi. Si va dal giudice nel  14,5% dei casi. I figli assistono in prima persona nel 68,7% delle separazioni e nel 58,5% dei divorzi;    circa il 90% di loro sono affidati ad entrambi i genitori.

In merito ai costi (separarsi costa, lo sanno tutti) nel circa il 20% è previsto un assegno di mantenimento (quasi sempre all’ex moglie) di circa 520€ al nord, mentre 447€ nel resto d’Italia.

Come abbiamo citato sopra ci sono circa 55.000 divorzi e 88.000 separazioni. Il costo di un divorzio si aggira intorno ai 25.000€.

Ma … i danni psicologici?

Una separazione/divorzio crea danni psicologici enormi e molto stressanti al punto di avere ripercussione sulla salute per cause di natura psicosomatica.  L’ansia, la depressione, riflessi sull’autostima ed altre anomalie simili sono alla causa di comportamenti auto lesivi (abuso di psicofarmaci, alcol, droghe) e non mancano scelte di vita discutibili che inevitabilmente portano, tra l’altro, ad alterare le sfere relazionali in cui si gravita (lavoro, famiglia, amici, etc).

Se poi ci sono figli, un comportamento dei genitori sbagliato, ha effetti che possono, nel momento e nel tempo, risultare disastrosi.

Sposarsi è una scelta di vita importante e cruciale, ma separarsi lo è mille volte di più. Nel primo caso, abbiamo amore e desiderio di unire, nel secondo l’amore è finito e si è dominati dall’esigenza di dividere e di allontanarsi, oppure allontanare.  Se poi ci sono i figli, i genitori dovrebbero essere molto responsabili. I figli vanno protetti, tutelati e non, come accade spesso, strumentalizzati.

Sono poche le coppie che prima di separarsi decidono di affidarsi ad una consulenza psicologica. La consulenza, potrebbe tradursi in una terapia di coppia, oppure una terapia individuale e, nel caso estremo in una separazione.  La consulenza però, fornisce sempre e comunque una maggiore consapevolezza e promuove un comportamento teso al contenimento degli effetti secondari della separazione, in particolare in presenza dei figli.

Se la coppia è in crisi, c’è un evidente conflitto tra i due. Se si va dal giudice, il conflitto diviene ricorsivo e quindi insanabile. Non è quindi lontano dal vero sostenere la tesi che laddove la terapia unisce (o almeno ci prova) il diritto separa ancora di più, oserei dire in modo irreversibile.

Negli USA, esiste una figura a sostegno delle coppie in crisi, uno psicologo con il ruolo di Divorcer Planner. In Italia invece, le persone che sentono che non ci siano più i presupposti di una convivenza e decidono la separazione, rimangono soli con il proprio dolore e con i problemi. In questa desolazione affrontano il percorso cercando di districarsi tra le proprie inquietudini e il freddo linguaggio burocratico e legale. In questi casi lo sconforto può risultare esasperante e   spesso porta alle sintomatologie di cui dicevo sopra.

Ecco che il ruolo dello psicologo potrebbe adeguatamente sopperire e supportare in questo momento decisivo della propria vita lasciando intravedere prospettive più rasserenanti e indicando un cammino che offra un maggiore equilibrio.

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Philofobia, ovvero La Paura di Amare

La paura di amare

Il termine, com’è prevedibile, viene dal greco; infatti la Philofobia viene da  “φιλος” (amore), e da “φοβία” (fobia). Definita in termini semplici e immediati, descrive quei soggetti che hanno paura dell’amore. Quindi, paura di innamorarsi, di unirsi o attaccarsi ad altre persone. Qualcuno la definisce, facendo un salto dialettico forse un pò audace, anche come anoressia sentimentale, dal momento che in casi estremi, potrebbe essere caratterizzata anche dalla mancanza totale (o in parte) del desiderio sia affettivo che sessuale.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona.
Dante Alighieri, Inferno, Divina Commedia, 1304/21

La paura di amare – cause

Escludiamo dal ragionamento tutti quei casi ove l’origine è ben evidente: una profonda delusione amorosa (siamo stati lasciati) ci frena ed evitiamo di correre lo stesso rischio per non soffrire di nuovo oppure per non avere altre delusioni.

Chi ne soffre (non tutti ne sono consapevoli) nella propria infanzia potrebbe aver vissuto in un contesto ove  l’amore di cui era circondato poteva essere stato percepito come smisurato; oppure, al suo contrario, la totale assenza di amore se non addirittura rifiuto, come quando di cresce in un ambiente affettivamente gelido. Insomma, un ambiente dove l’amore è stato vissuto in modo distorto.

Amor al cor gentil ratto s’apprende.

Dante Alighieri, Inferno, Divina Commedia, 1304/21

In ambito psicoanalitico potremmo rifarci al concetto della figura di attaccamento di Bowlby a cui rimandiamo.

Questo ambiente distorto come detto sopra, in alcuni casi apre una ferita che non guarisce e che quindi, sanguina continuamente, in particolare quando il rischio di innamorarsi diviene imminente.  Questi soggetti non vogliono soffrire e  vivere sentendosi in gabbia e compensano questa sorta di unilateralità, riempendo la propria  vita  di interessi e occupazioni (spesso sono persone di successo) da cui è difficile svincolarsi.

L’amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile.
Theodor Adorno, Minima moralia, 1951

In questi ed altri casi, nel soggetto, ogni qual volta ci sono i presupposti per un ‘avvicinamento’ oppure un ‘approfondimento’, una sorta di meccanismo di difesa spinge a tradurre in sofferenza ciò che invece sembra solo profondo amore. Un po’ come dire che non amo perché non voglio soffrire. Ecco che in questo caso, di punto in bianco, il soggetto ‘sparisce’ interrompendo una relazione che fino a quel momento era ‘piena’ e gratificante, adducendo spesso spiegazioni che, seppur circostanziati e  logiche, in realtà sono inconsistenti.

«Essere amati profondamente da qualcuno ci rende forti;

amare profondamente ci rende coraggiosi
(L. Tze)

La paura di amare – Cos’è l’amore

Lasciamo parlare i filosofi, in particolare Platone che   “…Durante il simposio, prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione…”

Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no!
Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai.
Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, ..e nessuno ha mai amato.

William Shakespeare

Bene, se questo è l’amore,  il philofobo, anche quando sembra abbia ritrovato la propria metà, invece di esserne lieto, non riesce a lasciarsi andare, resta insicuro, non riesce a trovare pace, non si tranquillizza e, in una parola, rinuncia all’amore e fugge, potremmo dire, in modo irragionevole. Al desiderio di unione si  preferisce la paura di fusione e quindi confonderci con l’altro spaventa e … si scappa. 

 

In alcuni casi si assiste a sintomatologie tipiche degli attacchi di panico che, chi ne soffre, sa fin troppo bene che  portano a ridurre anche vistosamente il proprio stile di vita (lavoro, scuola, relazioni amicali, etc).

Quando si ama, si raggiunge una profonda intimità con l’altro, si mette a nudo, totalmente la propria persona .. si getta la maschera, in una parola ci si denuda ma noi sappiamo che questo archetipo, la Persona, rappresenta molte difficoltà da cui se non si trova una sintesi, difficilmente si trova l’armonia e il senso di completezza.

«Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte.»
(O. Wilde)

Come riconoscere un/una Philofobo/a

Siete in coppia con una persona e sembra che tutto va bene, anzi benissimo, totale intesa in ogni ambito, sintonia totale e complementarietà completa?

Bene, sappiate che chi soffre di questo disturbo, improvvisamente riduce il numero delle telefonate, degli sms, degli incontri. Se voi invece insistete per avere spiegazioni e le poche fornite non vi soddisfano perché le ritenete inconsistenti, e quindi continuate a chiamarlo e alle sue non risposte mandate sms, bene, sappiate che la persona in questione potrebbe cambiare numero, potrebbe accusarvi di essere uno stalker, potrebbe (se insistete) diventare anche violenta. Se tutto ciò vi lascia senza parole, se questo è ciò che vi è accaduto o vi sta accadendo e non sapete perché, ecco avete appena fatto un incontro ravvicinato con un philofobo.

Cosa fare

Il philofobo, se non ‘lavora’ sul problema e non lo risolve, resterà tale. Quindi se vi siete innamorati di questo soggetto, fuggite.

Tutti dicono che l’amore fa male, ma non è vero. La solitudine fa male. Il rifiuto fa male.
Perdere qualcuno fa male. Tutti confondono queste cose con l’amore,
ma in realtà, l’amore è l’unica cosa in questo mondo che copre tutto il dolore
e ci fa sentire ancora meravigliosi.
(O.Wilde)

Se invece il philofobo ‘riconosce‘ il proprio disagio perché in fondo comprende che innamorarsi è una cosa fantastica ma teme di aprire i propri confini all’altro per non sentirsi invaso e in un certo senso per non voler cambiare la propria vita, se decide quindi di andare in fondo e comprenderne le vere ragioni e liberarsene, allora ci sono buone chance perchè in questo caso si può guarire e finalmente cominciare a vivere e ad amare.

 

La psicoterapia di coppia

La psicoterapia di coppia

Quando due individui, con il loro vissuto e le loro differenze, trovano nell’altro un complemento romantico e una diversità che unisce, formano un nuovo soggetto con diverse dimensioni,  il NOI, che li condurrà insieme verso una nuova avventura che può interrompersi o entrare in crisi.

Questi soggetti, che intendono proiettare verso un futuro la loro relazione, dovrebbero investire più in questo soggetto e meno in quella della propria individualità. L’incontro porta quindi inevitabilmente alla cessione di qualcosa ma, anche all’acquisizione di tutto il patrimonio dell’altro, arricchendo la propria esistenza di un mondo fatto di fantasie e suggestioni fino ad allora ignorate.

Il soggetto “Noi” che si viene a formare   inevitabilmente, lo si voglia o meno, influenza il reciproco cambiamento che se si traduce in amore,  consolida il rapporto nel tempo. Il tempo vissuto insieme, porta inevitabilmente ad un allentamento della tensione e dello stato emotivo originario. Quando l’allentamento diviene significativo ciò che prima era una relazione stimolante, può diventare noiosa, oppure può anche far soffrire. Questo può accadere ad uno dei due, ma anche, ad entrambi. Il nuovo stato non è di serenità ma di disagio.

L’armonia che prima legava la coppia, il famoso filo rosso vanta dei crediti che vanno pagati, il pedaggio ha un prezzo che si chiama invariabilmente stima, fiducia, scambio, intimità, etc,  aggiungerei anche il desiderio e la capacità di non fuggire nei momenti critici, ed in particolare quando i conflitti, inevitabili in ogni coppia, richiedono una maggiore cura.

Lo stress della quotidianità, in particolare in questi giorni difficili, ha raggiunto livelli così insostenibili e nessuno ne è risparmiato, ahimè anche le coppie, creando squilibri, tensioni, conflitti e frustrazioni che a volte possono risultare insopportabili e indurre uno dei due verso soluzioni apparentemente più semplici. Conciliare lavoro e famiglia in un contesto sociale così competitivo e stressante (essere efficienti, veloci,  sintetici, etc) mette a dura prova sia i singoli che le coppie che in quanto tali vedono i problemi moltiplicarsi.

Uno dei problemi più ‘caldi’ è sicuramente quello legato alla difficoltà di comunicazione  che divengono, anche perché condizionati da quanto dicevamo sopra, sempre più sfilacciati e deboli.

La coppia dovrebbe condividere tutto, forse anche le difficoltà sul lavoro, con i colleghi, con gli amici, con se stessi ma spesso, sempre più spesso, si preferisce  ‘alleggerire’ l’altro pensando e sperando di avere la capacità e l’energia per portare quel piccolo peso (che però, sotto l’influenza del fattore tempo, diviene sempre più insopportabile).

Quando questa difficoltà di comunicazione supera il limite di soglia e si rinuncia definitivamente  al principio della condivisione potrebbe, per la coppia, essere impossibile comunicare e il supporto terapeutico potrebbe divenire forse l’ultimo tentativo per salvare la relazione. Se non si comunica, ci assale la noia che con il tempo si trasforma in disamore, disistima, perdita di entusiasmo, aggressività, isolamento.  Di questo passo, si arriva alla mancanza di ricerca della sessualità e al calo della libido che a sua volta può portare verso la depressione di uno dei due oppure, verso il tradimento primo passo verso una rottura definitiva.

Se però, il disagio è percepito solo da uno dei partner, la terapia di coppia, potrebbe non essere la soluzione giusta e forse potrebbe essere utile pensare ad altri approcci.

 Quando invece il disagio di uno coinvolge, anche se indirettamente l’altro (penso ad esempio ad una problematica sessuale oppure caratteriale), ecco che potrebbe essere indicato questo tipo di intervento. 

Dove non c’è accordo (tradimenti, educazione figli,  difficoltà di dialogo, sessualità, etc) il supporto fornito dalla terapia di coppia interviene aiutando ad elaborare e mettere in campo strategie utili al superamento della situazione di stallo o di disarmonia che mortifica la relazione rendendoci infelici. 

psicoterapia di coppia, a cosa serve 

I momenti cui la coppia attraversa possono diventare critici a tal punto da non riuscire a vedere le cosa da una prospettiva obiettiva. Ecco quindi che diviene necessario riannodare il filo che nel tempo si è sfilacciato e ritrovare quella sintonia e visione, utile per valutare e affrontare i problemi in un modo più efficace.

Parlando di efficacia però non si vuol intendere che la coppia debba restare tale ad ogni costo. Non è questo l’obiettivo. L’obiettivo è quello di trovare la soluzione ideale, ottimale per quel contesto, quella coppia, quella famiglia; da ciò si  evince che anche la separazione potrebbe essere la migliore soluzione percorribile. 

Durante la terapia, la coppia espone i problemi e sono condotti dal terapeuta. Non accade nulla di completamente diverso dalla terapia individuale. E’ ovviamente assolutamente necessario che entrambi i soggetti siano interessati e motivati alla terapia, altrimenti sarebbe inutile e tempo sprecato.

Gli incontri possono avvenire insieme, oppure con delle sedute individuali. Tutto dipende dalla situazione.

Come dicevamo, la terapia potrebbe evidenziare una incompatibilità  inconciliabile per la coppia e in questo caso aiuta entrambi  a comprendere che la separazione è la soluzione più idonea per il proprio benessere che per quello di tutti i soggetti coinvolti.  

Quale è l’obiettivo di una terapia di coppia?

Fornire alla coppia una  chiave per leggere i proprio e gli altrui comportamenti  nei momenti di crisi, con lo scopo di evidenziare e mettere in pratica quei  necessari e condivisibili cambiamenti utili a restituire  equilibrio e serenità andati perduti.

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